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RECENSIONE

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Titolo Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste. Dai «Misteri d'Italia» di «Blu notte»
Autore Lucarelli Carlo
Dati 395 p., brossura
Prezzo € 19,00
Prezzo IBS € 16,15
Editore Einaudi
Collana Einaudi. Stile libero big
EAN 9788806195021
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Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste. Dai “Misteri d’Italia” di “Blu notte” di Carlo Lucarelli

"Credo sia giusto raccontarle ancora, queste storie che stanno alla base di ciò che sta accadendo anche oggi e servono a spiegarlo, mostrandocene il meccanismo. Raccontarle cercando di riprodurre il ritmo e anche le imperfezioni delle testimonianze, che proprio grazie a quelle imperfezioni riescono a essere così vere."

Quanti misteri, che restano ancora oggi insulti nella storia d’Italia, sono legati alla criminalità organizzata... che si chiami mafia, camorra, ‘ndrangheta o banda della magliana poco importa.
Di alcuni di questi misteri ci ha parlato nelle tante puntate di due trasmissioni di successo - Misteri d'Italia e Blu notte -, Carlo Lucarelli, in veste di narratore più che indagatore, come collettore di informazioni, rielaborate, verificate e riproposte in un modo logico e sintetico, per darci un quadro essenziale ma preciso delle vicende.
Sono storie difficili, storie che ci fanno sentire impotenti, storie che ci sembrano superate e invece no, sono ancora lì, dietro l’angolo, pronte a ripetersi.
Leggere questo libro non è esattamente come guardare la trasmissione in tv, in qualche modo ci mancano le immagini, gli interventi dei protagonisti, le ricostruzioni, che a dire il vero vengono comunque raccontati; ma d’altra parte guadagnamo in approfondimento, in analisi, perché possiamo meditare sulle parole che leggiamo, farle sedimentare un po’ e riprendere la lettura con calma, con molta più attenzione di quella che abbiamo davanti alle sfuggenti immagini del piccolo schermo.


Capiremo meglio così la complessa vicenda dell’anomalia sarda, come Lucarelli intitola il primo capitolo, quel fenomeno legato in particolare ai rapimenti che vede protagonisti personaggi come Graziano Mesina o Matteo Boe, con i tentativi di trovare motivazioni politiche a questa criminalità e qualche mai del tutto chiarito legame con le Brigate Rosse.

In una recente intervista, a Lucarelli è stato chiesto se i delinquenti come Vallanzasca o Sante Notarnicola fossero una realtà più “romantica”, meno violenta e spietata di certa criminalità che opera in questi anni. Ma Carlo ha giustamente risposto negando questa distinzione, questo irreale fossato che dividerebbe passato e presente. La violenza, l’omicidio efferato, l'insensibilità assoluta erano alla base di quei crimini come di quelli di oggi, né più né meno e sarebbe davvero sbagliato fare di quegli assassini quasi dei banditi gentiluomini: se volete convincervi di questo sino in fondo leggete il capitolo su Milano calibro 9, una cronaca senza veli retorici dei fatti. Forse alla fine a salvarsi dall’abisso è solo Luciano Lutring (“la banda Lutring non spara mai”).

E da Milano a Roma, alla Banda della Magliana sui cui misteri irrisolti ancora si indaga con continui colpi di scena. “Questa è una storia di banditi – scrive Lucarelli – una storia di gangster come quelle che si vedono nei film con Al Capone e John Dillinger, il nemico pubblico numero uno. Solo che qui non siamo a Chicago negli anni Trenta ma siamo a Roma, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, e i protagonisti della nostra storia non si chiamano Albert Anastasia o Machine Gun Kelly, ma Franco Giuseppucci detto er Negro, Gianfranco er Pantera, o Franchino er Criminale. […] Qualcosa che ci riguarda tutti, e che fa paura. Questo è un romanzo, un Romanzo criminale, come lo ha chiamato un bel libro di Giancarlo De Cataldo. Questa è la storia della Banda della Magliana”.
Un problema non semplice ma forse meno impossibile da dipanare di quelli che l’autore ci racconta nei capitoli successivi, due cancri radicati, gravi, sempre più gravi, a lungo quasi ignorati dall'opinione pubblica: la Camorra napoletana e ‘Ndrangheta calabrese. Qui c’è solo da lasciar parlare i fatti, purtroppo. Ma c’è molto da scoprire dietro questi fatti, perché specialmente la storia della seconda è “una storia che nessuno conosce” a cui può mettere fine solo la ribellione della gente.

Chiudono il volume due racconti un po’ diversi: nel primo Terra e Libertà “si racconta la vicenda di uomini che sono morti per quello in cui credevano e di altri uomini che li hanno ammazzati, di una mafia che comincia a impadronirsi dei campi dei baroni e poi finirà per mettere le mani sulle industrie e sugli appalti.”
Nel secondo Trapani, coppole e colletti bianchi, si racconta di come la criminalità abbia allungato i tentacoli sulla politica, l’imprenditoria, le istituzioni e stia raggiungendo impensabili posti di potere.

Ecco che la vera criminalità, quella che può condurci tutti alla rovina, non ha l’aspetto dello sbandato, dello zingaro, del diverso (contro i quali si vuole puntare l’attenzione perché è più facile, perché è distraente), nemmeno l’immagine del bandito con il fucile a spalla, non ha più la coppola ma il blazer ed è molto, molto più pericolosa di quella che gli stereotipi vogliono rappresentarci.
Non ci ruberà la borsa, ma la vita.


Le prime pagine


L’anomalia sarda

   Cominciamo con un'immagine.
   È un'immagine quasi rubata, vista attraverso lo spiraglio di una porta socchiusa.
   Un uomo seduto su una sedia, la testa appoggiata allo schienale, gli occhi serrati.
   Sembra stanchissimo.
   Siamo in Sardegna, in una delle regioni più belle e misteriose d'Italia. Siamo a Cagliari e fa caldo, molto caldo, umido e afoso, perché è agosto, l'II agosto del 1998, e nei locali del Palazzo di Giustizia non c'è l'aria condizionata. L'uomo seduto sulla poltrona è un magistrato, che in quel momento però non sta facendo il magistrato, ma l'indagato.

   Sono arrivati altri magistrati da Palermo, tanti: il procuratore capo Giancarlo Caselli, l'aggiunto Vittorio Aliquò, i sostituti procuratori Lia Sava, Antonio Ingroia e Giovanni Di Leo. Sono tutti al terzo piano nell'ufficio del procuratore aggiunto Mauro Mura.
   Per ore, quattro ore almeno, hanno interrogato quel magistrato che ora sta sulla poltrona, il giudice Luigi Lombardini, uno dopo l'altro, alternandosi nella stanza in quel pomeriggio afoso di inizio agosto. Hanno cominciato alle 12,40, sono quasi le cinque del pomeriggio e non hanno ancora finito. Alle sette e tre quarti i magistrati di Palermo chiedono al giudice Lombardini di poter perquisire il suo ufficio, anzi, non glielo chiedono semplicemente, glielo notificano con un decreto di perquisizione della polizia giudiziaria.
   Il giudice accetta, sereno e tranquillo, come se non avesse niente da temere, chiede soltanto di poter chiamare il suo avvocato. Lo chiama, lo aspetta e l'avvocato arriva. Allora i magistrati di Palermo gli chiedono di fargli strada perché quel palazzo di giustizia non lo conoscono. Il giudice accetta, sereno e tranquillo, come sempre.
   Salgono tutti uno scalone che attraversa il palazzo dall'interno ed entrano nel corridoio che porta agli uffici della procura circondariale - «la procurina», così la chiamano - dove quel giudice lavora. È un corridoio stretto costeggiato da grandi armadi di metallo che lo rendono ancora più stretto. Cosi devono camminare tutti in fila indiana col giudice davanti e i magistrati di Palermo dietro.
   Arrivano all'ufficio del giudice, il giudice entra, entra il sostituto procuratore Di Leo, stanno per entrare anche gli altri, ma all'improvviso il giudice Lombardini fa una cosa strana: si mette a correre per la stanza, entra dentro un'altra porta e la chiude.
   Il sostituto procuratore Di Leo ha appena il tempo di guardare il dottor Ingroia che è ancora sulla soglia, quando dietro quella porta chiusa, forte, assordante, si sente il rumore di uno sparo.

© 2008,  Giulio Einaudi editore

Carlo Lucarelli – Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste. Dai «Misteri d'Italia» di «Blu notte»
395 pag., 19,00 € - Edizioni Einaudi 2008 (Einaudi. Stile libero Big)
ISBN 978-88-06-19502-1


L'autore



08 gennaio 2009 Di Giulia Mozzato


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