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RECENSIONE

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Titolo Ho freddo
Autore Manfredi Gianfranco
Dati 552 p., rilegato
Prezzo € 16,00
Prezzo IBS € 14,40
Editore Gargoyle
EAN 9788889541258
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Ho freddo di Gianfranco Manfredi

"Ma anche quei terribili giorni passarono. E in una livida mattina senza pioggia, Aline si risvegliò presa da una strana inquietudine in quel silenzio tombale, e salì su, nell'ampio salone di quella casa gocciolante dove le pazienti sfinite e il bambino indugiavano in un sonno finalmente ristoratore, e raggiunse la stanzetta di Valcour; notando il lettuccio ancora intatto, si accostò alla finestra e spalancò vetri e imposte, finché lo vide laggiù, sotto un cielo striato di viola e acceso di luminescenze boreali, aggrappato al parapetto del precipizio come lo stanco capitano di una nave appena uscita dalla tempesta, che dal ponte di comando scruta l'orizzonte in cerca del sospirato approdo."

Un profondo lavoro di ricerca, e lo studio di alcuni casi realmente accaduti nello Stato americano del Rhode Island alla fine del Settecento, sono il presupposto di questo libro.
Manfredi ha infatti osservato come tra sette e ottocento alcuni testi riportassero la notizia di giovani donne morte di consunzione, cioè di una particolare forma di tubercolosi accompagnata da deliri e da altre turbe psichiche che induceva queste ragazze a considerare il sangue l’unico nutrimento salvifico.


L'autore così costruisce su questa base storica tre personaggi: i gemelli Valcour e Aline de Valmont e il reverendo battista Jan Vos.

La scena d’inizio è molto suggestiva: una tomba scoperchiata per volere del padre della morta e il corpo della giovane donna dissepolta roseo e fresco come se fosse ancora viva. Intorno alla tomba ad osservare la scena, oltre al padre, i due fratelli de Valmont e il reverendo Cooke. Il padre poi con fermezza affonda il coltello nel cuore di quel cadavere e le estrae il cuore. Era quella non morta a togliere la vita alla sorella Livina che deperiva a vista d’occhio e quell’”esperimento” era l’unica chance per lei di sopravvivere…
Eccoci entrati subito nel clima del libro.

Altre storie poi vengono accennate, altre morti misteriose, altri morti vendicativi che sono appunto i precedenti che spingono Valcour ad occuparsi di vampiri. Al centro di alcuni capitoli c’è la misteriosa strage avvenuta nella casa degli Hermann e il mondo contadino che la circonda. Storie passate… ma ora quelle giovani sempre più martoriate dalla consunzione aprono nuove possibilità di indagine… Casi, vicende oscure si intrecciano con la fredda determinazione dei due fratelli e si schiudono davanti ai lettori sempre più coinvolti nella storia.
Merito di Manfredi è proprio l’osservazione di questa realtà contadina, faticosamente uscita dalla condizione più umile e appesantita dalla fatica di liberarsi dai secolari pregiudizi. Occhio di storico, occhio di studioso, ma anche di romanziere e di costruttore di storie ad alta tensione.

Il booktrailer

Una lettura imperdibile per chi ama romanzi carichi di tensione e di mistero, ma sorretti sempre dalla razionalità investigativa e da una scrittura elegante e fluida.   



Le prime pagine



                                                              1.
                                                   L’esperimento


Il signor Stephen Staples di Cumberland si è presentato di fronte a questo consiglio chiedendo l’autorizzazione ad esumare il corpo della sua defunta figlia Abigail Staples, allo scopo di effettuare un esperimento a vantaggio di Livina Chace, moglie di Stephen Chace, sorella della suddetta Abigail. Il Consiglio ha discusso e deliberato quanto segue: a Stephen Staples è consentito di dissotterrare il corpo della defunta Abigail, prescrivendogli di riseppellirla in modo decoroso dopo aver effettuato l’esperimento in questione.

Il Consiglio della città di Cumberland, 8 Febbraio 1796


Appena dissepolta la bara, tre dei quattro schiavi scapparono. Zachary, invece, un nero imponente che pareva scolpito nella roccia, restò accanto alla lapide, gli occhi fissi sul suo padrone. Questi si piegò sul coperchio e allungò una mano come volesse spazzar via gli ultimi residui di terra, ma la mano restò a mezz’aria, tremante. Zachary pensò che era inutile chiedersi il perché del suo comportamento, l’irresolutezza del suo padrone chiariva da sola che qualunque cosa intendesse fare era sbagliata. Si augurò che ci ripensasse, ma Stephen Staples si riscosse e gli fece segno di procedere. Allora Zachary si chinò a schiodare il coperchio. Per quattro volte il piede di porco fece scricchiolare il legno, per quattro volte Staples sussultò. Terminato il lavoro, Zachary sollevò lo sguardo. Staples scuoteva la testa. Stava per rinunciare? Al nuovo cenno, stavolta impellente, come se il padrone rimproverasse a lui i suoi indugi, Zachary scoperchiò la bara e si trasse indietro. Posò il piede di porco contro un albero e si allontanò, senza fretta e senza girarsi.
Stephen Staples aspettò che sparisse, risucchiato dalla foschia grigiastra che aleggiava all’intorno, poi si abbassò e rimosse delicatamente il sudario.
Abigail era rosea, come se il sangue le circolasse ancora nelle vene. Il suo volto era persino più arrotondato di quanto fosse prima della morte. Il corpo, sotto la camiciola bianca, anziché rinsecchito, appariva gonfio e rilassato. Certo il petto non si sollevava al respiro, non il minimo alito filtrava dalle narici e dalle labbra leggermente dischiuse, e le mani risultavano gelide al tocco. Eppure, a guardarla, Abigail pareva placidamente addormentata.
Ogni traccia della malattia che l’aveva consumata, portandola rapidamente alla tomba a soli ventidue anni, era scomparsa, quasi che la morte l’avesse guarita. Abigail riposava in pace.

Stephen Staples le tolse la cuffia. I capelli ne fluirono morbidi. Erano cresciuti. Come le unghie, del resto.
Smarrito, Staples cercò lo sguardo di Valcour, ma il giovane francese, ritto in piedi dal lato opposto della bara al fianco di sua sorella Aline, come lei, non distolse gli occhi dalla morta.

Invano Stephen Staples cercò conforto nel gruppo dei parenti e degli amici. Quelli non guardavano neppure dalla sua parte. Se ne stavano raggruppati sotto un albero spoglio, troppo distanti per poter vedere la defunta, troppo spaventati per avvicinarsi a controllare. Il Reverendo Cooke li aveva raccolti in cerchio e leggeva loro un passo della Bibbia che tutti ascoltavano ad occhi bassi. Era il Salmo 23: «Il Signore è il mio Pastore, nulla mi mancherà…» Staples lo conosceva a memoria.
«Anche se io camminassi nell’ombra della morte, non temerei alcun
male, perché Tu sei con me
». Staples pensò che il sorprendente aspetto di Abigail sembrava confermare quella promessa. Era come se sua figlia giacesse in un verde pascolo o stesse galleggiando su acque tranquille. Se ormai si trovava al sicuro, nelle braccia del Signore, trasfigurata e pura come un angelo celeste, perché turbare la sua serenità? Perché violarla?
Aline fece per abbassarsi sulla bara, con la chiara intenzione di esaminare il cadavere più da vicino, ma Valcour la fermò con un gesto deciso.
«I segni sono indubitabili», disse.
I polsini di pizzo che uscivano dalle maniche della sua impeccabile marsina viola danzarono brevemente nell’aria per poi posarsi come una bianca farfalla sulle spalle di Aline. Tirandola dolcemente indietro, Valcour pronunciò poche parole, in tono neutro, rivolto a Staples.


«Ora sta a voi. Sapete cosa fare… sempre che ne siate davvero convinto».
No, Staples non sapeva più nulla, non era più sicuro di nulla.
Vide Aline indirizzargli un’occhiata fulminante, che gli sembrò ostile.
Del resto, sapeva bene come la pensava: Aline non credeva che i morti potessero tornare in vita a perseguitare i viventi.
Valcour la condusse da parte. Lei si ritrasse dopo aver scosso il capo con forza, ma ormai Staples non la guardava più.
Stephen Chace, il genero di Staples, vedendolo esitare ancora, si staccò dal gruppo dei parenti e avanzò alla luce del fuoco acceso di fronte alla tomba.
«Livina l’ha vista… e non una sola volta»,  gli disse con voce rotta.
«Abigail le ruba il respiro. Se non credete a Livina, se non volete neppure tentare di salvarla, allora lasciate che me ne occupi io». Staples estrasse il coltello.
Una volta presa la decisione, non lasciò più spazio ai dubbi e alle emozioni.
Si chinò su Abigail, le lacerò la camicia sul petto e le ficcò la lama nelle carni. Non pensò più a lei come a una figlia, né come a un essere umano. La aprì come un capretto. Poi affondò le mani nello squarcio e compì l’opera con gesti sicuri e automatici.
Si rialzò, stringendo nel pugno il cuore di Abigail. Lo levò in alto, mostrandolo a tutti.


© Gargoyle

Ho freddo - Gianfranco Manfredi
546 pag., 16,00 €- Gargoyle 2008
ISBN 978-88-89541-25-8

Il sito del libro "Ho freddo" di Gianfranco Manfredi


L'autore



L'intervista a Gianfranco Manfredi


28 ottobre 2008 Di Grazia Casagrande


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