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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Colui che gli dei vogliono distruggere |
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| Autore |
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Morozzi Gianluca |
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| Dati |
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334 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 16,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 16,50 |
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| Editore |
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Guanda |
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| Collana |
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Narratori della Fenice |
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| EAN |
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9788882468989 |
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Colui che gli dei vogliono distruggere di Gianluca Morozzi"Mettiamola così: ci sono due modi per cominciare a raccontare questa storia. Si può iniziare da una fuga nello spazio interstellare, da due terrorizzati fratellini, dal bacio d'addio di una madre disperata. Oppure, in modo più rassicurante, da una coppia in macchina sulla strada tra Reggio Emilia e Modena. Fuga nello spazio, macchina tra Reggio Emilia e Modena. Credo che sceglierò la soluzione più terrena e poi comincerò a osare più tardi, con calma. Sono nuovo, come narratore. Scusate. Conosco molto bene la materia, cioè, la vita e le opere del supereroe chiamato Leviatan, ma devo ancora imparare a raccontarla nel modo migliore. Che tempo verbale si utilizza, per esempio? Indicativo presente? Trapassato prossimo? L'obsoleto, insopportabile, ma collaudato passato remoto? Proviamo così: c'era un'auto con due persone a bordo..."
Non sono un critico letterario (purtroppo? per fortuna?) e quindi sono esentato dalle analisi grammaticali, logiche, di periodo, e pure dal paragone universale con gli scrittori del ‘900, quelli dell’800 e i grandi autori della letteratura italiana del dopoguerra. Anche perché rimedierei delle gran magre figure. Quindi, ho tutto lo spazio per concentrarmi su lui, il protagonista: Gianluca Morozzi. 37 anni. Bolognese. Scrittore, musicista, autore di fumetti, amante di calcio e ancora scrittore. Se volete conoscerlo meglio leggete la sua intervista.
Gianluca non è un cannibale, non è un post-moderno, non è un faulkneriano, non appartiene ad alcun sedicente collettivo letterario celato sotto pseudonimo curioso, non si sente solo senza i numeri primi. Gianluca è uno scrittore. Un bravissimo scrittore. Capisco che la cosa possa spiazzare, visto che oggi al mondo sembriamo nati per complicarci anche le cose più semplici, e toglierci il gusto e il piacere delle cose belle. Ingolliamo tonnellate di libri mattone, perché sono scritti in modo strano, perché la critica ne va pazza, perché questa sì che è scrittura destabilizzante, ma soprattutto perché non li capiamo. Perché, se li capissimo, li lanceremmo nella prima pozzanghera fuori casa e ci balleremmo sopra il tip tap.E con un certo sadismo li guarderemmo morire affogati.
Ecco, Gianluca è esattamente il contrario (scusa Gianluca, mi permetto di darti del tu). Gianluca Morozzi te lo suggerisce un amico che c’è arrivato prima di te (che nel mio caso si chiama Valerio, e non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi costretto a comprare Le Avventure di Zio Savoldi/nda) lo compri, lo leggi, stai sveglio di notte, poi esci e ne compri un altro, e poi un altro ancora. E nel giro di due mesi, budget permettendo, ti rendi conto di averli letti tutti. E allora cominci ad innervosirti perché ne vorresti leggere ancora e perché vuoi sapere come sta Kabra, uno dei suoi personaggi più riusciti.
Gianluca Morozzi crea dipendenza. Ci metti un attimo a diventare adepto al culto del Moroz. Gianluca Morozzi ti regala narrativa. Semplice, diretta, reale, senza fronzoli. Che a volte ti fa scoppiare a ridere, a volte ti fa aggrottare le ciglia, a volte ti dà la scossa e a volte, ancora, ti apre dei piccoli mondi di fantasia/delirio.
È il caso di Colui che gli dei vogliono Distruggere, ultimo romanzo in ordine di tempo e, probabilmente, il Suo romanzo più strutturato. Quello in cui, addirittura, il ritmo narrativo si sviluppa su tre piani diversi, tre mondi paralleli, ma anche perpendicolari, ma anche intersecati, che sono tre stadi della stessa storia. Tre proiezioni degli stessi personaggi e della stessa trama. Che però, pur essendo frutto dello stesso seme, non s’incontrano ma si guardano. Si osservano. A volte s’ignorano. In un crescendo di fantasia organizzata.
Colui che gli dei vogliono distruggere è un romanzo bellissimo nella sua semplicità, come quasi tutti i lavori di Morozzi, ed è un libro che aggiunge, alla già nutrita schiera di prodotti Morozziani, nuovi personaggi indimenticabili. Come Nitro, l’aiuto libraio, e Daniel, ovvero la versione diurna di Leviatan, senz’H, il supereroe intorno al quale il romanzo è costruito.
Non vorrei aggiungere molto altro, almeno del libro, per non rovinare il gusto di stringerlo fra le mani ed aprirlo. Di certo, non può passare inosservata l’idea (stupenda) di creare un supereroe dotato di un potere particolare. Quello di cambiare due superpoteri alla volta, ogni dodici ore, senza sapere quali e in che sequenza appariranno. Chi ha un minimo di dimestichezza con la scrittura e la mente di Morozzi sa che questo è il principio della fine, un elemento nato per creare situazioni di un gusto e un umorismo più unici che rari.
E la figura di David Bowie, essere extraterrestre, delirante e megalomane, totalmente impazzito e deciso a distruggere il “ben più noto” Johnny Grey, comandando le sue truppe di Alladin Sane e Spiders From Mars è una delle trovate più belle che mi sia capitato di leggere, da parte di autori italiani, negli ultimi anni.
Insomma, Gianluca Morozzi vince ancora a mani basse il campionato (che non c’è) degli scrittori di talento. Anzi, magari dopo una dozzina di libri uno più bello dell’altro, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di smetterla di chiamarlo nuovo talento, e di definirlo molto più chiaramente Grande Scrittore Italiano.
Perché? È presto detto: se la qualità di uno scrittore sta anche nel creare affezione (oltre che a scrivere in bella copia) e partecipazione con il lettore, beh allora Morozzi potete pure chiamarlo maestro. Pochi, come lui, hanno la capacità di farti entrare in quella famiglia di pazzi, sensibili, lucide e simpatiche canaglie piene di valori, in un mondo fatto di numeri e impulsi elettronici, che sono i suoi personaggi. Di farti entrare e accoglierti come uno di famiglia. Di regalarti ore di grande respiro e serenità. Di regalarti avventura. Proprio come in Colui che gli dei vogliono distruggere.
E se la nomenclatura, la critica, le corporazioni di autori invidiosi, oseranno mai dire il contrario, allora Morozzi sarà proprio "colui che gli dei vogliono distruggere". E che i lettori difenderanno fino alla morte. Ancora grazie, Gianluca.
C'era un'auto con due persone a bordo. Viaggiava nella pioggia, preceduta da un autocarro e tallonata da un tir. L'auto percorreva a passo d'uomo la striscia d'asfalto nota come Via Emilia. Precisamente, quella porzione della Via Emilia srotolata tra la città di Reggio e la città di Modena. Alla guida dell'auto c'era una vistosa fanciulla di nome Sandra. Da sette chilometri stava sbraitando improperi contro i camionisti, la pioggia, i cantieri, gli dei. Il suo fidanzato apriva bocca solo per segnalare qualche ostacolo nascosto dall'acqua, dai camion, dalla furia che accecava la nervosa compagna. Il fidanzato di Sandra, il protagonista di questa storia, si chiamava Daniel Drum. Ed era un supereroe.
Daniel era innamorato di Sandra. Molto innamorato. Moltissimo. La venerava. Ne era letteralmente abbagliato. Due anni e mezzo di libero accesso al suo corpo, alle sue mani, alle sue labbra, e ancora non riusciva ad abituarsi a tanta bellezza. Daniel amava Sandra di un amore incondizionato e puro. Sandra amava Daniel, be', come si ama un animale da compagnia. Un animaletto tenero e buffo.
Se avesse dovuto elencare i pregi fisici di Sandra, Daniel avrebbe cominciato dalle sue gambe chilometriche, sempre esaltate da gonne cortissime e spacchi sapienti. Avrebbe poi descritto il suo faccino imbronciato, l'altezza ragguardevole, i capelli lunghi, lisci e curatissimi. La sua capacità di guidare con otto centimetri di tacco, strizzata in un tubino nero. Daniel avrebbe sorvolato sui dettagli meno gradevoli. Gli orrendi ed che Sandra imponeva al passeggero, compilation nevrotiche e adrenaliniche, roba jungle o frenetico drum'n' bass. L'ossessione compulsiva di dover essere sempre truccatissima, impeccabile, perfetta. La sua abitudine di schiacciare freno e acceleratore in modo isterico e convulso. Su quei difetti, molto evidenti agli occhi dei suoi amici e di buona parte del genere umano, Daniel tendeva a glissare. Daniel guardava Sandra, curva sul volante, accigliata, nervosa, gli occhi che sprizzavano odio, imprigionata in un inferno di seconda e terza marcia. La sentiva imprecare contro i camion guidando a strappi e scatti, e come sempre la trovava bellissima.
© 2009, Ugo Guanda editore
Gianluca Morozzi – Colui che gli dei vogliono distruggere 334 pag., 16,50 € - Edizioni Guanda 2009 (Narratori della Fenice) ISBN 978-88-82-46898-9
| 02 febbraio 2009 | | Di Mario Ruggeri |
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