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RECENSIONE

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Titolo La vita fa rima con la morte
Autore Oz Amos
Dati 106 p., brossura
Prezzo € 10,00
Prezzo IBS € 10,00
Editore Feltrinelli
Collana I narratori
EAN 9788807017438
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La vita fa rima con la morte di Amos Oz

“Senti, Rachel, per favore non essere triste, tutti i personaggi di questa storia, in fondo, non sono altri che l’autore in persona: Riki e Charlie e Lucy e Leon e Ovaia e Yuval e Yeruham, sono tutti soltanto lui e tutto quello che succede loro qui in fondo succede solo a lui, e anche tu Rachel anche tu sei soltanto un mio pensiero e tutto quel che ora sta succedendo, a te e a me, in fondo succede soltanto a me.”

A Tel Aviv è estate, è una sera calda e umida.
Alla vecchia Casa della Cultura, ora chiamata il Centro incontri Shunia Schor e i sette martiri della Cava, sta per iniziare la presentazione del libro dello Scrittore.

“C’è un lieve ritardo e ancora nessun segno dello scrittore. Il programma della serata prevede un’introduzione a cura di uno studioso di letteratura, nonché la lettura di brevi brani tratti dall’ultimo libro, la prolusione dell’autore, il dibattito, alcune parole di chiusura. L’ingresso è libero e questo scrittore suscita una certa curiosità.”

Lo Scrittore che da sempre arriva in anticipo,compare in sala con ritardo, come se una scommessa spiritosa potesse recuperare il tempo perso nell’attesa. Seduto appare distaccato, con un camiciotto leggero,dei pantaloni kaki e un paio di sandali.
Assorto osserva il suo pubblico, attento, sudato, quasi volesse borseggiarlo. E tra il pubblico la  ragazza esile, intimidita, bella ma non attraente, il giovane poeta depresso, il responsabile della Casa della Cultura, l’esperto di letteratura, l’appassionata di letteratura, l’anziano insegnante, la donna curiosa e non colta, l’impiegatuccio occhialuto e spigoloso e sua madre, l’accordatore di pianoforti.

La sua arte è trasformare ogni cosa in racconto, come se le piccole cose della vita fossero la chiave di volta di un’esistenza fatta di polvere

“Scrivere di cose che esistono, tentare di imprigionare una sfumatura, un odore o un suono dentro le parole, anche questo è un po’ suonare Schubert con Schubert presente nella stanza e magari se la ride sotto i baffi.”


E a presentazione terminata, con la compagnia di una sigaretta e di un poeta dimenticato, si trascina da una via a un viale e da un viale a un vicolo, quasi alla ricerca di se stesso e del suo essere scrittore.
Un mestiere che non trova spiegazione completa , se non quella di dare un senso al presente e di lasciare una traccia nel futuro. 
Così come non è dato sapersi il segreto della vita, poiché al mondo non esiste niente che non abbia una ragione e qualsiasi cosa testimonia sempre di se stessa e di altro, di qualcosa di molto grande e tremendo: 
“Esiste il saggio senza cervello / Esiste lo stolto con il cuore grande / C’è la gioia che finisce in pianto / Ma nessuno comprende il segreto”.

Passione, desiderio, sensualità, spiritualità, ironia, pietà, bontà, sofferenza, consolazione, solitudine animano questo breve romanzo ed i suoi personaggi così vacui, così vividi, che si rincorrono e si ridisegnano in prospettive sempre diverse.
Un dialogo solitario che si avvicina, si impossessa dei dettagli della vita per darne una visione reale, diversa da quella rappresentata dai mass media, in cui le “famiglie infelici” appaiono sempre e solo come “buoni e “cattivi”, come un film in bianco e nero.

Amos Oz , pur distante dalle sue tipiche atmosfere famigliari, in cui “la famiglia” si mostra come l’istituzione più misteriosa e paradossale, più tragica e più divertente, è riuscito con arguzia e leggerezza a svelare parte della complessità delle cultura ebreo-israeliana, mostrandone le  radici, le sfumature più profonde. 
La sua attenzione per il mondo delle parole è dominante, come  la speranza di creare un ponte tra  linguaggi, perché lo scrittore “deve essere come un medico di famiglia, un medico di un paesino che prescrive ai suoi abitanti un certo relativismo, un po’ di realismo e di pragmatismo, di autocritica,  e una dose potente di immaginazione dell’altro”.

Titolo originale dell'opera: Haruzei ha' chaim ve-hamavet
Traduzione dall'ebraico di Elena Loewenthal

Amos Oz parla di questo romanzo >>>


Le prime pagine

    Tali sono le questioni fondamentali: perché scrivi. Perché nella fattispecie scrivi proprio in quel modo. Ti interessa influenzare i tuoi lettori e in caso affermativo – in quale direzione cerchi di influenzarlo. Qual è il compito delle tue storie. Cancelli e correggi continuamente o scrivi direttamente per ispirazione. Com’è essere uno scrittore famoso, che effetto fa alla tua famiglia. Perché descrivi quasi esclusivamente gli aspetti negativi. Che ne pensi di altri scrittori, chi ti ha influenzato e chi non sopporti. Fra parentesi, come definisci te stesso? Che cosa rispondi a coloro che ti attaccano, come la prendi? Che effetto ti fanno gli attacchi? Scrivi a penna o su una tastiera? E, più o meno, quanto guadagni con un libro? Il materiale per le tue storie, lo attingi dalla fantasia o direttamente dalla vita? Che ne dice la tua ex moglie delle figure femminili nei tuoi libri? A ben pensarci, come mai hai lasciato la tua prima moglie e pure la seconda? Hai delle ore fisse per scrivere o scrivi soltanto quando la musa ti viene a trovare? Ti consideri uno scrittore militante e, in caso di sì – militante su che fronte? Le tue storie sono autobiografiche o d’invenzione? Ma soprattutto, in quanto artista, com’è che la tua vita personale non è poi così tumultuosa? Anzi, si può dire che è quasi monotona? Oppure ci sono cose che noi non sappiamo di te? Come mai uno scrittore, un artista, lavora per tutta la vita come ragioniere? In sostanza, lo fai soltanto per guadagnarti il pane? E di’ un po’, fare un mestiere del genere non ti annienta l’ispirazione? Non è che hai anche un’altra vita, che val meglio passare sotto silenzio? Chissà che questa sera non sia la volta buona che ce ne dai almeno qualche indizio... E magari vorrai spiegarci, per favore, in breve e con parole tue, che cosa esattamente volevi dire nel tuo ultimo libro?

   Esistono risposte pregnanti ed esistono risposte evasive. Di risposte semplici e dirette no, non ce ne sono.
   Perciò lo scrittore si fermerà in un piccolo caffè a tre o quattro isolati di distanza dalla sede del centro culturale intitolato a nome di Shunia Schor, dove fra breve avrà luogo una serata letteraria. Il locale gli sembra basso e scuro, soffocante, ma proprio per questo adatto a lui, al momento. Qui seduto, cercherà di concentrarsi per pensare a queste e altre domande (da sempre lui si presenta ovunque con una mezz’oretta, quaranta minuti di anticipo, e deve sempre trovarsi qualcosa da fare per scacciare l’attesa). Invano una stanca cameriera con la minigonna e il seno alto cercherà di pulire il suo tavolo con uno straccio: il piano di formica resterà un poco appiccicoso anche dopo che l’avrà strigliato. Forse che lo straccio non era pulito?
   Lo scrittore noterà le gambe della cameriera, un paio di belle gambe piene, soltanto la caviglia un po’ grossa. Poi darà un’occhiata furtiva al viso, carino, luminoso, con le sopracciglia che si toccano e i capelli raccolti e legati con un elastico rosso. Allo scrittore giungerà un sentore di sudore e sapone, odore di donna stanca. Sotto la gonna il contorno delle mutande. Gli occhi di lui ora sono incantati da quell’accenno di disegno: trova molto eccitante una lieve asimmetria. Lei ora noterà quello sguardo che le tasta cosce e fianchi, e sbufferà con un’aria fra il disgustato e l’implorante: e basta, piantala. 

© Giangiacomo Feltrinelli editore

Amos Oz - La vita fa rima con la morte
106 pag., 10,00 € - Edizioni Feltrinelli 2008 (I Narratori / Feltrinelli)
ISBN 978-88-07-01743-8


L'autore



03 luglio 2008 Di Claudia Caramaschi


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