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HOME | lunedì 13 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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La bibliotecaria. La vera storia di Marta la tarma |
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| Autore |
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Ciccarone Claudio |
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| Dati |
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192 p. |
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| Prezzo |
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€ 14,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 14,00 |
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| Editore |
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Fanucci |
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| Collana |
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Collezione vintage |
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| EAN |
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9788834714423 |
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La bibliotecaria di Claudio Ciccarone"Sono una tarma, e divoro libri. Non disdegno né quelli antichi né quelli moderni, tanto meno mi interessa ciò che dicono gli entomologi, tronfi nel credere di sapere tutto sulla vita degli insetti. 'Le farfalline mangiano tessuti', o affermazioni del genere, sono favole scientifiche. Io mi nutro di cultura, e adoro tuffarmi tra le pagine: patinate o rugose, lisce o ruvide, l'importante è essere dimenticata e lasciata in pace quando mi abbandono avvolta da quel profumo che solo un libro può emanare."
Ho avuto il privilegio di vivere in prima fila la vicenda che ha portato alla riedizione di questo libro, uscito per la prima volta nelle librerie italiane nel 2000 per le edizioni Guida e passato quasi inosservato in quel primo momento, come spesso accade. Ho visto lo stupore dell'autore di fronte alle pagine di Firmino, lo sconcerto nel trovare tante, troppe coincidenze tra la sua storia e quella raccontata da Savage. Ma per suggerirvi la lettura del libro di Ciccarone non voglio denigrare quello (che devo dire ho trovato piacevole e intelligente) di Savage. Voglio sottolineare qualche analogia (se vi è piaciuto Firmino non perdetevi la tarma Marta) e le caratteristiche peculiari di questo libro italiano che avevo già letto nella prima edizione.
In una biblioteca privata, quella dell'appartamento nel centro di Napoli del Leggilibri, incontriamo la tarma di nome Marta. Vive in un vecchio scaffale pieno di tomi antichi e moderni e se ne nutre in tutti i sensi. Ma cosa può accadere se un viaggio "virtuale" nei luoghi della letteratura, veri o immaginari, a lungo inseguito e vissuto, si trasforma in un viaggio reale e fantastico? E cosa accadrà a una piccola creatura, totalmente indifesa, in un mondo esterno in cui sopravvivere è impresa non facile? Marta lo scoprirà ben presto, trasportata sul dorso di un cane nel mondo "reale", fuori dall'appartamento che l'ha vista nascere e crescere al riparo dai pericoli del mondo. La svolta importante della vita è nell'incontro con Cecilia, un'altra tarma molto colta, che ha vissuto a lungo nella Biblioteca Nazionale di Napoli e ha imparato a rispettare i libri, a non nutrirsene più. Ha compreso il valore dell'opera nel suo insieme e ha scelto di non intaccarla in alcun modo, per permettere ad altri e altri ancora di leggerla, interamente. Così anche Marta diventa un insetto molto particolare che vuole capire ciò che ha mangiato, partecipare alle storie che ha divorato e ricordare, come un Pico della Mirandola del mondo degli insetti, personaggi e trame, parole e pensieri. Tra strade e gente comune, guerriglie sotterranee, insetti coraggiosi che conducono battaglie rivoluzionarie contro il comune nemico uomo, Marta e i compagni via via conosciuti lungo il cammino capiranno che l'unica salvezza per il mondo intero è nella cultura.
Una storia che attraverso lo strumento della passione e dell'amore, assume valore nel suo desiderio di sottolineare l'importanza del libro come mezzo per divulgare idee. Più poetica, forse più ingenua della vicenda narrata da Savage. Marta ha la passionalità mediterranea che Firmino non ha e per contro forse le manca un po' di quella fredda lucidità che fa del nostro topo un osservatore disincantato. A voi il giudizio.
All'interno del volume una cartolina recita: fateci sapere le vostre opinioni all'indirizzo mail: info.libri@fanucci.it Oppure potete aggiungere il vostro parere nei commenti dei lettori di IBS.it
Qualche confronto, per curiosità
 | | disegno di Luca Dalisi | Firmino ...all’inizio mi avventavo senza andare troppo per il sottile, in modo indifferenziato, abbandonandomi in un’orgia insaziabile... Bibliotecaria ...all’inizio della carriera di bibliotecaria ero come te: entusiasta, divoravo libri su libri, distruggendo indiscriminatamente fogli e copertine...
Firmino (Per Firmino un gusto vale l’altro) ...un boccone di Faulkner era come un boccone di Flaubert, per quel che mi riguardava... Bibliotecaria (Per Marta un gusto vale l’altro) ...non faccio preferenza tra un autore e un altro o tra questo o quel genere: Baricco come Bradbury, Poe, Melville; Cussler come Wells, Kafka, Allende. Nulla mi disgusta. Divoro tutto...
Firmino (assaggio del mondo reale per Firmino) ...il sapore di ciascuna pagina, frase e infine parola – portava con sé e suscitava nella mente un insieme di immagini e rappresentazioni di cose di cui non sapevo nulla a causa della mia limitata esperienza del mondo cosiddetto “reale”... Bibliotecaria (assaggio del mondo reale per Marta) …vibro nel disegnare sentieri sinuosi masticando le fibre patinate e lucide diapositive sottoesposte, sature di colori e ricche di dettagli, prodotto di fotogrammi di pellicole accecate dalla luce riflessa di spettacoli reali di un mondo reale…
Firmino è attirato dalla sorella ...un tentativo di istigazione perpetrato dal didietro peloso di Luweena... ...lei si ostinava per giunta a tenere la coda alzata, in modo che mi eccitava... impudente e provocante... il suo fondoschiena occupava tutto il mio campo visivo, invadendo la mia coscienza e impedendomi di pensare ad altro... Marta è attirata dalle sorelle ...erano proprio le mie sorelle e le amichette ad attrarmi, con i loro corpi sinuosi, le antenne impertinenti, le zampette voluttuose, i culetti vibranti...
Per un raffronto più diretto leggete Firmino VS Marta >>>
La libreria
Sono una tarma, e divoro libri. Non disdegno né quelli antichi né quelli moderni, tanto meno mi interessa ciò che dicono gli entomologi, tronfi nel credere di sapere tutto sulla vita degli insetti. ‘Le farfalline mangiano tessuti!’, o affermazioni del genere, sono solo favole scientifiche. Io mi nutro di cultura, e adoro tuffarmi tra le pagine: patinate o rugose, lisce o ruvide, l’importante è essere dimenticata e lasciata in pace quando mi abbandono avvolta da quel profumo che solo un libro può emanare. Ah, che meraviglia addormentarmi con in bocca il sapore e nel naso l’odore di quella carta vissuta nell’ombra, prima immersa nel tronco dell’albero, poi creata e plasmata in forma di foglio; cellulosa che ha visto la luce solo nei pochi minuti che si impiegano nel leggere le parole che si inseguono lungo cento linee di lettere ordinate in pensieri, e poi abbandonata nuovamente nell’oblio dell’attesa, aspettando con fiducia altri attimi di aria, rimanendo fino a quel momento in apnea, in una sorta di letargo culturale. E poi il risveglio, quando apro gli occhi e con finta sorpresa mi ritrovo accoccolata tra gli stessi fogli che la sera prima si erano trasformati in lenzuola; concedo al sonno ancora uno sbadiglio, e infine continuo il mio viaggio procedendo come se il dormire nulla fosse stato se non uno sbattere di ciglia. Non faccio preferenze tra un autore e un altro o tra questo o quel genere: Baricco come Bradbury, Poe, Melville; Cussler come Wells, Kafka, Allende. Romanzi e storia, fantascienza e horror. Biografie e racconti, novelle e favole. Mille pagine o settanta, romanzi o pamphlet. Nulla mi disgusta. Divoro tutto. Ogniqualvolta finisco un libro, mi piace tornare indietro tra le pagine che mi hanno soddisfatto maggiormente, vagando intorno al segno che i miei denti hanno lasciato tra la cellulosa, gustando ciò che è rimasto dell’impronta che l’inchiostro ha incuneato tra le fibre, ribadendo quei momenti di nutrimento letterario. Ma quel che preferisco è trovarmi di fronte la rigida realtà colorata di un viaggio attraverso il pensiero scritto di un creatore: insomma, la copertina di un nuovo libro da gustare. Adoro tuffarmi tra le onde delle tempeste, dove imbarcazioni con le vele stracciate combattono la furia della Natura, la prora immersa nella schiuma ribollente, i marinai avvinghiati alle sartie che urlano la paura di cadere tra onde bianche, alte come case: Conrad. Godo nell’aggredire percorsi di colore intrecciati in universi fantastici di mondi surreali, turbinii di immagini inconsce trasposte in una dimensione palpabile, che mi lasciano inerme al loro infierire, trafiggendomi con flutti immaginifici di pensieri cristallizzati e solidificatisi nella copertina di un libro di Asimov. Vibro nel disegnare sentieri sinuosi masticando le fibre patinate e lucide di diapositive sottoesposte, sature di colori e ricche di dettagli, prodotto di fotogrammi di pellicole accecate dalla luce riflessa di spettacoli reali di un mondo reale, il nostro. Immagini di luoghi solitari e selvaggi, di città e megalopoli, di montagne e praterie, di colline e fiumi; ghiacciai, nuvole, terre, mari. E il verde, il blu, il bianco, l’azzurro che sono Verde, Blu, Bianco, Azzurro. Panorami. Spazi. E l’ampiezza, l’ampiezza, l’ampiezza. Hanno un sapore diverso, le copertine dei libri di viaggi: Chatwin, Sepúlveda, Heat-Moon. Ma ciò che mi fa impazzire veramente sono i frontespizi doppi e pesanti dei romanzi dell’Ottocento: l’odore, quello della polvere e della muffa; il colore viola, o blu, o marrone, sbiadito dall’età; il sapore lasciato da mille dita umettate con la saliva. Entrare nei dorati ghirigori delle lettere del titolo, scivolando nelle loro flessuosità, rotolando senza freno, mi inebria; ubriaca mi immergo nel cartone, entrandoci tutta, finché scopro con le labbra il dolce sapore della prima pagina e, se sono fortunata, della dedica: l’inchiostro di calamaio è ormai tutt’uno con le fibre di quella carta doppia e rugosa, di quel tipo che non si usa più, con ancora conservato l’odore di allora, protetto per sempre dall’insinuarsi del pennino nella pasta di legno pressata. Trovare poi il segno dei miei antenati tra quelle pagine annose, e cibarmi dello stesso nutrimento con cui alfine anch’io sono stata creata, mi coinvolge in un irreale incesto procreativo che altro non è che il circolo della vita, anche se in forma diversa, più tangibile e sensibile. Ora dopo ora, il mio scavare imperterrita produce tra le pagine un lungo solco fatto di lettere finemente masticate, una sorta di galleria letteraria senza soluzione di continuità. Quando giungo all’ultima pagina, giammai riesco a fermarmi, ansiosa di scoprire cosa incontrerò dopo la copertina che suggella il finire del libro: non c’è mai aria, ma un’altra copertina, con tutto il fascino dell’ignota trama che si nasconde dietro la sua durezza esteriore.
© 2008 Fanucci editore
Claudio Ciccarone - La bibliotecaria 178 pag., illustrazioni di Luca Dalisi, 14,00 € - Edizioni Fanucci 2008 (Collezione Vintage) ISBN 978-88-347-1442-3
| 04 luglio 2008 | | Di Giulia Mozzato |
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