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Recensione

Io non ricordo copertina

Io non ricordo di Stefan Merrill


 "A mano a mano che io crescevo, mia madre regrediva.
Da piccolo pensavo che smemorata e impulsiva fossero sempre stati i modi di essere di mia madre. Sempre a una certa distanza, sospesa, fra le nuvole, non badava mai a cose come la posizione delle chiavi in casa, o della sua auto nel parcheggio, o al fatto che i fornelli fossero ancora accesi. Contava sempre sugli altri, nello specifico su mio padre, perché si occupasse delle mille piccole necessità della giornata."


 Il sedicenne Seth. Il vecchio Abel. Tra di loro Jamie, l’ancora giovane madre di Seth che ha un nome maschile. Uno in cerca di ricordi, l’altro che ricorda. Tra di loro la donna che sta perdendo la memoria. Seth vive con la madre e il padre a Westrock, nel Connecticut , la vecchia casa fatiscente di Abel è a High Plains, nel Texas. Nel mezzo, in un fantastico non-luogo a cui sembra si possa accedere da parecchi punti della Terra - da sotto la Sfinge, o da Stonehenge, o dall’Acropoli, o dall’Empire State Building. Si tratta del regno di Isidora, una terra senza memoria, “dove ogni bisogno è esaudito e ogni tristezza è dimenticata”.

Sono quindi due le storie che ci accingiamo a leggere in questo bel primo romanzo del giovane Stefan Merrill Block (è nato nel 1982 a Plano, in Texas), o almeno due sono le storie in prima persona: quella di Seth, che inizia con la frase, nella primavera del 1998 era diventato ormai innegabile, e poco più avanti sua madre gli chiede, Da quanto ci conosciamo?, e quella di Abel, che risale a quarant’anni prima, con la confessione, Ero innamorato della moglie di mio fratello. Ma entrambe contengono un’altra storia ancora, della madre di Seth, colpita da una forma di Alzheimer famigliare o a “esordio precoce”. Le due storie principali si collegheranno alla fine del romanzo, e intanto sono affiancate da altre due narrative, una storia genetica in cinque parti e il mito del regno di Isidora. Perché Seth decide che diventerà un esperto del cervello umano, quando apprende della malattia della madre, e incomincia le ricerche sulla EOA-23, una fittizia variante dell’Alzheimer causata da un singolo gene. Ma, se in qualche modo c’è un nodo di parentela tra i pazienti afflitti dalla EOA-23, allora l’indagine di Seth alla ricerca del passato della mamma può anche seguire la pista del fantastico mito della terra dell’oro o dell’eterna dimenticanza in cui esiste solo la felicità del momento, con tutte quelle storie arrivate a Seth attraverso le voci di generazioni che le arricchivano a mano a mano che le tramandavano. E che noi ora leggiamo, scritte in un corsivo aereo, ad alleviarci la pena delle due storie principali.

Saremmo tentati di interpretare la vita di Abel iniziando dal suo nome, perché Abel ha un fratello gemello Paul a cui è legato da amore e invidia: perché Abel ha una malformazione nella spina dorsale e una gobba sulla schiena, perché è Paul che sposa Mae, anche se (e Abel non ne capisce il motivo, quando li spia da un albero) si gira dall’altra parte nel letto, perché è Paul che la piccola Jamie chiama “papà”, anche se è quasi certo che sia figlia di Abel. Ma, a tragedia compiuta, dovremo concludere che questa non è una versione della storia di Caino e Abele: è un dramma cupo, questa storia di fratelli colpiti da due mali diversi e che si aggrappano a memorie diverse, a ricordi proibiti per motivi differenti. E se per Paul la morte è pietosa perché cancella l’ultimo brandello di un ricordo tormentoso che diventa imbarazzante, Abel diventa, invece, il custode della memoria, mantenendo in piedi la vecchia casa tra i nuovi edifici che sorgono come funghi. Per poter essere ritrovato, perché forse un cervello che si sbriciola conserva le tracce di un cancello con l’insegna arrugginita a cui manca una lettera.

Quanto a Seth - Seth dalla straordinaria intelligenza matematica, Seth tormentato dall’acne, innamorato della sciocca compagna di scuola, colpito al cuore dalla malattia della mamma -, Seth non avrà pace finché non saprà la storia di cui la madre non ha mai parlato. Quella che forse celava dietro la fiaba serale, Accanto a questo mondo ce n’è un altro. Vi sono punti in cui si può sconfinare…

Splendidamente costruito, Io non ricordo è un romanzo che ricorderemo a lungo, che ha in sé la tragedia di un malattia inesorabile che fa più male a chi è vicino alla persona che ne soffre che non a questa. Un libro dolente eppure poetico, profondo e con la lievità della fiaba, a tratti perfino divertente - ed è un sollievo - nella goffaggine adolescenziale del giovane protagonista che soffre della perdita di una mamma che ha smarrito la consapevolezza di vivere.

Le prime pagine

Abel

Una volta mi innamorai di tutto

Non ho mai trovato il modo di riempire tutto il silenzio. Nei mesi successivi alla grande tragedia della mia vita balzavo giù dal letto ogni mattina, mi infilavo i miei scarponcini da due chili con le suole di sughero e mi lanciavo al trotto da una stanza all'altra, sbattendo contro tutto ciò che potevo. Il silenzio significava assenza e l'assenza significava ricordi, e così facevo chiasso. Le assi marce del pavimento gridavano quando venivano sollecitate, le poltrone imbottite facevano un rumore sordo quando venivano rovesciate, l'intonaco delle pareti si crepava quando veniva preso a pugni: piccole consolazioni quando sempre, ovunque, era in attesa il silenzio.
Col passare del tempo ho imparato a dividerlo in pezzi. Se dopo colazione mi sorprendevo a tendere l'orecchio per udire la voce di mia figlia in giardino, o i passi zoppicanti di mio fratello che strisciavano in corridoio, o Mae che giocherellava con la radio, ne davo la colpa al silenzio che mi si era appena raccolto davanti, nella ciotola di porridge svuotata da poco, e lo scacciavo percuotendone l'interno con il cucchiaio. A volte, dalla stanza che un tempo apparteneva a mio fratello e a Mae, un silenzio particolare, più profondo del resto, cominciava a fuoriuscire da sotto la porta, e io dovevo farvi irruzione, prendendolo a pugni e a calci per piegarlo.
Potrò anche non avere mai fatto pace col silenzio, ma col passare degli anni ho cominciato a riconoscere le possibilità che mi offriva. Era assoluto. Era proprio quello il suo orrore, ma era anche una benedizione. In se stesso, il silenzio prometteva di assorbire tutto ciò che gli davo: le mie illusioni, i miei rimpianti, perfino la verità.
ppure... Anche se le parole vanno direttamente dalle mie labbra all'oblio, la verità fondamentale della mia vita è così semplice e dirla mi fa sentire talmente stupido che riesco a malapena a farlo:
Ero innamorato della moglie di mio fratello.

Ma questa non è affatto la storia nella sua interezza. Più precisamente, dirò questo:
Un tempo credevo di volere più bene a mio fratello che a qualsiasi altra persona al mondo, ma mi sbagliavo. Volevo ancora più bene alla donna che lui aveva sposato, la donna a cui mio fratello, a volte, sembrava non voler bene affatto.

Guardatemi. Ancora geloso, dopo tutti questi anni. Perché dovrei fare graduatorie fra chi voleva più bene? La vita non è una gara in cui chi vuole più bene ottiene di più, giusto? Gli inerti e i cinici possono abitare nei palazzi. E qui io sono rimasto, lasciato al silenzio in questo luogo in cui le pareti si reggono in piedi a malapena.
Mio fratello amava Mae? Forse, a modo suo, l'amava; non posso affermarlo. Era sua moglie, e per lui quella era già una risposta. Ma io l'amavo? Sì. Amavo cose, di lei, che pensereste impossibili da amare. Per esempio, mi innamorai non solo dei suoi piedi ma anche delle dita dei suoi piedi, deformate dalla nascita in due serie di adorabili zig-zag.

E non è tutto. Mi innamorai anche del suono che i suoi
piedi facevano quando camminava. Mi innamorai del suo¬no che faceva camminando sulla terra battuta, e sul legno, e nel fango. Ora viene un giovane postino che deve avere la stessa lunghezza di passo di Mae. So quando l'ultimo numero del National Geographic o la più recente offerta del Club del Libro stanno per essere infilati nella fessura della posta perché all'improvviso mi scopro profondamente, totalmente innamorato.


© 2008, Neri Pozza

Stefan M. Block – Io non ricordo

350 pag., 17 € – Edizioni Neri Pozza 2008 (I narratori delle tavole)
ISBN 978-88-54-50227-7


L'autore

Stefan Merrill Block è nato nel 1982 a Plano, nel Texas. Laureato alla Washington University di Saint Louis, nel Missouri, vive ora a New York. Io non ricordo è il suo primo romanzo.

20 giugno 2008 Di Marilia Piccone

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