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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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| Titolo |
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La strega di mezzogiorno. Ediz. italiana e tedesca |
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| Autore |
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Franck Julia |
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| Dati |
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368 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 22,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 22,00 |
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| Editore |
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Le Lettere |
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| Collana |
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Pan |
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| EAN |
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9788860871688 |
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La strega di Julia Franck"In un letto di metallo, smaltato di bianco, stavano distese due ragazze e a turno battevano i piedi nudi contro il rame bollente dello scaldino. Colpendolo con le dita dei piedi e coi talloni la piccola cercava in continuazione di portare il rame dalla sua parte. Ma all'ultimo momento glielo impediva sempre la lunga gamba della sorella."
La strega di mezzogiorno, della tedesca Julia Franck, che ha vinto il prestigioso Deutscher Buch-preis 2007, bestseller in Germania con mezzo milione di copie vendute è un romanzo che inizia con un pugno allo stomaco del lettore. Siamo alla stazione di Stettino nel 1945, quando i tedeschi abbandonano in massa la città, divenuta territorio polacco: una madre lascia il suo bambino su una panchina ad attenderla, ma non tornerà mai a riprenderlo e il figlio, munito dell'indirizzo di uno zio, sarà recapitato come un pacco in una nuova vita, del tutto estranea. Il resto del libro ripercorre a ritroso la storia di questa donna per far comprendere come sia giunta a un gesto così estremo ma nello stesso tempo indispensabile.
L'autrice così spiega la sua spiazzante scelta narrativa: «Sono partita dall'idea di utilizzare prospettive diverse. All'inizio e alla fine ho privilegiato la prospettiva innocente del bambino, prima abbandonato dalla madre e nell'epilogo a sua volta spietato nel suo rifiuto di rivederla. Ma già dal primo capitolo il lettore ha potuto capire la situazione intollerabile della donna, un'infermiera sovraffaticata dai doppi turni in ospedale, incapace di provvedere al figlio. E alla fine si saprà che non poteva sussistere dubbio, da parte della madre, circa la decisione da prendere, perché il suo tragico passato le aveva lasciato soltanto un riflesso di sopravvivenza, neanche lontanamente sufficiente a essere madre, neanche per compiti di semplice assistenza».
Nata a Berlino Est nel 1970, Julia Franck, in questa storia di una famiglia tedesca con la madre ebrea, che vede a poco a poco disgregarsi i suoi valori e i punti di riferimento, ha scritto quello che per lei è un romanzo storico, dato che si svolge dalla prima guerra mondiale agli anni '60, cioè prima della sua nascita. Forse si è ispirata a memorie di famiglia.
Spiega l'autrice: «Ovviamente ho letto molti documenti dell'epoca, soprattutto sullo sviluppo di opportunità professionali e di studio per le donne, sulla liberalizzazione in senso femminista e democratico, e poi sull'aspetto culturale e letterario. Non esistono statistiche o libri di storia che siano in grado di restituirci l'atmosfera del tempo quanto le poesie di Mascha Kaleko, i reportage e i romanzi di Robert Walser o di Franz Kafka. Oltre a questo, ho raccolto racconti che sono ancora vivi in famiglia, immagini ed esperienze che si tramandano di generazione in generazione. Del resto i neurobiologi, al pari della Bibbia, partono dal presupposto che gli effetti di un ambiente di vita lascino tracce per sette generazioni. Tuttavia nessuno della mia famiglia è identificabile nel romanzo, mi piace troppo inventare, il lavoro letterario consiste proprio nel servirsi della lingua, dei personaggi e dei dettagli per creare qualcosa di nuovo. Credo che nessuno avrà chiesto a Kafka se fosse davvero passato attraverso la metamorfosi in scarafaggio per poterne scrivere».
 | | stairs - alexander rodchenko 1929 |
La protagonista Helene che, pur essendo di madre ebrea, sembra non accorgersi fino in fondo dei devastanti effetti dell'antisemitismo nazista, osservando quasi di sbieco quanto sta succedendo, potrebbe essere un emblema di tutto il popolo tedesco, che non sempre ha voluto o saputo vedere. «Ancora si discute su quali persone sapessero che cosa stava accadendo, e quando» afferma Julia Franck «Helene intuisce fin troppo bene che cosa accade intorno a lei, tanf è vero che afferra la mano che Wilhelm le porge e accetta un infelice matrimonio, senza che ci sia bisogno di ulteriori specificazioni storicizzanti o psicologizzanti. Il fatto stesso che non sia in grado di rispondere alla domanda del figlio, "che cos'è un ebreo?", è un segno della volontà di proteggerlo. Se gli dicesse chi è lei, sarebbe in pericolo anche il bambino: in questo senso non è possibile affermare che lei sia insensibile e chiuda gli occhi. A me non interessava tanto raccontare in che modo la storia cambi gli essere umani, ma piuttosto come gli essere umani cambino la storia».
Titolo originale: Die Mittagsfrau Traduzione di Matteo Galli
 | | girl with a leica - alexander rodchenko 1934 | Sul davanzale si era posato un gabbiano, gridava, un suono che sembrava avere in gola tutto il Baltico, alte, le creste, aguzzo, il colore del ciclo, il suo richiamo si frangeva sul Königsplatz, immerso nel silenzio, ora che il teatro era ridotto a un cumulo di macerie. Peter strizzò gli occhi sperando che lo sbaattere delle palpebre bastasse a impaurire il gabbiano, e a folio volare via. Da quando era finita la guerra, Peter si godeva il silenzio del mattino. Qualche giorno prima la mamma gli aveva approntato un letto sul pavimento di cucina. Ormai era un giovanotto, gli aveva detto, non poteva mica continuare a dormire nello stesso letto insieme a lei. Un raggio di sole lo colpì, si tirò il lenzuolo fin sopra il viso restando in ascolto della voce soave della signora Kozinska. Veniva dalle crepe dell'impiantito, dall'appartamento sotto di lui. La vicina cantava. Amore caro, amore bello, se sai nuotare, vieni a nuoto fin da me. Peter amava quella melodia, la malinconia di quella voce, il desiderio e la tristezza. Erano sentimenti molto più grandi di lui, e lui voleva crescere, non c'era niente che desiderasse di più. Il sole riscaldava il lenzuolo sul volto di Peter, d'un tratto sentì i passi di sua madre che si stavano avvicinando come se arrivassero da molto lontano. All'improvviso qualcuno tirò via il lenzuolo. Forza, forza, alzarsi, disse in tono di biasimo. Il maestro sta aspettando, affermò la madre. Ma il maestro Fuchs era un pezzo che non faceva più l'appello, quelli che riuscivano a venire ogni giorno erano ormai una sparuta minoranza. Da giorni e giorni lui e la madre al pomeriggio prendevano la piccola valigia, andavano alla stazione e cercavano di acchiappare un treno in direzione di Berlino. E quando ne arrivava uno era talmente stracolmo di gente che non riuscivano a salire. Peter si alzò e si lavò. Con un sospiro la madre si tolse le scarpe. Con la coda dell'occhio Peter la vide levarsi il grembiule e deporlo nel cesto della biancheria. Ogni giorno il grembiule bianco era sporco di fuliggine e sangue e sudore, andava lasciato a bagno per ore, prima che la madre potesse prendere l'asse e strofinarlo, finché le mani non diventavano rosse e le vene sulle braccia non si gonfiavano tutte. Con entrambe le mani la madre di Peter si levò di testa la cuffietta, tolse le mollette dai capelli, e i riccioli le ricaddero morbidi sulle spalle. Non le piaceva che lui la guardasse. Sbirciandolo con la coda dell'occhio disse: Anche quello, e a lui sembrò che indicasse con un certo disgusto il suo organo genitale, che si lavasse anche lì, poi volgendogli le spalle prese a spazzolarsi i folti capelli. Il sole mandava riflessi dorati e Peter pensò che aveva la mamma più bella del mondo. Persino dopo che i russi in primavera avevano occupato Stettino e alcuni soldati passavano la notte a casa della signora Kozinska, la si sentiva cantare fin dal mattino presto. La settimana prima, una volta, la mamma si era messa al tavolo a rammendare un grembiule. Peter aveva cominciato a leggere ad alta voce, il maestro Fuchs gli aveva detto di esercitarsi. Peter non sopportava la lettura ad alta voce e più di una volta si era accorto che la mamma lo ascoltava distrattamente. Forse la infastidiva che si rompesse il silenzio. Spesso era talmente assorta nei suoi pensieri che non sembrava neanche rendersi conto di quando Peter, d'un tratto, nel bel mezzo di una frase, proseguiva la lettura a bassa voce. E mentre leggeva fra sé e sé, continuava ad ascoltare la voce della signora Kozinska. Bisognerebbe torcerle il collo, sentì dire di punto in bianco a sua madre. Peter la osservò stupito, ma lei si limitò a sorridere, infilando l'ago nella stoffa.
© 2009, Le Lettere
Julia Franck – La strega di mezzogiorno 368 pag., 22 € - Edizioni Le Lettere 2009 (Pan) ISBN 978-88-60-87168-8
| 27 febbraio 2009 | | Di Daniela Pizzagalli |
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