|
|
 |
|
| |
HOME | giovedì 09 settembre 2010 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
| Titolo |
 |
Gli scomparsi |
 |
| Autore |
|
Mendelsohn Daniel |
|
| Dati |
|
722 p., ill., brossura, 2 ed. |
|
| Prezzo |
|
€ 20,00 |
|
| Prezzo IBS |
|
€ 20,00 |
|
| Editore |
|
Neri Pozza |
|
| Collana |
|
Bloom |
|
| EAN |
|
9788854502253 |
 |
 |
 |
|
|
 |
Gli scomparsi di Daniel Mendelsohn “Si vuole sempre ricostruire come sono morti, e non come sono vissuti”. Immerso nei suoi pensieri, Marek annuì e continuò: “La gente non crede che sia importante sapere se un uomo era felice o meno. Invece lo è. Perché dopo l’Olocausto scomparve tutto un mondo.”
“Gli scomparsi”: era difficile mantenere la traduzione letterale del titolo originale, “The Lost. A search for six of six million”, così esplicativo con quei numeri che si ripetono in maniera strana, il più piccolo vicino a quello inimmaginabile nella sua grandezza, così ampiamente, così dolorosamente preciso nel definire ‘perdute’ le sei persone di cui lo scrittore va in cerca. Perdute, che sono andate perse, e non scomparse. Così come, insieme a loro, è andato perso tutto un mondo e la sua civiltà e la sua cultura. Finanche, in parte, la sua lingua. Così come è andato perso anche quello che sarebbe potuto essere di quel mondo e di quelle persone - i loro pensieri, i loro successi e i loro fallimenti, i loro sentimenti.
Gli scomparsi di Daniel Mendelsohn è un libro straordinario - è più di un semplice romanzo, è la storia di una famiglia, la storia di un intero paese, Bolechow, in Polonia, la storia di chi è sopravvissuto agli orrori del nazismo e cerca di trovare la forza di raccontarlo. Ma è anche un libro di viaggi - nel tempo e nella memoria e da un paese all’altro, da un continente all’altro, America, Europa, Australia, Medio Oriente, sulla traccia dei sei componenti scomparsi della famiglia Jäger: lo zio Shmiel, sua moglie e le quattro bellissime figlie.
Tutto inizia con qualcosa che è tipico di tutte le famiglie, lo scrutare i lineamenti di un bambino cercando di individuare le somiglianze. E Daniel Mendelsohn assomiglia a Shmiel, il fratello del nonno materno, quello che aveva una macelleria a Bolechow prima della guerra. I parenti abbassavano la voce, quando parlavano di zio Shmiel, non si sapeva che fine avesse fatto - si diceva che si fosse nascosto con una delle figlie, ma che fosse stato tradito. E che una, o forse due delle figlie si fossero unite ai partigiani nella foresta. Ma che ne era stato della moglie e delle altre due figlie? Persino i nomi e l’anno di nascita delle quattro ragazze non erano certi. Daniel è ancora un ragazzino quando incomincia a ricostruire l’albero genealogico della famiglia della mamma, spinto dall’affetto e dal fascino che esercita su di lui nonno Abraham - una delle figure più imponenti e indimenticabili del libro. Da nonno Abraham Daniel dice di aver imparato l’arte del raccontare, srotolando il filo di una storia, facendolo intrecciare ad altri fili che conducono ad altre storie, per poi riunirli tutti insieme alla fine. Come scatole cinesi incastrate una dentro l’altra, di cui l’ultima contiene una rivelazione. Ma Daniel riconosce pure il suo debito a Proust, e a Sebald - anche Daniel inserisce nel libro delle fotografie, parte integrante della narrazione nonché supporto visivo dell’immaginazione. Immagini in bianco e nero che parlano di un passato lontano, abiti di un tempo, visi di uomini, donne, fanciulle di cui lui cerca di indovinare il carattere dallo sguardo, o dal sorriso, o dalla maniera di acconciarsi i capelli.
Quando Daniel inizia la sua ricerca, non sa che questa lo porterà così lontano, che non si fermerà a Bolechow, che non sarà sufficiente un solo viaggio, che, come nel gioco del domino, ogni tessera sarà accostata da un’altra, che ogni persona contattata ne farà il nome di un’altra. E che ognuno racconterà degli Jäger, magari solo di zio Shmiel, o di una delle figlie, e poi parlerà di sé e di quello che è stato - hic sunt lacrimae rerum, cita Mendelsohn, studioso dei classici, sono le lacrime delle cose e toccano le menti degli uomini. Quanto dolore in quei racconti. E il viaggio di Daniel diventa molto di più del volo in aereo per raggiungere i testimoni - è un viaggio di conoscenza di sé e degli altri, un percorso che lo porta ad avvicinarsi alla sua identità ebraica oltre che al fratello che lo accompagna nei viaggi.
Il racconto della ricerca e quello della persecuzione nazista nel romanzo di Mendelsohn sono spezzati da una riflessione parallela (interessante e affascinante quanto l’altra parte del libro) su testi della Bibbia, seguendo due filoni: la distruzione di quanto Dio aveva creato, durante il diluvio e poi quando punì gli abitanti di Sodoma e Gomorra (e, come per l’Olocausto, è la sopravvivenza di pochi che ci fa comprendere la portata dell’annientamento), e la rivalità tra fratelli, tema ricorrente nel Vecchio Testamento ad iniziare dall’omicidio di Caino - si era reso conto nonno Abraham che il non inviare a suo fratello i soldi per emigrare significava decretarne la morte?
Gli scomparsi non è un ennesimo libro testimonianza sullo sterminio degli ebrei - la morte è sempre presente nel libro, e non potrebbe essere diversamente, ma lo è anche la vita. Perché Daniel Mendelsohn è riuscito a ricreare in queste pagine la vita di quelli che sono andati perduti. E andando via da Bolechow, Daniel non si è girato indietro come ha fatto la moglie di Lot, non si è trasformato in una statua immobile e muta. La vita continua per ricordare Bolechow che è “scomparsa per sempre”.
Le prime pagine
1. Il vuoto informe
Tempo fa, avevo tra i sei e gli otto anni, appena entravo in una stanza capitava che qualcuno scoppiasse a piangere. Succedeva per lo più a Miami Reach, in Florida, le persone cui facevo questo strano effetto erano anziani, come quasi tutti gli abitanti del luogo alla metà degli anni Sessanta, per lo più ebrei (o almeno così mi sembrava). Quando nelle riunioni familiari indulgevano in qualche pettegolezzo piccante, o giungevano finalmente all'epilogo di un racconto o di. una storiella umoristica, si mettevano a parlare in yiddish; cosa che, ovviamente, rendeva impenetrabile a noi ragazzi il senso del discorso o la comicità delle barzellette.
Come molti anziani residenti in quel tempo a Miami Beach, le persone di cui parlo vivevano in appartamenti o in villette dall'aria cadente; si trattava di abitazioni solitamente tranquille, tranne nelle serate in cui andavano in onda i programmi di Red Skelton o gli show di Milton Berle o di Lawrence Welk, seguiti a tutto volume davanti ai televisori in bianco e nero. Comunque per brevi periodi, durante le festività invernali o primaverili, queste tranquille abitazioni un po' cadenti venivano prese d'assalto da bambini chiassosi, provenienti da Long Island o da qualche sobborgo del New Jersey, condotti dai genitori a fare conoscenza con quei vecchi ebrei che, non senza imbarazzo o vergogna, bisognava baciare sulle gote avvizzite. Costretti a baciare vecchi parenti ebrei! Smaniavamo, frignavamo, non vedevamo l'ora di fiondarci nella piscina riscaldata a forma di rene che sorgeva sul retro del complesso, ma prima dovevamo baciare tutte quelle guance. I visi degli uomini odoravano di cantina, di lozione per capelli e di Tiparillos, avevano batti ispidi e barbe cosi bianche da sembrare di laniccio (una volta il mio fratellino cercò di strapparne una, credendo fosse lanugine, a! che ricevette subito un sonoro ceffone); invece le guance delle donne emanavano un vago sentore di cipria e di olio da cucina, erano morbide come i fazzoletti di carta di «emergenza» stipati sul fondo delle borsette, stropicciati come petali accanto ai sali dall'odore di violetta, alle pillole per la tosse avvolte in carta raggrinzita, ai foglietti spiegazzati su cui erano segnati i conti da pagare...
© 2007, Neri Pozza
Daniel Mendelsohn – Gli scomparsi
Titolo originale: The Lost. A search for six of six million
640 pag., ill., 20 € – Edizioni Neri Pozza 2007 (Bloom)
ISBN 978-88-54-50225-3
L'autore
Daniel Mendelsohn è nato nel 1960 a Long Island. Scrive di letteratura, cinema e teatro sulla New York Times Book Review, sul New Yorker, sulla New York Review of Books. È autore di The Elusive Embrace: Desire and the Riddle of Identity (1999), tra i libri dell’anno del New York Times, e di Gender and the City in Euripides’ Political Plays (2002). Gli scomparsi ha vinto il National Book Critics Circle Award. Mendelsohn insegna attualmente presso il Bard College, e sta completando la traduzione delle opere di Kavafis.
Il sito ufficiale dello scrittore
| 01 aprile 2008 | | Di Marilia Piccone |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
|
Copyright © 1996/2010 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati. Wuz è un marchio registrato. Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
|
|
|
|