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Recensione

Storia del Piemonte. Dalla preistoria alla globalizzazione copertina

Storia del Piemonte. Dalla preistoria alla globalizzazione di Alessandro Barbero

"La storia di tutti i popoli vissuti tra le Alpi e il Ticino, dall'uomo di Neanderthal fino ai nostri giorni. La storia di coloro che hanno contribuito a creare il moderno Piemonte."

Giustamente Piero Angela nella sua trasmissine televisiva Superquark ha scelto Alessandro Barbero per parlare di storia, anzi, per raccontarci storie di piccole cose che hanno cambiato la storia.
Alessandro Barbero è uno degli studiosi che riescono a far appassionare alle vicende che raccontano, non a caso non è solo docente persso l'Università del Piemonte Orientale, ma è stato anche scrittore di successo, vincendo nel 1996 il Premio Strega con Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo.


Piemontese, Barbero si è laureato a Torino con Giovanni Tabacco, straordinario docente di Storia medievale, e ha da sempre privilegiato quest'area geografica e questo periodo storico nei suoi lavori (con qualche eccezione).
La casa editrice Einaudi pubblica adesso questo ricco volume, denso di informazioni, ricostruzioni, analisi, che in qualche modo raccoglie il suo lavoro di decenni. Una ricostruzione che supera i limiti della storia in senso classico per aprire alla storia sociale, a quella economica, politica, umana.
In una carellata quasi filmica passiamo dai primi cacciatori-raccoglitori alla conquista romana, dalle invasioni barbariche a Carlo Magno e all’affermarsi della signoria feudale, dai comuni alla progressiva riorganizzazione dello spazio politico in principati territoriali, dalle guerre della prima metà del Cinquecento al consolidamento dinastico dei Savoia e al successo della Controriforma in campo religioso, dalle Riforme del Settecento e gli influssi della Rivoluzione francese all’età napoleonica, dal cuore del Risorgimento a quello della Rivoluzione industriale, e ancora le due guerre mondiali, la ricostruzione e il boom economico del dopoguerra, l'immigrazione dal Sud del Paese, gli anni del terrorismo superati con sofferenza, le gioie e i dolori della globalizzazione, e i nuovi flussi migratori che stanno creando una diversa cittadinanza piemontese.


Torino - Statua di Amedeo VI, detto il Conte Verde, conte di Savoia

Piemonte non vuol dire la regione con i confini tratteggiati dalla carta geografica moderna, "se la nostra Storia dovesse limitarsi all'epoca in cui è esistita un'entità geografica, linguistica, politica chiamata Piemonte, e i cui abitanti erano e sono chiamati piemontesi, quella storia non solo comincerebbe piuttosto tardi - scrive Barbero nella sua Introduzione - ma farebbe comunque fatica ad appoggiarsi su un'area dai confini stabili: quelli attuali risalgono, dopo tutto, ad appena sessant'anni fa, quando venne distaccata dal Piemonte la regione autonoma valdostana.
In questo libro è stato dunque inevitabile operare una scelta diversa. Esso racconta la storia delle terra che oggi chiamiamo Piemonte e dei popoli che l'hanno abitata, dallo spartiacque alpino e appenninico fino al Ticino, riportando in vita, per quanto è possibile, l'intera stratificazione di vicende storiche e di esperienze umana che qui hanno avuto luogo, ma senza pretendere in alcun modo che quelle vicende si siano collocate in un quadro geografico unitario.
L'ambizione è di far sì che chiunque oggi viva in Piemonte possa ritrovare in queste pagine la storia dei luoghi in cui abita, dalle prime tracce di insediamento umano fino all'inizio del terzo millennio. In un continuo confronto con le vicende, non di rado anche molto diverse, di tutte le altre zone che nel tempo si sono poi integrate fino a condividere oggi un'unica amministrazione e una stessa identità regionale".


Dunque un libro che racconta la storia di una parte d'Italia fondamentale per la nascita della Nazione unitaria (prepariamoci agli eventi del 2011), che non esalta l'identità "separatista", anzi, che sottolinea i legami con l'Europa nel contesto di una storia comune che unisce e non divide; un libro, seppure tecnicamente ineccepibile, scritto in modo appassionato e destinato a un pubblico ben più vasto e vario dei soli abitanti di quest'area.

Le prime righe

Torino - Statua di Cesare Augusto, Porte Palatine

Capitolo primo
Dai primi uomini alla conquista romana

I. I cacciatori del Paleolitico
La comparsa dell'umo in Piemonte risale a un'epoca relativamente recente, meni di 200.000 anni fa (a titolo di confronto, i primi esponenti del Homo sono comparsi in Africa più di due milioni di anni fa). Quando gli antenati dell'uomo attuale si spingono fino ai piedi della Alpi siamo dunque già alla fine della prima, lunghissima èra della preistoria umana, il cosiddetto Paleolitico inferiore. I pochi luoghi della regione in cui si sono ritrovate tracce di quest'epoca, cioè in sostanza pietre scheggiate dalla mano dell'uomo per farne armi o attrezzi, sono diventati famosi fra gli addetti ai lavori; il più importante e il più antico di tutti è un'altura isolata nella pianura a ridosso del Po, il costone di Montarolo presso Trino Vercellese. Qui, nell'arco di decine di migliaia di anni, gruppi dicacciatori nomadi si fermarono più volte a bivaccare, forse anche perché la zona è ricca di pietra adatta alla lavorazione, in contrasto con la generale scarsità di buone selci nel territorio piemontese.

© 2008 Giulio Einaudi editore

Alessandro Barbero - Storia del Piemonte. Dalla preistoria alla globalizzazione
XVIII - 527 pag., 42,00 € - Edizioni Einaudi 2008 (Biblioteca di cultura storica n.263)
ISBN 978-88-06-18594-7



L'autore





24 ottobre 2008 Di Giulia Mozzato

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