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Recensione

Mare di papaveri copertina

Mare di papaveri di Amitav Ghosh

"Ancora una volta, proprio mentre stava per fornire la risposta usuale, la lingua di Deeti incespicò sulla parola che per prima le era salita alle labbra: il nome della sua casta era per lei qualcosa di altrettanto intimo del ricordo del viso di sua figlia, ma adesso sembrava appartenere anch'esso alla vita precedente, quando era un'altra persona."

Il nuovo romanzo di Amitav Ghosh, Mare di papaveri, è ambientato negli anni Quaranta del XIX secolo, quando particolarmente fiorente era il commercio di oppio proveniente dall’India. Un periodo di transizione e di trasformazioni radicali per una terra di contrasti e di contraddizioni, alla vigilia dei primi moti rivoluzionari contro il dominio britannico. Tre continenti e due secoli sono i protagonisti di una storia che, nell'originale progetto dell'autore, costituisce la prima parte di una trilogia.

Al centro della vicenda, una magnifica goletta a due alberi, la Ibis, ed una ciurma composta da lascari, i leggendari marinai appartenenti a tutte le razze possibili e immaginabili, guidati da un personaggio altrettanto singolare. Ma l'umanità a bordo della Ibis, che agli occhi del lettore appare descritta in modo così vivido e vero, è ancora più varia: è proprio la vita dei lavoratori indiani, impegnati nell'attività commerciale che aveva fatto dell'India il più grande esportatore di oppio per secoli ad interessare Ghosh.

I rapporti fra i membri dell'equipaggio ed i passeggeri, nonostante le  intolleranze ed i soprusi, dovuti alle differenze di origine, di sesso e di casta, tendono lentamente ad essere condizionati dalla navigazione che porterà l'imbarcazione ed il suo carico nelle acque tumultuose dell'Oceano Indiano dove si combatte la Guerra dell'Oppio, il conflitto che, scatenato dalla Compagnia inglese delle Indie Orientali, con il Trattato di Nanchino, sancì la definitiva espansione dell'Impero britannico nel mercati d'Oltremare.
Fondato su un dettagliato e ampio lavoro di documentazione, Mare di papaveri offre dell'India un'immagine inedita, sconosciuta anche ai suoi stessi abitanti, così come sconosciute, o poco studiate sono state fino ad ora le conseguenze del commercio dell'oppio e della guerra che ne è derivata.
Da sottolineare anche la profonda ricerca linguistica che sta alla base del romanzo: all'urdu, all'hindi e al bengalese si aggiunge infatti l'inglese tipico dell'epoca, che assume però una miriade di sfaccettature diverse a seconda dell'origine etnica dei personaggi che lo parlano e della loro classe sociale, senza dimenticare il lascari, la lingua parlata dei marinai o i termini tipici dell'ambiente marinaro, spesso ignoti, nel loro significato specifico, allo stesso autore.


Trama, personaggi, stile... tutto concorre a fare di questo romanzo una lettura appassionante che accompagnerà il lettore verso il secondo episodio di questa saga su cui Ghosh sta lavorando, senza sapere però dove lo porterà: “È un po’ come andare per mare di notte: si intravedono le luci, ma non si sa ancora dove si arriverà e che cosa c’è nel mezzo”.

Le prime pagine

                                                                           1.

Fu in un giorno per il resto normale che Deeti ebbe la visione di una nave dall'alta alberatura in navigazione sull'oceano, e comprese immediatamente che quell'apparizione era un segno del destino perché mai prima aveva visto un'imbarcazione simile, neppure in sogno: e come avrebbe potuto, vivendo nel nord del Bihar, a più di seicento chilometri dalla costa? Il suo villaggio si trovava così all'interno che il mare sembrava distante quanto l'aldilà: era l'abisso di tenebre dove il sacro Gange spariva nel Kala-Pani, "il Nero Oceano".
Accadde alla fine dell'inverno, in un anno in cui i papaveri furono stranamente lenti nello spargere i petali: per chilometri e chilometri, da Benares in su, sembrava che il Gange scorresse tra ghiacciai paralleli, entrambe le sponde infatti erano coperte da una folta distesa di petali bianchi. Era come se la neve delle cime himalayane fosse scesa sulle pianure in attesa della festa di Holi con la sua primaverile profusione di colori.

Il villaggio di Deeti si trovava nelle vicinanze di Ghazi-pur, una città a un'ottantina di chilometri da Benares. Anche Deeti, come tutti nel villaggio, era in ansia per il raccolto. Quel giorno si alzò di buon'ora e sbrigò le solite faccende: predispose dhoti e kameez freschi di bucato per suo marito Hukam Singh, e gli preparò roti e achar per il pranzo. Quando li ebbe avvolti in un panno, sostò un attimo sulla soglia della stanza di preghiera; più tardi, dopo essersi lavata e cambiata, avrebbe celebrato una vera puja, con fiori e offerte; adesso, con ancora indosso il sari da notte, si limitò a una rapida genuflessione congiungendo le mani.
Ben presto un cigolio di ruote annunciò l'arrivo del carro da buoi che avrebbe portato Hukam Singh all'opificio in cui lavorava, a Ghazipur. Era una distanza di appena cinque chilometri, troppi tuttavia per coprirla a piedi, per lui che era stato ferito a una gamba mentre prestava servizio in un reggimento britannico. Non aveva comunque bisogno di stampelle né di aiuto per raggiungere il carro. Deeti lo seguì reggendo il cibo e l'acqua, e glieli porse quando si fu arrampicato sul pianale.
Kalua, il conducente, era un gigante d'uomo, ma non mosse un dito per aiutare il suo passeggero e fece attenzione a tener celato il volto: apparteneva infatti alla casta dei lavoratori di pellame, e Hukam Singh, di alta casta rajput, pensava che vederne la faccia sarebbe stato di cattivo auspicio per la giornata. Ora, issato sul carro, l'ex sepoy sedeva volgendogli le spalle, con il fagotto del cibo stretto in grembo per evitare che venisse a contatto con le cose del carrettiere. E così sarebbero rimasti, il conducente e il suo passeggero, mentre il carro sferragliava sulla strada di Ghazipur, seduti conversando piuttosto amichevolmente, ma senza mai incrociare lo sguardo.


© 2008, Neri Pozza

Mare di papaveri – Amitav Ghosh
543 pag., 18,90 € – Edizioni Neri Pozza 2008 (Le tavole d’oro)
ISBN 978-88-54-50220-8


L'autore



Leggi l'intervista ad Amitav Ghosh


23 settembre 2008 Di Lidia Gualdoni

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