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RECENSIONE

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Titolo Second hand. Una storia d'amore
Autore Zadoorian Michael
Dati 318 p., brossura
Prezzo € 16,00
Prezzo IBS € 16,00
Editore Marcos y Marcos
Collana Gli alianti
EAN 9788871684840
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Second Hand. Una storia d'amore di Michael Zadorian

"Da piccoli possediamo una cosa, e da grandi siamo disposti a ricomprarla per cento volte il suo prezzo originale. Crediamo di ricomprare la giovinezza, o l'innocenza, ma in realtà ci stiamo ricomprando l'ignoranza. Vogliamo ricordarci un tempo nel quale sapevamo molte meno cose"

Quando ho iniziato a leggere le prime pagine di questo libro ho avuto quasi uno shock of recognition. Più andavo avanti e più mi dicevo che avrei potuto scriverle io quelle frasi, non nella stessa bella forma magari, ma riguardo al contenuto, non c’erano dubbi. Perché buttare via oggetti che potrebbero interessare ad altre persone, perché acquistare prodotti nuovi quando al mondo già ne esistono tanti altri, più belli e più veri? Senza contare che ciò vale a prescindere dal fatto che il mondo è pieno di rifiuti che prima o poi ci sommergeranno.

A dire la verità, prima vorrei togliermi un sassolino dalle scarpe (ok, queste non sono usate, in tutta onestà le calzature sono uno dei pochi accessori che non posso fare a meno di comprare nei negozi “normali”). Un aspetto non mi ha pienamente convinta in questo romanzo, che si è rivelato essere molto simpatico e altamente poetico. La storia d’amore. Con tanto di happy end. Ma è pur sempre vero che a un sacco di lettori piacerà, e il fatto che io non sopporti il buonismo nelle relazioni non è certo una considerazione oggettiva, bensì un gusto personale. Prendetela come un complimento, Second Hand reggerebbe benissimo anche senza la storia d’amore del sottotitolo. Detto ciò, addentriamoci nel vivo della narrazione. Zadoorian descrive in modo divertente e originale, ma profondo, uno dei microcosmi più affascinanti e degni di menzione: l’universo retro kitsch del perfetto junker. Sì, ho detto proprio junker: colui che ha l’ossessione per il junk, ovvero per i carabattoli, le cianfrusaglie, il ciarpame, le cose vecchie, insomma, gli oggetti usati.

Tutta la vita del protagonista, Richard, ruota intorno a queste inutili e stupende suppellettili. La mattina va in giro per svendite in casa di gente defunta o spedita in ospizio, sgomberi di garage e Eserciti della Salvezza, il pomeriggio lo passa nel suo, di negozio dell’usato, il Satori Junk, a spolverare e cogliere le illuminazioni e la saggezza che gli oggetti vissuti infondono a chi li sa cogliere. Nella società dell’ipertecnologico e della caccia al trendy, Richard non ama le cose nuove perché non vibrano, sono noiose, non hanno nulla da raccontare. Per contro, si pensi a quanti frammenti di vita restano attaccati agli oggetti appartenuti ad altri individui che li hanno toccati, usati, amati. Possedendoli, si può comunicare segretamente con chi li ha maneggiati, con il passato di questi sconosciuti. Certo, è interessante vedere soprattutto cosa succede quando gli oggetti in questione erano di proprietà di qualcuno che si conosceva. La madre di Richard muore, e lascia ai due figli l’incombenza dello sgombero della casa prima della vendita. Un viaggio doloroso, tormentato e carico di insegnamenti per il nostro junker. Trovando oggetti mai visti, nonostante fossero nella sua vecchia casa, Richard scopre lati inediti della vita della madre e del padre da anni defunto. Le cose vecchie del passato dei suoi cari gli fanno ripercorrere anni e sogni di cui lui non sospettava minimamente l’esistenza, e lo fanno riflettere intensamente sul rapporto tra i suoi genitori e tra loro e se stesso. È difficile immaginare che persone fossero papà e mamma prima della nostra nascita, forse ancora di più, credere a cosa siano diventati dopo di noi e a causa o per merito nostro. Difficile, ma impagabile. E proprio in questo periodo particolare, piomba nella vita e nel negozio del nostro uomo dell’usato Theresa. La dea del riciclo, un’amante del vintage tanto quanto lui, ma ben più irrequieta e instabile. Le è capitato un lavoro ingrato: Theresa si prende cura degli animali abbandonati, “usati” e poi gettati, per l’appunto.

Fin qua tutto bene, lodevole e tenero, ma purtroppo c’è un lato oscuro e crudele. Quando gli animali diventano troppi, vanno soppressi. Theresa deve uccidere chi vorrebbe salvare, ma non ha scelta, anche se non riesce a scordare quei piccoli occhi che la guardano consapevoli un secondo prima dell’iniezione. Richard la capirà e cercherà di aiutarla, sebbene non sia facile, e insieme faranno un viaggio che guarirà un po’ le ferite di tutti e due. Ma ora scusatemi, devo andare, il piccolo tavolo bianco con stucchi colorati, da sotto il vecchio computer appartenuto ad un’amica, sta cercando di dirmi qualcosa che non capisco, e mi devo proprio concentrare.             
  


Le prime pagine
                                                            CIANFRUSAGLIE

Quando morirò, di me non resteranno che cianfrusaglie. Se andassi alla mia casa, alla liquida¬zione delle mie cose, dopo la mia morte, mi com¬prerei tutto. Certo, dato che sono cose che ho già comprato una volta, non è un fatto sorprendente. Anche se non si trattasse di me, però, comprerei tutto. Ci sono altri che farebbero lo stesso. La gente viene a casa mia e resta colpita dalle mie cianfrusa-glie, me le invidia. Ma quelli sono junker, come me. Quando mi vengono a trovare le persone normali, ridono delle mie cose, o mi dicono che vivo in una casa inquietante, perché tutto quello che c'è dentro è appartenuto a persone che ora sono morte. Io ribatto: "Non sono tutte morte. Alcune sono in casa di riposo".
Ma loro non capiscono. Se entrano in una casa e non vedono un divano a quadri sotto un dipinto dai colori intonati alla tappezzeria, comprato agli Artisti indigenti (la grande, grandissima vendita mensile nel parcheggio del Ramada Inn di Southfield, "per tutte le vostre esigenze artistiche!"), si sentono smarriti, disorientati, talvolta diventano aggressivi. Io prendo nota: non saranno invitati alla vendita, quando morirò. Se morissi oggi, l'annuncio sarebbe più o meno così:


                                                    Vendita per sgombero
                                                   venerdì & sabato, 10-17
                                                              15318 Vera


Collezione trentennale. Moltissimi articoli! Poltrona cinese rossa anni '40, divano davenport autentico anni '60 con cappello da cow boy ricamato sui cuscini, manichino dei grandi magazzini anni '50 (maschio), set da tavola anni '30, lampada e pianta in vaso finta anni '70, tavolo da cucina rosso e bianco anni '40, stereo Olympic Deluxe anni '50 in legno di ciliegio. Centinaia di LP e nastri a otto piste, vasta selezione di riviste pornografiche, ampia collezione d'arte in velluto nero: pagliacci in lacrime, toreri, donnine nude, Elvis magri ed Elvis grassi! Collezioni assortite di: orologi da cucina, lampade kitsch, posacenere, bicchieri, shaker da cocktail, bonghi, miniature ricordo, cucchiaini ricordo smaltati, saliere e pepiere e molto altro ! Un garage pieno. Una cantina piena. Ci passerete la giornata! Parità di trattamento.

© 2008, Marcos y Marcos

Michael Zadoorian – Second Hand. Una storia d’amore
318 pag., 16 € - Edizioni Marcos y Marcos  2008 (Gli alianti)
ISBN 978-88-71-68484-0


L'autore

Non è difficile immaginarsi Michael Zadoorian che passeggia con la fidanzata Rita per Detroit – dove è nato una quarantina d’anni fa – con in mano un vaso art déco, otto portatovaglioli in bachelite, un sacchetto pieno di smalti & cornici da sistemare. Di certo, nel bungalow del 1937 dove vivono non c’è più spazio per nulla. Il loro gattone dal pelo rosso fuoco ha fatto domanda di trasferimento.
Pubblicato nel 2000, Second Hand ha avuto un clamoroso successo negli USA. Ne hanno parlato con entusiasmo Elmore Leonard, il «New York Times», «Publishers Weekly» e «Kirkus Review». Michael è diventato quasi un guru fra i “Junkers”, i fanatici del collezionismo. Il tema del riuso è sempre più attuale e importante, e i lettori e rilettori di Second Hand sono in costante aumento.  


03 luglio 2008 Di Silvia del Ciondolo


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