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Recensione

Cuba libre. Vivere e scrivere all'Avana copertina

Cuba libre. Vivere e scrivere all'Avana di Yoani Sánchez

C’è una città che scorre accanto a noi senza toccarci, un’Avana che parla di “formaggio parmigiano”, di “centimetri di prato” e di “fine settimana a Cancún”. Si tratta di un’altra città che si mescola appena con la nostra e non assomiglia per niente allo scenario di distruzioni e mancanze che costituisce il nostro ambiente.

Cuba fa parlare di sé da mezzo secolo. “Qualche anno fa, tutti siamo andati a Cuba”, dice il protagonista di “Un cielo troppo blu” di Francisco José Viegas. Anche senza aver mai messo piede sull'isola. Perchè Cuba, con tutte le sue mancanze, le sue privazioni, anche le sue ingiustizie e limitazioni, è diventata un simbolo - di opposizione al sistema capitalistico americano, di strenua lotta per la libertà, di una battaglia quotidiana per la sopravvivenza senza aiuti esterni. E, come tutti i simboli, è stata angelicata o demonizzata - secondo i punti di vista.

Il libro della trentaquattrenne Yoani Sánchez si intitola Cuba libre - come il famoso romanzo di Elmore Leonard ambientato, però, nel 1898, alla vigilia della guerra ispano americana; come un drink molto noto che i turisti sorseggiano alla Bodeguita del Medio all'Avana, dove sono esposte le foto autografate dei personaggi celebri che lo hanno frequentato.
Cuba libre di Yoani Sánchez non è un romanzo, non è un saggio, è una raccolta estemporanea di osservazioni e di riflessioni sulla realtà cubana, quasi un diario di appunti. In effetti Cuba libre raccoglie gli scritti che Yoani Sánchez ha messo in rete su un blog - un modo molto moderno e brillante per aggirare la censura cubana, pur tra mille difficoltà che l'autrice spiega nel prologo. Il blog chiamato Generación Y - con quella lettera dell'alfabeto che ritroviamo nel nome Yoani e che indica la generazione nata negli anni ‘70 e ‘80, dei figli di chi, scegliendo per loro dei nomi ‘esotici’ con l’aggiunta di una y greca, si ribellava nell'unica maniera possibile ad un regime dittatoriale - è anche un espediente efficace per suscitare un dibattito, facendo arrivare la propria voce in ogni angolo del mondo, soprattutto quando (come fa Yoani) si sollecitano e si autorizzano traduzioni in rete di quanto scritto.


Yoani Sánchez è tra i pochissimi cubani che hanno fatto una scelta singolare: sono riusciti ad espatriare e poi sono tornati. Non per sola nostalgia di patria, di un'isola incredibilmente bella e di una gente generosa e amichevole. Perché il ritorno significava anche ritrovare una vita di privazioni e di difficoltà quotidiane, tutto quello di negativo che cinquant' anni del regime di Fidel, con l'aggiunta dell'embargo statunitense e delle conseguenze del crollo del Muro, hanno causato. Yoani è tornata proprio per far sentire la sua voce, per criticare il sistema dall'interno. Ed è quello che fa, con degli articoli più o meno lunghi, da mettere in rete ogni volta che riesce a connettersi. Articoli dal taglio prettamente giornalistico che scorrono via veloci, in un tono ironico che non è mai amaro, piuttosto divertito e divertente, con l'effetto di una satira dal taglio poco affilato. Abbastanza, tuttavia, da attirare l'attenzione del líder máximo e una sua replica, insinuante una manipolazione di Yoani Sánchez “per produrre stampa neocoloniale per conto dell’antica metropoli spagnola che li premia.”
    


Quanto alle critiche di Yoani, non c'è nulla che già non si sappia o di cui non abbia circolato la voce: il sistema della doppia moneta che rende molti generi inaccessibili ai cubani, le code ai negozi e la difficoltà nel reperire alcuni alimenti nonché pezzi di ricambio per qualunque cosa, la penuria di alloggi e quindi le difficoltà dei giovani a farsi una famiglia, le cure mediche considerate inadeguate, la mancanza di insegnanti, la scarsità di autobus e la quasi impossibilità di spostarsi nell'isola, le strade dissestate, l'assenza di servizi igienici pubblici, e, naturalmente... la mancanza di libertà, l'essere costantemente sotto l'occhio del Grande Fratello.

Alcune di queste critiche potrebbero essere valide anche per il nostro paese - basta guardarsi intorno o ascoltare le esperienze del ceto basso-medio che non può permettersi certe spese pur con l'unica valuta dell'euro, o notare come vengano vanificate o ridotte al silenzio le voci dissenzienti in un regime che tuttavia si dice democratico.

Vero è che a Yoani Sánchez è stato negato il permesso di uscire da Cuba per recarsi a ricevere il premio Ortega y Gasset come migliore giornalista digitale. E questo è stato un errore, sotto tutti i punti di vista.






Yoani Sánchez - Cuba libre. Vivere e scrivere all'Avana
Traduzione di Gordiano Lupi
pag. 224, € 17,00 - Rizzoli
978-88-17-03052-6



L'autrice



12 maggio 2009 Di Marilia Piccone

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