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Recensione

Se stasera siamo qui copertina

Se stasera siamo qui, il nuovo romanzo di Catherine Dunne

"Ho idea che questa sera verranno rivelati molti segreti. So che Maggie ha qualcosa per la testa e Georgie è stata particolarmente evasiva l’ultima volta che ci siamo viste tutte insieme. Quanto a Claire, con tutto il suo talento e la sua bellezza, a volte mi fa pena. Credo che sarebbe stata felice di diventare madre. Mi sbaglierò, ma ho il sospetto che sia per questo motivo che ha avuto tanti uomini."

Un altro romanzo che parla di donne? Ebbene, sì, ma Se stasera siamo qui, di una delle più amate scrittrici irlandesi - Catherine Dunne - è qualcosa di diverso: non è un libro che parla d’amore, o delle difficoltà della vita matrimoniale, o dei problemi di madri e figli, non è neppure vano cicaleccio femminile sorseggiando infinite tazze di tè. 
C’è qualcosa di tutto questo (tazze di tè a parte che oggigiorno sembrano essere state definitivamente sostituite da bicchieri di vino) ma, soprattutto, il nuovo romanzo di Catherine Dunne è la storia di quattro amiche nell’arco di venticinque anni - un tempo sufficientemente lungo da trasformare il romanzo stesso in un’esaltazione dell’amicizia femminile. 
Perché, come sanno tutte le donne e come pure gli uomini sono pronti a riconoscere, c’è qualche cosa di speciale nell’amicizia femminile, è un legame che assomma quello che esiste tra madri e figlie e quello che c’è tra le più fortunate coppie di sorelle. È qualcosa che ti dà sicurezza e conforto, perché - non è un luogo comune e neppure uno stereotipo - c’è una uguale lunghezza d’onda tra vecchie amiche, che ti dà la certezza di essere capita al volo e aiutata in ogni momento difficile. E ce ne sono tanti nella vita di una donna adulta - sofferenze d’amore, gravidanze e parti, problemi nel mondo del lavoro, problemi nel conciliare famiglia e lavoro, genitori anziani da assistere… E spesso mariti che richiedono le stesse attenzioni dei figli…

Quattro donne prendono la parola una dopo l’altra, avvicendandosi sul palcoscenico del romanzo e iniziando a raccontare dalla fine, dalla sera in cui dovrebbero incontrarsi in casa di una di loro, come hanno fatto una volta al mese per venticinque anni. “Dovrebbero” incontrarsi, perché una di loro - la voce del prologo e dell’epilogo - non ci sarà. 


Le amiche - Gustav Klimt 
Vienna Osterreichische Galerie
Nel prologo Georgie è in viaggio, sta andando nella sua villa vicino a Volterra, solo alla fine sapremo quale svolta ha deciso di dare alla sua vita e perché l’ha tenuta segreta persino alle sue amiche. 
La volitiva Georgie, la bella Claire dai capelli rossi, la piccola Maggie che è l’amica del cuore di Georgie fin da quando avevano sei anni, e Nora la tradizionalista - ventenni universitarie negli anni ‘80, quando Dublino stava solo iniziando ad essere la città allegra e ricca e moderna e non più grigiamente bigotta che conosciamo oggi. 

Quattro è un numero perfetto per un gioco di parti che vede due di loro costantemente alleate
, Claire come elemento aggiunto, Nora come ‘l’estranea’ ben accolta da Claire e Maggie, lievemente disprezzata da Georgie - eppure è proprio lei, l’acquacheta, la più banale e fuori moda delle quattro, che sembra essersi conquistata la fetta maggiore di felicità alla fine, riservando anche alle amiche la più grossa sorpresa. 
Non avviene niente di straordinario nel romanzo di Catherine Dunne, tuttavia voltiamo le pagine desiderosi di sapere di più, perché - con la sapienza ereditata dai grandi romanzieri anglosassoni - la scrittrice non ci dice mai interamente tutto ogni volta che una delle amiche prende la parola. A volte torna indietro, e sentiamo un’altra versione, o un altro punto di vista di uno stesso momento. A volte ci viene anticipato qualcosa che viene poi rettificato da un racconto seguente. 
Venticinque anni significa che le quattro amiche frequentano l’università, si innamorano e si disamorano, si sposano, mettono al mondo dei figli - più o meno desiderati -, una di loro - proprio la bella Claire - non si sposa, fanno carriera nella nuova Irlanda che è entrata nell’Europa. 
E anche tra amiche ci sono delle cose che non vengono dette, se non ad anni di distanza. E “se stasera siamo qui” è per raccontarcelo.

Se stasera siamo qui è un libro che piacerà moltissimo alle lettrici, perché Catherine Dunne è capace di esplorare i sentimenti e di metterli in parole - e sono i sentimenti e le emozioni che ogni donna ha provato. E non riveliamo il finale, che infrange vecchi tabù.

Titolo originale: At a Time Like This
Traduzione di Paola Mazzarelli

Leggi l'intervista all'autrice >>>


Le prime pagine

PROLOGO

Bene. Ecco come è andata
.


Venerdì mattina, alle cinque. Aspetto in veranda, la valigia posata a terra. L'aria fredda si irradia da sotto la porta a vetri e mi si infila nei vestiti, ma non ho tempo per tornare dentro a prendere un giaccone. Vedo già il taxi sbucare dall'angolo e rallentare. Seguo con gli occhi il suo cauto avvicinarsi mentre imbocca la salita, poi scende, il raggio dei fari che si alza e si abbassa come un segnalatore luminoso.
   Esco subito e opto per sollevare la Samsonite: a quest'ora del mattino le ruote fanno troppo rumore sulla ghiaia. Quando arrivo al cancello, l'autista è già saltato fuori e ha aperto il bagagliaio.
   «'Giorno» dice, afferrando la valigia. «C'è altro?»
   Scuoto la testa. «No. È tutto qui. »
   Mette la valigia nel baule e chiude il cofano con forza. Non aspetto che mi apra la portiera. Mi infilo rapida sul sedile posteriore, strattonando la cintura di sicurezza finché non si allunga. Quando sbircio dal finestrino, vedo Raffles che attraversa guardingo l'erba ghiacciata. Posa le soffici zampette una alla volta con grande circospezione. Raffles diffida del freddo. Per un istante, mi pare di sentire il tintinnio del campanellino che porta al collo, ma naturalmente è una mia fantasia. «L'avvisa-uccelli» di Carla. Distolgo lo sguardo.
   «All'aeroporto, giusto?» L'autista mi lancia un'occhiata nello specchietto retrovisore. È sulla cinquantina, con una calvizie incipiente. Il malumore gli pende addosso come una maglia bagnata.
   «Giusto» dico.

   L'abitacolo sa di deodorante al pino silvestre, sedili logori e sudore stantio. L'autista accende la radio per ascoltare le previsioni del tempo. «... E non si prevedono miglioramenti sulla capitale per la mattinata. Pioggia e nevischio fino al primo pomeriggio, temperature massime intorno ai tre gradi. Si raccomanda di guidare con prudenza...» Il ciclo adesso è di un colore arancio sporco, dall'interno del paese ci sta già piombando addosso la perturbazione in arrivo dall'Atlantico.
   «Città di merda» dice il taxista, cercando di intercettare il mio sguardo.
   Colgo la sua espressione nello specchietto, sento che vuole attaccare discorso. Ma io mi metto a frugare dentro la borsa, febbrile, distratta, come se cercassi con urgenza qualcosa.
   «Un'ora e sarà tutto un unico ingorgo» continua imperturbabile, in un tono di compiaciuto scontento. Si agita sul sedile e si passa una mano tra quel che gli resta della capigliatura. Poi alza il riscaldamento e il soffio cancella i residui di condensa all'interno del parabrezza. Fuori, il tergicristallo strilla improvviso da un lato all'altro del vetro. La nausea mi assale allo stomaco.
   «Chissà perché, quando piove, nessuno sa più tenere il volante in mano in questo paese» dice, scuotendo la testa. «Con questo cazzo di tempo che c'è sempre.» Poi con una svolta a sinistra si immette sulla superstrada, portandosi immediatamente sulla corsia di sorpasso. Dietro e accanto a noi si leva lo strepito dei clacson, la cacofonia della frustrazione mattutina. «Visto? Che le avevo detto? »
   Non rispondo. Voglio essere un passeggero anonimo, di quelli che non si distinguono facilmente da tutti gli altri della giornata. Già è spiacevole che io sia la sua prima corsa di oggi. Tengo la bocca chiusa.
   «Dove va di bello?» chiede, dopo una pausa di cortesia.
   Chino la testa. «A un funerale. »
   «Oh, mi perdoni, signora.»
   E la smette.





© 2008, Guanda

Catherine Dunne - Se stasera siamo qui
317 pag., 16,50 € – Edizioni Guanda 2008 (Narratori della Fenice)
ISBN 978-88-60-88896-9





L'autrice



03 ottobre 2008 Di Marilia Piccone

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