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HOME | domenica 12 febbraio 2012 |
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La bambina che non esisteva di Siba Shakib “Un uomo può dirsi veramente tale solo se ha generato un maschio. Daria conosce donne che per questo sono state picchiate e cacciate dai mariti.”
Nascere femmina in Afghanistan è una maledizione: per la madre, per il padre, per la creatura appena venuta al mondo. Così quando Daria partorisce una bambina, quella persona a cui ha dato vita è vissuta dapprima come una colpa che non può redimere, una macchia indelebile come moglie e una condanna per il futuro. Ma le manine della piccola, il suo faccino, la tenerezza che suscita commuovono anche il padre, un comandante, un uomo che ha autorità e potere su molti altri uomini. Samira è il nome che le viene dato, che significa cuore, ricchezza interiore, ma tutti la chiameranno Samir, lo stesso nome al maschile, così che nessuno sappia che è una femmina e quindi nessuno possa gettare sul comandante e sua moglie l’ombra della vergogna.
Passano gli anni e Samira viene allevata, vestita e trattata come un maschio dal padre che ogni giorno di più si sente legato a quella bambina che avrebbe dovuto eliminare, amore che Samira/Samir ricambia con tutta la propria dedizione.
Giunge poi il giorno in cui la bambina, che si crede un maschio, scopre la sua diversità: è per lei un vero trauma e la sua reazione è l’ammutolirsi. In assoluto silenzio Samira/Samir trascorre l’infanzia e intanto in Afghanistan una guerra si sussegue all’altra. Quando i russi se ne erano andati molti avevano pensato che si sarebbero portati via anche la guerra, ma non fu così: di nuovo gli uomini devono combattere nascondendosi sulle montagne, è iniziata una nuova guerra, forse anche più dolorosa perché fratricida.
Samira è ormai grande e vorrebbe seguire il padre quando parte per combattere, ma non le viene concesso. L’attesa non le è facile, l’angoscia la perseguita e quando riportano il cadavere del comandante caduto gloriosamente, dopo anni di silenzio, Samira/Samir, sconvolta dal dolore, riprende a parlare.
Passati i giorni del lutto, alla vedova vogliono imporre un nuovo marito. Lei si rifiuta e, per farla cedere, la violentano. A difenderla c’è solo Samira che uccide uno dei violentatori e fugge con la madre rifugiandosi dal nonno materno. Tra molte necessarie bugie, la vita dal nonno trascorre più serena per la ragazza, anche se non rivela neppure a lui la verità sul suo sesso. Inizia a frequentare la scuola, impara a leggere, a scrivere e ad amare i libri. Impara anche a stare con dei compagni (tutti portano sul loro corpo i segni lasciati dalle mine), ma non ci sono ragazze, solo maschi. Il ragazzo che quotidianamente fa il tragitto con lei da casa a scuola è il magrolino e triste Bashir, perennemente immerso nella lettura. I due non si piacciono, umiliato dall'intelligenza di Samir l'uno, infastidita dalla sua scontrosità l'altra. Durante quel percorso un giorno, per un litigio tra i due ragazzi, Samira cade rovinosamente da cavallo e imprevedibilmente Bashir la bacia...
Un incontro poi turba ancora di più Samira, quello con una ex prostituta bambina data come ricompensa a un nemico, il cui seno nudo provoca in lei uno sconvolgimento, lo stesso che sente quando al suo fianco c'è la sorella di Bashir.
Giunge l'inverno, la povertà della famiglia di Samira è grande, ma riescono a superare i messi più freddi, ma l'arrivo della primavera porta delle grandi novità: la prima mestruazione alla ragazza e la scelta di Bashir di arruolarsi, ben pagato, con gli americani nella loro guerra contro i talebani.
Quando il ragazzo torna, molte cose sono cambiate: Samir è fidanzato con sua sorella, ma è con lui che Samira avrà un rapporto ed è a lui che svelerà il suo segreto.
Le pagine che seguono sono intensissime. Il conflitto interiore di Bashir e di Samira, gli irrisolvibili problemi con il mondo esterno, la scelta di non rivelare il segreto e poi un'evoluzione della vicenda davvero appassionante.
Dato che questo romanzo nasce da una storia vera, l'effetto sul lettore è ancora più forte e riesce a dare un preciso quadro della realtà afghana e della situazione delle donne (e degli uomini) in quella terra.
Una lettura preziosa, importante per chi desideri capire qualcosa di più di un Paese tormentato, pieno di contraddizioni e di arcaici pregiudizi. Un Paese che si vorrebbe cambiare a forza di bombe e di occupazioni militari, ma che invece forse potrebbe accogliere chi, come ha fatto Emergency in questi anni, porta solo aiuto e rispetto.
Le prime pagine
Una femmina
È morto?
Non preoccuparti, è vivo quanto te e me.
Davvero?
Dio onnipotente, perché mai dovrebbe essere morto?
Se non è morto, allora perché è muto?
Daria vorrebbe rispondere, ma non ce la fa. Stringe i denti, si piega in due.
Il comandante non vede il dolore della sua bella moglie, vuole solo che gli dia una risposta.
Daria non vuole che nelle altre tende la sentano. Soffoca il grido in gola. Il sapore del sangue le sale alla bocca, la spaventa. Perde colore dal viso.
Rispondi, dice il comandante. Lasciami in pace. Daria sibila le parole come un serpente. Ma le ha appena pronunciate che già le rimpiange. Anche se è accucciato a terra alle sue spalle, Daria lo vede. Il comandante è spaventato come un bimbo, scosso da brividi, s'irrigidisce, si abbraccia le ginocchia, abbassa gli occhi, si fa sempre più piccolo, ammutolisce.
A Daria non piace perdere la pazienza e rimproverare il marito. Si volta, gli sorride malgrado il dolore, dice sii paziente. Dio è grande. Saprà provvedere. Parla lentamente, Daria. Perché ciò che ha da dire è importante. Perché nessun altro deve udirlo. Solo il suo comandante.
Lui alza gli occhi, li riabbassa. Deglutisce. Non si abbraccia più le ginocchia, ma traccia figure sul suolo fangoso. Figure invisibili. Mio figlio si chiamerà Samir, dice, e sorride. Un sorriso insieme triste e grato che solo Daria conosce. Prima di lei la madre defunta del comandante aveva conosciuto quel sorriso. Non è il sorriso di un uomo, è il sorriso di un ragazzine. Il comandante se l'è portato dietro dall'infanzia, dal tempo che chiama Prima, fino alla sua vita di uomo.
Prima è stato molto tempo fa. Il comandante è un guerriero, un difensore, un essere invincibile, dice la gente abbassando la voce e guardandosi intorno. E se il comandante non è nelle vicinanze, dicono anche che vi è tuttavia un solo dolore che non è in grado di sopportare, quello che gli provocano i rimproveri della moglie arrabbiata.
Nessuno lo sa meglio di Daria. Se smettesse di donargli l'amore di cui ha bisogno, il comandante ne morirebbe. Daria ne è spaventata. Dalla sua morte e dalla propria colpa. Così gli dona ogni cosa di cui ha bisogno affinché possa essere forte, affinché possa essere onesto e timorato di Dio, un comandante sapiente e giusto. Affinché possa essere un padre gentile per i loro figli. Daria gli dona ciò di cui ha bisogno per non perdere la sua protezione. © 2008, Edizioni Piemme
Siba Shakib - La bambina che non esisteva
316 pag., 16,50 € – Edizioni Piemme 2008
ISBN 978-88-38-48985-3
L'autrice
Regista e documentarista, Siba Shakib è nata in Iran e ha vissuto a lungo in Afghanistan. Ha girato importanti documentari per raccontare la vita del popolo afgano, e soprattutto la drammatica condizione delle donne. Per Piemme ha pubblicato Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere (2002, 2004).
Pubblicato con grande successo in Germania, dove ha dominato per settimane le classifiche di vendita, La bambina che non esisteva è un bestseller internazionale tradotto in tredici Paesi, dagli USA al Giappone.
Il film: Il cacciatore di aquiloni
Il libro: Il cacciatore di aquiloni
Mille splendidi soli
Taxi per l'inferno: Oscar 2008 per i documentari
Un cammelliere a Manhattan
Incontro sull'Afghanistan: Ettore Mo con Maso Notarianni e Lucia Vastano
La cucina afghana
Intervista a Teresa Sarti Strada
| 27 marzo 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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