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RECENSIONE

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Titolo Ricordi e commenti
Autore Stravinskij Igor; Craft Robert
Dati 414 p., ill., brossura
Prezzo € 36,00
Prezzo IBS € 36,00
Editore Adelphi
Collana La collana dei casi
EAN 9788845922442
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Ricordi e commenti di
Igor’ Stravinskij e Robert Craft



“La faccia di Debussy era angosciata. Rivelava un dolore impossibile da dominare o da nascondere: quello del creatore davanti al quale si apre un mondo completamente diverso dal suo, la tristezza di essere lasciato indietro, la sofferenza dell’artista in presenza di forme nuove, che rivelano la sua collocazione e i suoi limiti”.

È questo uno dei tanti interessantissimi passaggi di questo volume, appena pubblicato da Adelphi, che ci riporta nella affascinante vita di una dei più prestigiosi compositori russi del ‘900: Igor’ Stravinskij.

Debussy, che pure era un estimatore di Stravinskij, reagisce dunque in una maniera inaspettata nell’ascoltare La Sagra della Primavera. Ma non è il solo: la stessa composizione con l’audacia della sua ritmica e della sua armonia, con i forti colori di una musica così diversa susciterà un certo scandalo. Ciononostante avrà il merito di intervenire, con sagace tempestività, a segnare un nuovo corso nella storia della musica la storia della musica.

Il lavoro che vi presentiamo è il risultato della collaborazione e dell’amicizia fra Robert Craft e Stravinskij. Craft per più di vent’anni accompagnerà il maestro nelle sue tournée e dirigerà i suoi concerti. Di questo lungo periodo Craft ha raccolto ricordi, memorie e conversazioni; da tutto ciò ne è nato un libro , non solo per essere apprezzato dagli amanti della musica ,ma che può diventare un importante punto di riferimento per ripercorre un pezzo importante  di storia,  rivelandoci anche  la personalità e la fiducia del maestro nella sua capacità artistica, che lo porterà anche a dire: “Non abdicherò mai alla regola del mio orecchio”.

Stravinskij nasce nel 1882 a Oranienbaum, vicino a Pietroburgo e morirà nel 1971 a New York, città nella quale visse per trent’anni. La vita di questo straordinario personaggio e della sua famiglia è  affascinante e ci permette di incontrare i numerosi personaggi che il compositore ebbe modo di conoscere durante la sua lunga vita a partire da Rimskij-Korsakov che fu uno dei suoi maestri; e ancora Puccini, Ricasso, Proust, D’Annunzio, Matisse e Ravel, solo per citarne alcuni.

Robert Craft ha pubblicato per la prima volta questo lavoro da Faber and Faber nel 2002; oggi ci viene proposto in Italia con la traduzione di Franco Salvatorelli.

Le prime pagine

                                                        LE RADICI RUSSE  -  1882-1915

Le immagini che più mi sono impresse nella memoria si riaffacciano senza cronologia. Di recente, per esempio, ho rivisto il teatro Mariinskij con l’ingresso drappeggiato di nero per la morte di Cajkovskij. Ricordo i tendaggi agitati dal vento invernale, e come la loro vista mi commosse. Cajkovskij era l’eroe della mia fanciullezza.


Mi torna in mente anche la prima musica sentita in vita mia, una irsuta banda di pifferi e tamburi dalla caserma navale non lontana da casa nostra. Questa musica e quella della banda al completo che penetrava ogni giorno nella mia camera di bambino, e specialmente il suono delle tube, degli ottavini e dei tamburi, furono l’eccitante piacere della mia infanzia. So che il desiderio di imitare questa musica portò ai miei primi tentativi di composizione, perché appena riuscii a posare le mani sul pianoforte cercai di rifare gli intervalli che avevo sentito, e intanto trovavo altri intervalli che mi piacevano di più, e questo già faceva di  me un compositore.
Altri ricordi affiorati di recente sono le apparizioni dello zar Alessandro III nelle vie di Pietroburgo quando ero bambino che mi fecero cominciare a riflettere  sul mondo politico in cui ero nato. Lo zar era una figura incolore, ma i suoi cavalli erano una meraviglia, uno in testa alla slitta imperiale, con dietro una rete azzurra per fermare la neve, e un altro che galoppava di lato. Già allora lo zar era accompagnato da poliziotti in cappotto grigio che ingiungevano agli astanti di “circolare, circolare”. Quando il treno privato dello zar passava vicino alla casa di campagna di mia moglie Vera de Bosset, tutta la famiglia aveva l’ordine di restare tappata in casa, con le imposte chiuse, e guardie armate erano stanziate lungo i binari. Il vagone delle zar era verniciato di blu, ma dello stesso blu erano verniciate altre tre carrozze del treno, come ulteriori precauzione contro eventuali attentati.

Vidi lo zar molte volte, andando a passeggio con i miei fratelli e la governante lungo il fiume Mojka e i canali vicini. Lo zar era un uomo corpulento. Occupava tutto il sedile di una troika guidata da un cocchiere grosso e grasso come lui. Il cocchiere indossava un’uniforme blu scuro, col petto decorato di medaglie. Sedeva davanti allo zar ma più in alto, per cui il suo enorme didietro, simile a una zucca gigantesca, distava appena un palmo dalla faccia dello zar. Lo zar rispondeva ai saluti della gente per strada portando la mano destra alla tempia. Poiché tutto lo riconoscevano, era costretto a fare quel gesto quasi di continuo. Le sue apparizioni mi davano un grande piacere, le aspettavo con impazienza. Ci toglievamo il cappello e ricevevamo il cenno di ringraziamento dello zar, e ci sentivamo molto importanti. In età più infantile avevo visto lo zar in una parata indimenticabile, un corteo che passò per la nostra strada diretto al teatro imperiale Mariinskij. Il corteo era in onore dello scià di Persia, ed era il culmine di una importante visita di stato. Vi assistemmo da una finestra del nostro parrucchiere, al primo piano. Fu una splendida sfilata di cavalleggeri, guardie imperiali, carrozze di granduchi, ministri, generali.

© Adelphi Editore                                                                                                     

Ricordi e commenti di Igor’ Stravinskij e Robert Craft
Traduzione di Franco Salvatorelli
408 pag., 36.00 € - Adelphi Editore
ISBN  978-88-459-2244-2


Gli autori

Robert Craft, nasce nel 1923 e per oltre vent’anni ha vissuto accanto a Igor ‘Stravinskij e sua moglie Vera, a Hollywood e New York. A partire dagli anni Cinquanta ha raccolto e pubblicato a più riprese conversazione e memorie stravinskiane.
 


Igor Fëdorovic Stravinskij nasce il 18 giugno 1882 nella cittadina di Oranienbaum sul golfo di Finlandia. Inizia gli studi pianistici a nove anni e, successivamente quelli di armonia e contrappunto. Dopo il ginnasio si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pietroburgo e lì conosce Andrej, figlio di Nikolaj Rimskij-Korsakov, che lo presenta al padre (nel 1902), del quale Igor diverrà allievo privato. Da qui inizia la sua grande carriera e il suo enorme ruolo nella musica contemporanea. Diventato cittadino francese nel 1934, si stabilirà negli Stati Uniti nel 1939 e nel 1945 avrà la cittadinanza americana.
Dopo aver avversato la tecnica dodecafonica di Arnold Schönberg, vi si avvicina grazie  all'amicizia con Robert Craft convinto assertore della scuola dodecafonica, che presto diverrà suo collaboratore e segretario musicale.


02 aprile 2008 Di Iaia Barzani


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