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RECENSIONE

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Titolo Il decimo dono
Autore Johnson Jane
Dati 412 p., rilegato
Prezzo € 18,60
Prezzo IBS € 14,88
Editore Longanesi
Collana La Gaja scienza
EAN 9788830424968
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Il decimo dono di Jane Johnson

Dicono che Dio abbia creato umanità d’argilla, il Jinn lo ha creato dal fuoco.I Jinn sono molto pericolosi, hanno potere di possedere un uomo. Prese in mano una ciocca di capelli rossi che sfuggivano dal velo di cotone che le avvolgeva il capo come un turbante e la fece scorrere pensoso tra le dita. ”Che cosa sei Catrin?Una donna o un Jinn?”. Cat gli tolse di mano la ciocca e la infilò di nuovo sotto il turbante. “sono una donna in carne e ossa”, affermò seccamente. “Forse è cosa più pericolosa di tutte”.

Un romanzo storico ed epico in cui la magia irrompe e si trasforma in un ricamo di parole.
L’arte del ricamo “il ricamo è un’attività improbabile per una persona scombinata come me, ma è proprio la sua precisione ad attirarmi, l’illusione di controllo che sa offrire… fu quel ricamo a salvarmi dalla follia, nei giorni che seguirono l’abbandono.” lega  i destini di due donne, coraggiose e passionali, separate dai secoli.


Chaterine Anne Tregenda, giovane diciannovenne del diciassettesimo secolo nata in Cornovaglia, rapita dai corsari berberi e venduta come schiava in Marocco.
Julia quarantenne di una Londra contemporanea e asettica , la cui vergogna sarà la molla per un riscatto sofferto e voluto “Fin dal principio mi ero vergognata di quella storia, di aver tradito la nostra amicizia,ma la vergogna è un’emozione sgradevole, con la quale non amiamo misurarci.”.


Un dono d’addio, un libro di disegni per ricami, “Il Vanto della Ricamatrice”, appassionerà Julia alla storia magica di Chaterine a tal punto che vorrà recarsi nel Nord Africa per ricredere a se stessa e in se stessa.
Donne intrappolate nella propria esistenza che con la loro forza riescono ad avere una seconda occasione, un destino quasi insperato, ma sperato ardentemente.


Un’avventura del cuore che con scatti fotografici di parole riesce a trascinare il lettore in un mondo lontano e misterioso.
Un libro che permette di fuggire dalla realtà con l’immaginazione,ma che si basa su fatti realmente accaduti e vissuti , come un’esperienza che lascia un segno e un seme.


Le prime pagine

« Di tutte le storie degli uomini, solo due o tre, simili alle allodole che cantano le stesse cinque note da migliala di anni, si ripetono pervicacemente come non fossero mai accadute prima. »
Avevo scribacchiato su un taccuino quelle parole, lette in un romanzo la sera prima dell'appuntamento con Michael, e non vedevo l'ora di infilarle nella conversazione durante la cena, sebbene conoscessi in anticipo la sua reazione (negativa, tranciante - lui era sempre scettico su qualsiasi cosa potesse essere tacciata anche solo vagamente di 'romanticismo'). Insegnava letteratura europea, e verso la letteratura europea aveva una posizione irriducibilmente poststrutturalista, come se i libri fossero carne da banco del macellaio, dove muscoli e tendini, ossa e cartilagine venivano fatti a pezzi, separati e ispezionati. Perciò a suo avviso il mio approccio alla narrativa era emotivo e vago, cosa che, all'inizio della nostra relazione, aveva provocato liti così furibonde da farmi quasi piangere. A sette anni di distanza, però, i nostri erano ormai divertenti battibecchi. Ed erano comunque meglio che discutere, o evitare di discutere, su Anna o sull'avvenire.

Nei primi tempi era stato difficile per me vivere così, approfittando di pochi momenti, con il futuro sempre in sospeso, ma a poco a poco mi ero abituata e la mia vita aveva assunto un andamento prevedibile. Un'esistenza svilita, a cui mancava ciò che per molti è fondamentale, ma a me andava bene così. O almeno questo dicevo a me stessa, all'infinito.
Mi vestii con cura particolare per la nostra cena: una camicia di seta devote, una gonna su misura che mi sfiorava il ginocchio, calze (Michael aveva gusti prevedibili, tipici degli uomini), scarpe scamosciate allacciate alla caviglia con le quali sarei riuscita a malapena a percorrere il chilometro scarso fino al ristorante e ritorno. E il mio scialle preferito, ricamato a mano: vivaci esplosioni di viole del pensiero su un morbido sfondo di cachemire nero.
Dico sempre che per essere una brava ricamatrice serve una buona dose di ottimismo. Un tessuto grande come uno scialle, per esempio, può richiedere da sei mesi a un anno di ispirazione e di lavoro indefesso. Richiede anche forza di volontà, lo spirito ostinato dell'alpinista: muovere un passo misurato dopo l'altro senza farsi prendere dal panico al pensiero dell'immenso compito che ci sta davanti, la distesa con i suoi crepacci e la muraglia di ghiaccio. Forse direte che esagero: un pezzo di stoffa, ago e filo, cosa c'è di tanto difficile? Ma quando uno investe una piccola fortuna in cachemire e un'altra in seta e ha davanti una scadenza improrogabile, come il matrimonio di una ragazza trepidante o come l'inaugurazione di una mostra, e non soltanto deve ideare il motivo e realizzare il disegno, ma anche dare un milione di punti, posso assicurare che la tensione è tangibile.
© 2008, Longanesi

Jane Johnson – Il decimo dono
412 pag., 18,60 € - Edizioni Longanesi 2008 (La Gaja scienza)
ISBN 978-88-30-42496-8


L'autrice



Jane Johnson è nata in Cornovaglia e ha lavorato per vent’anni nel mondo dei libri. Ha curato come editor le opere di Tolkien, collaborando alla realizzazione del film Il Signore degli anelli.
La svolta della sua vita, professionale e sentimentale, è avvenuta durante un viaggio in Marocco, dove si trovava a condurre alcune ricerche per Il decimo dono: dopo essere scampata a una pericolosa disavventura, Jane ha conosciuto l’uomo che è poi diventato suo marito.
Oggi risiede tra la Cornovaglia e il Marocco.


27 febbraio 2009 Di Claudia Caramaschi


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