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RECENSIONE

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Titolo L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa?
Autore Zimbardo Philip G.
Dati 769 p.
Prezzo € 34,80
Prezzo IBS € 34,80
Editore Cortina Raffaello
Collana Scienza e idee
EAN 9788860301574
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L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa? di Philip Zimbardo


"La struttura di questo libro è un po' insolita. Si apre con un capitolo introduttivo che delinea il tema della trasformazione del carattere umano, delle persone buone e degli angeli che si mettono a compiere cattive azioni, addirittura azioni malvagie, demoniache. Solleva l'interrogativo fondamentale sull'attendibilità del grado di conoscenza che abbiamo in noi stessi, che fiducia possiamo avere nel pronosticare cosa faremmo o meno in situazioni in cui non ci siamo mai trovati prima. Potremmo, come Lucifero, l'angelo prediletto da Dio, essere tentati di fare ad altri qualcosa di inconcepibile?"

Non so esattamente perché ma quando ho letto il nome di questo autore, professore emerito di Psicologia alla Stanford University di Palo Alto, mi è tornato alla mente quello di uno dei protagonisti di un romanzo "diabolico" tra i più riusciti della storia della letteratura, Rosemary's Baby di Ira Levin (tutti ricorderanno il celebre film realizzato da questa storia da Roman Polanski). Il più satanico tra i protagonisti si chiama Steven Marcato e non ha nulla a che spartire con Zimbardo, se non l'essere stato (nel suo caso in modo scientificamente involontario) artefice, burattinaio di una diabolica incarnazione. Eppure... La storia di Rosemary è la storia "dell’orrore della normalità e per la normalità, dell’angoscia che deriva dall’impossibilità di avere fede: in qualcuno, nella propria famiglia e in ultima analisi di se stessi". E questo è anche ciò che ci racconta lo straordinario saggio scritto da Zimbardo.

Tutto ciò avviene infatti anche in queste pagine, e scopriamo lentamente insieme all'autore l'orrore e l'angoscia nate dalla normalità.
La domanda di fondo è quella che recita il sottotitolo: "cattivi si diventa"? e aggiungerei, "siamo tutti cattivi"? c'è forse dentro noi un essere luciferino che emerge quando le condizioni generali lo consentono? 

Zimbardo ci aiuta a ricordare che Lucifero è un angelo, anzi, l'angelo prediletto da Dio. Rileggendone la storia possiamo capire come già ai tempi della Bibbia l'uomo avesse compreso la lezione che viene da questo saggio in cui ritroviamo le tesi sostenute in grandi libri come Cuore di Tenebra di Conrad o La banalità del male di Hannah Arendt.


Il libro infatti racconta scientificamente come la cattiveria, la malvagità sia in tutti noi. 
Non solo i fatti di Abu Ghraib (Zimbardo non a caso ha testimoniato in qualità di perito nei processi su quegli abusi) hanno dimostrato queste tesi, ma questo libro è la cronaca dettagliata di un esperimento molto precedente che testimonia come in persone normalmente tranquillissime e non violente, emergano in certe condizioni delle manifestazioni di ferocia e di sopraffazione.
Come ci racconta l'autore nella Prefazione, lui era tra le persone che assistettero (anzi, lui stesso lo ideò) a un esperimento di questo genere negli anni Settanta e tale fu lo sconcerto per i risultati sconvolgenti e per la crudeltà incredibile che ne emerse, che solo ora, a distanza di tanti anni (stiamo parlando dell'agosto del 1971) ha pensato di essere in grado di esporre i fatti con la dovuta obiettività.


L'esperimento, che vedeva protagonisti gli studenti del Dipartimento di psicologia dell'Università di Stanford, in California, verteva su una "prigione simulata" e doveva incentrare l'attenzione in modo particolare sui detenuti, simulandone le condizioni e le reazioni in carcere. 
24 volontari scelti tra i più stabili psicologicamente, "normali", vennero suddivisi tra prigionieri e guardie senza attribuire a questi ultimi compiti precisi se non il mantenimento dell'ordine evitando abusi e violenze. 
Arrestati all'improvviso i "prigionieri" e condotti in carcere secondo la procedura standard utilizzata abitualmente per i detenuti "veri", partì l'esperimento. 
Tutti, volontari e ricercatori, si attendevano che sarebbe durato due settimane, ma già dal secondo giorno emersero aspetti inquietanti. Le guardie (cioè coloro che dovevano svolgere il ruolo minore in questa storia) presero subito troppo sul serio il loro compito applicando con crescente entusiasmo le proprie regole. L'esperimento era partito il 15 agosto, il 20 agosto Zimbardo e i suoi decisero di interromperlo e liberarono le vittime: le aggressioni sia fisiche che psichiche erano diventate così terribili da essere paragonate ai modelli nazisti.


"C'è qualcosa, nel cosiddetto Male assoluto, che non è affatto mostruoso e non umano, ma proprio umano, troppo umano: qualcosa che ci riguarda tutti, almeno come terribile possibilità non ancora espressa. - scrive Roberto Escobar nella Prefazione all'edizione italiana - Sapere, o almeno sospettare che non ci sono donne e uomini 'normali' e immuni - e che non ce ne sono di votati alla mostruosità -, tutto questo, dunque, potrebbe esserci utile. Lo potrebbe se non altro perché ci indurrebbe a cercare le ragioni e le circostanze che troppo spesso spingono alcuni di noi 'normali' a violentare corpi e anime, a incrudelire, a torturare, a sterminare. E dopo aver compreso? Ce la propone Philip Zambardo, una risposta convincente: comprendere il perché di ciò che è stato fatto non significa scusare ciò che è stato fatto. L'analisi psicologica, aggiunge, non è una 'scusologia'. E non lo è neppure quella filosofico-politica. Dopo aver compreso, occorrerà scegliere, e prender partito."

Ricordo, per chiudere, che circa metà di questo lungo saggio è dedicata ad analizzare il significato e i messaggi dell'esperimento carcerario di Stanford, oltre a prendere in considerazioni altri casi analoghi tratti dalla realtà come, appunto, quello del carcere di Abu Ghraib. E chiude con la speranza in un capitolo intitolato Resistere alle influenze situazionali e celebrare l'eroismo in cui vengono messi in luce esempi ben diversi di reazione di fronte a situazioni più o meno estreme: la banalità dell'eroismo che vince contro la banalità del male.

Per saperne di più ed approfondire l'analisi: www.lucifereffect.com

Titolo originale: The Lucifer Effect. How Good People Turn Evil
Traduzine di Margherita Botto


Le prime pagine

                                                                  PREFAZIONE 

   Vorrei poter dire che scrivere questo libro è stato per me un piacere; ma non lo è stato un solo istante dei due anni che mi ci sono voluti per portarlo a termine. Anzitutto, è stato emotivamente doloroso rivedere tutte le videoregistrazioni dell'Esperimento Carcerario di Stanford (ECS) e leggerne e rileggerne le trascrizioni. Il tempo aveva affievolito in me il ricordo di quanta fantasiosa cattiveria avessero dimostrato molte guardie, di quanto avessero sofferto molti prigionieri, e di quanto io fossi stato passivo nel permettere che gli abusi si protraessero così a lungo: un peccato di inerzia.
   Avevo anche dimenticato di avere già incominciato a scrivere la prima parte di questo libro trent'anni fa, per un altro editore. Ma poco dopo avevo smesso, perché non ero pronto a rivivere quell'esperienza ancora così vicina. Sono felice di non aver perseverato e di non essermi imposto, allora, di continuare, perché il momento giusto è adesso. Ora sono più saggio e capace di affrontare questo difficile compito in un'ottica più matura. Inoltre, le analogie tra gli abusi perpetrati a Abu Ghraib e gli avvenimenti dell'Esperimento Carcerario di Stanford hanno conferito più validità a quella nostra esperienza, la quale a sua volta illumina le dinamiche psicologiche che hanno contribuito a produrre i raccapriccianti abusi di quel vero carcere.
   Un secondo fattore emotivamente pesante che mi ha impedito di scrivere è stato ritrovarmi personalmente e intensamente coinvolto nello studio approfondito degli abusi e delle torture di Abu Ghraib come consulente tecnico per la difesa di una delle guardie carcerarie, appartenente alla polizia militare. Da psicologo sociale mi sono trasformato in reporter incaricato di un'inchiesta. Mi sono impegnato a scoprire tutto ciò che potevo su quel giovane, attraverso colloqui intensivi con lui e conversazioni e scambi epistolari con membri della sua famiglia per ricostruire il suo passato nelle carceri e nell'esercito, nonché con altri membri del personale militare che avevano prestato servizio in quella prigione. Ho finito per provare che cosa significasse essere nei suoi panni durante il turno di notte della sezione Tier 1 A, dalle sedici alle quattro del mattino, ogni notte per quaranta notti, ininterrottamente.
   In quanto consulente tecnico chiamato a dimostrare, al processo, le forze situazionali che avevano contribuito agli specifici abusi perpetrati dall'imputato, mi era stato dato accesso alle varie centinaia di immagini di depravazione fissate su supporto digitale. Sgradevole e sgradito compito. Mi erano inoltre stati forniti tutti i rapporti allora disponibili redatti da vari comitati d'inchiesta militari e civili. Poiché mi avevano detto che non sarei stato autorizzato a portare al processo appunti dettagliati, avevo dovuto memorizzare quanto più possibile delle loro osservazioni e conclusioni. A quella sfida cognitiva si è aggiunto il terribile stress emotivo dopo che al sergente Ivan "Chip" Frederick è stata comminata una dura condanna e ho assunto l'incarico informale di consulente psicologico suo e di sua moglie Martha. Nel corso del tempo sono diventato per loro lo "zio Phil". 

© 2008, Raffaello Cortina Editore 

Philip Zimbardo – L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?
XXXVI-769 pag., ill., 34,80 € – Edizioni Raffaello Cortina 2008 (Scienza e idee)
ISBN 978-88-60-30157-4


L'autore



Philip Zimbardo
è professore emerito di Psicologia all’Università di Stanford e dirige lo Stanford Center on Interdisciplinary Policy. Nel 2004 ha testimoniato in qualità di perito nei processi sugli abusi di Abu Ghraib.
Il sito ufficiale 
La bibliografia italiana
La bibliografia in lingua inglese



16 maggio 2008 Di Giulia Mozzato


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