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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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| Titolo |
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La finestra rotta |
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| Autore |
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Deaver Jeffery |
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| Dati |
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565 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 21,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 21,50 |
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| Editore |
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Rizzoli |
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| Collana |
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Rizzoli best |
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| EAN |
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9788817021739 |
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La finestra rotta di Jeffery DeaverLa privacy e la dignità dei nostri cittadini vengono sopraffatte lentamente, a piccoli passi, talvolta impercettibili. Considerato individualmente, ogni passo può avere conseguenze minime. Ma se li si guarda nel loro insieme, comincia a emergere una società molto diversa da qualsiasi altra abbiamo visto: una società in cui il governo può intromettersi nelle zone segrete dell'esistenza di una persona.
William O. Douglas, giudice della Corte Suprema
Da Deaver ci si aspetta sempre il meglio. Ogni suo romanzo è un appuntamento sicuro con il coinvolgimento e la suspence, ogni pagina che si legge spinge a non interrompere la lettura, ad arrivare all'appuntamento con la scoperta dell'identità dell'assassino, pur con il rammarico che il romanzo, inevitabilmente, volga alla sua conclusione. Vero maestro non ha mai deluso i lettori, e non lo fa di certo con quest'ultimo libro che anzi ha quel qualcosa in più di interesse che supera lo stesso genere e che quindi può diventare strumento di dibattito e di riflessione.
Ma ecco a grandi linee la trama. A tirare le fila della storia è come già si può immaginare quel personaggio genialmente creato da Deaver, il detective tetraplegico Lincoln Rhyme. La genialità della creazione sta proprio nel dimostrare che è l'agilità della mente e non del corpo ad averla vinta, che se il cervello si muove rapidamente può guidare gambe e braccia altrui verso soluzioni a cui i normodotati difficilmente sarebbero giunti. Questo come premessa, ma l'azione ha avvio quando si trova il corpo di una ragazza, Alice Sanderson, violentata e uccisa, e del delitto odioso viene incolpato, con prove schiaccianti, proprio il cugino di Rhyme Arthur. Nonostante antiche, e più recenti, ruggini Lincoln decide di prendere in considerazione il caso, incredulo delle accuse mosse al cugino. La scoperta, compiuta attraverso la sua capacità di riflessione e gli strumenti tecnologici a sua disposizione, è sconvolgente: c'è chi ha costruito delle prove (conoscendo molto bene il "capro espiatorio") per far ricadere la responsabilità di quello, ma anche di molti altri delitti, su di un innocente. E tutto il romanzo si svolge nella ricerca del vero assassino e di come sia riuscito a fare tutto ciò. Ma come si possono sapere particolari tanto dettagliati e intimi di individui diversi e senza alcuna relazione tra loro? L'attenzione degli investigatori quindi si sposta dal caso alla società di raccolta dati più importante degli Stati Uniti, la SSL. C'è qualcosa del Grande Fratello di orwelliana memoria nell'attività di questa società: ogni acquisto, ogni spostamento, ogni relazione, ogni avvenimento nella vita di ogni cittadino americano viene schedato e racchiuso in un data base a cui possono accedere dei clienti con fini evidentemente commerciali. Ma sono pochissimi coloro che possono avere il quadro completo, ogni impresa può venire a sapere di un determinato individuo solo quello cha in qualche modo la riguarda. Ma, diversamente dalle intenzioni molto "tutelanti" la privacy dei cittadini espresse dal dirigente della SSL agli inquirenti, c'è chi utilizza quelle informazioni con ben altro scopo e soprattutto chi riesce ad accedere all'intero quadro del soggetto in causa, ad aprire insomma tutte le "finestre". Il linguaggio che viene utlizzato da chi lavora in questo mostruoso centro di raccolta dati è molto tecnico: le singole persone sono indicate con una serie di sedici cifre, e le varie sezioni, le varie operazioni hanno un loro termine specifico incomprensibile a chi non è del campo.
Tutto ciò è molto interessante. Prima di entrare nel merito del tema della privacy, dell'ingerenza nelle vite dei singoli da parte del "mercato", mi soffermerei proprio su questo aspetto linguistico. Ogni disciplina, da sempre, ha utilizzato dei tecnicismi, ma in genere questi avevano un'etimologia che richiamava la funzione stessa, la loro origine era classica, insomma servivano a dire in modo più corretto un concetto o un'azione. Ora, in questo come in alcuni altri ambiti, il codice linguistico invece traspone da un ambito a un altro il termine, quasi si trattasse del gioco di un bambino che in accordo con altri dice una parola, ma le attribuisce un senso diverso. Oppure c'è la creazione di neologismi, un po' ridicoli, usati con grande serietà, più onomatopeici che significanti.
Ma che significa tutto ciò? un linguaggio iniziatico, sicuramente, che esclude i profani, come è sempre accaduto, ma anche l'uso spregiudicato della parola che in un certo senso perde dignità diventando qualcosa che puà essere deformato e distorto. Questo discorso forse tocca solo alcuni appassionati di linguistica, quello che invece colpisce tutti è l'ingerenza così totale nella vita privata di un cittadino: e questa non è certo solo creazione romanzesca. Ogni volta che usiamo una carta di credito c'è chi sa quali acquisti facciamo, ogni volta che navighiamo in internet c'è chi sa quali siti visitiamo, lo stesso vale per i programmi televisivi, per i nostri viaggi e le nostre telefonate.
E quindi non ci stupiamo più quando arrivano messaggi pubblicitari mirati ai nostri interessi e coerenti con nostre precedenti scelte, così come non ci colpisce il fatto che arrivino nelle nostre caselle della posta delle pubblicità relative a scuole guida (al compimento dei 18 anni), corsi di ogni tipo post universitari (se ci siamo appena laureati) e via dicendo, fino alla promozione di tombe di ogni tipo quando muore qualche parente... Ecco questo libro mette sotto gli occhi di tutto, attraverso un appassionante thriller, la distorsione massima, l'uso più pericoloso di qualcosa che in ogni caso pericoloso è: il controllo della nostra vita da parte del mercato.
Questo discorso, estraneo ma assolutamente implicito nella trama nulla, ma proprio nulla, toglie all'interesse narrativo del romanzo che rimane appassionante fino all'ultima pagina e che spiazza con continui colpi di scena l'esercizio deduttivo del lettore e proprio per questo lo tiene incollato alle 565 pagine senza mai annoiarlo. Garantita lettura estiva che però, come si diceva, invia anche messaggi tutt'altro che lievi, anzi molto amari sul presente e sul futuro della nostra libertà.
Le prime pagine
Capitolo 1
C'era qualcosa che la tormentava, anche se non riusciva a capire cosa. Come quando senti un dolorino che non se ne va... O quando, tornando a casa, ti accorgi che c'è un uomo dietro di te... Che sia lo stesso che ti guardava in metropolitana? O quando vedi un puntino scuro che si muove verso il tuo letto e poi sparisce... Una vedova nera? Ma poi il suo ospite, seduto sul divano del salotto, la guardò sorridendo e Alice Sanderson dimenticò le sue preoccupazioni, se di preoccupazioni si trattava. Arthur era un tipo brillante e di bell'aspetto, certo. E, soprattutto, aveva uno splendido sorriso. «Ti va un po' di vino?» chiese lei, andando verso la piccola cucina. «Certo. Quello che hai.» «Be', è divertente... due adulti come noi che marinano la scuola in un giorno feriale. Mi piace.» «Liberi e selvaggi» scherzò lui. Fuori dalla finestra, sull'altro lato della strada, si vedevano file di case di arenaria, e persino una parte dello sky-line di Manhattan, immersa nella foschia di quel piacevole pomeriggio primaverile. Un vento fresco portava nell'appartamento aromi di aglio e origano dal vicino ristorante italiano. Quella italiana era la cucina che entrambi preferivano, una delle passioni che avevano scoperto di avere in comune dopo essersi incontrati, qualche settimana prima, a una degustazione di vini a SoHo. Una sera, a fine aprile, Alice era tra i quaranta spettatori di una conferenza sull'enologia europea tenuta da un celebre sommelier, quando aveva sentito una voce maschile domandare di un particolare rosso spagnolo. Le era venuto da ridere. Il caso voleva che lei, di quel vino, ne avesse una cassa intera (be', un po' meno di una cassa, ormai). Veniva da un produttore poco conosciuto e forse non era il miglior Rioja mai prodotto, ma al suo bouquet si aggiungeva per Alice anche un altro sapore, quello di un caro ricordo. Lei e un amante francese ne avevano bevute parecchie bottiglie, durante la settimana che avevano trascorso in Spagna. Era stata una storia perfetta, l'ideale per una donna di quasi trent'anni che si era lasciata da poco con il suo uomo; una storia appassionata, intensa e, naturalmente, destinata a concludersi insieme alla vacanza. Meglio ancora. Quando aveva sentito nominare quel vino, Alice si era protesa in avanti, per vedere chi avesse parlato: un uomo, in giacca e cravatta, di cui non riusciva a distinguere i lineamenti. Più tardi, durante la degustazione, aiutata da qualche bicchiere, Alice si era fatta coraggio e, reggendo un piatto di stuzzichini, aveva attraversato la sala per approfondire la questione del Rioja. Lui le aveva raccontato allora di un viaggio in Spagna di qualche anno prima, in compagnia di un'ex fidanzata, e di come entrambi si fossero appassionati al vino di Rioja. Alice e l'uomo si erano seduti a un tavolino ed erano rimasti a parlare per un po'. Arthur e lei, a quanto pareva, avevano gli stessi gusti in fatto di cibo e di sport. Entrambi facevano jogging ogni mattina ed erano abbonati a un costosissimo fitness club. «Però» aveva precisato lui, «per fare ginnastica compro i pantaloncini e le magliette più a buon mercato che trovo. Niente roba firmata, per me...» Poi era arrossito, rendendosi conto che poteva averla offesa.
© 2008, Rizzoli
Jeffery Deaver – La finestra rotta Titolo originale: The Broken Window Traduzione di Andrea Carlo Cappi 565 pag., 21,50 € - Edizioni Rizzoli 2008 (Rizzoli best) ISBN 978-88-17-02173-9
| 16 luglio 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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