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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Il clan dei Mahé |
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| Autore |
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Simenon Georges |
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| Dati |
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149 p., brossura, 3 ed. |
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| Prezzo |
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€ 15,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 15,00 |
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| Editore |
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Adelphi |
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| Collana |
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Biblioteca Adelphi |
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| EAN |
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9788845920646 |
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Georges Simenon
Il clan dei Mahé ”Ci sarebbe andato a Porquerolles. E non solo ci sarebbe andato, ma aveva la netta sensazione che le cose non si sarebbero fermate lì. Era un tipo paziente, lui. Forse perché, nonostante tutto, era un Mahé, un uomo di quella terra.”
Ogni romanzo di Simenon che viene pubblicato per la prima volta in Italia o che riappare dopo anni di assenza, costituisce un evento letterario e viene, giustamente, premiato dalle vendite. Anche se sono passati sessant’anni da quando Le cercle des Mahé è uscito per la prima volta in Francia, il turbinio di sensazioni, emozioni e turbamenti che propone (ma quale romanzo di Simenon non lo fa?) sa ancora coinvolgere in pieno il lettore.
Il dottor Mahé, il protagonista, non è di sicuro un personaggio accattivante: grasso, banale, dominato dal perbenismo e da una soggezione alla madre quasi infantile, con una moglie insignificante che non ama e due figli che non sembrano proprio al centro dei suoi pensieri. Un individuo apparentemente anaffettivo, un uomo senza qualità che trascina un’esistenza insignificante dentro le rigide regole sociali della provincia francese.
La prima vacanza a Porquerolles del dottore e famiglia non era certo iniziata sotto i migliori auspici, dopo pochi giorni sembravano già tutti insofferenti del luogo, del caldo e della popolazione dell'isola. Un evento imprevisto però (la necessità di certificare la morte per tisi di una giovane donna) compie, anche se al momento né Mahé né il lettore ne hanno la minima coscienza, un vero cataclisma nell’animo del nostro insignificante e piuttosto squallido protagonista. La donna morta aveva tre bambini e la più grande, Élisabeth, una ragazzina scarna, vestita di rosso, che il dottore aveva visto accovacciata per terra nella misera stanza in cui la madre era morta, diventa per l’uomo una vera insopprimibile ossessione di cui si vergogna e che tiene gelosamente nascosta a tutti e a lungo anche a se stesso.
È per lei, ma nessuno lo sa o lo può immaginare, che tornerà ogni estate a Porquerolles. È per avere lei, ma non scambierà con la ragazza nemmeno una parola, che spingerà il nipote a incontrarla e a possederla. È per lei che andrà a Hyères quando saprà che la ragazza, diventata autonoma, vi si era trasferita con la sorella più piccola, ma non oserà neppure incontrarla. È infine per lei che decide, in un folle pensiero, di lasciare ogni cosa e di trasferirsi con la famiglia nell’isola. E sarà per lei, o meglio per l’insostenibile bufera interiore che…
Come in tutti i suoi romanzi, Simenon spiazza il lettore: la passione inconfessabile, l’innocenza dei comportamenti e la colpevolezza delle pulsioni, la frustrazione e l’impotenza, l’incapacità ad affrontare il proprio malessere e l’inevitabile sconfitta finale. Traduzione di L. Frausin Guarino.
Il dottore e le ombrine Aveva la fronte corrugata, le labbra increspate, e forse, come un ragazzino concentrato sui libri, la punta della lingua fuori... Spiava Gène con aria sorniona sforzandosi di imitarne il più esattamente possibile ogni gesto. Niente da fare: c'era qualcosa che non andava, visti i risultati. Era abbastanza onesto con se stesso da rendersene conto, e abbastanza ostinato da frenare la propria impazienza. Lasciava penzolare la mano fuori dalla barca, proprio come faceva Gène, e ugualmente rilassata: che dovesse essere tutt'altro che rigida lo aveva capito subito. Solo l'indice era un po' rialzato per reggere la lenza di canapa che la gente del posto chiamava bolentino. Ma il problema non era la lenza: quella di Gène e la sua erano identiche. Poco prima Gène, che senza mai guardarlo indovinava ogni suo pensiero, aveva suggerito: «Venga qui... Prenda il mio posto e la mia lenza... Magari le andrà un po' meglio... ». Il mare, senza un'increspatura, senza una grinza, emetteva un respiro lento ma profondo. E quel movimento impercettibile infastidiva il dottore più dei violenti contraccolpi delle onde. A ogni palpito della superfìcie liquida sentiva il piombino staccarsi dal fondo. Allora si sporgeva e, a una decina di metri di profondità o forse più, vedeva un paesaggio al quale non si era ancora abituato: rocce separate da cavità violacee, un pianoro ricoperto di alghe, e soprattutto pesci, grandi pesci argentati o rossastri che andavano su e giù in silenzio, placidi, e a volte si fermavano un attimo davanti all'esca. Istintivamente, la sua mano era percorsa da un fremito, un velo di sudore gli imperlava il labbro, ed eccolo pronto a dare una scossa alla lenza. Ma a quel punto il pesce, vai a capire perché, faceva dietro front. Il dottore rialzava la testa e sospirava. Non riusciva a fissare a lungo il fondo. Gli si rivoltava lo stomaco, gli dolevano gli occhi, la testa. E diventava un incubo. Ogni volta che alzava lo sguardo verso il grande scoglio di Gap des Mèdes, aveva l'impressione che la piccola barca a due punte vi si stesse avvicinando. Non avevano neanche l'ancora: Gène si era limitato a calare sul fondo una grossa pietra. Ma ci stava attento, allo scoglio? Si vedeva chiaramente il mare frangersi contro di esso, e poi ritrarsi lasciandosi dietro una larga striscia di spuma vischiosa e di molluschi. Pur senza fragore di onde, l'acqua si copriva ugualmente di schiuma bianca, e certe bolle enormi andavano a scoppiare contro lo scafo. Seduto su una delle panche, Gène, con un vecchio berretto in testa, se ne stava immobile come un bonzo cinese, lasciando vagare uno sguardo imperturbabile nel lontano bagliore dell'orizzonte. Laddove il dottore percepiva solo un luccichio che gli irritava gli occhi, Gène vedeva tutto e annunciava con voce atona: «Ecco il Cormoran che torna dalla Tour Fondue... E Joseph che va a gettare le reti sotto il faro... ». Intanto tirava su la lenza, senza fretta, come per assicurarsi che l'esca fosse ancora fissata all'amo, ma all'estremità del filo c'era sempre attaccato un pesce. «Un'ombrina... ». La faceva scivolare nel cestino pieno di alghe fresche, spezzava un paguro e lo infilava sull'amo. Emozionato, anche il dottore tirava su la lenza, e questa fremeva, come fosse viva. Aveva l'impressione, ogni volta, di aver preso qualcosa di grosso, che finalmente si fosse compiuto il miracolo che avrebbe lasciato a bocca aperta persino Gène. E invece si trattava sempre di uno di quegli orrendi pesci coperti di spine, neanche scorfani ma veri e propri diavoli, come diceva il suo compagno, che bisognava staccare dall'amo con la mano avvolta in una pezza per poi ributtarli in acqua. Perché lui prendeva solo quei diavoli o, nel migliore dei casi, dei molluschi invisibili? Pescavano nello stesso punto, a circa un metro di distanza l'uno dall'altro. Sul fondo, si vedevano chiaramente muoversi i puntini rosa dei paguri, e per due volte le loro lenze si erano finanche aggrovigliate. E si vedevano i pesci. Il dottore era sicuro di fare gli stessi gesti di Gène, ed era tutt'altro che un principiante. A Saint-Hilaire, era il solo capace di praticare correttamente la pesca al lancio nella Sèvre, operazione ben più difficile della pesca in mare. Provava un'avversione istintiva per quel grande scoglio grigio che emergeva così vicino a loro e continuava, chissà perché, a fargli paura. E gli era venuto a noia anche il mare, quel mare perfettamente calmo e azzurro, sul quale aveva tanto desiderato navigare a bordo di un piccolo battello bianco con il suo bel listone azzurro. Simenon Georges - Il clan dei Mahé 149 pag., 12,00 € - Edizioni Adelphi 2006 (Biblioteca Adelphi) ISBN 9788845920646
| 31 luglio 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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