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Recensione

Walter Veltroni

La scoperta dell'alba



“C’è un sogno che ricorre, nelle notti più dure. C’è Stella che riavvolge l’alba, come fosse un tappeto, e la cancella ai miei occhi con il suo sorriso gentile. E c’è la voce di mio padre che mi dice di avere fiducia, di aspettarlo; ma è una voce soffocata, disperata. Una richiesta di aiuto, travestita da promessa di aiuto.”

Un inizio folgorante: le prime pagine del romanzo di Veltroni sono straordinarie e già meritano il successo di questo libro stabilmente e rapidamente entrato in testa alle  classifiche di vendita.
Un uomo che vive quotidianamente l’alba come situazione magicamente privata e segreta: i deboli suoni intorno della sua casa ancora addormentata, la mente che in quei momenti sa muoversi liberamente tra passato e presente, guardare gli affetti reali e quelli svaniti, e proiettarsi su un futuro non particolarmente desiderato né carico di promesse.

L’uomo, che si presenta al lettore in prima persona, lavora all’Archivio di Stato: raccoglie cataloga, legge, diari di persone qualunque stampate spesso a spese dell’autore che raccontano vicende di vita non eccezionali rese durature dalla carta, “storie di piccoli eroi, di illusioni perdute, di sogni inseguiti inutilmente”.
Tra questi piccoli scritti ignorati da tutti, uno lo aveva colpito in modo particolare perché Andrea, il principale soggetto di cui il diario di una donna sconosciuta parlava, era un ragazzo down, dolce, affettuoso, desideroso di una libertà e di una autonomia che la sua diversità inevitabilmente gli precludeva.

Anche il quarantenne Giovanni Astengo, la voce narrante, aveva attraversato il trauma di quella donna ignota: l’attesa di un figlio, in questo caso un secondo figlio che seguiva di otto anni la gioia per l’arrivo del primogenito Lorenzo, e la scoperta dolorosa della sua particolarità. La difficoltà di comunicare la cosa al fratellino e l’amore che cresce fortissimo sia in lui che in Lorenzo, ma che si fa strada con maggiore difficoltà nell’animo della moglie, dominata da inconsci sensi di colpa per aver dato la vita a una creatura “imperfetta”. Stella, la sua bimba down, ora ha dodici anni ed è una creatura dolcissima e sensibile, colpita dalle crudeltà degli altri bambini, entusiasta delle opportunità di vita che le vengono offerte, attenta a ciò che la circonda e triste per i silenzi che sente aver creato una barriera tra i suoi genitori. Lorenzo, è ormai un giovane uomo, ha tre grandi passioni: la sorella, Italo Calvino e la pallacanestro, oltre al desiderio talvolta di condividere con il padre la “scoperta dell’alba”.

Un viaggio negli Stati Uniti in cui Lorenzo porta con sé la sorella, dono immenso per lei, difficoltà estrema per lui, mette tutti i componenti di quella famiglia di fronte ai propri limiti forse mai confessati, ora salutarmente riconosciuti.
Per la prima volta però Giovanni prende le distanze dalla sua complessa situazione familiare, coinvolto com'è da una vicenda lontana ma all'improvviso fattasi presente. 
È il passato il tarlo che costantemente gli tormenta la mente: un padre sparito da un giorno all’altro senza una spiegazione, un’infanzia orfana della presenza di un uomo che però, forse, è ancora vivo.


Da qui si dipana la seconda parte del romanzo in un clima magico, irreale, forse un sogno, forse un incubo…
Il bisogno di verità non si ferma di fronte alla paura della scoperta e questa diventa un nuovo, terribile peso per l'anima, ma la scrittura, la parola che dura nel tempo e che è condivisa, potrà essere la salvezza.



Le prime pagine


È un'alba semplice, quella di oggi. Da quando il mio orologio biologico ha cominciato a svegliarsi regolarmente all'ora in cui il giorno comincia, io ho preso a organizzare la natura dell'alba. Ho iniziato a leggere le differenze tra quelle delle diverse stagioni, a selezionare e preferire le combinazioni dei colori, le posizioni del sole. Ogni alba ha un senso, uno diverso. E un grado di intima complessità. Ma l'alba non ha dignità. Né le enciclopedie, né Google si occupano di lei. È considerata solamente una scansione del tempo che passa, un viandante invisibile e leggero. Invece non è così. Le albe che vedo da un anno, ogni giorno, sono anticipazioni di Dio. Sono silenzio e grandezza, pausa e attesa, inizio e fine, tradizione e cambiamento. Le guardo come se fossero un mondo possibile, intenso, lieve, pieno di colori. Ma qui, nella soffitta dove mi rifugio appena sveglio, non siamo soli, l'alba e io. Ci sono molti compagni: il respiro di mia moglie che dorme nella stanza vicina, i denti digrignati a intervalli regolari da mia figlia Stella e una musica lontana che si diffonde dalle cuffie dell'iPod che mio figlio non ha saputo spegnere prima di addormentarsi. Cosi, perso per perso, accendo il televisore e lo lascio muto, come un colore di traverso. E ogni tanto sposto gli occhi. E mi sembra, nel fresco del mattino, di poter vivere in pochi istanti il senso del nostro tempo. La meravigliosa possibilità dell'alba, i suoi colori che annunciano, prevedono, ingannano. Il senso lieve di un tempo come speranza. Poi quelle tinte di traverso, forti come un grido. Non ho bisogno delle parole della tv che è, comunque, muta. Vedo il rosso del sangue e quell'impiastro di colori che sono le carcasse delle auto esplose. Vedo il blu diventato grigio del mare che si riduce a onda, enorme onda. Vedo il celeste pacchiano dei costumi ridotti di ballerine che non ballano.
Quale è la realtà? Ciò che viene prima come l'alba o ciò che viene dopo come la televisione? È una stagione difficile per me, perché sono insieme alba e tramonto, speranza e delusione. Perché il tempo mi sfugge e mi sembra, riguardandola, che la mia vita sia stata giusta ma piccola. Che la mia alba e il mondo che essa rischiara avrebbero meritato di più da uno come me.
Da anni, all'Archivio di Stato, mi occupo di raccogliere, catalogare, leggere e riassumere i diari che i miei contemporanei non smettono di scrivere. Piccole opere, stampate spesso a spese degli stessi autori, nelle quali ciascuno, arrivato a una stazione della vita, sente il bisogno di raccontare al mondo la sua esistenza. Di renderla, così, eterna. Di farla grande perché è la carta, che resiste al tempo, che fa divenire quella vita unica. Non un elenco di giorni dimenticabili ma una sequenza di eventi serrati. Forse veri, forse falsi. Forse illusioni di ricordo, forti come una memoria autentica. Costruzioni della volontà, rimpianti di quello che si sarebbe potuto fare trasformati in ciò che si è fatto. Sono storie di piccoli eroi, di illusioni perdute, di sogni inseguiti inutilmente. Sono storie di mogli e commilitoni, di figli e di capuffici, di amici perduti sempre troppo presto, di animali fedeli e di fotografie indispensabili. Sono storie piccole nella grande storia. È questo che mi piaceva, quando ho iniziato. Vivere molte vite. Vite vere, non inventate come quelle dei romanzi. Ho letto migliaia di diari, ho conosciuto migliaia di persone, ho sofferto e gioito con loro. Sono stato padre, figlio, compagno di battaglia, vicino di banco, passeggero di treno, artista del circo, macchinista, atleta e martire. Ho vissuto migliaia di vite, cercando la mia. In quelle pagine lette in solitudine nella mia stanza sentendo musica da pianoforte, lieve lieve, ho anche cercato conforto e risposte. Ho cercato i precedenti della mia vita, le albe a rovescio. In quelle migliaia di piccoli, poveri libri divisi per stagione storica, per tema, per area geografica ho trovato le pagine che potevano parlare e consigliare la mia esistenza quando la terra tremava e io non trovavo appoggi. 

© 2006, RCS Libri

Veltroni Walter - La scoperta dell'alba
150 pag., 16,00 € - Edizioni Rizzoli 2006
ISBN 9788817013093


L'autore



Walter Veltroni è attualmente sindaco di Roma, dopo essere stato direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio e segretario nazionale dei Democratici di sinistra.
Oltre ad alcuni libri sulla televisione e sul cinema, ha pubblicato presso Baldini Castoldi Dalai Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy (1993 e 1999), Governare da sinistra (1997), La sfida interrotta (1999), I care (2000) e presso Rizzoli La bella politica (intervista di Stefano Del Re, 1995 e 1996), Forse Dio è malato (2000, ora in Bur), Il disco del mondo (2003) e i racconti di Senza Patricio (2004, ora anche in Bur).
La scoperta dell’alba è il suo primo romanzo.


25 settembre 2006 Di Grazia Casagrande

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