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HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Il corpo del mondo |
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| Autore |
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Marcotullio Massimo |
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| Dati |
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256 p. |
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| Prezzo |
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€ 14,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 12,60 |
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| Editore |
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Todaro |
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| Collana |
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Impronte |
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| EAN |
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9788886981651 |
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Massimo Marcotullio
Il corpo del mondo
"Solo uno scrittore bolognese di libri gialli fornì una ricostruzione molto vicina alla realtà dei fatti.
Fu ignorato.
Il georgiano che, con l'aiuto dei suoi guardaspalle, era riuscito a lasciare la sala da ballo senza una scalfittura, incappò ingenuamente in un posto di blocco della Benemerita e fu arrestato."
Milano. Giugno 2005.
Beo Fulminazzi, investigatore privato ateo scettico positivista, originario di Calcababbio, madre non conosciuta, gioventù movimentista con lezioni di pugilato, presbite, ovrappeso, sfortunato scommettitore ippico, maestro di bigliardo, odio per il telefonare, guidare, camminare fra la folla, riceve l’incarico di ritrovare la bellissima figlia ventunenne universitaria dal padre ricco avvocato Francesco Federico Moltrasio.
Scopre che i due rocker che stavano con lei sono stati appena barbaramente torturati e uccisi. Finisce sulle rive sinistre del Po, a cavallo tra le province di Pavia, Lodi e Piacenza. Incontra Nicole, deliziosa vedova di origini ginevrine e molti guai: cave, rifiuti, commerci illegali, manifestazioni, morte, scarsa fiducia nelle commissioni parlamentari d’inchiesta.
Tutto ruota intorno alla contorta potente opulenta famiglia del commendator Aglieri e qualcosa continuerà a ruotare. Clone padano del classico hard californiano (Po e Mississipi…però!) per il terzo simpatico romanzo del cinquantunenne Massimo Marcotullio, in prima persona come ovvio. La musica alterna Colosseum a blues. Pasti finalmente da trattoria di campagna.
Segnalo lo scrittore bolognese di gialli a pag. 251. Consigliato a abitudinari, affinché si rilassino.
Le prime pagine
Caldo. Caldo. Caldo.
Come trovarsi all'inferno senza essere morti. Ero in piedi dalle cinque del mattino. Mi ero vestito ed ero venuto in ufficio, senza sapere esattamente il perché. Il mio piccolo appartamento era un forno chiuso dentro un forno. L'ufficio non era meglio.
Stavo seduto dietro la scrivania da ore, immerso in una specie di dormiveglia febbrile che, anziché concedermi un po' di requie, mi estenuava.
Provai ad accendermi una sigaretta, ma dovetti spegnerla quasi subito: era umida, bruciava a fatica e sapeva di letame. Ed era solo l'inizio di giugno. L'estate, da un punto di vista tecnico, doveva ancora incominciare.
Osservai con gli occhi socchiusi la porta a vetri che separava il corridoio dal mio ufficio: una squallida stanza, in uno squallido edificio, in uno squallido quartiere. Un denso strato di polvere grigiastra rendeva quasi illeggibile la scritta nera sul vetro smerigliato: BEO FULMINAZZI - INVESTIGAZIONI PRIVATE. Come nei film americani, cazzo; come nei romanzi di Raymond Chandler.
Dovetti distogliere lo sguardo per non essere travolto dal voltastomaco.
Per sfuggire al disgusto, concentrai la mia attenzione sulla facciata del palazzo di fronte. Sul davanzale della finestra che apriva la sua orbita in corrispondenza della mia, un gatto era intento a fare toeletta. Sembrava fresco come un cetriolo. Il caldo atroce che gravava sulla città lo lasciava del tutto indifferente.
Sdraiato su un fianco, con il capo reclinato sul ventre, si leccava beatamente i coglioni, come se dal buon esito dell'operazione dipendesse il corso stesso degli astri, l'avanzare e il ritrarsi delle maree, il compimento d'ogni destino, animale o umano che fosse. Provai una fitta d'invidia per quella bestiola grigia che ostentava una simile capacità di astrarsi dal contesto generale per concentrarsi esclusivamente sui propri bisogni primari. Nella fattispecie, tenersi le palle umide.
Completamente assorbito da queste alte meditazioni, non mi accorsi che l'uscio dell'ufficio si era aperto finché l'uomo non ebbe fatto tre passi nella stanza, fermandosi davanti alla scrivania.
- Il signor Fulminazzi? - chiese, con voce educata. Sussultai, colto del tutto alla sprovvista.
Lì per lì non ebbi la prontezza di rispondere. Mi limitai ad allargare le braccia in un gesto che poteva avere molti significati.
- Posso accomodarmi? - proseguì l'uomo.
- Prego, faccia pure - l'invitai. La mia voce sembrava il cigolio del chiavistello di una segreta che veniva azionato per la prima volta dopo decenni.
- Ho un problema - sussurrò l'uomo.
- L'immaginavo - risposi. - Non sono molti gli sconosciuti che mi vengono a trovare per discutere della meteorologia. Non so perché mi stavo comportando da stronzo; forse era quella sua aria così ostentatamente inoffensiva, quel suo sguardo così esageratamente mite. Era un uomo suppergiù della mia età: capelli castano chiaro pettinati all'indietro, camicia azzurra, calzoni di gabardine leggero, mocassini dall'aria costosa. Un Rolex al polso. Sulla fronte non una sola goccia di sudore, mentre io, al contrario, grondavo come se fossi stato ripescato da un canale. Con ogni probabilità, era appena sceso da una bella macchina super climatizzata. E poi, quegli occhi marroni, acquosi: due occhi da bracco, da cocker spaniel, fiduciosi, imploranti. Due occhi insopportabili.
La mia battuta non parve irritarlo. L'uomo mi porse un biglietto da visita.
FRANCESCO FEDERIGO MOLTRASIO - AVVOCATO lessi; seguiva l'indirizzo dello studio, Via Taldeitali, in una delle zone più , esclusive del centro, dove gli immobili costano una fortuna.
Appoggiai il biglietto sul piano polveroso della scrivania, esitando ad alzare gli occhi per non dover nuovamente incontrare quello sguardo.
- Mi parli del suo problema - dissi, infine.
- Mia figlia. È sparita. Vorrei che lei la cercasse. E la trovasse.
- Chi le ha dato il mio nome?
L'uomo mosse la mano destra, in un gesto vago.
- Sono avvocato. Ho preso un po' di informazioni nell'ambiente. Diverse persone mi hanno parlato bene di lei.
- Ci sono molte agenzie investigative a Milano; quasi tutte migliori della mia.
L'avvocato mosse nuovamente la mano, riproducendo il gesto di poco prima in una sequenza millimetrica.
- Ho bisogno di qualcuno che si occupi della faccenda a tempo pieno. Lei ha buone referenze. •
- Mi dica tutto.
- Da più di una settimana non ho notizie di mia figlia. Non è mai rimasta tanto a lungo senza darmi sue notizie. Sono preoccupato.
- Non abita con lei?
- Da qualche mese abita per conto suo, con un'amica. Studia Filosofìa alla Statale. Ha appena compiuto ventun'anni. Sembra quasi che sia svanita nel nulla. Nessuno ha sue notizie. Non ha lasciato un biglietto. Un simile comportamento non è da lei. Beatrice è una ragazza assennata.
Piccole frasi staccate, pronunciate l'una dopo l'altra con voce monocorde. Le pause tutte uguali, come se fossero state provate a lungo con un cronometro.
Non replicai. Mi limitai a fissare lo sguardo una quindicina di centimetri al di sotto della linea dei suoi occhi, pressappoco all'altezza del pomo d'Adamo, che si mosse ripetutamente. Il silenzio si protrasse per due o tre minuti, intervallo che, in un incontro tra perfetti sconosciuti, può apparire interminabile.
- Non ha nulla da chiedermi? - disse, infine.
- Non ha nulla da aggiungere? - ribattei.
Per la terza volta, l'avvocato si esibì nel suo gesto preferito, a
cui fece seguito una lieve alzata di spalle.
Sospirai.
- Ho bisogno di conoscere le abitudini di sua figlia; il nome dei suoi amici, dei suoi conoscenti; mi servono gli indirizzi dei luoghi che frequenta abitualmente; ho bisogno di una sua fotografia - Spiattellai l'elenco con tono monocorde, come se si trattasse della lista della spesa.
- Ho bisogno di qualcosa su cui lavorare, cazzo! - ripresi, improvvisamente adirato, non so nemmeno io perché. - Non sono un indovino né un sensitivo! Moltrasio non si scompose.
Dal taschino della camicia trasse un'istantanea di piccole dimensioni che fece il gesto di porgermi. Lo lasciai per qualche istante col braccio teso, finché non pensò fosse meglio appoggiare la foto sul piano polveroso della scrivania. Attesi ancora una manciata di secondi, poi raccolsi il cartoncino e l'osservai con attenzione. Una adolescente mi sorrise, radiosa, da una spiaggia tropicale, con sabbia corallina, palme e tutto quanto. Indossava una camiciola azzurra; portava i lunghi capelli sciolti sulle spalle. Il suo viso era rivolto verso l'obiettivo, ma gli occhi guardavano altrove. La foto era leggermente sfocata, ma non a sufficienza da non rendere del tutto evidente che la figlia dell'avvocato Francesco Federico Moltrasio era una vera bellezza.
- Complimenti - dissi. - Sua figlia è molto graziosa. La foto, purtroppo, non è di buona qualità. E piccola e sfocata. Non ha niente di meglio? L'avvocato si esibì per l'ennesima volta nel suo gesto preferito.
- Ho trovato solo quella. Credo che gli album di famiglia se li sia portati appresso mia moglie. Ha avuto qualche piccolo problema di salute; attualmente è all'estero per la convalescenza.
- A quando risale la fotografia?
- A quattro anni fa. Eravamo a Zanzibar per le vacanze di Capodanno. In ogni caso, Beatrice non è molto cambiata, da allora. Porta i capelli un po' più corti, ma per il resto è tale quale.
- Non è il massimo, ma me la farò bastare. Ora parliamo del resto. La prego, inizi pure a chiacchierare, mentre io prendo appunti.
L'avvocato trasse dal taschino della camicia un foglietto ripiegato in quattro e me lo porse.
- Per guadagnare tempo, mi sono preso la briga di mettere per iscritto ogni informazione che le possa essere utile per iniziare le ricerche.
Aprii il foglio ripiegato, trovandomi davanti agli occhi una grafia minutissima, ordinata, elegante. Lo scritto era stato tracciato con una matita incredibilmente appuntita, una matita dalla mina dura. Senza occhiali non era neppure il caso che mi sforzassi di leggerne il contenuto.
- Mi rendo conto che non è molto - riprese Moltrasio, scambiando la mia presbiopia per un moto di perplessità. - Da un po' di tempo a questa parte, Beatrice e io conduciamo esistenze separate. Per tutta una serie di motivi, la malattia di mia moglie ha finito per allontanarci.
Annuii e ripiegai il foglio, collocandolo sulla scrivania accanto all'istantanea.
- Per il suo compenso... - suggerì l'avvocato. Gli spiegai rapidamente le mie tariffe, anticipandogli che, con ogni probabilità, sarebbe occorso del tempo per mettermi sulle tracce della figlia scomparsa.
- Non sarà facile; sappia, comunque, che mi dedicherò interamente a questo caso. - Raccolsi il biglietto da visita. - Lei è sempre rintracciabile a uno di questi recapiti? Nel caso ci siano novità o abbia bisogno di ulteriori informazioni. Moltrasio annuì. Poi parve ripensarci. Dal solito taschino, trasse un nuovo biglietto sul quale era vergato un numero di cellulare.
- In caso di necessità, può trovarmi a questo numero. La prego, però, di farvi ricorso solo in circostanze estreme; si tratta di una linea riservata che deve rimanere sempre libera. Motivi di lavoro.
- Non c'è problema: non sono abituato a chiamare per ogni nonnulla. Mi farò sentire per le vie normali non appena sarò in grado di dirle qualcosa.
Moltrasio mi versò un consistente anticipo e si alzò. Era giunto il momento da me tanto temuto: quello dei commiati e della stretta di mano. Fu peggio di quanto mi fossi aspettato. L'avvocato mi porse una mano che sembrava appartenere a una persona defunta da anni. Ebbi la sensazione di afferrare un sacchetto pieno di bastoncini secchi. Una cosa da far accapponare la pelle nonostante il caldo tropicale.
Attesi che la porta si fosse richiusa dietro le sue spalle, poi, dal primo cassetto della scrivania, estrassi una busta all'interno della quale collocai l'assegno appena ricevuto. Piegai quindi la busta e l'infilai nel portafogli, che risistemai nella tasca posteriore destra dei pantaloni.
Guardai l'orologio da polso: le dodici e trentacinque. Se mi davo una mossa, facevo ancora in tempo a depositare l'assegno sul mio esangue conto corrente, che già da più di un mese attendeva una trasfusione. Poi avrei provato a mangiare qualcosa.
© 2006, Todaro Editore
Marcotullio Massimo - Il corpo del mondo
256 pag., 14,00 € - Edizioni Todaro 2006 (Impronte)
ISBN 9788886981651
L'autore
Massimo Marcotullio nasce a Pavia nel 1955. Nel 1997 pubblica in Germania per la casa editrice Heyne il suo primo racconto. A questa prima prova fanno seguito altre collaborazioni, questa volta per Knaur Verlag. In Italia ha pubblicato i romanzi: La morte e il salumiere e II sangue dello Scorpione. Il corpo del mondo è la sua terza opera narrativa.
| 29 agosto 2006 | | Di Valerio Calzolaio |
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