 |
|
 |
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
| Titolo |
 |
Vite bruciate |
 |
| Autore |
|
Manotti Dominique |
|
| Dati |
|
283 p., brossura |
|
| Prezzo |
|
€ 16,60 |
|
| Prezzo IBS |
|
€ 16,60 |
|
| Editore |
|
Tropea |
|
| Collana |
|
I narratori |
|
| EAN |
|
9788855800013 |
 |
 |
 |
|
|
 |
Vite bruciate, di Dominique ManottiLeggi l'intervista a Dominique Manotti
A Rolande gira la testa, l’impressione di cadere in picchiata in un pozzo senza fondo. “Non ci si crede a queste cose, non ci si crede prima che ci succedano. La vita delle donne del popolo vale meno di niente. Ci possono stuprare, maciullare o impiccare, tutti se ne fottono.”
Se dovessimo fare il nome di un autore dalla cui scrittura è impossibile riconoscere se si tratti di uno scrittore o di una scrittrice, citeremmo immediatamente Dominique Manotti. Anzi, se vogliamo essere del tutto sinceri, iniziando a leggere un suo libro a caso saremmo più propensi a pensare che sia opera di uno scrittore uomo - per gli argomenti trattati, per l’impegno civile e politico, per la volontà di denuncia, per lo stile teso, nervoso, poco descrittivo, per nulla attratto dal sentimentalismo.
I romanzi di Dominique Manotti sono difficili da incasellare in un genere - sono dei reportage noir, perché, come un reportage giornalistico, partono spesso da casi reali e, come nei migliori articoli della migliore stampa giornalistica, contengono una forte denuncia: pare chiaro che l’intento di Dominique Manotti sia quello di documentare il presente della società francese, svelandone corruzione e traffici oscuri. E sono libri molto noir, se il genere noir è quello che lascia il lettore nel buio della non speranza, a differenza del ‘giallo’ in cui l’indagine poliziesca ristabilisce l’ordine sovvertito dall’assassino, arrestando il colpevole. Ma è impossibile punire il colpevole, o i colpevoli, nei casi trattati dalla Manotti - ricoprono ruoli troppo in alto, sanno come coprirsi le spalle, sono intoccabili. E tutto procede come niente fosse…
Il titolo originale del nuovo romanzo di Dominique Manotti è Lorraine connection, collegandolo inequivocabilmente con un comportamento di tipo mafioso, se interpretiamo la parola mafia con il significato ampio che gli dà il Petrocchi, di “unione di persone di ogni grado e di ogni specie che si danno aiuto nei reciprochi interessi, senza rispetto né a leggi, né a morale”.
Perché è di questo che si tratta, anche se l’inizio ci parla di ‘morti bianche’ per incidenti sul lavoro: in una piccola fabbrica, una filiale della Daewoo in Lorena, una giovane incinta muore fulminata da una scarica elettrica. Un’amica, Rolande, pure lei alla catena di montaggio, molla un ceffone al caporeparto che cerca di minimizzare - viene licenziata immediatamente. Da questo momento il ritmo si fa serratissimo: inizia la protesta, anche perché si diffonde la voce che i premi che gli operai aspettano non verranno dati, sciopero, occupazione, sequestro dei dirigenti. Finché un incendio distrugge uno dei capannoni e il capro espiatorio viene individuato ad arte nel capo degli scioperanti. Nessuno sottolinea il fatto che il capannone incendiato è quello in cui si trovavano i computer con la documentazione relativa alla fabbrica. E, guarda caso, la persona che aveva detto di aver visto gli incendiari muore in un ‘incidente’. E si dà pure il caso che siano i giorni risolutivi per l’acquisto della molto ambita Thomson (che traffica in armi e in multimedia) da parte del miglior offerente. Quale? Alcatel o Daewoo-Matra?
La cinepresa della Manotti zooma dapprima sulle condizioni lavorative della fabbrica dove molti sono gli operai stranieri (basta un accenno, una riflessione sul come un arabo sia sempre un arabo davanti alla polizia, e si capiscono tante cose), poi la visuale si sposta e si restringe: da una parte dirigenti che giocano con le sovvenzioni, con insider trading, con il ricatto, considerando lecita ogni mossa - dalla fabbricazione di false prove all’eliminazione di vite umane, così come si accopperebbe una mosca che dà fastidio; dall’altra i grossi condomini popolari, esistenze fatte di sacrifici e, ancora, una certa solidarietà e senso di responsabilità. Con qualche canna, qualche avventura di sesso. Ma i vizi dei ricchi sono ben più ‘viziosi’…
I personaggi di Dominique Manotti non si impongono mai alla nostra memoria e non riusciamo mai ad affezionarci a loro, ma non è questo che la scrittrice vuole. Rolande (che è veramente un bel personaggio femminile), l’ex poliziotto Montoya, il consigliere Quignard e gli altri sono lì perché servono alla trama ed è alla trama che il lettore deve fare attenzione. All’implacabile denuncia sostenuta dalla tensione che è come quella di un thriller. Fino alla fine che, come già abbiamo detto, non è affatto consolatoria. Anzi, echeggiando il titolo del romanzo dello svedese Persson, ci pare di essere in caduta libera, senza appigli di valori che possano trattenerci dal precipitare nel buio.
Le prime pagine
Un vano stretto tra quattro pareti di lamiera grigia, diviso in due da un nastro trasportatore su cui giacciono due file di schermi televisivi e relativi tubi catodici, sotto la luce bianca di grappoli di neon da cui penzolano qua e là fili elettrici. Ai lati del nastro, due file di quattro ragazze, una di fronte all'altra. Fa piuttosto freddo, si va verso l'autunno, e quando sono arrivate qui, questa mattina, era ancora notte. Cosi, anche se le ragazze si conoscono, e nonostante l'intimità creata dallo spazio angusto, dove si lavora quasi in gruppo, con ritmi e premi collettivi, nessuna ha voglia di parlare, perché la prospettiva di notti lunghe e giorni corti rende piuttosto depressi. Le ragazze, altrettanto grigie nei corti grembiuli, sedute col busto piegato in avanti, le braccia tese, puntano gli occhi ora sulla forma oblunga e aggressiva dei culi dei tubi catodici che sfilano davanti a loro, ora sugli specchi di acciaio lucido, inclinati sopra la catena, che rimandano incessantemente le stesse immagini degli stessi tubi, ma secondo una diversa angolazione e come ingrandite, opprimenti. Un sottile saldatore in mano per gli ultimi interventi, poi, al termine della catena, i tubi catodici completati vengono convogliati verso il reparto successivo, oltre la parete di lamiera, dove verranno imballati, prima di essere immagazzinati e poi spediti altrove, in Polonia soprattutto, dove riceveranno una carrozzeria di plastica e diventeranno televisori. I rumori dello stanzone della fabbrica arrivano alle ragazze molto attutiti, mentre quelli del nastro trasportatore schioccano tra le lamiere, e danno il ritmo alla loro vita. Ciac, il nastro parte, cigolio, due secondi, i tubi avanzano, ciac, arresto, tutte le ragazze si chinano, crepitio di strumenti, uno, due, tre, quattro punti di saldatura, dieci secondi, i loro busti si rialzano, Rolande alla fine della catena verifica, a colpo d'occhio, la correttezza delle saldature. Ciac, sciuuu, il nastro avanza, testa vuota, mani e occhi lavorano per conto loro, ciac, uno, due, tre quattro, colpo d'occhio, ciac, sciuuu, il viso di Aicha tra due tubi, magrolina, vent'anni, potrebbe andarle meglio, ciac, uno, a te t'andava meglio a vent'anni, due, incinta, piantata, tre, madre alcolizzata, violenta, quattro, che viveva già alle tue spalle, colpo d'occhio, ciac, sciuuu, Aicha, occhi vuoti, padre violento, ciac, uno, mio figlio, mani tra i capelli, due, sul viso, tenero, tre, mai la fabbrica, mai, quattro, studia, studia, colpo d'occhio, ciac, sciuuu, Aicha, il lavoro, non lo regge più, ciac, uno, dopo l'incidente, due, l'incidente, il sangue, tre, sangue ovunque, quattro, il collo tranciato, colpo d'occhio, ciac, sciuuu. Arena coperta di sangue, ciac, uno, lei ha paura, due, anch'io, tre, tutte, paura, quattro, la paura vibra nelle lamiere, ciac, sciuuu, Aicha, suo padre che urla, ciac, uno, lampo accecante, fino ai neon, dall'altra parte della catena una barra va arrosto, un urlo, molto breve, spezzato al suo livello più acuto, da bucare i tinipani, Émilienne si rovescia rigida all'indietro, la mano di Rolande parte d'istinto a pigiare l'interruttore di sicurezza, la catena si ferma, un filo brucia fino al grappolo dei neon, fiammelle gìalloarancio, e odore forte di gomma bruciata, di gomma o di.qualcos'altro, da vomitare. Silenzio.
© 2009, Tropea
Dominique Manotti – Vite bruciate Titolo originale: Lorraine Connection Traduzione di Claudio Castellani 283 pag., 16,60 € - Edizioni Tropea 2009 (I narratori) ISBN 978-88-55-80001-3
| 27 febbraio 2009 | | Di Marilia Piccone |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|