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RECENSIONE

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Titolo La nebbia del passato
Autore Padura Fuentes Leonardo
Dati 350 p., brossura
Prezzo € 16,90
Prezzo IBS € 14,37
Editore Tropea
Collana I narratori
EAN 9788855800259
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La nebbia del passato
di Leonardo Padura Fuentes

"Prima di diventare un predatore professionista di libri, traendo da questi un nutrimento non solo spirituale, Mario Conde aveva sempre avuto un rapporto rispettoso, quasi mistico, con le biblioteche. Sebbene nel quartiere turbolento e rissoso in cui era nato non esistesse a quei tempi nemmeno una biblioteca privata con più di venti volumi, la fortuna volle che in casa sua ci fossero una dozzina di libri - tutti di sua madre, perché suo padre, come il nonno Rifino il Conde, non si era mai degnato di aprire un libro in vita sua..."

Avana. Ottobre 1959 – marzo 1960. E dieci giorni dell’estate 2003. Mario Conde è nato nell’autunno del 1955, come Leonardo Padura Fuentes. Entrambi sono tendenzialmente più magri che grassi, più bassi che alti, volti affilati e scuri, fumatori incalliti, discreti bevitori di rosso e rum, gran lettori di ogni genere, romantici ed anticonformisti, amanti del baseball e dei Credence, con nonni attenti ai combattimenti di galli. Tralascio la questione della barba. Hanno anche altro in comune, soprattutto amano le biblioteche e si guadagnano da vivere vendendo libri. Dal 1990 il presbite e ateo Condecito compra libri vecchi, più o meno usati e li gira a chi è disposto a comprarli, grossisti, bancarelle, singoli. Continua ad avere in mente vari romanzi e a frequentare Tamara con i soliti pochi grandi amici, umani e non umani.

Prima per dodici anni era stato un onesto discreto poliziotto. In piena estate, quasi cinque anni fa lo chiamano Dionisio e Amalia, fratelli poveri, gli spalancano le porte (in un decadente palazzo del Vedano) di una immensa straordinaria biblioteca rimasta intatta dalla fine della sanguinaria dittatura di Batista, durante e dopo la Rivoluzione.

Dentro, c’è un tesoro. Centinaia di volumi di inestimabile valore (in teoria invendibili), migliaia di libri facilmente smerciabili, collezioni e pezzi unici della bibliografia creola. Dentro, c’è un mistero. Che fine ha fatto quella bellissima sensuale cantante di bolero su cui Conde trova un vecchio ritaglio di giornale e di cui aveva sentito parlare il padre perdutamente innamoratosene, Violeta del Rio ?


Conde e Yoyi il Piccione cominciano ad acquistare i volumi, 4 dollari l’uno, a rivenderli a molto di più, a godersi il denaro cenando alla grande in casa e al paladar; poi incrociano morti, nel passato e nel presente, storie di prostituzione e droga, amori tradimenti fughe follie; grazie ai consigli di Heredia e Salinger, ai soliti presentimenti e premonizioni, pur beccando un sacco di botte, Conde capisce tutto. È un nostalgico violento eccellente noir senza cattivi il nuovo romanzo dell’ottimo scrittore habanero Padura Fuentes (ottimamente tradotto da Elena Rolla), sempre in terza sul protagonista (alla sesta avventura), un poco intervallata da colte citazioni, lettere scritte e memorie orali di 43 anni prima. Il titolo è in un verso degli Exposito, la poesia “Vete de mi’”, lato A del romanzo e del 45 giri di Violeta, il lato B si chiama “Me recordaras”. Segnalo il contabile Bruno Arpaia a pag. 254. Cibo e musica tengono conto del razionamento generazionale. Consigliato a chi vuole capire Fidel e Raul, affinché lo porti in volo, con qualche doppia moneta.


Le prime pagine

I sintomi comparvero all'improvviso, come un'onda vorace che afferra un bambino sulla riva tranquilla per trascinarlo negli abissi marini: il doppio salto mortale nello stomaco, l'intorpidimento che gli rammolliva le gambe, il sudore freddo sul palmo delle mani e, soprattutto, quel dolore bruciante sotto il capezzolo sinistro, che accompagnava l'arrivo di tutte le sue premonizioni. Appena aperte le porte della biblioteca, era stato investito dall'odore di carta vecchia e di luogo sacro che aleggiava in quella stanza allucinante, e Mario Conde, che nei suoi remoti anni da poliziotto investigativo aveva imparato a riconoscere i riflessi fisici delle sue salvifiche premonizioni, si chiese se gli fosse mai capitato prima di provare una ridda di sensazioni così travolgenti come in quell'istante.
All'inizio, deciso a lottare con le armi della logica, aveva cercato di convincersi di essere finito in quel palazzone decadente e cupo del Vedado per la più banale casualità, o meglio, per un'insolita benevolenza della fortuna che, una volta tanto, si era degnata di posare su di lui i suoi occhi strabici. Ma diversi giorni dopo, mentre vecchi e nuovi morti si rivoltavano nelle tombe, il Conde arrivò a convincersi che nulla di quanto accadeva fosse fortuito, perché tutto era stato drammaticamente deciso dal destino, come in uno scenario teatrale pronto per uno spettacolo che avrebbe avuto inizio soltanto con la sua destabilizzante irruzione sul palco.
Da quando, oltre tredici anni prima, aveva lasciato il suo incarico alla polizia investigativa per dedicarsi anima e corpo - per quanto glielo permettessero il corpo sempre acciaccato e l'anima ormai troppo tenera - alla volubile attività di compravendita di libri vecchi, il Conde era riuscito a sviluppare un fiuto quasi canino nello scovare prede che potessero garantirgli, a volte con sorprendente generosità, la sussistenza alimentare e alcolica. Per sua buona o cattiva sorte - nemmeno lui avrebbe saputo precisarlo - l'abbandono della polizia e il suo forzato ingresso nel mondo degli affari avevano coinciso con l'annuncio ufficiale dell'arrivo della Crisi sull'isola, una crisi galoppante che ben presto avrebbe fatto impallidire tutte quelle precedenti. I soliti, eterni, ricorrenti periodi di ristrettezze tra cui il Conde e i suoi conterranei si erano destreggiati per decenni, ora, per inevitabile paragone e pessima memoria, cominciavano a sembrare tempi gloriosi o semplici crisi senza nome e, pertanto, senza diritto alla terribile personificazione della maiuscola.

Come per incanto e con rapidità diabolica, la carenza di tutto l'immaginabile era ben presto diventata uno stato permanente, in grado di condizionare le più diverse necessità umane. Qualunque oggetto o servizio aveva mutato il proprio valore per trasformarsi, magia della precarietà, in qualcosa di diverso, dai fiammiferi alle aspirine, dalle scarpe agli avocado, dal sesso ai sogni e perfino alla speranza, mentre i confessionali delle chiese e le botteghe di santeros, spiritisti, cartomanti, veggenti e babalaos si popolavano di nuovi e numerosi adepti, desiderosi di una boccata di conforto spirituale.
© 2008, Marco Tropea

Leonardo Padura Fuentes – La nebbia del passato
350 pag., 16,90 € – Edizioni Marco Tropea 2008 (I narratori)
ISBN 978-88-55-80025-9


L'autore


Intervista a Leonardo Padura Fuentes
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Festival Cine Pobre di Gibara
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21 aprile 2008 Di Valerio Calzolaio


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