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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza |
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| Autore |
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Pace Federico |
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| Dati |
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245 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 13,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 13,50 |
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| Editore |
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Einaudi |
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| Collana |
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ET Geografie |
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| EAN |
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9788806192075 |
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Senza volo. Storie e luoghi per viaggiare con lentezza di Federico Pace"Anche ora che sembra passato un tempo lunghissimo dai viaggi di Jack Kerouac, anche ora che sembra trascorsa un'infinità di tempo dai viaggi che i Freedom Riders intrapresero per combattere le disparità razziali, salendo a bordo di pullman scortati dall'esercito verso il Sud degli Stati Uniti, anche ora che il viaggio sulla strada ha perso quel qualcosa di ingenuo e pionieristico, ancora molti finiscono prima o poi per salire su un bus. Per cercare quel qualcosa che pare più facile trovare lontano da sé."
È un libro davvero curioso questo di Federico Pace, giornalista quarantenne che sembra voler riscoprire l'essenza del viaggio perduta in questi anni in cui tutti si sentono viaggiatori solo perché con un aereo attraversano comodamente l'oceano.
In realtà l'essenza del viaggio è tutt'altra cosa.
Viaggiare è attraversare lentamente strade, campagne e città. È scambiare opinioni, conoscere persone, guardare fuori dal finestrino di un treno, di un autobus, di una nave.
"Teletrasportarsi" per centinaia di chilometri non fa di noi veri viaggiatori.
Lo sono coloro che si spostano su un fiume, ad esempio: "il viaggio fluviale è una specie di capitolazione a un'arcaica pulsione".
Pace suggerisce di farlo sul Rio delle Amazzoni tra Belém e Manaus, percorrendo 1740 chilometri in cinque giorni, ventritre ore e trenta minuti. Ma è possibile salire su una imbarcazione anche in Europa. In Francia sulla Senna, o la Loira, il Rodano o il Canal du Midi, nel cuore del continente sul Danubio, più a est sul Volga, da Mosca fino ad Astrakan.
"Non si sa mai bene con precisione cosa si cerca quando si parte per un viaggio. A ogni imbarco però, anche solo per andare da una sponda all'altra di un'isola, quando ci si comincia a muovere, si è sempre presi dallo spaesamento di chi non ha più la terra sotto i piedi e il disorientamento di chi non è ancora nel regno delle acque. In quello stesso istante, ai più fortunati, qualche volta succede di riuscire a percepire quello che hanno provato i navigatori di un tempo, quando prendere la via del mare era un'impresa da visionari, e la terra, che stava al di là dell'orizzonte d'acqua, rappresentava la meta più ambita a cui non si poteva resistere".
Alla ricerca di questa sensazione "antica" che difficilmente potrà provare chi non si sposta con lentezza, è possibile anche viaggiare sui binari. E non solamente sulle tratte "mitiche" dell'oriente come Pechino-Mosca, 8961 chilometri che si percorrono in cinque giorni, diciotto ore e cinquantasette minuti - "lungo questa mastodontica strada ferrata capita di trovare le distese che l'occhio da solo non riesce a cogliere. Chi l'ha percorsa in un verso o nell'altro ha provato, invariabilmente, una specie di sfinimento e annullamento" -, ma anche tratte meno leggendarie e altrettanto meravigliose, come quella che unisce New York con Chicago (1834 chilometri percorsi in quindici ore e quarantuno minuti), ricordando la realtà filmica di Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock, in cui Cary Grant e Eve Marie Saint percorsero questo viaggio a bordo del 20th Century Limited; o salendo sul trenino di vagoni rossi che in quattro ore ci porta da Cuzco (3500 metri sul mare) a Machu Picchu (2430 metri) in Perù, un convoglio che "lascia la sensazione che tutto quello che si vede a Machu Picchu e a Cuzco sia solo una parte infinitesima di tutto quello che si sarebbe potuto vedere".
Anche l'autobus può regalare "scoperte" altrimenti impossibili: "come una sonda che riesce ad arrivare fino al fondo di un corpo, il pullman permette di raggiungere luoghi che altrimenti non potrebbero essere visitati o dove si arriverebbe dopo essere scesi, e risaliti, da un treno per più di una volta. Corriere arrivano a Capo Sounion lì, sulla costa dell'Attica, dove c'è il tempio di Poseidone, o a Ceský Ktumlov, la perla della Selva Boema a qualche ora da Praga". Oltre a queste tappe Pace suggerisce molti percorsi da scoprire con questo mezzo di tarsporto: da Gerusalemme a Tel Aviv (60 chilomettri in meno in un'ora), da Los Angeles a New York (4929 chilometri in due giorni, sedici ore e trentacinque minuti), da Dublino a Limerick (197 in poco più di quattro ore)... quasi tutto è possibile scegliendo l'autobus. Ci si può fermare o si può proseguire, si può scegliere una meta all'ultimo momento o ripercorre la stessa strada più volte. Si viaggia lentamente e con piacere.
Beh, sì, mai lentamente come sulle due ruote a dire il vero. "A un certo punto la voglia di prendere la bici viene quasi a tutti".
Da Port-Louis a Brest, ad esempio, si può inforcare la bicicletta e ricordare i luoghi dove Paul Gaugin andò a cercare, lontano da Parigi, "tranquillità e selvatichezza", o percorrere il Berliner Mauerweg, centosessanta chilometri sullo spazio occupato un tempo da quella detestabile fortificazione che chiudeva Berlino all'interno della Germania Est.
E se la voglia di lentezza, di pace, di ritorno alle origini vi prende fortemente, ecco che rimangono i nostri piedi.
"In Italia sono numerosi i percorsi nei parchi naturali, le antiche strade o le vie della transumanza dei capi di bestiame che attraversano le regioni del sud. Ogni strada, si direbbe fatta per camminare. Dalla via Francigena al Parco Naturale degli Abruzzi. Dalle Alpi Apuane al sentiero dei camosci in Trentino Alto Adige. Fino al selciato dell'Appia Anitca che esce da Roma per arrivare a Brindisi".
Questi e molti altri suggerimenti per viaggi alla riscoperta dei luoghi, dei paesaggi, delle persone, sono raccolti nel libro di Federico Pace, davvero originale e di piacevole lettura.
Molte le citazioni letterarie, storiche, filmiche. Molte le considerazioni umane e forte la sensazione di voler riprendere nelle proprie mani la vita, ritrovando quello che l'aeroplano, mezzo meraviglioso ma asettico, ci ha fatto dimenticare.
Le prime pagine
Sulle due rotaie si muovono animali di specie molto diverse che tra loro hanno in comune davvero poco. Alle volte, neppure le sembianze. Alcuni sono comodi, puliti e rapidi. Altri non riescono a superare certe velocità e le loro carrozze, prodotte nei tempi andati, hanno già viaggiato a lungo e ora si trascinano con una lentezza che può sembrare esasperante. Qualcuno è silenziosissimo mentre altri ripetono ancora il tipico ta-ta-tan ta-ta-tan senza fermarsi mai. Qualcuno va ancora a vapore, molti altri a propulsione diesel e altri ancora sono sospinti dal silenzio dell'energia elettrica. In Italia ci sono i trenini a scartamento ridotto, quelli storici e turistici dalla Puglia alla Calabria, dall'Emilia-Romagna all'Umbria, dal Trentino alla Sardegna. Ma anche gli InterCity. Tra le città d'Europa corrono gli EuroCity e quelli ancora pili veloci come il Tgv in Francia, i Talgo e gli Ave in Spagna o gli Ice in Germania. Tutti in qualche modo, figli della Shinkansen, il treno-missile che in Giappone, agli inizi degli anni Sessanta, prese ad andare fra Tokyo e Osaka a una velocità che pareva impensabile.
Attraverso le gallerie delle montagne della Svizzera o nelle terre calde d'Andalusia, ogni giorno e ogni notte, ci sono un'infinità di treni che attraversano il Vecchio Continente da sud a nord, da ovest a est. Alcuni portano verso il mare i bimbi e le madri. Altri provano a far incontrare due persone a cui è capitato, pur vivendo in città diverse, di essere legate dalla tenacia e l'irrazionalità di un sentimento. Di notte dalle finestre delle case, ancora oggi qualcuno, quando li vede passare, per qualche ragione insondabile, prova nel buio una specie di sollievo e conforto.
Nel mondo ci sono convogli che portano verso vette altissime. Dall'estate del 2006, arriva fino in Tibet un treno ipertec-nologico. Da più di cento anni, in India, il Toy Train si arrampica fino al Darjeeling, là dove si trova la coltivazione di uno dei tè più buoni al mondo. Altri riescono a mettere in contatto, dopo infiniti giorni di viaggio, città piene di misteri come fa la Transiberiana con Mosca e Pechino. Ci sono i treni di lusso che attraversano terre rigogliose e convogli privi di qualsiasi comfort che sferragliano lungo aride pianure. Treni che uniscono regioni rimaste separate a lungo per colpa di una guerra. Treni che hanno trasportato re in disarmo, reporter che volevano capire di più e persone che fuggivano da guerre e miserie. Ci sono i treni che in America del Sud portano in Patagonia, lì dove il mondo finisce. Quelli che da Cuzco si arrampicano fino a un passo da Machu Picchu. Treni che vanno da un oceano all'altro attraversando il deserto d'Australia. Convogli che in Canada arrivano a un passo dal Polo Nord, in quelle terre dove l'uomo torna a essere ospite di una natura inaccessibile. Ciascuno sembra avere un carattere e una natura propria, eppure su ciascuno di essi, dentro i loro corpi cavi, pare di provare una familiarità e un agio che altrove ci vengono con ostinazione negati.
© 2008, Giulio Einaudi
Federico Pace – Senza volo
245 pag., 13,50 € – Edizioni Einaudi 2008 (ET Geografie)
ISBN 978-88-06-19207-5
L'autore
Federico Pace è nato nel 1967 a Roma dove vive. Oggi è giornalista. Da oltre dieci anni lavora per il Gruppo Espresso.
| 25 luglio 2008 | | Di Giulia Mozzato |
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