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Recensione

Il Il matematico impenitente copertina

Il matematico impenitente di Piergiorgio Odifreddi

"Credo in un solo Dio, la Natura, Madre onnipotente, generatrice del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
   Credo in un solo Signore, l'Uomo, plurigenito Figlio della Natura, nato dalla Madre alla fine di tutti i secoli: natura da Natura, materia da Materia, natura vera da Natura vera, generato, non creato, della stessa sostanza della Madre.
   Credo nello Spirito, che è Signore e dà coscienza della vita, e procede dalla Madre e dal Figlio, e con la Madre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti dell'Intelletto.
   Aspetto la dissoluzione della morte, ma non un'altra vita in un mondo che non verrà."


Lasciatemi fare all'inizio una brevissima considerazione sull'importanza di avere in Italia editori indipendenti che possano e vogliano pubblicare anche i libri di personaggi "scomodi", impertinenti e impenitenti, appunto, com'è Odifreddi.  
Ciò detto, la prima idea che mi è balzata alla mente leggendo questo titolo è quella scena di Indiana Jones e l'ultima crociata (rispolverato in queste settimane e riproposto al pubblico in occasione dell'uscita del nuovo film della serie) quando, per superare una delle trappole mortali che devono essere evitate per accedere indenni al luogo in cui è conservato il Graal, Indiana Jones deve procedere come un uomo penitente, chinare la testa insomma. Scusate la banalità e la superficialità della citazione, ma rende l'idea. "Chinare la testa" - come Odifreddi ricorda fu fatto da molti nei secoli dei secoli -, non è da lui.


Molto più dotte le citazioni di penitenti e non (e delle punizioni giunte ai chi non ha ritirato le proprie affermazioni) che lo stesso Odifreddi fa nelle prime pagine, ma soprattutto appassionanti e arricchenti le considerazioni che scrive lungo tutto il tragitto di pensiero che è questo saggio.
Brevi interventi si susseguono e raccolgono i "fatti" e le sue "opinioni", sempre tassativamente laiche, riguardo moltissimi temi ed eventi che hanno coinvolto la cronaca politica, sociale, culturale di questi anni, con grandi, luminose e illuminanti finestre sul passato.

Odifreddi è riuscito a evitare "l'effetto Lenny Bruce", cioè il rischio di parlarsi addosso difendendosi esclusivamente dagli attacchi in un circolo vizioso inutile e controproducente. Fa, sì, qualche accenno alle accuse che media, religiosi e politici gli hanno rivolto, ma supera velocemente questi temi dando semplicemente la propria versione dei fatti.
In realtà il libro contiene soprattutto le opinioni di un matematico che analizza dal suo punto di vista e con la sua logica la storia e gli eventi, prendendo spunto dal pensiero di Einstein o di Russell od osservando criticamente figure come Madre Teresa di Calcutta o Giovanni Paolo II.
E poi contiene parole, parole spiegate, parole analizzate, come "autodafé", o "libro" (e di libri ne cita e ne analizza molti, sacri e non), o "letteratura" (riprende tra l'altro l'affermazione di Calvino che Galileo è il più grande scrittore della letteratura italiana di ogni secolo), o "fumetto"... Dalle parole ai pensieri: basta girare una pagina e ci si interroga sul libero arbitrio, sulla logica, sulla necessità di partire dalle radici per capire l'albero... poi si passa ai calcoli e alla razionalità così poco insegnata alle giovani generazioni (e poi non possiamo lamentarci dei nostri ragazzi!). 

Affascinanti le considerazioni sulla matematica e sui matematici alle prese con problemi anche inaspettati come caratterizzare la forma del Paradiso dantesco o studiare i rapporti tra la tavola periodica degli elementi  e i 64 esagrammi dell'I Ching... siamo pronti per il capitolo successivo: gli esperimenti, tra velocità della luce, formazione della Terra, nascita della vita, natura delle cellule, mappa genetica, cromosoma Y ("non sono affatto le donne a essere degli umini mancati ma viceversa"). 
Il libro si avvia alla conclusione con qualche considerazione dedicata alle persone: da Sigismondo Fanti, autore di un "libro della sorte" come Nostradamus, a Piero della Francesca, non solo pittore ma anche matematico, a Luca Pacioli, da Denis DiderotWolfgang Theophilus Mozart (e sì, fu battezzato davvero così) e lo straordinario orecchio musicale di cui era dotato, da Einstein e la sua corrispondenza con i bambini a Rita Levi Montalcini e la determinazione che ha segnato la sua vita anche nell'impegno formativo dedicato ai giovani, ad Al Gore, "l'ex futuro Presidente degli Stati Uniti", la cui sconfitta (vera?) è stata certamente un grave danno per l'intera umanità.
A chiusura una lettera aperta ai nuovi mecenati per ricordare loro che i finanziamenti devono essere indirizzati anche allo studio, alla ricerca e alla divulgazione scientifca e tecnologica perché i più giovani per sviluppare curiosità e amore per queste discipline devono prima conoscerle!


Le prime pagine


                                                    NO, NO, CH'IO NON MI PENTO 

Nel finale del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte il «dissoluto» viene «punito», come preannunciato fin dal titolo originale dell'opera. La statua del patetico Commendatore gli offre un'ultima chance di pentimento, proponendogli di cambiar vita, ma il simpatico ribelle lo manda al diavolo metaforicamente, prima di andarci lui letteralmente, rispondendogli per ben otto volte di no. E dopo che è sparito fra le fiamme, il coro commenta: «Questo è il fin di chi fa mal: dei perfidi la morte, alla vita è sempre ugual!»
   Naturalmente, io non ho e non avrei l'ardire di paragonare me stesso a Don Giovanni: soprattutto, non all'impavido impenitente di questa scena. Ma l'ha avuto per me Corrado Augias, che nella puntata del 2 aprile 2007 del suo programma su RaiTre terminò il nostro colloquio con queste parole: «Professore, per aver scritto il libro Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) lei merita una sentenza molto severa, questa che adesso le arriva addosso». E dopo che un fulmine, fortunatamente solo mediatico, mi cancellò dallo schermo, concluse dicendo: « Ecco, così abbiamo fatto finire il professor Odifreddi. E coroniamo questa puntata con il finale del Don Giovanni».
   Ora, si da il caso che quest'opera sia una delle mie preferite, e il suo protagonista uno dei miei modelli di ribellione: mentre dunque riascoltavo il coro, ormai invisibile agli spettatori ma non sordo a me stesso, mi accorsi che l'accostamento mi piaceva, e decisi che potevo appropriarmi della qualifica di impenitente, così come in precedenza mi ero già appropriato di quella di impertinente. Anche perché, se il laico Augias beatamente scherzava, sono invece dannatamente seri i preti e pretofili che da tempo si stracciano le vesti per ciò che dico e scrivo, ritenendomi colpevole di lesa religiosità e papalità, e mi intimano: «Pentiti, scellerato!»
   E invece no, «vecchi infatuati», otto volte no: io non mi pento. E dichiaro che ridirei e riscriverei tutto, per commettere insieme al peccato dell'impenitenza anche quello dell'ostinazione: ben sapendo, come insegna Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae (Secunda Secundae, Questione 14), che si tratta di due peccati irremissibili, perché «chi pecca per malizia non ha scuse che possano sminuire il castigo, e toglie i mezzi coi quali si compie la remissióne dei peccati».
   Ma, che farci: il mondo è diviso in due, e ognuno fa la sua scelta di campo. Decidendo, ad esempio, di stare dalla parte dei penitenti a testa bassa: come Galileo Galilei, che accettò di abiurare in ginocchio di fronte al tribunale dell'Inquisizione, o Renato Cartesio, che preferì non pubblicare il suo trattato sul mondo per evitare la stessa fine. Oppure decidendo, al contrario, di stare dalla parte degli impenitenti a testa alta: come Giordano Bruno, al quale fu messo il morso sul rogo per impedirgli di continuare a bestemmiare fino all'ultimo, o Benedetto Spinoza, che fu maledetto e radiato dalla comunità ebraica per aver svelato che la Bibbia era soltanto un libro «umano, troppo umano».
   Come si vede, non c'è scienza o filosofia che tenga: il confine tra penitenza e impenitenza è orizzontale, non verticale, e divide le famiglie e le scuole. Purtroppo, però, non i partiti: o almeno non quelli della povera Italia contemporanea, tutti proni e supini di fronte al papa e all'imperatore, in quella sua versione moderna che è il presidente degli Stati Uniti. Perciò, questo libro si apre con una serie di variazioni su Fatti e Opinioni che coinvolgono l'uno e l'altro, spesso ispirate all'attualità: dal referendum sulla Legge 40 allo scandalo della pedofilia ecclesiastica, dalla guerra contro il terrorismo alla presenza delle basi statunitensi nel nostro paese. 

© 2008, Longanesi 

Piergiorgio Odifreddi – Il matematico impenitente
360 pag., 16,50 € – Edizioni Longanesi 2008 (Le spade n. 12)
ISBN 978-88-30-42565-1  


L'autore



22 maggio 2008 Di Giulia Mozzato

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