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RECENSIONE

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Titolo Irlandese al 57%
Autore Doyle Roddy
Dati 276 p., brossura
Prezzo € 15,00
Prezzo IBS € 12,75
Editore Guanda
Collana Narratori della Fenice
EAN 9788860888662
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Irlandese al 57% di Roddy Doyle

"La mia ragazza, in un certo senso, è nigeriana e quando andiamo nei negozi ci seguono dall’ingresso all’uscita. Noi ci fermiamo e l’addetto alla sicurezza si ferma. Se saliamo con la scala mobile, uno di loro si piazza tre scalini dietro di noi e ce n’è un altro che ci aspetta in alto. Se guardiamo qualcosa, un paio di scarpe per esempio, sono tutti li che ci guardano mentre noi guardiamo le scarpe. E la gente, la gente normale insomma, vede gli addetti alla sicurezza e comincia a guardare noi, casomai succedesse qualcosa di interessante. Non si è mai soli quando uno sta con una ragazza nera, e neppure se uno ha su una felpa col cappuccio nero. C’è sempre qualcuno che ti viene dietro — «Circolare, forza, circolare » — e ti costringe ad alzare i tacchi.
Non lo dico per lamentarmi. Ma è un dato di fatto.
È la prima cosa che imparano i poliziotti — quelli veri, non le guardie del servizio di sicurezza — nei loro corsi per diventare poliziotti. Imparano a dire «Circolare» in 168 lingue..."


Torna nelle librerie italiane "Punk Doyle" (così veniva chiamato da ragazzo), lo scrittore che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare l'Irlanda dei nostri anni, con tutte le contraddizioni che segnano anche gli altri paesi europei e con le tradizioni che solo qui hanno ancora spazio.
Una nazione difficile, in passato economicamente non prospera e con una popolazione con fama di attaccabrighe, anarchica e periferica  - "gli irlandesi sono i negri d’Europa, e i dublinesi sono i negri d’Irlanda" - che ha visto in pochi anni una rivoluzione radicale che l'ha trasformata in una popolazione benestante, non più costretta a emigrare ma propensa ad accogliere lavoratori da tutto il mondo.


In questo senso il suo percorso storico è stato parallelo a quello italiano, e ha generato una realtà multiculturale inimmaginabile solo un paio di decenni fa.
Ma "Punk Doyle" non si fa superare dai tempi, sa leggere la società in cui vive e sa scrivere di questo, come nei racconti di questa antologia, nati per la rivista multiculturale Metro Eireann, pubblicata a Dublino da due giornalisti nigeriani.

in lingua originale su IBS books
Il volume, pubblicato in versione originale alla fine del 2007 con il titolo The Deportees, è stato recensito da Tim Martin per The Independent

Vi proponiamo parte di quel testo che racconta molto bene ciò che troverete in queste pagine.


"Come Doyle spiega nella sua introduzione, queste storie sono state scritte in capitoli di 800 parole al mese per una rivista multiculturale, Metro Eireann, pubblicata a Dublino da due giornalisti nigeriani.
Anche solo nell’Irlanda di vent’anni fa un tale fatto sarebbe stato pura finction, il che dimostra quanto velocemente siano cambiate le cose.
Doyle afferma:“mi sono addormenato in un paese e risvagliato in un altro”.
Con impressionante rapidità, l’Irlanda si è trasformata da una terra produttrice di emigranti a una benestante nazione europea che ospita immigranti: da società mono-razziale è divenuta vigorosamente multiculturale.
Tutte queste storie sono state scritte su commissione, con delle scadenze e il loro ordine non è stato sovvertito quando sono state raccolte in un libro. Nonostante le asprezze, i racconti migliori sono davvero di grande qualità.

Nella storia che dà il titolo alla raccolta, forse la più complessa di tutte, incontriamo nuovamente Jimmy Rabbitte, l’ex manager di un gruppo irlandese poco conosciuto chiamato The Commitments, che ora ha 36 anni, tre figli e sta mettendo insieme un’altra band (questa volta con annunci come “no irlandesi bianchi” e “se ti piacciono i Corrs sei fuori” ).
I Deportees – romeni alla trombetta e alla fisarmonica, nigeriani al tamburo djembe – suonano canzoni di Woody Guthrie ad un matrimonio indiano.
È un pezzo vivace, con un enorme e contagioso senso del divertimento, che offre un KMRIA [kiss my royal Irish arse: bacia il mio nobile sedere irlandese] alle chiacchiere di Hollywood che ventilavano una eventuale proposta di sequel ai Commitments che dovrebbe ospitare anche i Corrs.

Il resto dell'antologia sorprende per la sua grande varietà di intrecci.
C’è una storia di fantasmi realmente paurosa su una ragazza alla pari polacca, una carrozzina sinistra e un paio di bambini viziati, e c’è un’affascinante “cappuccetto nero”, sulla vicenda di due imprenditori adolescenti svelti di mano che sognano una società di consulenza basata sui punti deboli dei detective privati.
57% irlandese, che narra di un dottorando ideatore di un test per la cittadinanza incentrato sui goal di Roy Keane e Riverdance, ha riscosso meno successo. Sembra scritto di fretta, un debole comune, anche se comprensibile, di tutto il libro. Chi volesse ricercare il miglior lavoro di Doyle, farebbe meglio a guardare altrove – specialmente nei romanzi di Paula Spencer – ma l’evidente sincerità e l’ostinato buon umore di queste storie trascinerà il lettore. 
E con un po’ di fortuna, la nuova onda di scrittura irlandese, ma non irlandese, avrà una lunga vita.

Traduzione di Anna Zizola

Roddy Doyle – Irlandese al 57%

Titolo originale: The Deportees
Traduzione di Giuliana Zeuli
276 pag., € 15,00 – Edizioni Guanda 2009 (Narratori della Fenice)
ISBN 978-88-6088-866-2





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l'autore



06 luglio 2009 Di G.M.


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