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HOME | sabato 11 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Il tailleur grigio |
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| Autore |
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Camilleri Andrea |
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| Dati |
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141 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 16,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 8,25 |
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| Editore |
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Mondadori |
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| Collana |
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Scrittori italiani e stranieri |
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| EAN |
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9788804573555 |
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Il tailleur grigio di Andrea Camilleri "Lo riconobbe immediatamente, perché dei primi suoi incontri con Adele conservava una memoria lacerante, macari del più piccolo dettaglio. Era quel tailleur grigio da donna d'affari che aveva indossato appena passato il lutto stritto, quando era venuta a trovarlo in banca per firmare i documenti e doppo erano andati a mangiare per la prima volta insieme."
Non finirà mai di stupire questo scrittore che a ogni romanzo (sono tanti e pubblicati con date ravvicinate) sembra voler offrire al lettore un nuovo volto, una freschezza e una versatilità narrativa che si rinnova di libro in libro e che stupisce in un autore che ha superato gli ottant’anni. Ne Il tailleur grigio Camilleri ha scelto di utilizzare il “suo” linguaggio italo-siculo solo nella parte del narratore, i dialoghi tra i vari personaggi sono invece tutti in italiano letterario e la cosa contribuisce a dare una particolare vivacità e varietà alla pagina, segno che l’autore non si stanca mai di giocare con il suo stile e con i codici linguistici.
Nulla di giallo in questo romanzo così francese nelle psicologie dei personaggi anche se ambientato in Sicilia ai nostri giorni. Una storia piena di ineluttabile tristezza che vede come figura centrale del romanzo una bellissima donna affamata di sesso e di prestigio sociale. È suo il tailleur grigio del titolo, un vestito che viene indossato solo in particolari occasioni sempre come segno di morte e che rappresenta una specie di costume teatrale per la bionda e sensuale Adele, moglie del protagonista, che riesce a nascondere dietro la sobrietà dei comportamenti pubblici un’aridità e un’insensibilità che sgomenta e una condotta del tutto dissoluta. Ma se lei è il motore di tutta la storia a viverla e a soffrirla in prima persona è Febo Germosino, un alto funzionario di banca che, rimasto vedovo e con un figlio che vive lontano, si era risposato con la bellissima Adele tanto più giovane di lui, anch’essa rimasta vedova dopo soli otto mesi di matrimonio, a causa di un incidente occorso al marito.
Il romanzo inizia con il rapporto tra i due coniugi già fortemente compromesso e molte cose precedenti il lettore le viene a sapere attraverso i ricordi del marito. Febo poi si affaccia su un futuro di noia e di solitudine, di ricordi e di inutili rimpianti: è appena andato in pensione e non c’è più il lavoro ad occupargli la mente.
Se la trama è già di per sé intrigante, lo sono ancora di più le psicologie dei personaggi e in particolare quella della femme fatale del romanzo, che seduce e spaventa anche il lettore più freddo e distaccato. Altrettanto interessante è il personaggio di Febo Germosino (una personalità di perdente che davvero ricorda alcuni protagonisti di Simenon), un uomo senza qualità con tanti soldi e buon prestigio sociale, con una sottomissione agli eventi e alla donna amata che ama guardare quasi con una sorta di feticismo e di cui accetta, per l’elemosina di qualche momento inebriante, i tradimenti ripetuti e la falsità quotidiana.
Anche l’ambiente circostante con la buona borghesia impegnata nelle opere umanitarie come diversivo alla noia, con una facciata di perbenismo che nasconde tanta volgarità interiore, è presentato da Camilleri con il distacco del grande scrittore che non impone giudizi ma fotografa la realtà. Romanzo dalle mille sfumature e dai tanti motivi d’interesse, ancora una volta la prova di uno scrittore davvero di razza.
I
Raprì l'occhi come tutte le matine alle sei spaccate. Susennosi di un quarto e sporgendosi di lato a rischio di cadere dal letto, branculiò con la mano mancina sopra al comodino, trovò il ralogio da polso, lo pigliò, si stinnicchiò nuovamente, con l'altra mano addrumò la luce, taliò il ralogio ed ebbe la conferma che erano le sei. D'altra parte, non avrebbe potuto essere diversamente: doppo quarant'anni e passa, oramà tutto il suo corpo si era abituato e aveva puntato a quell'orario una sua particolare sveglia interna che non fallava mai. Per cui, macari se la sera avanti si era corcato col proposito d'arrisbigliarsi un'ora doppo del solito, la sveglia corporale sempre alle sei spaccate sonava, e non c'era verso di cangiarle orario.
Tante erano oramà le cose matutine che il suo corpo faceva, come dire, in automatico. Pirchì, tanto per fare un esempio, doviva mettersi a tastiare allo scuro fino a quando le punte delle dita sentivano il vetro del ralogio, pigliarlo in mano, addrumare la luce con l'altra mano e finalmente taliare che ora era? Non sarebbe stato più logico adoperare una mano sola per addrumare la luce, pigliare il ralogio e taliare l'ora, senza bisogno di fare tutto quel mutuperio? Oltretutto, sarebbe stato uno sparagno d'energia. E di ralogi, a considerare bene. Perché nel corso di quarantenni, a forza di tastiare nello scuro, di ralogi ne aveva scas¬sati tre facendoli cadere a terra. Ma come si fa a puntare la sveglia interna a un'ora diversa? Capace che persino una sveglia normale, di quelle che si mettono sul comodino, doppo quarant'anni che aveva la lancetta fissa sulle sei, difficil¬mente si sarebbe potuta sbloccare da quella posizione.
Pirchì da quella mattina in poi lui, d'arrisbigliarsi a quell'ora, non aveva più bisogno. Dal jorno avanti era andato in pensione. Ma evidentemente al corpo non gli era pervenuta la comunicazione ufficiale dell'avvenuto pensionamento, tant'è vero che cinque minuti doppo che si era arrisbigliato, a malgrado di un timido tentativo di restarsene ancora tanticchia corcato, si era trovato, come al solito, addritta. Dal bagno, e quella matina il bruciore era stato particolarmente forte, tanto da farlo lacrimiare, era passato nello spogliatoio, un cammarino stritto e longo che aveva una parete interamente pigliata da un armadio a muro bianco. Sopra ai due ometti, Giovanni aveva già preparato bianche ria e abito da indossare. La sera avanti non gli aveva lasciato ordini precisi circa i vestiti che gli necessitavano per il jorno appresso, per cui il cammarere si era mantenuto sulle generali, vale a dire completo grigio scuro, cammisa bianca, cravatta severa. Quando finì di vestirsi e si taliò allo specchio, si sentì tanticchia a disagio. Se ne spiò la ragione. E la risposta gli venne subito: era vestito come tutti i giorni, esattamente come se dovesse andare in banca. E invece in banca non doveva più andarci. Però non aveva nessuna gana di raprire l'armadio e di scegliersi un altro vestito. Comunque, sarebbe stata un'impresa difficile assà. Da anni non aveva avuto più occasione di raprirlo, precisamente da quando con Adele avevano deciso di dividere in due l'appartamento, e non sapeva perciò il verso che il cammarere aveva dato ai suoi vestiti dentro l'armadio. Si taliò nuovamente allo specchio e stavolta s'attrovò decisamente riddicelo. Era vestito come per un consiglio d'amministrazione e invece l'unica cosa che d'ora in avanti avrebbe dovuto amministrare era l'enorme quantità di tempo che aveva a disposizione per non fare nenti di nenti. No, doveva assolutamente cangiarsi.
© 2008, Arnoldo Mondadori editore
Andrea Camilleri – Il tailleur grigio 141 pag., 16,50 € – Edizioni mondadori 2008 ISBN 978-88-04-57355-5
| 13 marzo 2008 | | Di Grazia Casagrande |
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