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Recensione

La La notte che Pinelli copertina

La notte che Pinelli di Adriano Sofri

"Vedi com'è arduo immaginare che cosa sia successo in quella stanzuccia. Possiamo provare a figurarci tutti gli scenari possibili, Pinelli che si scaraventa giù con un balzo felino, Pinelli che si affaccia per prendere aria e piomba giù per un malore attivo, Pinelli che viene sporto fuori per minaccia e sfugge alla presa, Pinelli che cede a una violenza mal calcolata e viene buttato giù nel panico degli interroganti..."

"La complicità di un innocente con un innocente non spiega un suicidio": questa frase che conclude uno dei capitoli del libro e funge da titolo di quello seguente è basilare per la lettura di questo libro.
Un'opera estremamente ricca di informazioni che, comunque la pensi oggi il lettore, qualsiasi fosse nei tempi ormai lontani dei fatti narrati la sua opinione, suscita un interesse altissimo.


La ricostruzione di quella notte, delle ore che la precedettero e di quelle che la seguirono, delle indagini compiute negli anni, delle varie testimonianze, dei processi che hanno sempre dato responsi che lasciano perplessi, sono estremamente attente e documentate, quasi Sofri volesse testimoniare al mondo un distacco e un bisogno estremo di obiettività.

Credo sia inutile e assurdo cercare in questo libro la "confessione" o il "pentimento": troppi articoli sono stati scritti, ancor prima di aver letto il libro, per suffragare una motivazione così soggettiva e clamorosa.
Evidentemente la scelta del tema non è casuale, ma è come se Sofri volesse, raccolto tanto materiale, farne ordine e produrlo come documento chiarificatore, in particolare a quelle generazioni che conoscono solo per sentito dire (quando ciò ancora avviene) quei tragici giorni. Non è un caso che il libro si rivolga direttamente a una ragazza, interlocutrice, o meglio referente, ideale per chi, con il vizio del docente, vuole spiegare qualcosa a cui tiene molto, qualcosa che gli ha cambiato la vita, ma che vuole presentare con una certa distanza senza soffermarsi troppo su fatti che lo riguardino personalmente.


Avevamo vent'anni, e oltre il ponte... Con alcuni versi di una canzone di Calvino, Sofri apre i capitoli che riguardano il processo per diffamazione che il prof. Bandelli, direttore del giornale Lotta Continua, affrontò su denuncia di Calabresi, e parla così anche di sé e della sua generazione.
Un punto chiave fu il riifuto di esumare il cadavere del povero Pinelli per una perizia richesta dal giudice Biotti e dalla difesa di Bandelli.
Un assurdo tranello venne teso al magistrato che venne così ricusato e allontanato dal processo: la richiesta di esumazione a quel punto svanì nel nulla.  


"C'è sempre un conflitto fra il contesto e il senno di poi. Fra gli attori e i testimoni diretti, e quelli che vengono dopo, fra la memoria e la storia. Il contesto è il rifugio dei farabutti, che lo invocano a giustificazione delle malefatte. Ma è anche il criterio irrinunciabile all'intelligenza delle cose."
Queste frasi sono molto significative per capire ciò che nelle pagine successive viene scritto circa l'appello firmato dai più grandi intellettuali del tempo nel giugno del 1971, e pubblicato da l'Espresso, e il breve carteggio intercorso tra Bobbio e l'autore relativo. Leggere queste pagine turba chi quegli anni ha vissuto e sicuramente colpisce i più giovani, tale è l'onestà intellettuale con cui sono descritti episodi e sentimenti dei protagonisti.


Ecco poi, per dire come la storia abbia il vizio di ripetersi, altri casi ben più recenti di cittadini entrati vivi in una stanza di polizia e usciti morti, quello di Salvatore Marino (personaggio della cui innocenza si può per altro dubitare, ma ciò non giustifica assolutamente l'accaduto) ad esempio del 1985. In quel caso però la fermezza del presidente della Repubblica Scalfaro segnò con ben diverso senso della giustizia quel tragico episodio.

Le parole sono indulgenti. Ogni distanza tra le parole e i fatti è destinata a cadere? Queste sono le corresponsabilità che si assume Sofri, la responsabilità di parole che oggi gli fanno orrore, parole che nascono da un'interpretazione scorretta del proprio ruolo antagonista e che erano diffuse in quegli anni e sulla bocca di tanti giovani, ma che sulla bocca di alcuni ebbero un peso e conseguenze ben gravi.

Le prime pagine

                                                     Anni di fumo


                                                                           «Nulla posso dire in merito all'accaduto»
                                                                   (Dal verbale di interrogatorio di Giuseppe Pinellì,
                                                                                  13 dicembre 1969, alle tre di notte
)

Forse l'Italia non sarà mai un paese normale. Forse è il paese in cui tutto diventa normale. Si telefonava al centralino della Camera dei Deputati e si diceva: «Le Stragi, per favore», e quello rispondeva: «Resti in linea, prego», e ti passava la Commissione Stragi.
Quante stragi. Il 2 agosto 1980. la bomba che scoppiò nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna fece 85 morti e 200 feriti. La notte del 4 agosto 1974 una bomba era esplosa in una vettura dell'espresso Roma-Brennero. 12 morti, 50 feriti. Qualche minuto in meno, e l'esplosione sarebbe avvenuta nella galleria di San Benedetto Val di Sambro: i morti sarebbero stati centinaia. Neanche tre mesi prima, il 28 maggio 1974, una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti era esplosa durante una manifestazione antifascista in piazza della Loggia a Brescia: i morti furono 8, i feriti 94. Il 22 luglio del 1970 una bomba aveva fatto deragliare il Treno del Sole a Gioia Tauro, i morti furono 6. Il 23 dicembre 1984 fu la volta del treno rapido 904, ancora nei pressi di San Benedetto Val di Sambro: 17 morti, 250 feriti.
Nel DC9 precipitato a Ustica il 27 giugno 1980 erano morte 81 persone. Il 17 maggio 1993 un'autobomba mafiosa in via dei Georgofili, a Firenze, uccise 5 persone. In tutti gli altri casi citati, gli attentati furono opera di terroristi di destra, con complicità coperture e depistaggi di apparati dello Stato.
Si capisce che quando, nel 1988, fu istituita la «Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi», si sentisse il bisogno di un'abbreviazione. E si capisce che l'abbreviazione si riducesse alle due parole: «Commissione Stragi». Presto tutti fecero l'orecchio a quella incredibile denominazione. Era un po' più imbarazzante da spiegare agli stranieri. Se scorri quell'elenco - non ho citato che i massacri più anonimi contro i civili - ti accorgerai che tutte quelle stragi sono avvenute prima che tu nascessi. Quando ne hai sentito parlare, da bambina, gli adulti le trattavano, se non come una cosa cui ci si rassegna - grazie al cielo non ci si rassegna alle stragi degli innocenti - però come una cosa frequente, cui ci si era fin troppo abituati.

© 2009, Sellerio

Adriano Sofri – La notte che Pinelli
284 pag., 12,00 € - Edizioni Sellerio 2009 (La memoria)
ISBN 978-88-38-92371-5



29 gennaio 2009 Di Grazia Casagrande

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