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HOME | giovedì 18 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Quella notte a Dolcedo |
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| Autore |
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Magliani Marino |
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| Dati |
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264 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 16,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 12,80 |
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| Editore |
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Longanesi |
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| Collana |
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Biblioteca di narratori |
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| EAN |
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9788830425101 |
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Quella notte a Dolcedo di Marino Magliani"L’ordine del capitano era stato di tirare fuori i cadaveri dei Droneri. Li avevano lasciati sul posto, sul bordo del pozzo, e si erano ritirati dagli ulivi che era notte fonda, ma scendendo per una frana di pietre erano tornati a sparpagliarsi. Spari, granate forse, echi, Hans s’era trovato da solo. Era a quel punto che aveva nascosto la cartella."
L'intervista all'autore
Marino Magliani non ha bisogno del dialetto per esprimere la sua ligurità. Perché ogni parola di ogni suo libro ci restituisce un frammento della sua terra, quella striscia riarsa dal sole stretta tra i monti e il mare all’estremo ponente d’Italia, quasi al confine della Francia. Ogni aggettivo tratteggia la qualità della luce, il gioco di colori tra le foglie degli ulivi, il sapore del sale che arriva all’improvviso sulle labbra, sospinto da un soffio di vento. Marino Magliani vive da anni in Olanda e la sua Liguria è la terra dell’esule, la ‘patria’ del cuore da cui ci si è allontanati e a cui si ritorna con sentimenti diversi, una specie di amore perverso fatto di attrazione viscerale e repulsione. Di incapacità di capire perché mai si sia lasciato quei luoghi quando ci si trova di nuovo lì e di voglia di fuggire ancora, dopo un po’ di tempo, dopo che i ricordi si sono affollati nella mente, dopo che la nostalgia ha fatto il suo corso.
C’è sempre un personaggio che vive il suo amore per la Liguria in questa maniera, un alter ego dello stesso autore, nei romanzi di Marino Magliani: si chiamava Gregorio nei due romanzi precedenti (Quattro giorni per non morire e Il collezionista di tempo), è una giovane donna in Quella notte a Dolcedo. Lori ha trent’anni, è andata via da Dolcedo dieci anni prima, ha fatto una vita errabonda, con lavori vari - la fa tuttora. Il suo ritorno incontra un altro ritorno, del tedesco Hans Lotle che nel 1944 si trovava con il suo battaglione in Liguria, impegnato nella lotta contro i partigiani. Le strade della donna e del tedesco si incrociano - dormono entrambi su una panchina dei giardini, vanno a lavarsi nella toilette della stazione di Imperia, salgono sulla stessa corriera per Dolcedo - e scopriremo alla fine quale sia il passato che in qualche modo li unisce. Perché Hans Lotle è tornato - è il 1989, sta per cadere il Muro di Berlino e lui, che abita a Berlino Est, finalmente ha avuto il permesso di recarsi all’estero - in cerca di un quadernetto che aveva nascosto sotto un masso in un roveto “quella notte a Dolcedo”, tanti anni prima (e non lo troverà), per avere una risposta ad una domanda che lo tormenta da quasi mezzo secolo. Quella notte a Dolcedo una famiglia era stata uccisa dai tedeschi (Hans Lotle fra loro). L’accusa: davano da mangiare ai partigiani. Ma chi aveva tradito i Droneri? Chi era il cecchino che aveva attirato i tedeschi verso il pozzo dove padre, madre e bambini si erano rifugiati? Chi era l’uomo che, per passare inosservato, si era fatto accompagnare dalla figlia, la bambina che Hans Lotle aveva visto e della cui presenza aveva taciuto, risparmiandole la vita?
Marino Magliani ci parla di una storia di guerra, uno dei tanti episodi che hanno bagnato di sangue i monti e le colline e le pianure d’Italia. Ma non solo quella, e il fascino del suo racconto è proprio in questo, nell’aver saputo intrecciare un capitolo della grande storia con un altro, i cui paragrafi narrano di altre storie di un intero paesino allora, in quel lontano 1944 di paura ma anche di segrete invidie, e adesso, nel 1989, quando i nemici di un tempo hanno acquistato per due lire le case di Dolcedo e dei paesi vicini, le hanno ristrutturate e vi passano le vacanze - ‘come è possibile che non ci odino?’, pensa Hans Lotle, ‘come hanno potuto dimenticare?’
Lui certamente non ha dimenticato, non ha scordato neppure l’impressione che gli diede allora la bellezza di quella terra, la dolcezza del clima. Neppure gli scavi inspiegabili che il comandante ordinava di fare: cercava forse il leggendario mammut che ora appare sulle frecce segnaletiche? Storie raccontate dai vecchi del paese con un bicchiere in mano, e poi altre storie nella lontana Berlino dove qualcuno tiene d’occhio l’anziano Hans Lotle, per raggiungerlo poi a Dolcedo e riportarlo in Germania con promesse di un ricco futuro. E ci sono persone per cui tradire è nella norma - allora ed adesso.
Le prime pagine
Primavera 1944, Oneglia
Seduto al tavolo ingombro di libri e di antiche mappe, il capitano Thomas Garser spiegò il foglietto, lasciandolo aperto davanti a sé. Poi si alzò e si diresse verso la finestra, lo sguardo basso perché arrivava troppia luce. I soldati in cortile risalivano sul camion, Erano tornati dall’entroterra poche ore prima. Forse c’era stata un'altra segnalazione, un colpo di mano» era così ogni giorno, negli ultimi mesi; il nemico aveva ripreso coraggio. Hans Lotle fece bene attenzione al rumore della carraia, ma non capì se era uscito solo un camion, dal piano della fureria i rumori e le luci gli erano estranei. Tutte le cose di questa guerra sapeva intuirle solo dalla compagnia, dalla mensa, dal cortile, dalla fureria no. II giorno, oltre le mura della caserma Crespi, e il mare, a un centinaio dì metri, incendiavano le finestre come quando gli toccavano le guardie nell'armeria del porto e all'alba era costretto a chiudere gli occhi. Il capitano a quella luce non era più abituato. «Ti hanno di nuovo interrogato?» «Riguardo allo scavo?» chiese Lotle. Il capitano annui. Si tolse il berretto con la visiera scoprendo una sottile striscia di fronte chiara. La capigliatura era dura e cortissima, incolore. «Non più», rispose Lotle. «Lo faranno ancora, a guerra finita, le cose vengono fuori, prima o poi. Ti chiederanno anche del foglietto, di ciò che è successo quattro giorni fa, puoi dire tutto», disse, poi si tornò a sedere. «Lo farò, capitano. Racconterò ogni cosa.» Quattro giorni prima avevano risalito la valle sui camion. Era la prima azione dopo l'imboscata dello scavo. Erano entrati nelle case di Sorba e avevano circondato il forno dei Droneri, ma non avevano trovato nessuno. Allora avevano rastrellato l'intero paese. Trenta uomini che setacciavano stalle e case. Le corse su per le scalinate, tra i vicoli, trenta soldati che saltavano, gridavano. Una mitragliatrice, su ordine del capitano, sventagliava le vigne in faccia. Qualche civile aveva tentato la fuga. Se riandava a quella sera, Hans Lode ricordava d'aver sofferto il caldo. D'un tratto era cominciata la primavera e aveva sudato molto correndo. Non era la stessa guerra col caldo. Era stato mandato in Liguria durante l'autunno, e il freddo aveva tardato pochi giorni. Il soffoco umido era una cosa a cui non era abituato, come alla luce della fureria. Il foglietto glielo aveva messo in mano, nel buio, uno di quelli fatti uscire dalle case e ammucchiati sul ponte in attesa di essere portati via. Hans Lotle non aveva fatto in tempo neanche a capire chi fosse. In strada aveva consegnato il pezzo di carta al capitano Garser. Gli ostaggi erano stati rimandati alle case, e l'ordine del capitano era stato di risalire la mulattiera per Dolcedo. Giunti alle vigne, il caporale Wolkert aveva notato un movimento e aperto il fuoco. I colpi di risposta dall'alto, tra gli ulivi, non si erano fatti attendere. Erano come un invito. Dove stavano tentando di dirigerli? Era una trappola? Il capitano aveva temuto e aveva fermato gli uomini.
© 2008, Longanesi & Co.
Marino Magliani – Quella notte a Dolcedo 300 pag., 16,00 € – Edizioni Longanesi 2008 (Biblioteca di narratori) ISBN 978-88-30-42510-1
| 27 marzo 2008 | | Di Marilia Piccone |
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