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HOME | sabato 11 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Pochi inutili nascondigli |
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| Autore |
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Faletti Giorgio |
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| Dati |
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376 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 17,90 |
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| Prezzo IBS |
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€ 15,22 |
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| Editore |
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Dalai Editore |
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| Collana |
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Romanzi e racconti |
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| EAN |
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9788860734389 |
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Pochi inutili nascondigli di Giorgio Faletti“Quando mi sentì emergere dal lago l’uomo alzò di scatto la testa. La ragazza stava inginocchiata a terra di spalle, i capelli stretti fra le mani dell’uomo, la testa china, leggermente piegata di lato. Vidi gli occhi pieni di terrore del primo essere umano al quale mi fossi mostrato volontariamente. Vidi il bianco dei suoi occhi dilatati dalla paura, la sua bocca spalancata in un grido senza suono.”
Sette racconti che rappresentano, a mio parere, un’assoluta conferma della abilità narrativa di Giorgio Faletti, anzi si può dire, quasi la sicurezza che il racconto italiano oggi ha conquistato uno dwei suoi migiliori rappresentanti.
Proprio la dimensione del racconto rappresenta la giusta ampiezza narrativa che impedisce quello che potrebbe essere stato un limite, in particolare dell’ultimo romanzo Fuori da un evidente destino: voler inserire troppo materiale narrativo complicando forse in modo eccessivo la storia. Ecco invece che proprio l’articolazione di sette diverse vicende, chiuse in sette racconti, alcuni di maggiore ampiezza altri più brevi, permette un buon equilibrio e lo svilupparsi di un’unica trama, pur consentendo dei flash-back o delle necessarie divagazione su alcuni personaggi chiave, ma anche con forti elisioni e sottintesi che rendono ancora più attivo il ruolo del lettore.
Esiste il male, può essere terrificante, può creare devastazione, ma non può essere fermato perché nasce da qualcosa di superiore alla ragione stessa dell’uomo, anche se ne è spesso un prodotto. la vittoria dell'inconscio che è così forte da materializzare ciò che desidera con forza. Nei racconti di questo genere, penso in particolare al primo, il riferimento è Stephen King e certi romanzi horror che gli hanno garantito il successo mondiale. Una gomma e una matita è il primo racconto, forse uno dei più belli. Ciò che muove il personaggio principale è il desiderio di vendetta e l’odio è un sentimento così forte, così dominante che porta a compiere gesti orribili. Appunto “orrore”: molte pagine portano il lettore a rabbrividire davanti allo scempio che viene fatto di corpi umani, ma non manca una forma di pietà per questo assassino che si trova nelle mani un’arma straordinaria che è poi la realizzazione di certe fantasie che spesso gli uomini sofferenti costruiscono nella loro mente e che, naturalmente, non possono (né quasi mai vogliono) tradurre in realtà.
Ne L’ultimo venerdì della signora Kliemann i fattori extrasensoriali sono davvero secondari: è l’elemento di suspence, d’attesa che caratterizza il racconto, è la consapevolezza del lettore fin dalle prime righe che le cose stanno diversamente da come ai personaggi viene fatto credere… e in realtà stanno diversamente anche da come ogni lettore di certo s’immagina. Questo racconto è ambientato all’isola d’Elba e gode della perfetta conoscenza di Faletti di luoghi e persone che là vivono che sono caratterizzati con pochi tratti e grande acume. Quest'abilità è espressa sia nei protagonisti che nei personaggi secondari. Al di là della specifica vicende narrata, questo racconto interessa anche per la capacità di creare un vivacissimo ritratto di una situazione reale: l’isola, chi vi abita, il modo di stare insieme degli uomini, il rapporto tra di loro e quello con i turisti…
C’è un racconto, La ragazza che guardava l’acqua, in cui viene compiuto un delitto, ma non solo è più che giustificato, e il lettore tira un sospiro di sollievo quando il “cattivo” muore, ma chi lo compie non è, né potrebbe essere, punito. Oltre a tutto fin dalle prime righe ispira una simpatia e un affetto incredibili per cui il lieto fine con cui si conclude il racconto (l’unico dei sette) è dovuto: non verrà qui detto chi sia questo protagonista perché è una sorpresa molto divertente che non va rivelata.
In altri racconti centrale è l’analisi psicologica del personaggio e tutto ruota intorno a lui e alla sua odiosa solitudine, alla grettezza mascherata da cortesia nel gioco costante di riportare ciò che viene pensato, ben diverso da ciò che viene detto. Critica esplicita a chi giudica gli uomini solo dalle apparenze perché molto spesso la maschera della mitezza copre individui sgradevoli e meschini. Eppure anche per il protagonista di Graffiti c’è pietà: avere alle spalle un’infanzia e una giovinezza senza l’amore e la stima dei genitori non può che produrre disastri.
Ma come non accennare almeno all'ultimo racconto: un tema classico del genere horror, qui ripreso in chiave d'attualità oltre a tutto con la perfetta conoscenza da parte di Faletti dell'ambiente in cui viene inserita la vicenda. Un set cinematografico, un regista, un attore: si sta girando un film dell'orrore, ma l'orrore vero è tutto fuori dal set. Ancora una volta è la gelosia la miccia che provoca l'esplosione bestiale di violenza.
Questi brevi cenni possono di certo aver giò reso l’idea della varietà dei racconti racchiusi sotto un titolo molto significativo: gli uomini cercano di nascondere tanti loro pensieri, tante pulsioni, ma prima o poi questi troveranno un pertugio, usciranno allo scoperto insomma sono proprio inutili i nascondigli in cui cerchiamo di mettere quello che non vogliamo che il mondo veda, cioè i mostri che abbiamo dentro di noi.
Le prime pagine
UNA GOMMA E UNA MATITA
«La casa è piuttosto strana, però di qua la vista è stupenda!» In piedi sulla soglia, Marco si girò verso la sorella. Stava ritta sulla scogliera che precipitava a picco nel mare, una ventina di metri oltre il piccolo giardino delimitato da un muret-to bianco. Il suo maglione rosso era una macchia sullo sfondo blu cobalto dell'Egeo. Si girò e venne verso di lui, i capelli biondi gonfiati dal vento, stringendosi nelle braccia, il viso basso quasi a voler controllare le scarpe. Marco conosceva troppo bene sua sorella per non capire quando era nervosa. Si decise a guardarlo in volto soltanto mentre saliva i quattro gradini di pietra che arrivavano al portone d'ingresso. «Sei sicuro che vuoi startene qui tutto da solo?» C'era un'apprensione quasi impercettibile nella sua voce ma ben più pesante nel suo sguardo. Marco ebbe uno sbuffo intcriore di tenerezza e abbracciò la ragazza, attirandola verso di lui. Martina gli appoggiò il capo su una spalla. Visti da lontano, sembravano più una coppia di innamorati in vena di effusioni che fratello e sorella. «Non ti preoccupare, starò benissimo. Questa è esattamente la situazione che cercavo.» Alzò il viso della ragazza mettendole due dita sotto il mento. «Se c'è un rimedio a ogni cosa, sento che il mio sta qui, in questo posto. Non ti so dire su cosa è basata questa convinzione, ma c'è. Ed è tutto quello che mi serve, in questo momento.» Si sciolse dalla stretta e la portò al suo fianco, tenendole un braccio sulle spalle. Archiviò quel momento di confidenze assumendo un tono scherzoso. «Vieni, andiamo a vedere se c'è la possibilità di farci un caffè. Sempre che ci sia qualcosa che assomigli a una caffettiera, qui dentro.» Tenendosi abbracciati oltrepassarono la soglia e furono nella casa.
© 2008, Baldini Castoldi Dalai
Giorgio Faletti – Pochi inutili nascondigli 376 pag., 17,90 € – Edizioni Baldini Castoldi Dalai 2008 (Romanzi e racconti) ISBN 978-88-60-73438-9
Intervista a Giorgio Faletti "Duma Key" di Stephen King "Sherlosk Holmes contro Dracula" di Loren D. Estleman Sherlock Holmes dalla carta allo schermo Il Conte Dracula e i suoi tanti volti
| 09 giugno 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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