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RECENSIONE

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Titolo Non è un paese per vecchi
Autore McCarthy Cormac
Dati 254 p.
Prezzo € 11,50
Prezzo IBS € 9,20
Editore Einaudi
Collana Super ET
EAN 9788806188191
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Cormac McCarthy

Non è un paese per vecchi


“Rimase seduto a guardare il denaro, poi richiuse la patta della cartella e abbassò la testa. Si vide passare davanti tutta la vita. Giorno dopo giorno dall’alba al tramonto fino alla morte. Tutta quanta, condensata in venti chili di carta dentro una borsa di cuoio.”

Da questo romanzo di Cormac McCarthy è stato tratto l’omonimo film dei fratelli Coen, presentato a Cannes lo scorso maggio, che ha ottenuto ben quattro Oscar: come miglior film, per la regia, come sceneggiatura (sempre firmata dai fratelli Coen) non originale e infine l'Oscar a Javier Bardas come attore non protagonista.

Ma è del romanzo che ora ci occupiamo, sottolineando come alcune battute della sceneggiatura del film siano tratte letteralmente dal libro (“Sto per fare una cazzata grossa come una casa ma la voglio fare comunque. Se non torno di’ a mia madre che le voglio bene. – Llewelyn, tua madre è morta. – Allora glielo dico io...”)

La storia è piuttosto semplice. Un cacciatore di antilopi, Llewelyn Moss, un reduce dal Vietnam, trova una borsa piena di soldi in pieno deserto, siamo al confine tra Texas e Messico, accanto a una jeep intorno alla quale giacciono alcuni cadaveri di uomini crivellati da proiettili. Sono trafficanti di droga e vittime di un passaggio di consegne andato male.
Quella opportunità, tutto quel denaro sono un richiamo a cui Llewelyn non può resistere: prende quella borsa e inizia la sua avventura di uomo braccato. Sono in due a dargli la caccia, Anton Chigurh, un killer psicopatico, e lo sceriffo Bell.
Tutto il romanzo è percorso dalla fredda e spietata violenza omicida di Chigurh, dalle amare riflessioni dello sceriffo sulla sua vita e sull’oggi e sulla coscienza dell’insensatezza del suo gesto da parte di Moss.


Prendendo avvio da tanti miti americani, dalla figura del cowboy come è fissata nell’immaginario collettivo, trasmessa da tutta la tradizione dell’western e dai valori che lo sceriffo rivendica come fondanti ogni sua scelta durante la sua giovinezza McCarthy con la durezza dei dialoghi e un linguaggio scarno e implacabile, smonta tutto ciò e lo restituisce a brandelli al lettore.
Sono i fatti a mettere in luce la gratuità della violenza e sono i fatti a evidenziare che è impossibile sfuggire al proprio destino, e che non c’è nessun cowboy buono che alla fine ucciderà quello cattivo: la semplificazione morale del western è finita per sempre. Colpa della guerra? Di quel maledetto Vietnam che ha frantumato le certezze di tanta America? Non è così: “Tanti dei ragazzi che sono tornati hanno ancora problemi. Prima pensavo che era perché non avevano il sostegno di tutto il paese. Ma adesso penso che forse è ancora peggio. Il fatto è che il paese era a pezzi. E lo è ancora. Non era colpa degli hippy E non era neanche colpa di quei ragazzi che venivano mandati laggiù.”


Le pagine in corsivo che attraversano il libro, momento di riflessione interiore dello sceriffo Bell, rappresentante di una generazione disillusa e fuori tempo, sono quelle che, togliendo al personaggio l’ingenuità che lo contraddistingue, meglio descrivono il messaggio che il solitario Cormac McCarthy invia ai suoi lettori: “Forse sono arrivato a capire meglio il mondo, ma ho pagato un prezzo. Un prezzo piuttosto salato, oltretutto.”

Da quanto detto appare abbastanza chiaro il perché i fratelli Coen abbiano scelto questo libro per farne un film: quale miglior canovaccio di questo per reinterpretare, o stravolgere, un genere classico del cinema hollywoodiano?

Le prime pagine


I.

Un ragazzo ho mandato alla camera a gas di Huntsville. Uno e soltanto uno. Su mio arresto e mia testimonianza. Sono andato a trovarlo due o tre volte. Tre volte. L'ultima volta il giorno dell'esecuzione. Non ero tenuto ad andarci, ma ci sono andato lo stesso. E non ne avevo certo voglia. Aveva ammazzato una ragazzina di quattordici anni e posso dirvi subito che non ho mai avuto questa gran voglia di andarlo a trovare né tanto meno di assistere all'esecuzione però ci sono andato lo stesso. I giornali scrissero che era un crimine passionale e lui mi disse che la passione non c'entrava niente. Lui con quella ragazzina ci usciva insieme, anche se era cosi piccola. Il ragazzo aveva diciannove anni. E mi disse che da quando si ricordava aveva sempre avuto in mente di ammazzare qualcuno. Mi disse che se fosse uscito di galera l'avrebbe rifatto daccapo. Disse che lo sapeva che sarebbe andato all'inferno . Proprio cosi, parole sue. lo non so cosa pensare. Non lo so proprio. Mi pareva di non aver mai visto uno come lui e mi è venuto da chiedermi se magari non era un nuovo tipo di persona. Li ho guardati mentre lo legavano alla sedia e chiudevano la porta. Il ragazzo poteva avere l'aria un tantino nervosa ma niente di più. Lo sapeva che da lì a un quarto d'ora sarebbe stato all'inferno. Io ci credo. E ci ho pensato tanto. Non era difficile parlare con lui. Mi chiamava sceriffo. Ma io non sapevo cosa dirgli. Cosa si dice a uno che per sua stessa ammissione non ha l'anima? Perché gli si dovrebbe dire qualcosa? Ci ho pensato proprio tanto. Ma lui era niente in confronto a quello che sarebbe venuto dopo.
Dicono che gli occhi sono le finestre dell'anima. lo non so di cos'erano la finestra quegli occhi e mi sa che preferisco non saperlo. Ma da qualche parte intorno a noi esiste un'altra visione del mondo e altri occhi per vederlo ed è li che questa storia sta andando a parare. Mi ha portato a un punto della mia vita dove non avrei mai pensato di arrivare. Da qualche parte là fuori c'è un profeta della distruzione in carne e ossa e io non voglio trovarmelo di fronte. Lo so che esiste davvero. Ho visto cos'è capace di fare. Sono già passato una volta davanti a quegli occhi. E non lo farò mai più. Non ho intenzione di mettere la mia posta sul tavolo, alzarmi e uscire per andargli incontro. Non sono invecchiato. Magari fosse per questo. E non posso neanche dire che dipende da quello che uno è disposto a fare. Perché l'ho sempre saputo che uno dev'essere disposto a morire se vuole fare questo lavoro. E io sono sempre stato disposto. Non per vantarmene ma è cosi. Se non sei disposto a morire quelli lo capiscono. Lo vedono in un batter d'occhio. Credo che dipenda soprattutto da quello che uno è disposto a diventare. E credo che in questo caso bisognerebbe mettere a rischio la propria anima. E io non voglio farlo. Ora che ci penso forse non l'ho mai voluto.

© Giulio Einaudi editore

Cormac McCarthy – Non è un paese per vecchi
Titolo originale – No Country for Old Men
Traduzione di Martina Testa
254 pag., 10,80 € – Edizioni Einaudi 2007 (Super ET)
ISBN 978-88-06-18819-1


L'autore



25 febbraio 2008 Di Grazia Casagrande


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