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Recensione

Vivere senza Dio. La soluzione definitiva al problema della fede. Domande e risposte per una società laica e multiculturale copertina
  • Aronson Ronald
  • Vivere senza Dio. La soluzione definitiva al problema della fede. Domande e risposte per una società laica e multiculturale
  • Newton Compton
  • 2019

Vivere senza Dio, di Ronald Aronson

"La grande storia di Gesù" di Mayer e Orlandini
L'etica secondo Ben Jalloun, Reale, Elkann, Puglisi
"Chi osa dirsi cristiano?" di Félix Moser

“La vita odierna ci impone di essere attivi, propositivi e flessibili quando apprendiamo nuove idee e informazioni, piuttosto che assorbire passivamente un insieme di conoscenze relativamente stabili. E queste specifiche abitudini o abilità, sempre menzionate tra gli scopi principali dell’educazione liberale contemporanea, sono precisamente quelle richieste per riuscire a vivere senza Dio”.


Fin dalla prima pagina del primo capitolo di Vivere senza Dio, Ronald Aronson mette le cose in chiaro: non credere in Dio è solo uno dei presupposti che chi si accinge a leggere il libro deve condividere con l’autore.
All’inizio del ventunesimo secolo, tra chi indaga sugli affari della chiesa e chi cerca di scoprire gli arcani nascosti tra politica e vaticano, troviamo un autore che va alla radice. Lui parla dell’esistenza, o meglio, dell’inesistenza, dell’essere supremo, e di come un individuo possa condurre un’esistenza moralmente ineccepibile anche senza avere i Dieci Comandamenti come regole basilari di vita.


Aronson sostiene la sua tesi apportando molti esempi e raccontando aneddoti personali che appartengono in particolare alla sua carriera di professore universitario.
Facciamo un brevissimo excursus nel libro e prendiamo solo un paio delle molte obiezioni che l’autore fa al modo di ragionare dei fedeli.
Nel capitolo intitolato Scegliere di sapere, la condanna è rivolta alla cecità dei credenti. Che in realtà non è una vera e propria cecità: loro scelgono di non vedere. Scelgono di credere, appunto, ciecamente, a ciò che viene raccontato loro sulla base di dogmi e realtà inspiegabili piuttosto che aprire gli occhi e accettare come veri dei fatti scientificamente provati.


Un’altra obiezione che Aronson porta è relativa alla morte. Di nuovo, si sceglie di credere invece che di vedere. Il fatto che la dottrina cristiana insegni che dopo la morte esista un regno dei cieli, non è altro che una risposta all’incapacità dell’uomo di concepire la fine della propria vita. Non si accetta il fatto che, prima o poi, si cesserà di esistere. La  morte “è semplicemente la fine biologicamente inevitabile della vita, il momento nel quale sistemi fisiologici essenziali rallentano il ritmo a tal punto che l’organismo non può più funzionare”.
A questo punto, la tentazione di tacciare l’autore di cinismo pare inevitabile. In realtà, Aronson si guarda bene dal definire la vita come priva di significato visto che poi saremo solo nulla, o peggio, descrivere gli umani come esseri fatti semplicemente di atomi e cellule che prima o poi smetteranno di svolgere le loro funzioni. Tutt’altro: non credere in Dio non significa non credere in altri tipi di religioni, comunemente chiamate valori, come la libertà, l’amore o la giustizia.



La domanda che Aronson si pone è dunque questa: si può dare una risposta agli interrogativi che da sempre tormentano l’umanità riguardo al senso della vita, al valore dell’esistenza, al perchè delle cose, senza finire per forza a parlare di trascendenza? Sì, risponde lui, basta aprire gli occhi.


L’argomento è ovviamente molto caldo, ma i suoi ragionamenti sono così lineari e coerenti che non viene da accusarlo di nulla. I fatti che espone sono, oltre che spiegati in linguaggio semplicissimo e non eccessivamente filosofeggiante, difficilmente attaccabili. Che questo sia dovuto all’effettiva inattaccabilità della sua tesi o solo a un’eccellente abilità oratoria, starà al singolo lettore stabilirlo. L’unica cosa che ad Aronson preme, è che questo singolo lettore non si crei un muro di pregiudizi e rifletta sulla base di ciò che è proprio lì davanti agli occhi di tutti.

Leggi l'articolo sull'incontro della Milanesiana 2009 dal titolo L'etica delle religioni


L'autore



08 ottobre 2009 Di Silvia Casati

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