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RECENSIONE

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Titolo L'audacia della speranza. Il sogno americano per un mondo nuovo
Autore Obama Barack
Dati 366 p., brossura
Prezzo € 10,90
Prezzo IBS € 9,27
Editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Collana Burextra
EAN 9788817024358
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L'audacia della speranza di Barack Obama


"Il nostro paese ha più ricchezze di qualunque altra nazione, ma non è questo che ci rende ricchi. Abbiamo l'apparato militare più potente della terra, ma non è questo che ci rende forti.

La nostra cultura fa invidia al mondo, ma non è questo che continua a spingere il mondo alle nostre porte.

È invece quella promessa americana, che ci sprona in avanti anche quando la strada è incerta; che ci tiene uniti malgrado le differenze; che ci porta a fissare lo sguardo verso ciò che non si vede.

La responsabilità individuale e quella verso gli altri. È questa l'essenza della promessa dell'America". 

“Come la maggior parte degli americani, trovo difficile scrollarmi di dosso la sensazione che la nostra democrazia stia andando seriamente in malora.”

“Non esiste un’America nera e una bianca, e una ispanica e una di origine asiatica: esistono gli Stati Uniti d’America”.




L'inchiesta di Wuz - La sfida: Barack Obama vs John McCain >>>

Questo libro è una biografia, ma non lo è solo di un uomo, quanto delle trasformazioni avvenute nel mondo negli ultimi anni: madre statunitense, padre keniano, patrigno indonesiano, giovinezza trascorsa alle Hawaii e in Indonesia, insomma la globalizzazione vissuta in prima persona.


Quello che è considerato da molti il “Kennedy nero” rappresenta un leader carismatico di cui gli Stati Uniti hanno fortemente bisogno per recuperare al loro interno la speranza nel futuro (in un momento di grave crisi economica e sociale) e, fuori dai loro confini, la fiducia del mondo e il ruolo positivo che le troppe guerre degli ultimi anni e gli inganni da cui scaturivano hanno invece messo in discussione.

Ma questa realtà richiede anche lucida coscienza dei problemi e interventi nuovi. Grande oratore, appassionato e coinvolgente, Obama riesce in questo libro (così come nei suoi innumerevoli incontri pubblici) a far innamorare di sé e delle sue idee i giovani di ogni continente ma prima di tutto quelli americani che, per la prima volta, sono andati a votare in massa alle primarie e ne hanno determinato la candidatura alla presidenza.
Il Prologo del libro introduce la scelta di fondo di Obama: fare carriera politica. Senza reticenze mette in luce le difficoltà, i dubbi, le sconfitte, i successi di una strada piena di ostacoli da superare, di malintesi e di tranelli, cammino da cui ha tratto un insegnamento importante, bisogna ascoltare, sentire le voci di chi abita nei quartieri migliori e di chi vive in appartamenti miserabili, raccogliere informazioni, emozioni e problemi quotidiani delle persone. Quando si è fatto patrimonio di tutto ciò si può iniziare a parlare e soprattutto si possono coinvolgere le persone e farle collaborare a un progetto che possa migliorare, almeno in una piccola parte, la loro vita.


Ma eccolo tornare agli anni del college, alla ribellione adolescenziale, al rifiuto dell’autorità di quegli anni: ma anche al ricordo degli insegnamenti dell’infanzia, ai valori che gli erano stati trasmessi dalla famiglia. Valori che ostinatamente Obama cercherà anche negli avversari politici, volendo trovare elementi unificanti, un senso condiviso nell’essere americani.
Il quadro della generosa e carismatica personalità di Obama non sarebbe completo se non si leggessero le numerose pagine dedicate, direttamente o indirettamente, alla moglie e alle figlie.


Certamente però è alla politica, ai rapporti con alleati e avversari, al degrado della democrazia americana e alla poca attenzione per gli ultimi che è dato lo spazio maggiore.
Citerei questo passaggio: Nel corso dei centocinquant’anni di storia americana, man mano che il capitale andava concentrandosi in monopoli e in società a responsabilità limitata, ai lavoratori veniva impedito tramite legge e talora con la violenza di costituire sindacati, che ne avrebbero aumentato la forza contrattuale. Gli operai non avevano protezione a fronte di condizioni di lavoro pericolose e inumane. Inoltre la cultura americana non mostrava molta simpatia per i lavoratori lasciati in miseria dai periodici venti di “distruzione creativa” del capitalismo: la ricetta per il successo individuale era faticare di più, non farsi viziare dallo Stato; le poche reti di sicurezza esistenti provenivano dalle magre e discontinue risorse della carità privata. Queste affermazioni anticipano un breve accenno a ciò che successe subito dopo, la Grande depressione e le riforme sociali roosveltiane, la piena occupazione… ma il rallentamento dell’economia americana negli anni Settanta e l’ingresso, negli anni Ottanta, negli Usa di molte merci a basso prezzo provenienti da nuovi mercati. È l’inizio della globalizzazione che gravò principalmente sui lavoratori non specializzati e sulle cittadine di provincia… ed ecco la sua voce di speranza: non saremo costretti a scegliere tra un’economia opprimente gestita dal governo e un capitalismo selvaggio e spietato, e potremo emergere più forti, non più deboli, dai grandi rivolgimenti economici .


Come? In questo libro le risposte non sono né complete né esaustive: qui si vuole tracciare un percorso, dare entusiasmo e speranza non fare un trattato economico, anche se certi punti cruciali relativi allo stato sociale vengono toccati, come quello della sanità, della scuola pubblica e degli alti e selettivi costi dell’università. Altro tema toccato è quello della religione che, contrariamente da quello che ha fatto Bush, non va usata come una clava, non può avere un valore puramente strumentale, ma rappresentare i valori di fondo comuni a tutti, insomma non deve dividere, ma unire. Ugualmente il tema ecologico, visto come uno dei più improtanti da affrontare, viene visto come bene comune da tutelare, come ricchezza universale a cui l’uomo ha attentato e che va recuperata. Non quindi un programma, ma alcune idee guida, non una vera autobiografia, ma un modo per farsi conoscere e per ridare speranza (vista la portata della scommessa) all’America e a tutti quei paesi che sono storicamente sotto la sua influenza.

366 pag., 10 € – Edizioni Bur 2008 (Burextra) 
Traduzione di Laura Dapelli, Lorenza Lanza e Patrizia Vicentini
ISBN 978-88-17-02435-8


Le prime pagine

L'audacia della speranza        

                                                              Prologo

Sono passati quasi dieci anni dalla prima volta che mi sono candidato per un incarico politico. All'epoca avevo trentacinque anni, mi ero laureato in giurisprudenza da quattro, sposato di recente, e in generale ero impaziente di iniziare a vivere davvero. Si era liberato un seggio nel corpo legislativo dell'Illinois e diversi amici mi avevano consigliato di candidarmi, pensando che il mio lavoro come avvocato per i diritti civili e i vecchi contatti di cooperatore di comunità potessero giocare a mio favore. Dopo averne parlato con mia moglie, decisi di partecipare alla competizione e iniziai a fare quello che fa chiunque si candidi per la prima volta: parlare con tutti quelli che avessero voglia di ascoltarmi. Andai agli incontri dei circoli di quartiere e alle riunioni della parrocchia, nei saloni di bellezza e dai barbieri. Se vedevo due ragazzi fermi a un incrocio, attraversavo la strada per distribuire gli opuscoli della campagna elettorale.
E ovunque andassi, mi venivano poste in modi diversi le stesse due domande.
«Da dove viene quel nome buffo?»
E poi: «Sembri abbastanza simpatico. Perché vuoi partecipare a qualcosa di sporco e sgradevole come la politica?».


Si trattava di una domanda familiare, una variante di quella che mi avevano fatto anni prima, quando ero arrivato per la prima volta a Chicago per lavorare nei quartieri poveri. Era segno di un cinismo rivolto non solo alla politica, ma anche alla nozione stessa di vita pubblica, un cinismo nutrito da una generazione di promesse mancate. In risposta, di norma sorridevo, annuivo e dicevo che comprendevo lo scetticismo, ma che esisteva - e c'era sempre stata - un'altra tradizione politica, una tradizione che si estendeva dai giorni della fondazione del Paese alla gloria del movimento per i diritti civili, una tradizione basata sulla semplice idea che condividiamo interessi comuni, che quello che ci unisce è più grande di quello che ci divide e che se un numero sufficiente di persone crede nella verità di questa affermazione e agisce di conseguenza, allora forse non potremo risolvere ogni problema, ma riusciremo a realizzare qualcosa di significativo.
Penso che fosse un discorso convincente. E sebbene io non sia certo che tutte le persone che mi hanno ascoltato ne siano rimaste colpite, una buona parte di loro apprezzò la mia franchezza e la ventata di giovinezza che ho portato nel corpo legislativo dell'Illinois.

© 2008, RCS Libri














27 ottobre 2008 Di Grazia Casagrande


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