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HOME | lunedì 13 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Imparare a morire |
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| Autore |
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Hirsch Emmanuel |
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| Dati |
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114 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 14,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 11,90 |
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| Editore |
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Elliot |
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| Collana |
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Antidoti |
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| EAN |
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9788861920781 |
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Imparare a morire di Emmanuel Hirsch"È possibile ammettere e autorizzare la possibilità di continuare a vivere, malgrado la malattia, a dispetto di una morte più o meno prossima?" "La battaglia etica da condurre per umanizzare, se necessario, la fine della vita, per conferirle quel significato, quel riconoscimento che oggi è compromesso da tanti ostacoli, si deve limitare alla rivendicazione di un diritto, di un diritto alla morte? Io non lo credo."
Nelle pagine di Wuz su questo tema: La fine della morte
Purtroppo è proprio ciò che nessuno ci insegna: come si muore serenamente? come si affronta questo momento terribile che può essere visto anche come ultima opportunità? come ci si prepara prima a questo evento per non attenuarne il senso profondo? Certo, si potrà dire che non è possibile prepararsi davvero a un momento come questo. Ma se nel tempo si affronta l'idea, se si pensa al momento fatidico senza il paraocchi ottuso della superstizione, e leggendo saggi come questo che ci facciano seriamente riflettere sul tema, dal pensiero della morte scopriamo di ricavare soprattutto insegnamenti di vita. Inoltre attraverso pagine come queste riflettiamo sulla necessità di un sostegno sociale, oltre che individuale, che accompagni gli ultimi giorni di ogni essere umano, e comprendere perché il dibattito sull'eutanasia in senso lato stia attraversando l'umanità e trovando in molti paesi meno ancorati a vecchi retaggi, alla rimozione stupida del "non ci penso, dunque non mi accade", quelle risposte che da noi tardano ad arrivare. Si può così percorrere una strada che ci prepari all'esperienza personale e ci insegni ad aiutare i nostri cari ad affrontare questo momento. È ciò che fa Hirsch nel suo lavoro quotidiano. Da vent'anni condivide gli ultimi giorni, gli ultimi istanti dei malati terminali che vengono assistiti in diversi centri francesi.
E in questo libro un po' spiazzante, affronta il tema da un nuovo punto di vista, più concreto, se vogliamo, più realistico e meno "strumentale". In pratica l'autore si domanda se dietro alcune delle richieste di eutanasia (non stiamo parlando di alimentazione forzata, sia ben chiaro) vi siano carenze di altro tipo: "non ci domandiamo forse se ancora riconosciamo loro un posto in mezzo a noi, e se siamo sempre disposti a testimoniare considerazione, rispetto e solidarietà sociale? Ciò che in troppe circostanze viene loro negato". Parlare di eutanasia può essere (in alcuni casi) un modo per non affrontare un altro problema, per demandare alla morte ciò che è della vita. Il malato terminale ha diritto a vivere come essere umano tutti i suoi ultimi giorni e l'impegno del personale medico, della sanità deve essere finalizzato a alleviare a lui e ai familiari la sofferenza di questo percorso finale, lo sforzo deve concretizzarsi nella ricerca di giorni sereni in cui il malato non viva la sua condizione come un peso ma come un'ultima opportunità Come leggeremo in questo saggio, il dibattito è apertissimo anche in Francia. L'autore ce ne offre degli spaccati illuminanti e ci segnala come vi sia, appunto, una forma di strumentalizzazione del problema che purtoppo non aiuta a fare chiarezza sulla sua profondità e sulle numerose sfaccettature che lo caratterizzano. Proprio perché l'autore vive quotidianamente questo tema, scrive: "L'allungarsi, negli ultimi tempi, del congedo, della separazione, può essere vissuto non come una decadenza, ma come la fine di un percorso in cui gli ultimi istanti si rivelano più preziosi proprio perché sono unici e irripetibili. La spettacolarizzazione di alcune condizioni terminali, un insulto alla condizione umana che ne è deturpata, è in effetti poco rappresentativa della quotidianità del morire con la dolcezza, con la tenerezza di un'ultima condivisione di gesti tra esseri umani."
Uno dei punti centrali della questione viene toccato nel capitolo dedicato alla sofferenza, tema delicato e fondamentale. "Il 'diritto a non soffrire' non può accontentarsi di posizioni mistificatorie, per quanto generose esse siano. Ci obbliga al dovere di non lasciar soffrire, ma anche di non creare sofferenza. Medici e paramedici devono intendere la loro azione come profondamente legata al bene dell'altro". Certo, tutto ciò richiede impegno, da parte di tutti. La tesi di Hirsch è sostanzialmente questa: prima di occuparci del dibattitto, talora strumentale, sull'eutanasia, pensiamo alla battaglia, alla necessità di questa battaglia per vivere con dignità gli ultimi istanti dell'esistenza, pensiamo alla sofferenza e come evitarla, pensiamo alle cure pallitive, pensiamo alla persona che "ci precede - e a volte ci accompagna - nella malattia e nella morte". Lasciatemi chiudere citando Le invasioni barbariche che fa di questo tema un film. In qualche modo è questo il discorso: abbandonare la vita accompagnato dalla vita stessa e non in compagnia dello squallore e della solitudine di uno stanzone d'ospedale senza umanità, dove domina il dolore e la disperazione e dove si desidera solamente morire.
Emmanuel Hirsch - Imparare a morire Titolo originale: Apprendre à mourir Traduzione di Chiara Pasquini 114 pag., 14,00 € - Edizioni Elliot 2009 (Antidoti) ISBN 978-88-6192-078-1
| 03 giugno 2009 | | Di Giulia Mozzato |
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