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RECENSIONE

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Titolo A chi appartiene la tua vita? Una riflessione filosofica su etica, testamento biologico, eutanasia e diritti civili nell'epoca oscurantista di Ratzinger e Berlusconi
Autore Flores D'Arcais Paolo
Dati 158 p., brossura
Prezzo € 12,50
Prezzo IBS € 10,63
Editore Ponte alle Grazie
Collana Saggi
EAN 9788862200684
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A chi appartiene la tua vita? Una riflessione filosofica su etica, testamento biologico, eutanasia e diritti civili nell'epoca oscurantistica di Ratzinger e Berlusconi, di Paolo Flores d'Arcais

"Con che diritto il cardinal Bagnasco, l'onorevole Formigoni, l'onorevole Roccella, il ministro Sacconi pretendono di decidere al posto nostro se quel sondino dovrà essere lasciato o dovrà essere tolto? Chi siete voi per decidere delle nostre vite? Solo in uno Stato totalitario si può arrivare a questa enormità: che la vita non appartenga al cittadino e che sulla sua malattia e sulla sua sofferenza decide il governo anziché il malato. La vita appartiene a chi la vive: non al governo e neppure alla Chiesa delle gerarchie."

Nelle pagine di Wuz su questo tema:
La fine della morte


Il dibattito, interminabile e delicatissimo, che riguarda il trattamento dei pazienti in fase terminale e il loro accompagnamento, di fronte all'inevitabilità ultima, a una morte se non "dignitosa" come forse non potrà essere, almeno non dolorosa, evitando di trascinare gli ultimi momenti in ore e giorni di sofferenza per la persona e per i suoi cari, ha improvvisamente trovato una soluzione politica nel nostro Paese (troppo rapida e dettata da motivazioni che appaiono ben differenti da quelle morali presunte), davanti al caso emblematico di Eluana Englaro.

Il punto di vista in merito di Paolo Flores d'Arcais è da tempo chiaro: lo ha più volte espresso nelle pagine di MicroMega, la rivista d'informazione che dirige, prendendo posizione nettamente a favore di chi difende la libertà di scelta.
Questo volume raccoglie quegli interventi integrandoli con un capitolo iniziale dedicato espressamente al caso Englaro - emblematico ma anche eccezionale con importanti ricadute sul grande tema del Testamento biologico e sulla questione dell'alimentazione forzata - e uno finale che riporta il dialogo dell'autore con il cardinal Dionigi Tettamanzi.

Abbiamo parlato, cercando di dare una visione sfaccettata del tema, di un altro saggio uscito recentemente - Imparare a morire di Emmanuel Hirsch - in cui non si mette in dubbio la possibilità dell'eutanasia, ma si sottolinea come sia indispensabile pensare innanzitutto al malato, alla qualità dei suoi ultimi giorni che, se migliorata sensibilmente, può far sentire il tema del suicidio assistito come meno centrale nel dibattito sulla morte.


Lasciamo la parola a Flores d'Arcais, espressa attraverso alcune frasi della sua Introduzione:

"Il suicidio è tema filosofico antichissimo, fin dai primordi greci. La differenza tra suicidio e suicidio assistito nel mondo antico è praticamente indefinibile: uccidersi facendosi pugnalare dal proprio schiavo è suicidio quanto portare alla bocca il veleno con le proprie mani. Per secoli diventerà invece un tema tabù, anche filosoficamente parlando, poiché se ne potrà fare accenno solo per fulminarlo di anatema perfino in modo più aspro che per l'omicidio (non dimentichiamo la polemica di Pascal contro i gesuiti, proprio perché finivano per giustificare un'ampia casistica di omicidi, sempre da parte di «superiori» nei confronti di «inferiori», sia chiaro). Ma con l'illuminismo, e da allora in poi, la riflessione filosofica riprenderà a esercitarsi su questo tema drammatico, anche se non sempre con uno spirito critico e una libertà all'altezza del famoso e fondamentale saggio di Hume.
È bene quindi chiarire subito la differenza di oggetto tra il primo saggio (inedito) e quelli già pubblicati su MicroMega, visti soprattutto gli interessati e ignobili equivoci che la parte sanfedista cerca di alimentare tra eutanasia e rifiuto di interventi medici (assimilati all'eutanasia, benché «passiva», malgrado il concetto di eutanasia passiva sia ormai abbandonato nella discussione medica e filosofica internazionale degna del nome).
L'eutanasia consiste nell'accorciare, su richiesta del malato terminale, con un intervento medico, il periodo di indicibili sofferenze che lo separano da una morte ormai ineludibile, visto che nessuna cura è più possibile, sofferenze che il malato vive come vera e propria tortura, malgrado le «cure palliative» (oggi effettive solo in una parte ridotta del nostro sistema sanitario pubblico) che possono solo ridurre tali sofferenze.
L'opposizione alla legge attualmente in discussione chiede invece esclusivamente che il paziente possa rifiutarsi a un prolungamento, ottenuto con mezzi artificiali, di tale periodo di sofferenze. E che possa altresì rifiutarsi, come la legge già prevede, a un qualsiasi intervento invasivo, dal polmone artificiale alla dialisi all'amputazione alla trasfusione.
Le due problematiche restano radicalmente diverse, dal punto di vista giuridico e politico, e in nessun modo amalgamabili sotto la voce «eutanasia», distinta poi in «attiva» e «passiva». Amalgamandole, infatti, verrebbe cancellato in radice, come eutanasia, qualsiasi rifiuto del paziente a interventi in campo medico, e dunque verrebbe annullato in radice il suo diritto al consenso informato. Tale irrinunciabile diritto esige l'informazione su rischi, costi, benefici, eventuali conseguenze di ogni intervento, ma il cuore di questo diritto è poi dato dalla necessità del consenso del paziente perché l'intervento avvenga. Senza tale consenso l'operatore sanitario che procedesse comunque compirebbe un reato penale.
Sotto il profilo filosofico le due distinte categorie rimandano tuttavia a un problema comune, anzi a un insieme di problemi filosofici che entrano nell'orizzonte di entrambe. Il tema etico della libertà, cioè del «chi» della decisione, e il tema logico della coerenza dell'argomentazione nelle questioni di filosofia morale.
Da qui, credo, la stringente attualità anche dei testi più squisitamente filosofici raccolti. Se infatti si tratta intanto di fermare il tentativo di imporre all'Italia una legge medioevale, bisognerà poi riportare nella discussione pubblica il tema del diritto all'eutanasia, sia sotto il profilo dei fondamenti filosofico-morali sia delle articolazioni e conseguenze giuridiche e politiche, come del resto avviene in tutta Europa, e anzi in tutto l'Occidente (in concomitanza con l'elezione di Obama, un referendum ha legalizzato l'eutanasia nello Stato di Washington, con il cinquantotto per cento di voti favorevoli; nell'Ore-gon l'eutanasia è legale da tempo). Ma l'attuale clima oscurantista tenta proprio di comprimere il dibattito etico-filosofico sull'argomento anche in ambito specialistico, e addirittura di cancellarlo da un ambito pubblico più ampio (i media).
Infine un cenno all'ultimo ampio testo qui presentato: si tratta della parte dedicata all'eutanasia di un più ampio confronto sui temi bioetici tra il cardinal Tettamanzi (allora arcivescovo di Genova) e il sottoscritto. Ovviamente nei miei interventi il lettore troverà ragionamenti già sviluppati nei miei saggi (nei quali certe sovrapposizioni sono state eliminate), ma credo che riprodurli con la peculiarità che assumono in controversia con gli argomenti del cardinale possa risultare di utilità per il lettore."

Paolo Flores D’Arcais – A chi appartiene la tua vita?
158 pag., 12,50 € - Edizioni Ponte alle Grazie 2009 (Saggi)
ISBN 978-88-62-20068-4



l'autore



03 giugno 2009 Di Giulia Mozzato


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