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RECENSIONE

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Titolo Benjamin
Autore Lo Monaco Adriano
Dati 158 p., brossura
Prezzo € 14,00
Prezzo IBS € 14,00
Editore Pequod
EAN 9788860680730
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Benjamin di Adriano Lo Monaco

“Un lampo di esistenza che è riuscita però a far sedimentare su una tela una vitalità, un vigore così poderosi e persistenti da poter essere percepiti, tanto distintamente, anche a distanza di quasi quattrocento anni, da un visitatore occasionale, per nulla preparato.”

Storia d’amore e di eresia in una Roma barocca, soffocata sotto la cappa dell’Inquisizione. Al centro del nuovo, suggestivo romanzo di Adriano Lo Monaco, Benjamin c’è la figura di un giovane pittore olandese realmente esistito, Benjamin Moreelse, trasferitosi e Roma dalla natìa Utrecht per perfezionarsi nell’arte, e qui scomparso attorno al 1649, lasciando come unica traccia della sua parabola terrena un autoritratto conservato alla Galleria Barberini, lo stesso che campeggia sulla copertina del libro. “Lo sguardo aperto… l’aria coraggiosa e onesta” del mezzo busto vestito di nero, con l’alto cappello a tubo e il colletto candido della camicia orlato di pizzo, ha provocato nello scrittore, in visita occasionale a Palazzo Barberini, un’ineludibile fascinazione, inducendolo a occuparsi di lui, prima con attente ricerche, che non hanno però dissipato il mistero, poi con questo intenso romanzo che, attraverso la libera interpretazione della figura del pittore, ha portato alla luce istanze e valori mirati a proseguire un discorso già iniziato nel primo romanzo di Lo Monaco, La verità di Vivenzio. Anche lì l’azione si svolgeva a Roma, simbolo di un potere senza confini, ma ai tempi della decadenza imperiale, quando la Chiesa cattolica, da poco riconosciuta ufficialmente, già si accoppiava con la politica per superare i contrasti al suo interno. Anche i tempi di Benjamin, sebbene molto diversi, erano critici, per la bufera scatenata dalla Riforma protestante e il conseguente giro di vite contro ogni tipo di eterodossia. Ma l’intento dell’autore, come del resto nel romanzo precedente, non è una tirata anticlericale, quanto una più ampia riflessione, sorretta da un linguaggio “alto”, sull’ostacolata traiettoria della libertà di pensiero, che il passo pesante della Storia di solito calpesta, costringendola a percorsi sotterranei, che solo a tratti si conquistano un varco in superficie.

Il ventenne Benjamin rappresenta l’innocenza del pensiero, ancora fiducioso della propria libertà d’esplorazione, mentre gli altri personaggi intorno a lui, già messi alla prova dalla vita, si esercitano in vari gradi a venire a patti con la propria coscienza. Frate Giacomo, confidente di Benjamin e suo strenuo difensore quando, a causa d’inconsistenti calunnie, viene messo sotto accusa, è a sua volta suggestionato da influenze giansenistiche e quietiste, così come la provvida badessa madre Arcangela, ispirata in parte alla figura di Angélique Arnauld, fondatrice di Port Royal. Ma anche i personaggi con ruoli negativi, come Leone Caporale, modello all’Accademia di pittura, e il cardinale Lari, sono vittime dei propri rigidi schemi mentali, pedine del gioco del potere che li strumentalizza. Oltre a Benjamin, l’unica altra figura innocente è quella della prostituta ebrea Giuditta che, innamorata del giovane pittore, per favorire l’amato ne procurerà la rovina.
Non riveliamo il finale, che offre uno slancio inaspettato e illuminante, ma il lettore potrà trovarne un’anticipazione nell’enigmatico gioco spiegato da Benjamin al suo amico Cornelis: “C’è un luogo nel cosmo (…)  in cui vita e morte si compenetrano al punto che distinguerle è possibile solo a chi ha una visione ridotta, una conoscenza superficiale. Ed è proprio questa congiunzione misteriosa che rende sacro il luogo e lo fa santo, un cammino sacro al limitare del mistero”.   


Adriano Lo Monaco - Benjamin
160 pag., € 14,00 - Edizioni peQuod
ISBN 978-88-6068-073-0



L'autore



17 giugno 2009 Di Daniela Pizzagalli


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