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HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Le stanze illuminate |
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| Autore |
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Mason Richard |
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| Dati |
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495 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 18,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 15,73 |
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| Editore |
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Einaudi |
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| Collana |
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I coralli |
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| EAN |
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9788806190033 |
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Le stanze illuminate di Richard Mason"Chiesi di poterlo far visitare dal medico del campo ma mi risposero che avrei dovuto aspettare tre giorni. Quando alla fine arrivò il mio turno, il medico mi disse semplicemente di andarmene, aggiungendo: “Non lo sa che tutti i bambini al di sotto dei cinque anni devono morire?” La parola esatta che usò fu frek, che in afrikaans si riferisce alla morte degli animali, non degli esseri umani."
Richard Mason ama lo sguardo sul passato, il punto di vista di chi ha già buona parte della vita - se non tutta - alle spalle e può ricordare, tirare le somme, gioire o pentirsi, aprire delle porte. Ma forse essere vecchi è avere stanze illuminate dentro la testa, e dentro le stanze persone, che fanno cose, dicono i bei versi del poeta Philip Larkin ad introdurre il terzo romanzo del trentenne Richard Mason, che ha esordito giovanissimo, nel 2000, con Anime alla deriva (in cui il vecchio Farrell ritorna con il pensiero ai tragici eventi di cinquant’anni prima), seguito nel 2004 da Noi (un viaggio a ritroso nel tempo di tre amici che rievocano la morte della ragazza che completava il loro quartetto).
Joan McAllister è l’anziana protagonista de Le stanze illuminate, insieme alla figlia quarantottenne Eloise. E nella prima pagina del romanzo madre e figlia ammirano dall’esterno il sontuoso edificio vittoriano che un tempo era una dimora privata ed ora è una casa di cura, ovvero un ricovero per vecchi con molti, moltissimi quattrini. Perché Eloise, consulente finanziaria nel settore delle materie prime, vuole il meglio per sua madre, come per far tacere il sottile senso di colpa per quell’internamento che reputa prudentemente necessario.
Il viaggio indietro nel tempo inizia con un viaggio vero e proprio, una sorta di regalo che la figlia offre alla madre: la sua compagnia - quasi certamente per l’ultima volta in un’avventura del genere - per andare a rivedere i luoghi in cui Joan è cresciuta, in Sudafrica. Si spalanca così la prima di una serie di porte sul passato - su quello che era lo Stato libero di Orange con una popolazione di boeri, come venivano chiamati i bianchi di ascendenza olandese, con un termine che significava “contadini”. La fattoria in cui viveva la nonna di Joan era stata data alle fiamme dagli inglesi; la nonna e i suoi figli erano stati internati in un campo di concentramento, quattro dei bambini erano morti. È solo leggendo le pagine del diario della nonna - dopo averlo rubato senza rimorsi dall’archivio del museo - che Joan capisce appieno il perché della promessa che le aveva strappato la bambinaia di colore, ‘mai sposare un inglese’. E invece era proprio quello che Joan aveva fatto, sposando Frank McAllister.
Si illuminano una dopo l’altra, le stanze nella testa di Joan McAllister, si riempiono di persone, soprattutto dopo il rientro a Londra, quando la sua vita è veramente confinata in una stanza nella splendida casa di cura che tuttavia assomiglia ad una prigione. Perché forse è un tipo di demenza diverso dall’Alzheimer, forse sono le medicine che le vengono somministrate, forse è una fuga volontaria verso un’altra dimensione, ma sempre più spesso Joan vede intorno a sé persone scomparse da anni, ne immagina le sofferenze, sovrappone i loro lineamenti a quelli di coloro che la circondano. È come se la senilità fosse un terzo occhio che le permette una visione che supera le barriere spazio-temporali, collegando tuttavia la malvagità in una linea ininterrotta che va dal 1903, nei campi di concentramento di Bloemfontein che anticipano tristemente quelli nazisti, al 2004, con le sconvolgenti immagini di sadismo ad Abu Ghraib, identificando la crudeltà esercitata dal medico che un tempo abitava la casa in cui Joan ora si trova, con le punizioni che suo marito Frank infliggeva sul loro figlio. E nel frattempo, mentre Joan si addentra nel passato, la figlia Eloise compie un altro percorso a metà tra presente e un passato più recente: dopo aver rischiato il fallimento totale con un investimento sbagliato, Eloise esce dalla crisi grazie all’aiuto dell’uomo cha ha amato vent’anni prima. Non prima di rendersi conto, però, di che cosa ha perso, che cosa ha trascurato in questi anni “in carriera”.
Le stanze illuminate è indubbiamente un libro più maturo dei due precedenti romanzi di Mason. Più complesso, più ricco, più profondo, più sfaccettato. Che apre degli squarci storici poco noti e nello stesso tempo getta uno sguardo in una nicchia - quella dei metalli - della speculazione finanziaria. Tratteggiando la figura di una donna anziana con un calore e una sensibilità paragonabili solo a quelli che un altro personaggio emblematico del romanzo, il giovane Paul, mostra nei confronti della sua vecchia amica, Joan McAllister.
Titolo originale: The Lighted Rooms Traduzione di Giovanna Scocchera
Le prime pagine
Capitolo primo
L'edificio al numero 17 di Kingsley Gardens dominava una strada alberata sul versante sud del fiume, protetto dal traffico di Wandsworth Bridge Road da un ampio parco privato e una bassa costruzione anni Cinquanta divisa in appartamenti e negozi. Una scalinata conduceva a un imponente portone d'ingresso, accanto al quale una targa in ottone con la scritta The Albany era discretamente coperta da un albero di tasso ben potato e piantato in un vaso di terracotta. Solo una rampa d'accesso per sedie a rotelle dissipava l'illusione che si trattasse di un circolo esclusivo, sebbene la sua generosa ampiezza e i corrimano lucidi e dorati indicassero un'entrata per disabili di rango superiore. Eloise aiutò sua madre a scendere dal taxi e le cinse le spalle con un braccio. - Siamo arrivate! - disse. - Sì, - disse Joan. - Siamo proprio arrivate. Rimasero ferme sul marciapiede ad ammirare lo sfarzoso edificio. Come recitava la prima pagina dell'opuscolo a colori con cui l'Albany si presentava ai potenziali ospiti, la residenza occupava un «palazzo vittoriano considerato patrimonio storico e artistico, restaurato con la massima cura e secondo gli standard più elevati, nel pieno rispetto delle caratteristiche originali». Sopra di loro, mille anni di stili architettonici si rubavano la scena su una facciata fitta di torrette, cupole e bovindi, generosamente distribuiti da un esuberante architetto di fine Ottocento. Frontoni giacobiani solcati da feritoie medievali; tetti in tegole d'ardesia che svettavano ripidi, interrotti da finestre oeil de boeuf. Archi gotici, colonne normanne e pilastri corinzi sgomitavano per conquistarsi l'attenzione su una facciata in stucco bianco, che sopra il portone recava un elaborato intreccio di G e C. - Santo cielo, - disse Joan. - Finora mi sembra la migliore -. Eloise parlava con l'ottimismo leggermente isterico di chi ha trascorso troppi sabati consecutivi a visionare case di riposo per anziani. - È sicuramente meglio di quel posto a Enfield. - Non ti ci avrei mai mandata. Joan strinse affettuosamente la mano della figlia. Non condannava Eloise per il fatto che volesse sistemarla in un ospizio. Non l'aveva concepita, non l'aveva messa al mondo, amata, cresciuta e curata come meglio aveva potuto aspettandosi qualcosa in cambio. Lo rammentò a se stessa e le strinse la mano ancora più forte. -No, certo che no, cara, - disse a voce alta. Suonarono il campanello e furono accolte tra le colonne dell'atrio da un'infermiera con un'elegante divisa grigia e bianca, sulla cui targhetta si leggeva Karen - Caposala. - Lei dev'essere la signora McAllister, o posso chiamarla Joan ? - Pronunciava ogni parola con energica professionalità. - Io sono la responsabile dell'assistenza infermieristica. Benvenuta all'Albany! C'era qualcosa di emblematico nel tono di voce della caposala, pensò Joan. Racchiudeva la lucentezza delle mattonelle dell'ingresso ed evocava sale comuni arieggiate e impeccabili. La donna era di costituzione robusta e si muoveva con sollecita risolutezza. - Vogliate seguirmi, - disse. Joan si guardò alle spalle per accertarsi che i due pedali di pianoforte in ottone brunito materializzatisi nel taxi poco prima fossero con lei. Li scorse e ne fu contenta, perché quella settimana era la prima volta che le facevano visita, e bramava la loro compagnia. A Enfield non si erano mai fatti vedere, cosa che aveva peggiorato l'effetto di quei corridoi umidi e del «giardino» lastricato di cemento. Rincuorata dalla loro allegra presenza, segui Eloise e la caposala al banco della reception e rimase in attesa dietro di loro mentre Eloise scriveva JOAN MCALLISTER, ELOISE MCALLISTER, 10,53 sul registro delle visite e la caposala chiedeva loro se gradissero qualcosa di caldo da bere.
© 2008, Einaudi
Richard Mason – Le stanze illuminate 495 pag., 18,50 € – Edizioni Einaudi 2008 (I coralli) ISBN 978-88-06-19003-3
Leggi l'intervista all'autore su questo romanzo
| 03 giugno 2008 | | Di Marilia Piccone |
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