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| Titolo |
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Il volo. Le rilevazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos |
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| Autore |
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Verbitsky Horacio |
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| Dati |
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205 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 8,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 8,00 |
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| Editore |
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Fandango Libri |
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| Collana |
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Fandango tascabili |
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| EAN |
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9788860440914 |
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Il volo. Le rilevazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos, un romanzo di Horacio Verbitsky“History is a nightmare from which I am trying to awake”
Come un incubo da cui provare ad uscirne ogni volta. La Storia però rimane nei fatti, nella memoria dei carnefici e delle vittime. Unico rimedio, unico vaccino una confessione che Adolfo Scilingo, ex militare argentino, senza esitare, decise di iniziare nel 1995. Un giornalista, Horacio Verbitsky, decise di ascoltarla. “Sono stato all’ESMA. Le voglio parlare”. Così prende forma un’intervista tragica e catartica di un uomo che si riconosce “delinquente” perché obbedì ad ordini disumani, posti oltre i limiti della legge. Un uomo che prese parte ad una lotta tra coloro che erano dalla parte della morte, i sovversivi, e coloro che erano dalla parte della vita, le Forze Armate, perché non bisognava “tollerare” che la morte andasse in giro “liberamente” in Argentina.
Tutti obbedirono, tutti agirono per attuare la repressione, un processo irreversibile, un piano sistematico e generalizzato, l’unico modo per porre fine alla sovversione e chiunque avesse avuto un legame con Lei sarebbe dovuto “scomparire”. Due forme di scomparsa erano previste: o la griglia o il volo.
“Nel deposito di costruzioni vidi una vasca lunga due metri e alta trenta centimetri con sopra una griglia. Su di un bordo c’era un tubo con un imbuto rialzato. Mettevano lì i corpi e attraverso l’imbuto facevano passare il gasolio. Era così che scomparivano.”
Con la leggerezza di un salto nel vuoto furono gettati, da aerei militari, migliaia e migliaia di corpi nudi e intontiti, che poi di sovversivo ebbero ben poco...
“Non credo che sia morto nessuno che avesse un’importanza tale da essere pericoloso… Sì è vero che il paese era in una situazione caotica. Ma oggi posso dirle che non c’era nessun bisogno di ucciderli. Li si poteva tener nascosti in qualche parte del paese. Le Forze Armate, però, non sono state le uniche responsabili di tutto questo, gran parte della popolazione acconsentì alle atrocità che si stavano perpetrando.”
Ma nell’intimo della propria coscienza, dopo il primo Volo, e forse dopo la mancata caduta nelle acque dell’oceano, nulla sarebbe stato come prima per Scilingo, primo e unico militare che cercò di capire la dimensione veramente tragica di quegli avvenimenti, senza ipocrisia, confutando un ordine da sempre accettato come indiscutibile.
“In quel momento ero convinto di ciò che facevamo. Adesso sono passati quasi vent’anni. Certamente mi sono pentito. Di più, sono distrutto per ciò che ho fatto. Ma ho cominciato a rompere il guscio militare. Se ho le lacrime agli occhi non mi preoccupo di nasconderle. Non solo sento come un essere umano, comincio pure a pensare come una persona comune.”
Una coscienza tormentata che, sebbene come epilogo gli abbia arrecato una condanna a 640 anni di carcere, per crimini contro l’umanità, detenzione illegale e torture, ha provocato delle reazioni a catena con impatti su ogni cellula della società mondiale, come se le parole di un carnefice fossero più reali e veritiere di quelle delle vittime, come se finalmente la sua fosse la prova innegabile di un passato esistito ed uno soltanto.
Il volo. Le rilevazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos - Horacio Verbitsky Traduzione di C. Tognonato 205 pag., 8,00€- Fandango (Fandango tascabili) ISBN 978-88-86044-091-4
L'autore
Horacio Verbitksy è nato a Buenos Aires nel 1942. È uno dei più famosi giornalisti investigativi e scrittori di saggi argentini. Nel 2001 fu uno dei quattro vincitori del premio per la Libertà di Stampa CPJ, in seguito al suo lavoro di reportistica sui fatti della dittatura e per la sua difesa della libertà di stampa.
| 19 novembre 2008 | | Di Claudia Caramaschi |
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