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RECENSIONE

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Titolo Mare delle verità
Autore De Carlo Andrea
Dati 324 p., brossura
Prezzo € 8,50
Prezzo IBS € 8,50
Editore Bompiani
Collana Romanzi Bompiani
EAN 9788845257308
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Andrea De Carlo

Mare delle verità


“Ma non parla solo di Aids” – ha detto Mette. “O delle decine di milioni di persone che muoiono ogni anno per fame. Parla della politica degli Stati Uniti e dell’Onu, delle ragioni dietro la totale rinuncia degli stati e delle organizzazioni internazionali a controllare la crescita della popolazione. Parla di quanto i concetti stessi di sviluppo e crescita che dominano l’economia e la politica del mondo siano sbagliati alla radice.”


È in libreria da pochi giorni, ma è già in classifica: l’ultimo libro di Andrea De Carlo di certo ha riscosso il favore dei lettori. Le tematiche del romanzo sono molteplici e complesse, di certo segno di un sincero impegno dello scrittore, da anni partecipe a campagne ambientaliste e attento alla salvaguardia del nostro pianeta. La sua presenza tra gli scrittori che hanno aderito alla campagna di Greenpeace, “Scrittori per le foreste” non è perciò casuale. Ma in questo Mare delle verità non si parla solo di ambiente, anzi in primo piano sono altri problemi, internazionali e nazionali: la piaga terribile dell’Aids che miete innumerevoli vittime in Africa, la sottoalimentazione e lo sfruttamento dei paesi più ricchi a danno di quelli più poveri, la politica del Vaticano (al centro di tutta la trama)… e poi, per quanto riguarda l’Italia, un’azione politica piena di compromessi, attenta al successo personale e al mantenimento del potere e contemporaneamente un’informazione controllata, anch’essa drogata dal desiderio di consenso e falsificata dall’opportunismo.  


E le cause di tutto ciò per De Carlo sono in “un intreccio perverso di dogmatismo, indifferenza, cecità, strategie di imperialismo demografico, interessi di mercato: tutte le peggiori ragioni immaginabili”.
Quanto il tema politico, in senso lato, del romanzo sia importante per l’autore è sottolineato anche dall’aver scelto di inserire a chiusura del libro una pagina in cui vengono riportati i dati della popolazione mondiale il 6 settembre 2006, giorno di uscita in libreria, seguiti da quelli della popolazione fra cinque e poi fra dieci anni: in un lasso di tempo così breve vi sarà “un miliardo di persone in più rispetto a oggi”. 
In breve la trama. Lorenzo Telmari, ex skipper, amante dei viaggi e del mare, ora in procinto di scrivere un romano, vive isolato in Umbria dopo aver la sciato Roma, la sua città e gli agi che la sua condizione di giovane borghese gli concedeva. Una notizia dolorosa e imprevista lo riporta nella capitale: è morto suo padre, illustre virologo di fama internazionale. A comunicargli quella perdita è il fratello, giovane politico in carriera, opportunista e cinico, marito di una affermata giornalista altrettanto determinata a conquistare successo e consenso. Ma ecco, nello straniamento che Lorenzo vive in quella città che sente sempre più lontana, si fa strada un motivo di coinvolgimento autentico: il padre custodiva un dossier molto compromettente tanto che per impedire la sua pubblicazione vengono commessi furti e omicidi. Lo stesso Lorenzo è in pericolo, ma accanto a lui, con pari, anzi maggiore volontà di fare luce sul mistero e di rendere noto quel testo, c’è una ragazza. E l’amore che si fa lentamente strada fra i due, dà ancora più forza ed energia agli ideali e al desiderio di verità.


Ma, come recita il titolo, esistono varie “verità“. Leggiamo che cosa ha detto De Carlo sul tema:
“In questa storia per esempio c’è la verità che i protagonisti cercano di scoprire prima che venga cancellata, c’è la verità ufficiale inventata per nascondere e ingannare, ci sono le molte verità soggettive che cambiano a seconda del punto di vista…”


Anche se non tutti i temi, o tutti i dialoghi, hanno il pregio dell’originalità, è innegabile che la storia  sia ben congeniata, lo stile fluido e non banale. Insomma un buon libro che si legge con facilità, e che sa trasmettere la tensione etica che di certo lo sottende. 


Le prime pagine


Il 24 novembre mattina


II 24 novembre mattina fuori c'erano almeno quaranta centimetri di neve, e mio fratello ha telefonato per dirmi che nostro padre era morto.
Quando mi ero svegliato e avevo aperto gli scuri della finestra ero rimasto a guardare il bianco che copriva in modo uniforme alberi e campi e boschi e case lontane, fino all'orizzonte dove le ondulazioni delle colline si confondevano con il grigio molto chiaro del ciclo. Avevo ascoltato il silenzio, inspirato l'aria gelata fino in fondo ai polmoni, soffiato fuori vapore. Alcuni fiocchi mi si erano posati sulla fronte e sul petto e sulle mani, il freddo mi era passato sulla pelle nuda. È una zona dove nevica con troppa frequenza perché uno possa provare il senso di magia di quando era bambino, eppure ogni volta mi affascina il modo in cui i suoni si smorzano e le distanze si allungano, i legni secchi e i rovi e le pietre e le buche e i crepacci scompaiono sotto la superficie bianca in un'illusione di paesaggio perfettamente omogeneo. Sapevo che lo stupore per la trasformazione non sarebbe durato a lungo, e che presto sarebbero affiorate ogni genere di complicazioni pratiche, ma per i primi minuti mi ero lasciato incantare, mentre mi vestivo con molti strati di cotone e lana.
In cucina avevo messo a bollire del tè e preparato del porridge di avena, avevo fatto flessioni sulle gambe e sulle braccia per scaldarmi. Mentre mangiavo avevo sfogliato un saggio sulle correnti oceaniche che mi serviva per il libro che stavo scrivendo sulla sopravvivenza in mare aperto dopo un naufragio. Poi ero andato a controllare il telefono, ed era perfettamente muto. Me l'aspettavo, perché i fili corrono per qualche chilometro attraverso un bosco, basta un temporale o qualche folata di vento o appunto la neve a far cadere la linea. Ogni volta ci vogliono giorni prima che qualcuno venga a ripararla, ammesso di avere la pazienza di sollecitare il servizio guasti più volte al giorno. D'altra parte restare isolato non mi dispiaceva: mi faceva sentire al riparo dalle ragioni incalzanti del mondo, le allontanava fino a renderle quasi incomprensibili.
Ho tirato fuori il mio cellulare dalla tasca del giaccone in cui lo tenevo, vicino all'ingresso: mi ero dimenticato di ricaricarlo, il simbolo della batteria lampeggiava sul minuscolo schermo. C'era anche il simbolo "chiamate perse", ma prima che potessi controllare di chi erano, la suoneria è partita con la musichetta pseudo-caraibica che avevo scelto per esclusione tra le opzioni disponibili. Mi sono infilato gli stivali alti di gomma e sono uscito nella neve davanti a casa, verso l'albero dove si riceve meglio il segnale. Affondavo a ogni passo, era come camminare su un altro pianeta.
Mio fratello Fabio era più concitato del solito: ha detto "Lorenzo, è da ieri sera che provo a chiamarti, sul fisso e sul cellulare".
Ho detto "II fisso è guasto per la neve, e il cellulare non riceve dentro casa", nel tono semicantilenato di chi ripete informazioni già ampiamente disponibili.
"Papa è morto" ha detto lui.
"Cosa?" ho detto, con un'immagine mentale di nostro padre nel soggiorno di casa sua mentre si girava verso di me a dire qualcosa. La neve mi arrivava alle gi-nocchia, gli allori erano piegati sotto una massa bianca che rischiava di spezzarli.
"Sì" ha detto mio fratello.
"Quando?"; una a caso delle molte domande parzialmente formate che mi passavano a scatti nella testa.
"Verso le dieci." Aveva fretta, come sempre: c'erano questioni almeno altrettanto importanti che lo aspettavano al di là della nostra telefonata.
"Ma come è successo?" Anche se non avevo mai pensato che nostro padre potesse letteralmente vivere per sempre, era stato nel mio paesaggio mentale da quando ero nato, attraverso ogni mio periodo e fase: riconfigurare un mondo senza di lui non era semplice.
"Infarto del miocardio" ha detto mio fratello.
"Dove?"
"A casa, nel suo studio. Luz ha chiamato subito l'ambulanza, ma quando sono arrivati non c'era più niente da fare. Non l'hanno neanche portato via. "
"Ah" ho detto. Ho preso un lungo bastone da sotto il portico, ho cominciato a dare colpi ai rami di alloro piegati. La massa di neve si staccava a blocchi farinosi, i rami ondeggiavano. Ho battuto con più energia: alcuni rami si sono liberati e sono tornati di slancio verso l'alto, mi hanno scaraventato neve in faccia e nei capelli, nel collo del golf.
"Si può sapere cosa stai facendo?" ha detto mio fratello. "Cos'è questo casino?"
"Niente. È la neve."
"Quando pensi di venire?" ha detto lui, morso ai fianchi e alle caviglie dall'impazienza.
"Subito. Adesso." Mi sentivo in colpa per non essere già lì, indipendentemente dal suo tono, eppure non ho resistito a dare un paio di altri colpi con il bastone per liberare gli allori. Piccole slavine sono scivolate sopra le foglie verde scuro tra nuvole polverizzate, per affondare nello strato bianco soffice che copriva il terreno.
"Sbrigati" ha detto mio fratello. "Non posso occuparmi di tutto io."
"Parto, parto. Il tempo di fare duecentosessanta chilometri, e arrivo."

© 2006, RCS Libri

De Carlo Andrea - Mare delle verità
324 pag., 16,00 € - Edizioni Bompiani 2006 (Romanzi Bompiani)
ISBN 9788845257308



L'autore



18 settembre 2006 Di Grazia Casagrande


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