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RECENSIONE

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Titolo Le campane di Bicêtre
Autore Simenon Georges
Dati 261 p., brossura
Prezzo € 19,00
Prezzo IBS € 19,00
Editore Adelphi
Collana Biblioteca Adelphi
EAN 9788845923517
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Le campane di Bicêtre di Georges Simenon

"Nel tepore del suo letto, ha dato inizio a una sorta di messa a punto, di revisione, che è lungi dall'essere conclusa, e che lui non riesce a continuare a freddo.
Quello che, prima, gli capitava di tanto in tanto non succede forse anche agli altri? Si va a dormire senza pensare a niente di preciso. Si cerca di prendere sonno. Ci si gira e rigira nel letto e alla fine non si sa più se si è svegli o in uno stato di dormiveglia. I pensieri si trasformano e sono sempre più lontani da quelli del giorno. Si intuiscono verità che a mente fredda non si prendono in considerazione e vi è quasi sempre un istante in cui tutto appare chiaro, luminoso."


Stupisce ogni volta Simenon: libro dopo libro, magari scritti in anni molto lontani tra loro, con storie collocate in posti lontani e poco noti della Francia, a Parigi o negli Stati Uniti, sempre riesce a far fremere il lettore, a muovere delle corde del suo animo, a creare fantasmi nella sua testa o pensieri insospettati. Davvero un maestro del narrare, con la fluidità di chi ha della vita una conoscenza profonda e sa posare sugli uomini e sulle donne uno sguardo che scardina schermi o difese.

Storie così diverse da stupire per la capacità creativa dello scrittore, storie senza eroi né vittime, senza carnefici o santi, ma individui sempre in bilico tra bene e male, ambigui e coperti da maschere, mentitori anche con se stessi: è questa la vita, la capacità di reggere un ruolo, una funzione sociale e, complici o sconfitti, adeguarvisi.    

In questo romanzo (scritto nel 1963 ma sconvolgente per la sua modernità) che si svolge tutto all'interno di una camera d'ospedale, in realtà si attraversano parecchi paesi e città della provincia francese: viaggio che avviene, al seguito dei ricordi, nella mente del protagonista. La storia è semplice. Un importante direttore di giornali e riviste, René Maugras, uomo potente e in vista nel giro intellettuale e mondano parigino, ha un improvviso ictus in un ristorante in cui sta cenando con il consueto gruppo di amici, pranzo mensile che rispetta una tradizione ormai consolidata nel tempo.    

Dopo alcuni giorni di coma, Maugras riprende coscienza ma è paralizzato e ha perso l'uso della parola. La condizione di forte invalidità lo vede dipendere fisicamente dalla struttura di cure: due infermiere, una lo assiste di giorno e l'altra di notte, non lo abbandonano mai, i medici sono estremamente solerti e attenti, vuoi per amicizia personale, vuoi per il ruolo sociale del paziente che, a differenza degli altri degenti, gode di una camera singola. Ma tutto l'impegno che lo circonda gli è totalmente indifferente, come indifferente gli è la stessa vita.

Se il suo corpo è paralizzato, se non ha più la possibilità di pronunciare parole, la sua mente è in continuo movimento e il suo dialogo interiore costante. Anzi, sembra quasi mancargli il tempo per lavorare dentro di sé e cerca di svegliarsi prima dell'infermiera, non vuole essere disturbato dalle visite (poche), rifiuta il più possibile i contatti con medici e amici che lo trattano come un bambino, mentre lui vorrebbe solo essere lasciato in pace a pensare, a riflettere sulla sua vita e su quella di questi stessi amici. Tutti  hanno combattuto per diventare potenti o persone di grande fama partendo quasi sempre da inizi umili, e lui più degli altri. Ripensa a suo padre, non c'è affetto in questi ricordi, solo un po' di pietà. Ripensa al suo rapporto con la moglie, una giovane donna infelice che sfoga nel bere le sue nevrosi e che non sa bene se ama o gli è indifferente ocme tutto ciò che gli sta attorno.
Ed è per tornare a quella vita che dovrebbe impegnarsi a guarire?


Così quando riesce di nuovo a parlare, quando riprende a muovere un po' alla volta il corpo, sente non tanto di aver riconquistato la vita (ma quale vita poi?), quanto di aver perso quella dimensione interiore, del tutto nuova, di saper guardare se stesso e gli altri senza inganni e senza reticenze, col coraggio di rivelarsi, di guardare negli occhi le proprie debolezze e quelle degli altri, magari senza amore, ma senza neppure odio, con l'indifferenza che, unica, può garantire la sincerità. 

Le prime pagine


Le otto di sera. Per milioni di uomini, ciascuno nella sua casa, nel piccolo mondo che si è creato o di cui è ostaggio, sta volgendo al termine, fredda e nebbiosa, una precisa giornata, quella di mercoledì 3 febbraio.
Per Rene Maugras non c'è né ora né giorno, e solo più tardi la questione del tempo trascorso lo assillerà. Per il momento è ancora in fondo a una voragine scura come gli abissi dell'oceano, privo di contatti con il mondo esterno. Eppure, senza che ne sia cosciente, il suo braccio destro comincia ad agitarsi in modo spasmodico mentre la guancia si gonfia comicamente ogni volta che, respirando, butta fuori l'aria.
Il primo segnale che gli arriva dal di fuori ha la forma di anelli, anelli sonori che si allargano via via e formano onde sempre più lontane. A occhi chiusi, cerca di seguirle, di capire, e allora succede una cosa di cui non oserà mai parlare con nessuno: riconosce quelle onde e ha voglia di sorridere loro.
Quando era bambino, gli piaceva ascoltare le campane della chiesa di Saint-Etienne e, indicando con grande serietà l'azzurro del ciclo, diceva:
«I nanelli!...».

Glielo ha raccontato sua madre poco prima di morire. Lui non sapeva ancora pronunciare la parola anelli che, nella sua bocca, diventava «nanelli» e indicava così le campane per via dei cerchi concentrici che esse lanciano nello spazio.
Anche qui ci sono delle campane. Lui non cerca di contarne i rintocchi perché è troppo intorpidito. E neppure quel torpore gli è sconosciuto. Lo ha già vissuto, e per un certo tempo le cose gli si confondono in testa. Forse è ancora il ragazzino di otto anni che è stato portato d'urgenza dalla scuola all'ospedale di Fécamp e al quale, mentre si dibatteva urlando, hanno messo una maschera sul viso per operarlo di appendicite...
C'era stato un buco, poi, molto più tardi, uno strano sapore in bocca, una spossatezza di tutto il corpo, e infine, mentre cominciava a tornare a galla, gli anelli sonori delle campane familiari.
Gli viene da sorridere, adesso, perché l'idea che gli passa per la mente gli sembra buffa e, pur non credendoci davvero, non si rassegna a scartarla del tutto. Ma non è proprio il ragazzino di Fécamp che si sta svegliando in una camera d'ospedale e posai il suo primo sguardo su una grossa infermiera bioì da e rosea che sta lavorando a maglia? Se fosse i tutto il resto sarebbe stato un sogno. Avrebbe sog to, sotto anestesia, quasi cinquant'anni di vita.


© 2009, Adelphi

Georges Simenon – Le campane di Bicêtre
261 pag., 19,00 € - Edizioni Adelphi 2009 (Biblioteca Adelphi)
ISBN 978-88-45-92351-7



L'autore



04 febbraio 2009 Di Grazia Casagrande


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