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La gemma del Cardinale di Patrizia Debicke van der Noot“Le parole presero a uscire dalla sua bocca spezzettate, a stento intelligibili: 'Chi governa la Toscana oggi è giusto, aperto. Si paventa il suo esempio, la sua influenza in Italia. Guardatevi dai corvi…Volano a frotte, neri, incontrollabili. Hanno un capo che li guida, li sprona e un monarca che li appoggia. Aborrono la larghezza di vedute. È condotta che concede spazio al pensiero, spaventa. Il loro bersaglio è la porpora sul trono…ma anche tu, ragazzo!'”
Fiorentina di nascita, Patrizia Debicke trova nella storia rinascimentale della città un materiale inesauribile per i suoi romanzi: intrighi misteriosi, personaggi affascinanti, ambientazione artistica e culturale da soddisfare i gusti di ogni lettore.
Dopo il successo de L’oro dei Medici, l’autrice non ha voluto congedare il seducente protagonista Giovanni de’ Medici – si può pensare a un innamoramento che scavalca i secoli? – ed ecco che anche questa nuova avvincente trama gira attorno al geniale architetto e condottiero, figlio naturale del granduca Cosimo I e prezioso alleato dei fratellastri.
Le vicende della Gemma del cardinale si svolgono dieci anni prima di quelle del romanzo precedente: siamo nel 1587, all’indomani dell’improvvisa e sospetta morte del granduca Francesco I e di sua moglie Bianca Cappello. La successione tocca al fratello minore, il cardinale Ferdinando, il quale lascerà l’abito ecclesiastico per continuare la dinastia, ma il terzo fratello, il perverso e sconsiderato Pietro, trama per assassinarlo e prenderne il posto. A incoraggiare le sue mire organizzando trappole criminose provvede una setta fanatica al servizio del re spagnolo Filippo II, cui non garba l’indipendenza toscana in un’Italia a lui in gran parte asservita.
Sarà l’intervento del prode don Giovanni a salvare il fratellastro cardinale e il granducato, sia con la sua azione diplomatica - a Roma presso il papa Sisto V e a Praga presso l’imperatore Rodolfo II - sia con il coraggio e l’intelligenza che lo contraddistinguono: un grande personaggio ricostruito con passione e competenza dall’autrice che, basandosi sui fatti storici accuratamente studiati, fa rivivere nelle sue pagine truci delitti e splendide dame, mettendo anche in evidenza, ad esempio nelle figure del medico arabo e della schiavetta innamorata, la possibilità di un fertile incontro tra culture diverse, a condizione che venga messo al bando il fanatismo.
Le prime pagine
 | | don giovanni de' medici | Firenze, ottobre 1587 Palazzo Ridolfi, al Canto dei Tornaquinci
Firenze era parata a lutto. La città piangeva il suo granduca. Francesco I era morto il 19 ottobre nella villa di Poggio a Caia-nò. Due settimane prima aveva accusato lievi disturbi gastrici. Vomito, nausea. Li aveva trascurati virilmente. Si era curato da solo con erbe, preparati galenici, polveri, come d'abitudine. E c'era stato un miglioramento, un benessere ritrovato, quasi la guarigione. Era tornato a caccia col fratello cardinale. Pareva nel pieno delle forze...
Ferdinando de' Medici era in piedi, davanti alla nicchia a sedile di pietra serena nella grande stanza d'angolo del piano nobile di palazzo Ridolfi. Non portava l'abito talare, le insegne della sua pompa, ma un sobrio «colletto da vestire» sopra un giubbone color viola. Il collare pieghettato e il tessuto delle maniche, in taffettà broccato, concedeva un gioco minuto di fiori argentei intrecciati. Il principe della chiesa stava immobile come una statua, con le braccia incrociate. Guardava il vuoto davanti a sé, distorto dai vetri piombati della finestra. La sua testa lo pressava, peggio di una fucina in ebollizione, obbligandolo a ricordare. L'8 ottobre, dopo la giornata di caccia, certo è che l'appetito non faceva difetto a Francesco, ci siamo concessi una ricca cena, forse troppo. Abbiamo mangiato anche dei funghi? Quelli? si interrogò Ferdinando. Impossibile! E tu allora, si rispose. Nessun sintomo, malessere. Sano come un pesce. E invece il granduca la sera aveva di nuovo una febbre altissima. Si era allettato malvolentieri. Falsi miglioramenti alternati a nuove sofferenze. Meglio? Peggio e all'improvviso il decorso letale, la morte l'aveva ghermito senza pietà. L'aveva falciato senza concedergli scampo. Il giorno dopo la nuova indisposizione dello sposo, anche la granduchessa Bianca si era chiusa nelle sue stanze in preda a brividi, dolori e vomito. E in più l'idropisia la tormentava, rendendole difficili i movimenti. Era peggiorata. All'annuncio del decesso di Francesco de' Medici, aveva perso conoscenza. L'avevano rianimata con l'aceto. Poi il rifiuto e infine la disperazione, un pozzo inesauribile di lacrime... L'aveva seguito nella tomba, spegnendosi il giorno dopo. Crepacuore? Rinuncia a vivere senza di lui. Paura di dover vegetare indesiderata, ignorata, respinta? I Medici non erano usi a onorare le mogli morganatiche dei loro granduchi. Camilla Martelli, dopo la morte del marito Cosimo I, era stata praticamente reclusa dal figliastro in un convento. Venezia, la potente repubblica marinara, dopo aver scacciato come reietta Bianca Cappello, in seguito aveva cambiato politica. Il doge stesso aveva imposto, forse usata come pedina, la fiera, bionda veneziana, ma i fiorentini non avevano mai amato la straniera. E lei poteva accettare un tale destino di miseria?
© 2008, Casa Editrice Corbaccio
Patrizia Debicke Van Der Noot – La gemma del cardinale 400 pag., 18,60 €- Edizioni Corbaccio 2008 (Narratori Corbaccio) ISBN 978-88-79-72960-4
| 11 novembre 2008 | | Di Daniela Pizzagalli |
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