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HOME | giovedì 09 settembre 2010 |
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| Titolo |
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Il campo del vasaio |
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| Autore |
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Camilleri Andrea |
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| Dati |
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280 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 12,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 12,00 |
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| Editore |
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Sellerio Editore Palermo |
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| Collana |
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La memoria |
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| EAN |
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9788838922855 |
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Un nuovo caso per il commissario Montalbano
Il campo del vasaio di Andrea Camilleri "Quella parola, traditore, appena pinsata, gli bloccò i pinseri. Per un attimo dintra al ciriveddro del commissario ci fu il vacante assoluto. E il vacante addivintò silenzio, non sulo silenzio di parole, ma di ogni minima rumorata, di ogni minimo sono. La linea cchiù chiara che si travidiva nello scuro, formata dalla risacca a filo di spiaggia, si cataminava chiano chiano come sempre, ma ora non faciva il solito liggero scruscio di respiro, nenti."
Che cosa si può dire, dopo aver letto due romanzi di Camilleri, pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro da due diversi editori? Prima di tutto che si è assolutamente stupiti dalla versatilità e dall’inesauribile capacità di creare storie scoppiettanti e poi che abbiamo davvero la gran fortuna di avere uno scrittore che sa interpretare nel modo più intelligente la popolarità
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Il campo del vasaio è un “camilleri doc”: abbiamo l’amatissimo commissario Salvo Montalbano e la sua eterna fidanzata Livia, abbiamo i collaboratori, il preciso e un po’ pedante Fazio, lo sciupafemmine Mimì (che in questo romanzo è pericolosamente sedotto, più che seduttore), c’è l’esilarante Catarella e gli avversari degli altri commissariati, c’è tutta la varia umanità che popola quel luogo “dell’anima” che è Vigàta, ma che è la Sicilia, e che è, per tanti aspetti, l’Italia.
Questo romanzo però presenta parecchia novità: è non sono tanto la presenza di una femme fatale, la colombiana, Dolores, bella e sensuale tanto da sconvolgere ogni uomo che le si avvicina, o la complicatissima vicenda gialla, quanto l’atteggiamento mentale del protagonista assoluto, Salvo Montalbano, e la ricchezza di citazioni letterarie distribuite spesso con ironia nel racconto.
Il titolo stesso e il tema che attraversa il romanzo sono tratti dal Vangelo di Matteo: il campo del vasaio è quello in cui si era impiccato Giuda, tormentato dal rimorso per aver tradito Gesù, l’amico, il messia, per trenta denari. Ed è appunto un tradimento ciò che scatena la vicenda, ne è la causa e, nelle più diverse accezioni, la permea. Ma andiamo con ordine perché la storia è complessa. Viene trovato in un terreno cretoso il corpo di un uomo, sezionato in tanti pezzi, dal viso cancellato e del tutto privo di elementi di riconoscimento. Le indagini sembrano arenarsi. Nel commissariato di Vigata l’atmosfera è diversa dal solito, Mimì Augello è stranamente nervoso, quasi non rivolge la parola ai colleghi neppure al superiore e amico di sempre Montalbano che non riesce a spiegarsi il perché di quell’atteggiamento e suppone che l’amico, così sensibile al fascino femminile, marito e padre da poco, si sia perso dietro a qualche nuova fanciulla e da ciò nasca il suo disagio.
Circa l’indagine tutto fa supporre che si tratti di un delitto di mafia, di una mafia antica che utilizzava una simbologia precisa nel commettere i propri delitti: 30 i pezzi in cui il corpo ritrovato era stato smembrato, come 30 i denari ricevuti da Giuda, quindi il morto doveva essere uno che aveva tradito qualche boss mafioso
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Dolores, una splendida donna colombiana, nota per la sua bellezza in tutta Vigata, va in commissariato per denunciare la sparizione del marito, che si era imbarcato per lavoro su una nave mercantile due mesi prima, ma che, contrariamente al solito, non aveva più dato notizie
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Il marito in questione, Giovanni Alfano, era stato allevato come un figlio da un boss mafioso colpevole di avergli fatto uccidere il padre in Colombia, avendone scoperto il tradimento. Alfano però, come ogni ricerca di polizia confermava, pareva del tutto estraneo alla mafia, anche se alcuni elementi emersi dalle indagini successive alla denuncia di scomparsa fatta dalla moglie, fanno supporre il contrario. Così un cadavere sezionato, una donna bellissima, un boss mafioso, un commissariato pieno di conflitti, un Montalbano sempre più stanco e deluso, il tradimento di tutti nei confronti di tutti costruiscono una trama tesissima e interessante fino all’ultima pagina.
Ma, come si diceva, nota davvero nuova è proprio l’atteggiamento mentale e il comportamento del nostro commissario. Che sia stato, da quando il suo creatore ce l’ha fatto conoscere, sempre un grande lettore era noto, ma in questo romanzo oltre a costruire delle frasi di risposta per i suoi inconsapevoli interlocutori con titoli di opere russe, oltre a fare citazioni di classici (anche queste mai capite) si viene a sapere che è un lettore dei romanzetti storici di Andrea Camilleri. Sinceramente mi sembra una trovata geniale dello scrittore siciliano, che diverte il lettore e gli permette un’ulteriore vicinanza con il personaggio che sembra un po’ alla volta avere vita propria e una propria autonomia di giudizi e comportamenti
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Inoltre Montalbano sembra voler fare delle prove generali di pensionamento: non lo si era mai visto andare per ben due volte in Liguria da Livia, non lo si conosceva capace di staccarsi neppure un momento dal lavoro tanto che la storica fidanzata sembrava assolutamente trascurata, ma soprattutto non lo si era mai conosciuto così riflessivo, su di sé, sul tempo che passa, sulla vita, sulle relazioni tra gli uomini
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Un elemento di ulteriore novità è lo sdoppiamento del personaggio che dialoga con se stesso come davanti a un altro e, oltre che in un dialogo interiore, scrive al "suo doppio" delle lettere e degli appunti che poi rilegge con attenzione e brucia perché la cameriera non li trovi e non lo giudichi un pazzo.
Emerge insomma una specie di secondo Montalbano, più attento ai sentimenti, più introspettivo, ugualmente abile nello sciogliere gli enigmi, ma preoccupato di non provocare crisi negli affetti suoi e degli altri. Finito il romanzo, il lettore è bene che non trascuri le due ulteriori paginette che chiudono il volume con una breve e interessante analisi compiuta da Salvatore S. Nigro, grande conoscitore (ed estimatore) di Camilleri. L’invito alla lettura è davvero pleonastico, perché si sa quanto sia rapida la scalata della classifica di un romanzo di questo scrittore, e poi perché la soddisfazione nel leggere Il campo del vasaio è assolutamente garantita
.
Le prime pagine
Uno
L'arrisbigliò una tuppiata forte e insistente alla porta di casa, tuppiavano alla dispirata, con le mano e con i pedi, ma curiosamente non sonavano il campanello. Taliò verso la finestra, dalla persiana 'nserrata non filtrava lume d'alba, fora era ancora scuro fitto. O meglio, dalla finestra ogni tanto arrivava un lampo tradimentoso che agghiazzava la càmmara seguito da una truniata che faciva vibrare i vetri; il temporale che aviva principiato il jorno avanti continuava sempre cchiù 'ncaniato. Però, cosa stramma, non si sintiva la rumorata del mari grosso che doviva essersi mangiato la spiaggia arrivando fino a sutta alla verandina. Circo tastianno la base del lumetto che tiniva supra il commodino, premette il pulsante che fici clic, ma la luci non s'addrumò. Si era fulminata la lampatina o mancava la corrente ? Si susì, un addrizzuni di f riddo gli curri longo longo la schina. Dalla persiana non trasivano sulo lampi, ma macari lame di vento gelido. Manco l'interruttore del lampadario desi luci, forse la corrente fagliava a causa del temporale. Continuavano a tuppiare. In quel tirribilio, gli parse di sintiri macari una voci che lo chiamava, straziata. «Vengo! Vengo!» gridò. Siccome che dormiva nudo, circo qualichi cosa per cummigliarsi, ma sottomano non trovò nenti. Era sicuro d'aviri lassato i cazùna supra la seggia ai pedi del letto. Forse erano sciddricati 'n terra. Ma non potiva perdiri tempo a circarli. Anno all'ingresso. «Chi è?» spiò senza raprire la porta. «Bonetti-Alderighi. Apra, presto!». Strammò. Completamenti. Intordunì. Il questore?! E che minchia stava capitanno ? Opuro era uno sgherzo cretino ? «Un attimo». Curri a pigliare la pila che tiniva nel cascione del tavolino della càmmara di mangiari, l'addrumò e raprì. Risto 'ngiarmato a taliare il questore completamente assammarato dall'acqua di ciclo. Portava un cappiddrazzo nìvuro e un impermeabile con la manica mancina strazzata. «Mi lasci passare». Montalbano si scostò e quello trasì. Il commissario lo seguì automatico, tipo sonnambulo, scordannosi di richiudere la porta che si mise a sbattiri per il vento. Arrivato a tiro della prima seggia che trovò, Bonetti-Alderighi più che assittarisi ci crollò supra. Sutta all'occhi esterrefatti di Montalbano, si pigliò la facci tra le mano e si misi a chiangiri. Le dimanne dintra alla testa del commissario acquistarono una accelerazione da decollo d'aeroplano, comparivano e scomparivano, nascivano e morivano a una velocità tali che gli impediva di agguantarne almeno una pricisa e chiara. Non arrinisciva manco a raprire la vucca. «Mi può nascondere a casa sua?» spiò ansioso il questore. Nascondere? E pirchì il questore aviva necessità d'ammucciarisi? Si voliva dari latitante? Che aviva fatto ? Chi lo circava ? «Non... non capisco che... ». Bonetti-Alderighi lo taliò 'mparpagliato. «Ma come, Montalbano, non sa niente?». «No». «La mafia stanotte ha preso il potere!». «Ma che dice?!». «E come voleva che andasse a finire nel nostro sventurato paese? Una leggina oggi, una leggina domani, e siamo arrivati a questo punto. Mi da per favore un bicchiere d'acqua?». «Su... subito». Si fici immediato concetto che il questore non ci stava con la testa. Capace che aviva avuto un incidente di machina e ora lo scanto lo faciva parlari ammuzzu. La meglio era fari una telefonata in questura. O forse chiamare subito un medico. Ma abbisognava intanto non mettire in sospetto quel povirazzo. Perciò, per il momento, Bonetti-Alderighi annava assecondato. Si spostò in cucina, premette istintivamente l'interruttore e la luci s'addrumò. Inchì un bicchiere, tornò narrè e sulla porta si bloccò, apparalizzato. Una statua, di quelle che usano ora, che si potiva chiamare «Uomo nudo con bicchiere in mano».
© 2008, Sellerio
Andrea Sellerio - Il campo del vasaio 280 pag., 12,80 € – Edizioni Sellerio 2008 (La collana) ISBN 978-88-38-92285-5
| 25 marzo 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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