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Recensione

Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo copertina

Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo di Cali Ressler e Jody Thompson

"La risposta non è una migliore organizzazione o regole del tipo 'niente riunioni il mercoledì', svegliarsi quindici minuti prima per evitare l'ora di punta o passare il sabato a mangiare per recuperare tutti i pasti saltati sul lavoro.
Non ci sono dritte, trucchi o consigli utili che possono risolvere il problema.
Non troveremo risposte nel codice aziendale.
L'unica soluzione è cambiare da cima a fondo le regole del gioco."


Siamo tutti prigionieri di cliché, di vari conformismi, di una visione del lavoro legata a tempi e modalità ormai in larga parte superati.
Questi cliché sono tra i maggiori reponsabili delle sensazioni negative che quasi tutti provano (se non sempre per lo meno a momenti) nei confronti del proprio lavoro: faticoso, stressante, noioso, ripetitivo, eccessivo, limitante, e così via.
Il fatto poi che una gran parte della popolazione attiva in Italia sia impegnata in lavori d'ufficio o comunque in attività lontane dalla fabbrica, dalla catena di montaggio, - ma anche dalla campagna, la pesca o l'allevamento - che costringono in tempi obbligati e scanditi da ritmi sui quali è impossibile intervenire (i cardiochirurghi restano una minoranza...), aggrava questa sensazione frustrante di far parte di un ingranaggio che tranquillamente potrebbe essere modificato senza danneggiare i risultati finali, anzi.


Negli Stati Uniti su questi temi è nato un dibattito molto sentito e acceso, che in Italia si affaccia timidamente e da poco tempo
Rivoluzionare tempi e luoghi del lavoro sembra ancora un'impresa difficile e per certe aziende un'idea improponibile.
Sono dunque manager, quadri dirigenti, capi reparto, imprenditori i referenti principali di questo libro, lettura interessante e curiosa anche per chi nella gerarchia aziendale occupa un posto meno elevato ma "vuole sognare"...
Se conoscete qualcuno con potere decisionale in qualche azienda, regalategli questo libro e aspettate i risultati. Arriveranno di certo, almeno sotto forma di commento e dibattito. Perché le due autrici non risparmiano critiche anche alle situazioni apparentemente più fortunate, come i contratti di lavoro flessibile, dei quali fanno emergere tutte le contraddizioni e i limiti.
"La chiave di volta è la fiducia. Il lavoratore vuole che l'azienda si fidi di lui nello svolgimento delle proprie attività. Vuole essere trattato da adulto sul lavoro: un adulto che porterà a compimento il suo incarico. Tutti sanno che la fiducia si percepisce, e i contratti di lavoro flessibili non hanno niente a che fare con la fiducia".


La ricetta è basata sulla libertà. 
Il caso di studio è l'azienda in cui hanno operato le due autrici, la Best Buy, dove hanno dato vita al ROWE (Results-Only Work Environment - L'ambiente di lavoro basato sui risultati). 
In questo contesto il dipendente è libero di fare ciò che vuole e quando vuole, purché il lavoro vada avanti.
L'idea non salta dunque fuori dal nulla, ma da un'esperienza concreta. "Il terreno per il ROWE è stato preparato nel 2001, quando alla sede centrale della Best Buy (colosso americano specializzato nella vendita di articoli di elettronica, informatica e tecnologia) un dirigente stava chiedendo aiuto perché voleva trasformare l'azienda in una meta ambita da parte di personale qualificato in cerca di lavoro. Venne istituita una commissione e fu fatto un sondaggio tra i dipendenti per capire che cosa desiderassero di più dal lavoro. La risposta della stragrande maggioranza fu: 'Fiducia sull'orario. L'azienda deve fidarsi, io raggiungerò gli obiettivi previsti e sarò un dipendente più soddisfatto'."

Certo, questa rivoluzione epocale che dovrebbe fondarsi sulla fiducia dell'azienda nei confronti del dipendente ( non più visto come un bambino che combina marachelle non appena il capo gira la schiena, ma come una persona responsabile che comprende quanto sia importante svolgere bene il proprio compito per mantenere l'impiego ed eventualmente fare carriera), è molto difficile da realizzare, ma questo libro testimonia che è già stato fatto, con successo
E allora c'è qualche speranza che il lavoro in futuro non faccia più così schifo...

Titolo originale: Why Work Sucks and How to Fix It: No Schedules, No Meetings, No Joke--the Simple Change That Can Make Your Job Terrific
Traduzione di Fabio Bernabei


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Prime pagine

                                                                   Introduzione

                                                     Noi ci siamo stufate... e voi?

Questo libro si basa su un concetto semplice: quando parliamo di lavoro, i nostri punti fermi (quaranta ore settimanali, dal lunedì al venerdì, dalle nove alle sei) sono sorpassati e assurdi. Ogni giorno la gente va a lavorare e spreca il proprio tempo, lo fa perdere all'azienda e si rovina la vita per un sistema che si fonda su presupposti (a proposito di come andrebbe svolto e come dovrebbe presentarsi) che nell'economia globale contemporanea non valgono più.
   Andiamo a lavorare e diamo tutto ciò che abbiamo, ma in cambio siamo trattati come bambini che se non vengono sorvegliati rubano le caramelle.
   Andiamo a lavorare e vediamo persone incapaci che vengono promosse solo perché arrivano prima e vanno via più tardi di tutti gli altri.
   Andiamo a lavorare e ci dobbiamo sorbire riunioni lunghissime e sovraffollate.
   Vediamo persone di talento, competenti e produttive, penalizzate perché hanno bambini, perché non sposano la politica aziendale o magari solo perché un po' diverse dagli altri.
   Andiamo a lavorare nell'Era dell'Informazione ma, nella sostanza, la natura del luogo fisico non è cambiata dall'Era Industriale.
   Ma soprattutto, ed è la cosa che fa più male, accettiamo le regole del gioco. Anche se in cuor nostro sappiamo che non ha senso.
   Avete mai notato che la domenica sera è sempre permeata di un vago senso di timore? Questo avviene perché i nostri ritmi di lavoro sono malsani. La vita non è fatta per essere vissuta così. Il posto in cui lavoriamo ci disgusta dal punto di vista fisico e mentale, danneggia la nostra famiglia e ci fa sprecare tempo ed energia preziosi. Tutti sappiamo che il lavoro fa schifo, ma non facciamo niente per cambiare le cose. Se questa miseria non fosse la norma, se le convinzioni e le aspettative sul lavoro non fossero tanto radicate, se, ad esempio, il lavoro fosse una sorta di nuova malattia comparsa all'improvviso, che costasse miliardi alle aziende e rovinasse la vita della gente, sicuramente sfrutteremmo tutte le risorse disponibili per trovare una cura. 
   Ma allora perché le cose non cambiano?

© 2008, Elliot Edizioni

Cali Ressler e Jody Thompson – Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo
256 pag., 14 € – Edizioni Elliot 2008 (Antidoti)
ISBN 978-88-61-92051-4


Le autrici

Jody Thompson e Cali Ressler si sono conosciute alla Best Buy, dove hanno dato vita al ROWE (Results-Only Work Environment). 
Per diffondere le loro idee hanno fondato CultureRx, una società che promuove un modo di lavorare innovativo. 
Vivono con mariti e figli a Twin Cities, Minnesota. 
Perché il lavoro fa schifo è il loro primo libro. 
Visita il loro sito web www.caliandjody.com
Il libro in edizione originale 



04 settembre 2008 Di Giulia Mozzato

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