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HOME | lunedì 13 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Noi due come un romanzo |
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| Autore |
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Calvetti Paola |
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| Dati |
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340 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 19,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 9,50 |
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| Editore |
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Mondadori |
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| Collana |
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Omnibus |
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| EAN |
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9788804584391 |
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Noi due come un romanzo, di Paola Calvetti"Siamo rimaste a chiacchierare. Di birre ne ho bevute tre. Ho ritrovato un'amica. La nuova vita inizia questa sera. Federico è diventato il soggetto di una trama. Non siamo più nascosti in due, possiamo contare su una testimone sincera. E bacchettona."
Fiera Internazionale del Libro di Torino 2009 venerdì 15 maggio 2009 - ore 14,00 Letteratura italiana al femminile Stefania Bertola, Paola Calvetti ed Elena Loewenthal, con Cecilia Dazzi allo Spazio IBS - Padiglione 2 stand J126-K125
C'è tutto il fascino della più originale delle librerie. Ci sono libri d'amore, in tutte le sue sfumature. E numerosissime citazioni, tratte dai classici, ma anche da romanzi meno conosciuti. Ci sono due cinquantenni che si ritrovano dopo tanti anni e vivono una storia a distanza che si alimenta attraverso le lettere che i due amici (amanti, dopo una vacanza in Bretagna) si scrivono regolarmente. C'è la nostalgia per il tempo passato e quella fastidiosa sensazione, che con l'avanzare dell'età si fa sempre più forte, che le cose sarebbero potute andare diversamente. Ci sono due città simbolo, Milano e New York, e le loro atmosfere, così diverse, eppure legate da quello stesso filo che unisce due protagonisti.
“Può bastare?!” mi ha chiesto un amico, che voleva incuriosirmi e che, in realtà, mi stava consigliando, Noi due come un romanzo (Mondadori), l'ultimo romanzo di Paola Calvetti, apprezzata autrice milanese. Direi che basta e avanza perché, come accennato, gli ingredienti per fare di questo romanzo una lettura avvincente ci sono tutti.
La protagonista, Emma – un nome, immagino, scelto non a caso, visto che è il titolo di un romanzo di Jane Austen e così si chiama anche Madame Bovary –, è una cinquantenne, non priva di una certa autoironia, che si è trovata ad affrontare un momento di crisi: “Il campanello d'allarme è suonato con una ghigliottina che si posizionava alla bocca dello stomaco qualsiasi cosa mangiassi. Di solito nel pomeriggio, intorno alle quattro. Provai a stare leggera, rivalutai la solitudine cromatica del riso all'olio, mi appassionai alle diete ospedaliere, eliminai la carne rossa e ingurgitai centrifughe di verdura cotta e insapore. Niente da fare. L'invisibile lama si ripresentava puntuale all'ora del tè. Vivevo in un indefinibile stato di attesa, presagivo un cambiamento ma non avevo idea di cosa fare e da dove cominciare. Cercavo la semplicità.”
Il cambiamento, “il fischio del treno che passa una volta sola”, arriva sotto forma di una convocazione da parte di uno studio notarile: zia Linda ha lasciato in eredità all'unica nipote rimasta la vecchia cartoleria che Emma, nonostante il parere contrario dell'amico e commercialista Alberto, decide di trasformare in libreria. Ma non una libreria qualunque: una libreria specializzata “in amore”, dove i clienti, anzi le “persone”, possano trovare cortesia e risposte, e non vivano lo smarrimento da supermercato né il senso di inferiorità che ti assale nelle boutique per bibliofili. Questa “bottega dal volto umano” ha permesso a Emma di ritrovare, fra gli amori di carta, il suo equilibrio. Dagli scaffali dedicati ai “cuori infranti” o agli “amori e crimini”, alle “missioni impossibili”, ai “cuori solitari” o alle “abitazioni d'amore”, i libri, trattati giornalmente con amorevole cura, aspettano che qualcuno si avvicini e li sfogli, senza sentire l'obbligo di acquistarli: la libreria, del resto, si chiama Sogni&Bisogni, un gioco di parole che esprime la duplice funzione della lettura: rispondere a delle necessità, ma anche alimentare fantasie.
Ed è proprio fra le pagine di Ballades d'amour che Emma trova una bandierina giallo fosforescente. L'idea che qualcuno abbia approfittato della sua tolleranza per manomettere un libro perde consistenza subito dopo aver letto il nome e il numero di telefono scritti in pennarello verde. Sono ben undicimilatrecento giorni che non vede Federico, il compagno di liceo con il quale aveva avuto una storia: uscito precipitosamente dalla sua vita, sepolto con una fretta irresponsabile, è ora riemerso direttamente dai banchi di scuola per assumere le sembianze di un cinquantenne ancora piacente, marito e padre di una figlia, architetto affermato e professionista apprezzato, stabilitosi a New York dove lo studio per il quale lavora con Renzo Piano segue l'ambizioso progetto di restauro e ampliamento della Morgan Library. Comincia così (siamo solo alle prime pagine!) la fitta corrispondenza – lettere vergate esclusivamente su carta e a mano - fra due amici che si sono ritrovati e che insieme, per colmare il vuoto di tempo e di spazio che li separa, e certamente per cercare di ri-conoscersi, percorrono le tappe della loro esistenza. Ma ci sono anche i piccoli e i grandi fatti della quotidianità, a volte scossa dagli eventi della Storia, come nel caso dell'11 settembre, i progetti e le speranze, le scelte ed i dubbi, i sentimenti e, naturalmente tanta letteratura. Sembra quasi che i personaggi, realmente vissuti o semplicemente scaturiti dalla creatività dei più grandi scrittori e scrittrici, potessero in qualche modo far parte della loro vita, interagire con loro e, in qualche modo, condizionarli.
È abbastanza naturale chiedersi, a questo punto, se un amore di questo genere, così singolare e così fragile, potrà nutrirsi solo di ricordi, di parole scritte su fogli colorati e con inchiostro profumato e di un sentimento che il distacco tende forse a idealizzare, o se sarà messo alla prova dalle difficoltà che ogni coppia si trova ad affrontare, prima o poi, nella vita... Quando un romanzo presenta una trama così ricca di personaggi e di situazioni, risulta difficile poter riassumere nel breve spazio di una recensione tutti gli spunti di riflessione che la sua lettura propone, ma mi preme fare almeno qualche considerazione. La prima riguarda la passione e l'amore per la lettura e la letteratura di Emma e, per estensione, di Paola Calvetti: le citazioni erudite, le storie, le curiosità sui protagonisti di innumerevoli romanzi d'amore e sui loro creatori si susseguono in un campionario tanto vasto quanto interessante nelle lettere fra la libraia e Federico, ma anche nelle conversazioni con i clienti o durante le cene fra amici, suggerendo un vero e proprio catalogo di titoli da scoprire o da riscoprire. Poi c'è, naturalmente, l'Amore - quello con la A maiuscola -, descritto in una visione più romantica che, nonostante la banalizzazione dei sentimenti portata all'eccesso dall'informatizzazione, riesce a sopravvivere nella sua forma più idealizzata e sognata: Emma rifiuta infatti di usare sia il computer sia il telefono cellulare e le riflessioni sulle conseguenze di questa scelta controcorrente meriterebbero un posto di tutto rispetto in un saggio dedicato alle storture dell'uso di congegni elettronici.
C'è anche la memoria evocatrice che, nel caso della Calvetti, riporta in vita episodi, non solo letterari ma legati anche alla vita dei vari personaggi, caricandoli di forza e di significato: il lettore, soprattutto quello che per dati anagrafici si trova ad essere più vicino ai protagonisti, non tarderà a fare riferimento alla propria esperienza personale, ripensando, forse con un misto di tenerezza e di nostalgia, agli anni giovanili, alle persone e ai luoghi allora frequentati. Sentimenti, questi, amplificati nel caso il lettore stia cercando di risolvere il conflitto generazionale con un figlio adolescente, che nel romanzo si chiama Mattia per Emma e Sarah per Federico. Infine, ci sono la libreria ed i suoi libri: Sogni&Bisogni è forse la vera protagonista del romanzo, anche se costituisce una presenza discreta e silenziosa. Custode di oggetti preziosi, di grande valore - economico, alcuni, affettivo, altri -, cresce, si impone all'attenzione dei lettori e diventa per le persone che la frequentano il posto dei sentimenti, degli incontri e una specie di rifugio sicuro.
Chiunque consideri il libro un “oggetto del desiderio”, amico inseparabile e insostituibile, è sempre alla ricerca di luoghi simili a quello descritto da Paola Calvetti, ma, proprio come il grande amore, non sempre è facile trovarlo, nella realtà e nella finzione, perciò... grazie Emma - grazie Paola - per averci regalato un sogno e per averlo fatto avverare!
Le prime pagine
Ormai mi sveglio presto. Ma prima, subito prima, regalo ad Alice e alla libreria lo spazio di beatitudine che sta nel punto di mezzo tra il sonno e la veglia. Il momento si annuncia intorno alle sei, sei e un quarto al massimo, quando il beverone di erbe che ha sostituito le pasticche sfasciasogni ha fatto il suo dovere e mi ritrovo inchiodata al letto con gli occhi spalancati e un'unica sorpresa: è nel silenzio cavo della mia stanza che si compongono le idee migliori. E il cuore si calma. C'è un aspetto fastidioso nei miei precoci risvegli: subito dopo pranzo scivolo in un pietoso stato di letargia e le palpebre mi si abbassano come saracinesche. Se potessi, incrocerei le braccia sul bancone della libreria appoggiandoci la testa per un pisolino anche breve o mi sdraierei sul kilim che sta sotto i miei piedi, il naso tra le zampe e la coda reclinata di lato come Mondo, il Setter Gordon di Gabriella. Naturalmente non posso e mi trattengo. Per scuotermi dal torpore salgo al piano superiore e, con la scusa di riempire i thermos, mi rintano nell'angolo ristoro. Oh, niente di speciale, non una caffetteria vera e propria, solo due poltrone, tavolini e seggiole da bistrot acquistati al mercato delle pulci della Porte de Clignancourt e fatti spedire come le reliquie di un santo a un costo spropositato. Alle dieci in punto Sogni&Bisogni apre la sua porta al mondo. L'orario non è stato deciso a caso. Raramente si avverte l'urgenza di rovistare tra le pagine di una storia d'amore subito dopo colazione o appena prima di sedersi in disciplinata postura davanti al computer dell'ufficio. Nel caso di lettori insonni, la mia artigianale salle de thé non è il posto adatto. Stati d'animo complessi come euforia da innamoramento, dolore per un inspiegabile abbandono, rammarico per un'occasione perduta, torpore da prima notte o la decisione di una scopata lampo non si annegano nel caffelatte, nonostante la rassicurante raffinatezza delle tazze di porcellana e dei bicchieri di vetro disposti in fila come un battaglione di soldati grassottelli. Niente bicchieri di carta da coffee break qui dentro, ma nemmeno croissant, focaccine all'uvetta o fette di crostata da romanzo vittoriano: non ho la licenza per vendere i generi di conforto solidi e non ho mai preparato un soufflé in vita mia. Prima di aprire, inalo la mia ora di libertà e mi dedico allo spolvero. Il polso leggero, poco più di un solletico dall'alto verso il basso, guida la danza del piumino su coste e copertine. Con il suo gambo in bambù e una nuvola di piume d'oca sulla punta è un omaggio alla mia vecchia tata. Si chiamava Maria ("come la Callas" diceva, orgogliosa di portare un nome solido e dignitoso) e lucidava i mobili del tinello intonando Grazie dei fior e Vola colomba. Nel pomeriggio, tornavo da scuola e le trovavo in cucina, lei e la mamma, sedute a parlare fitto fitto. Origliavo gli sfoghi di una vita disgraziata, e ai miei occhi di bambina con vistosa tendenza agli eccessi di fantasia la Maria appariva un instancabile modello di tolleranza nei confronti delle avversità. Mentre spolvero, canticchio. Canzoni pop anni Settanta, l'antologica di Lucio Battisti, dei Beatles e di Bruce Springsteen. Escludo le arie d'opera, troppo complesse per la mia vocetta sfibrata. Il pulviscolo svolazza nell'aria provocandomi sincopati starnuti da allergica, ma lo spolvero è una ginnastica necessaria e il piumino un alleato sicuro: intrattiene relazioni con titoli e scrittori, manda a memoria le copertine, sbircia le trame nei risvolti, scova gli assenti, ripesca gli ingiustamente dimenticati. Il silenzioso appello del mattino è un benvenuto alle novità, una forma di confidenza con i romanzi che non conosco, la possibilità di intrecciare storie senza vincoli di genere, secoli, ambientazioni. Dalla lugubre dimora di Thornfield Hall, Jane Eyre confida la sua disperata adorazione per Rochester alla calcarea Elisabeth Bennet in fuga simulata dall'astuto signor Darcy, mentre intabarrato nel settore "Amori sotto ghiaccio" Mister Stevens sospira in cocciuto mutismo per Miss Kenton e lucida l'argenteria masticando bocconi di invidia per La donna del tenente francese autografata da John Fowles che, nella bacheca degli "Intoccabili", tiene compagnia a una lettera di Mary McCarthy a Hannah Arendt, dono di Gabriella per l'inaugurazione. È un'infrazione, lo so. Sullo spolvero i manuali per librai dettano regole precise, sostenendo l'obbligo di riordinare la merce - come la chiamano gli ignavi - la sera, prima della chiusura. Io preferisco lasciare i volumi sonnecchiare sui tavoli. Che se la vedano fra loro, la notte, liberi e senza padrona.
© 2009, Mondadori
Paola Calvetti – Noi due come un romanzo 340 pag., 19,00 € - Edizioni Mondadori 2009 (Omnibus) ISBN 978-88-04-58439-1
Il sito ufficiale del libro
| 13 febbraio 2009 | | Di Lidia Gualdoni |
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