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HOME | domenica 27 maggio 2012 |
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| Titolo |
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La promessa americana. Discorsi per la presidenza |
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| Autore |
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Obama Barack |
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| Dati |
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XXII-186 p. |
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| Prezzo |
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€ 15,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 15,00 |
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| Editore |
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Donzelli |
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| Collana |
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Saggine |
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| EAN |
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9788860363060 |
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La promessa americana. Discorsi per la presidenza di Barack ObamaLa sfida: Barack Obama vs John McCain
Con una introduzione di Empedocle Maffia e una nota dell'editore che sottolinea come questo libro segua Yes, we can, un'altra raccolta di discorsi di Barack Obama che sono stati pubblicati da Donzelli lo scorso gennaio, quando l'attuale candidato alla Casa Bianca, sembrava un generoso ingenuo e un po' incosciente turbatore della candidatura della "seria" contendente democratica, Hillary Clinton.
Pochi commentatori in America e pochissimi da noi riconoscevano al giovane senatore democratico qualche possibilità di successo. Ora, con il quadro completamente cambiato, difficilmente sentiamo voci di autocritica mentre invece c'è (oggi) concordanza nell'affermare che quella di Barack Obama è la più importante novità politica apparsa in questi anni sulla cena mondiale. Nuovo il linguaggio, lo stile comunicativo, la capacità e la volontà di coinvolgere i cittadini ("we" can, "noi" possiamo) facendoli sentire protagonisti attivi di un cambiamento necessario se non vogliono precipitare nel baratro che l'amministrazione Bush ha preparato. L'orgoglio dell'essere americani diventa così la volontà e l'azione per recuperare credibilità e un ruolo positivo nel mondo. Sono tre i discorsi qui pubblicati: Il discorso sulle razze (Salem, Oregono, 21 marzo 2008); quello di Berlino (24 luglio 2008); e infine quello dell'accettazione della candidatura (Convention del Partito Democratico a Denver, 28 agosto 2008)
La prima osservazione che suscitano questi discorsi è la voglia esplicita di far uscire i cittadini americani dalla paura che ha li paralizzati e che è stata cavalcata da Bush in modo spregiudicato. Valori e ideali sono le linee guida che Obama prospetta per recuperare credibilità internazionale, volendo guidare l'America verso una "nuova era energetica, non nella corsa alla dissipazione delle fonti oggi disponibili". Vuole avere il mondo alleato e non minacciarlo, non vuole ripercorrere strade già tracciate, ma tracciarne di nuove. Ed ecco così il mondo davanti alla prospettiva di una nuova "frontiera". Qui sta il fascino della personalità di questo giovane leader, dotato di un elemento positivamente visionario unito a grande lucidità. Coinvolgente e capace di ricondurre alla politica tanti giovani americani che negli ultimi anni se ne erano allontanati, sarà proprio attraverso il loro voto che Barack Obama potrà diventare il nuovo presidente degli Stati Uniti.
Barack Obama - La promessa americana. Discorsi per la presidenza XXII-186 pag., 15,00 € - Donzelli (Saggine) ISBN 978-88-6036-306-0
Qualche pagina tratta da questo libro
La promessa americana (pag.131-132)
Yes, we can Gennaio 2008
Voglio innanzitutto fare le mie congratulazioni alla senatrice Clinton per la sua vittoria qui nel New Hampshire, veramente combattuta. Facciamole un applauso. Poche settimane fa nessuno avrebbe immaginato quanto siamo riusciti a fare nel New Hampshire. Abbiamo fatto sentire la nostra voce per il cambiamento. Terrorismo e armi nucleari, cambiamento climatico e povertà, genocidio e malattie: tutti i candidati in questa competizione elettorale condividono questi temi. Tutti i candidati hanno buone idee, e tutti sono patrioti che servono degnamente il nostro paese. Ma il motivo per cui la nostra campagna è sempre stata diversa, il motivo per cui, quasi un anno fa, abbiamo intrapreso questo viaggio incredibile, è che quel che conta non è solo quel che farò io da presidente, ma anche quel che voi, gente che ama questo paese, cittadini degli Stati Uniti, potete fare per cambiarlo. E qui il vero significato di queste elezioni. Ecco perché questo risultato appartiene a voi. Generazioni di americani stanno rispondendo con una semplice certezza, che esprime al meglio lo spirito della nostra gente: «Yes, we can».
È una certezza scritta nei documenti dei nostri padri fondatori, che sono alla base del destino della nostra nazione: «Yes, we can». Se la ripetevano a bassa voce gli schiavi e gli abolizionisti: «Sì, si può avere giustizia e uguaglianza». Sì, possiamo guadagnare opportunità e prosperità. Sì, possiamo curare le ferite di questa nazione. Sì, possiamo rimettere in sesto il mondo. «Yes, we can». E allora da domani, quando ci sposteremo con la nostra campagna al Sud e all'Ovest, dimostriamo che non siamo divisi come la politica attuale potrebbe far credere, che siamo un solo popolo, che siamo una nazione unita. E insieme cominceremo a scrivere il prossimo, grande capitolo della stona americana, con tre parole che risuoneranno da costa a costa, da mare a mare: «Yes, we can».
© 2008, Donzelli
Chi è Barack Obama?
Barack Obama è il primo candidato di colore alla presidenza degli Stati Uniti. Nasce a Honolulu il 4 agosto 1961. Figlio di padre keniota, emigrato negli Usa per studiare, e di madre bianca americana del Kansas. Nel 1963, dopo la separazione, il padre completa gli studi ad Harvard e poi ritorna in Kenia dove morirà nel 1982. La madre si risposa con Lolo Soetoro, indonesiano, che morirà nel 1993. Dopo la morte del patrigno il piccolo Barack si trasferisce con la madre a Giakarta (dove nasce la sorella figlia di Soetoro) dove resterà fino ai 10 anni per tornare poi a Honolulu per completare gli studi. Terminato il liceo studia prima all'Occidental College per poi andare al Columbia College della Columbia University dove si laurea in scienze politiche e si specializza in relazioni internazionali. Inizia a lavorare e prosegue l'attività a Chicago come direttore di un progetto non profit a sostegno dei quartieri più poveri del South Side. Nel 1988 va ad Harvard dove per tre anni approfondisce gli studi legali: sarà il primo afroamericano a presiedere la prestigiosa Harvard Law Review. Nel 1989 conosce Michelle Robinson, sua collega nello studio legale dove sta svolgendo uno stage. Nel 1991 ottiene il dottorato e l'anno seguente la sposa. Tornato a Chicago dirige il movimento "voter registration drive", per far registrare al voto quanti più elettori possibili. Diviene avvocato associato dello studio legale "Miner, Barnhill & Galland" e lavora per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto. Nel 2004 è eletto al Senato come rappresentante dell’Illinois. Infine, nel 2007 si è candidato alla Casa Bianca e dopo una lunga campagna elettorale ha vinto le primarie del partito democratico battendo Hillary Clinton.
| 27 ottobre 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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