|
|
 |
|
| |
HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
| Titolo |
 |
Crimini italiani |
 |
|
|
|
| Dati |
|
VIII-538 p., brossura |
|
| Prezzo |
|
€ 19,80 |
|
| Prezzo IBS |
|
€ 19,80 |
|
| Editore |
|
Einaudi |
|
| Collana |
|
Einaudi. Stile libero big |
|
| EAN |
|
9788806190026 |
 |
 |
 |
|
|
 |
Crimini italiani Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva, Giorgio Faletti, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli, Giampaolo Simi, Wu Ming
"Mi parve per un istante di cogliere una verità, o almeno un significato, nelle sue e nelle mie parole insieme. Mi parve, ma forse era solo una maniera di prendere congedo. Era il momento di tornare a casa, mi dissi mentre una luce pallida cominciava a mostrare la linea dell'orizzonte, sul mare."
Italia. 2001-2008. Undici storie gialle e nere sull’Italia criminale di oggi; la migliore antologia da qualche anno a questa parte, un’affinità letteraria che supera residenze diverse, soggettività stilistiche, ambientazioni specifiche; un libro da non perdere (fra non molti, per ora) come compagnia estiva 2008. Giancarlo De Cataldo (che lo ha curato), Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Giorgio Faletti, Sandrone Dazieri, Diego De Silva, Giampaolo Simi, Loriano Macchiavelli, Marcello Fois, Wu Ming, Carlo Lucarelli consegnano undici ottimi racconti lunghi (alcuni veri e propri romanzi brevi) nella commendevole definizione di Hunter-McBain, per un tomone migliore del precedente italo-americano, con il retro dedicato alle brevissime sinapsi. Secondo il mio personale gusto sia il migliore (il toscano Simi a Genova), sia il peggiore (il napoletano De Silva a Campobasso) non si discostano molto dalla alta qualità complessiva. In tempi di federalismo ideologico De Cataldo sottolinea l’unità criminale del paese e i miti comuni: la scorciatoia individuale, la débacle giudiziaria, la cocaina ossessiva, accompagnati dall’esile speranza di farsi un poco contagiare dai piaceri della scrittura (e della lettura). Nel suo racconto l’esile speranza si alimenta grazie all’indimenticabile Chantal. Le prime e le terze persone (al passato) sono circa la metà, anche se la prima è spesso mescolata con lettere (Carofiglio e Simi), alter ego (Macchiavelli parla sempre con Sarti), antefatti personali che precedono il commissario Curreli (Fois), il punto di vista della potenziale vittima (Lucarelli). Wu Ming persiste nell’originale discutibile andamento a ritroso. Carlotto illustra il ruolo delle fondazioni bancarie nella terza Italia, alternando disturbi e sofisticazioni alimentari, cucina cingalese e Bob Dylan. Carofiglio offre il miglior non noir con protagonista chi crudelmente delude aspiranti scrittori. Faletti suggerisce sinergie a vendicatori solitari. Quasi tutti vanno altrove rispetto a dove vivono o usualmente ambientano: Lucarelli e Macchiavelli abbandonano l’Emilia, il primo per Ancona, Igea Marina, Corciano, Talamone, il secondo per gli appennini abruzzesi; Fois la Sardegna per Bolzano; Dazieri la Lombardia per Matera (alle sorgenti del porno); De Cataldo Roma per Courmayeur (crocevia di droga più che di festival); anche Wu Ming va in Molise. Un appunto finale: non c’è una donna! Il libero stile di comunità tende ad essere un poco misogino. Chi scrive può scrivere bene di tutti i generi in tutti i generi, tuttavia un genere lo ha. Di Valerio Calzolaio Torna alla bibliografia-inchiesta sulle questioni più dibattute dell'Italia 2008 >>>
Quando cominci a mettere insieme i materiali per un'antologia sui «crimini italiani» non puoi sapere come andrà a finire. E può accadere di scoprire, lungo il cammino, che alcuni luoghi comuni che davi per scontati sono semplicemente falsi. C'è chi dice, per esempio, che sia impossibile dipingere l'Italia. Perché non ci sono più i pittori di una volta, secondo alcuni. E secondo altri, perché la modella, lungi dall'ispirare, respinge. Non è vero. Tutto dipende dal punto di vista. L'Italia è sotto i nostri occhi. Non fa nulla per nascondersi. Si offre giorno dopo giorno, impudicamente, alla nostra percezione. Basta saperla guardare. Ma non bisogna commettere l'errore di fermarsi alla superficie. Bisogna andare oltre la maschera seducente del paese delle bellezze artistiche, delle grandi firme, dei geniali improvvisatori. Bisogna strappargliela con la forza, questa maschera, alla nostra Italia. Allora, solo allora, si potrà davvero capire se è il pittore ad aver perso la mano, o la modella a rivelarsi prodotto ingannevole di un'abile cosmesi. E non c'è che un modo per arrivare alla nuda verità: addentrarsi nel suo lato oscuro, affrontare a viso aperto i suoi crimini. E c'è chi dice, altro esempio, che l'Italia non è mai stata, e mai sarà, un paese unito. Siamo troppo divisi, noi italiani. Una storia intessuta di lacerazioni, conflitti, incomprensioni ci ha allontanati gli uni dagli altri senza nemmeno darci il tempo di conoscerci a fondo. Bene. L'esplorazione del lato oscuro smentisce anche questo assioma consolidato. Se c'è una forza che appare in grado, oggi più che mai, di realizzare quel sogno unitario che fu di Cavour, Mazzini, Garibaldi e che ha attraversato tutti gli ultimi centocinquant'anni della nostra Storia, quella forza è il crimine. L'unità criminale d'Italia, per la verità, è un dato di fatto. Alcuni elementi ricorrenti già oggi accomunano i valligiani che sciamano sui ghiacciai dell'estremo Nord e i boss e peones del «sistema» criminale meridionale, i miti cittadini dell'operosa provincia e gli affannati businessmen delle metropoli, chi vive nei paesi sperduti dell'entroterra e chi affolla i ghetti ai margini delle grandi città. Li abbiamo definiti elementi, ma faremmo meglio a chiamarli «miti». Il mito della scorciatoia, della strada più corta per l'arricchimento individuale. Con quel che ne segue in termini di disprezzo del lavoro. Non è necessario essere iscritti all'albo dei professionisti del crimine per praticare il crimine. Il crimine italiano appare sempre più un affare di gente comune. Non c'è lavoro legale che non possa essere sostituito da un suo surrogato illegale: quale altro movente, se non l'avidità, potrebbe spingere un prestigioso luminare della chinirgia a mettersi al servizio di un sanguinario latitante? E prostituzione e impiego d'ufficio non sono forse attività intercambiabili? Il mito del crimine che paga: non è forse sotto gli occhi di tutti la forsennata débàcle della giustizia? Comprensibile, allora, che la sfiducia totale nelle istituzioni si faccia strada, e che irreprensibili cittadini e qualche poliziotto stanco di veder calpestata la legalità dagli sberleffi degli «intoccabili» si improvvisino giustizieri, finalmente in pace con la propria coscienza e in fondo tollerati, se non incoraggiati, da quella collettiva. E il mito della cocaina, naturalmente. La droga che non ti allontana dalla società, che, al contrario, ti rende scattante, efficiente, gaio e multitasking come si addice a una persona di successo. La cocaina, che ricorre ossessivamente in tutte queste storie di crimini italiani: la cocaina, paradossale Nostra Signora della Neve che tutto illumina e tutto rende possibile... Gli scrittori non si limitano a osservare, registrare, riportare. Gli scrittori prendono apertamente partito. Il giudizio è unanime: la modella-Italia è un emblema della bellezza corrotta. Un male oscuro l'ha ormai profondamente contagiata. E un contagio irredimibile ? Qualcuno ne è convinto, e si ritrae, come inorridito, di fronte allo spettacolo della devastazione, prende le distanze dal reale, si rifugia nel delirio, in una vita immaginaria, la sola che sembra poter consentire un riscatto immaginario. Qualcun altro cerca di dare un nome a questo male oscuro. E definisce questo grumo di livore e di violenza ammantato di innocente strafottenza «crisi della giustizia», se non «crisi della democrazia». E c'è infine chi coltiva un esilissimo filo di speranza. Che non può certo venire dalle istituzioni, ma, semmai, dal nemico apparente (l'emarginato, il disadattato, il new global), oppure da qualche infiltrato sfuggito all'occhiuta lente dei sorveglianti: il carabiniere onesto, il giudice idealista, spaesato e cocciuto Don Chisciotte alle prese con potenti, ricchissimi e tecnologici mulini a vento. A tutto concedere, il riscatto di qualche italiano, non certo dell'Italia. Sì, l'Italia è un «paese noir». Eppure, nel momento stesso in cui ne danno atto, gli autori di questa antologia scelgono consapevolmente di dissolvere i tratti caratteristici del genere in una feconda contaminazione che si può definire in un solo modo: scrittura, scrittura allo stato puro. Scrittura che non tollera di essere ingabbiata e si lancia senza paura verso territori ancora tutti da esplorare. Scrittura che non disdegna gli scenari epici, il dramma, l'umorismo, la brutalità della violenza e la leggerezza della fuga. Scrittura di scrittori italiani: ugualmente disperati e orgogliosi di esserlo. Giancarlo De Cataldo © 2008, Giulio Einaudi Crimini italiani VIII-538 pag., 19,80 € – Edizioni Einaudi 2008 (Einaudi. Stile libero big) ISBN 978-88-06-19002-6
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.
Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
|
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
|
 |
| I siti del network: |
|
|
|
|