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Recensione

Il Il giorno in più copertina
Fabio Volo

Il giorno in più



“Osservavo tutto intorno a me attentamente, ma non ero coinvolto, come se io non c’entrassi niente con la vita che vedevo scorrere. Succede sempre un po’ così quando arrivo in un posto nuovo. Poi, improvvisamente, c’è un momento in cui desidero fortemente farne parte. Nasce in me una sorta d’invidia per chi vive lì. Quando sono all’estero cerco sempre di sembrare uno del posto.”

La frase del libro scelta per iniziare a parlare di Il giorno in più vuole essere una chiave di lettura del protagonista la cui voce accompagna il lettore per tutta la storia. L'abitudine a guardare se stesso come fosse un osservatore esterno, e il desiderio di normalità e affetto anche se non fa nulla per ottenere questo risultato, sono frutto forse di un'infanzia segnata dall'abbandono del padre.
L'abitudine quotidiana di salire sul tram per andare al lavoro e vedere una ragazza che fa lo stesso tragitto e che lo attira sempre di più, la difficoltà nel comportarsi senza lasciare traccia del proprio interessamento, temendo uno sdegnoso rifiuto, impedisce a Giacomo, il protagonista, di entrare in contatto con lei. Sarà proprio Michela, questo è il nome dell'attraente compagna di tram, a fare il primo passo e a invitarlo a prendere un caffè. Questo invito in realtà è un saluto: la ragazza si trasferirà a New York per lavoro. Incapace di chiederle indirizzo e email, Giacomo riesce però a "rubare" l'indirizzo dell'ufficio newyorkese di Michela e, attraverso una cara amica, scoprirà anche la sua e-mail.  
Dopo aver raccontato al lettore molto di sé, della sua infanzia, dei rapporti poco costruttivi avuti con alcune donne, delle vicende sentimentali di Silvia che, dopo una breve storia, è diventata la sua migliore amica, il nostro protagonista decide di prendere un aereo e di andare a cercare Michela a New York.
L'incontro tra i due è preceduto da una specie di regalo che la ragazza gli fa: il diario scritto quotidianamente sul quel tram che li ha fatti conoscere, pagine in cui rivela il suo interessamento per lui e i suoi "giochi" per metterlo alla prova.
Inevitabilmente quindi ha inizio un amore tra loro, un amore a termine però nel senso che Michela propone un fidanzamento che duri esattamente il tempo del soggiorno americano di Giacomo. Difficile non prevedere però che tutto non si concluda in quella settimana, che quei pochi giorni non diventino una specie di preparazione per un sentimento più profondo e durevole.
Un romanzo molto romantico in cui il trentenne protagonista si muove con i pudori di un adolescente.
Fabio Volo per esperienza professionale di certo conosce la psicologia dei giovani uomini d'oggi, così come quella delle ragazze che abbiano superato da qualche anno l'adolescenza e che siano già inserite nel mondo del lavoro. Sicuramente questo romanzo risponde al bisogno di poesia "accessibile", di immedesimazione in personaggi comuni che raggiungano la felicità quasi per caso e che siano come baciati dall'inaspettata fortuna di un incontro che faccia superare il disagio esistenziale in cui vivono.

Certamente non molti dei tanti lettori di Volo sono in grado di volare da un giorno all'altro a New York inseguendo una ragazza con cui hanno parlato una sola volta in un caffè, certamente non molte giovani donne possono decidere di mettere al mondo un figlio sperando che il partner (forse) sia d'accordo.... ma è bello (o pericoloso?) poterlo credere.   

Le prime pagine

Sono sicuro, nel sonno, di svegliarmi in una casa in riva al mare, dove ho trascorso tutta la notte con la donna che amo, vivendo con lei momenti di assoluta felicità. Il rumore delle onde ha accompagnato prima la veglia, poi il sonno, abbracciati nel tepore dei nostri corpi nudi.
Mi sveglio invece in una camera d'albergo a Parigi e, pur sapendo ormai di uscire da un sogno, continuo a sentire il delicato rumore delle onde del mare.
Ma a Parigi non c'è il mare!

Di fronte a questa ineluttabile verità, sento crescere i rumori della strada delle grandi metropoli.
Sono le sette e venti. La sveglia è puntata alle otto, ma capita sempre più frequentemente che io mi svegli prima. Oggi, però, questo mio anticipare la sveglia è meno misterioso. Ieri sera, quando sono arrivato, ero molto stanco per la giornata intensa e per il viaggio, e verso le dieci mi sono messo a letto senza cenare, addormentandomi subito. Se non mangio è come quando mi metto a dieta: mi sveglio con meno fatica sapendo che posso fare colazione.

Forse il vero motivo di questo risveglio anticipato è dovuto all'appuntamento di oggi. Il più importante della mia vita. Non posso ancora sapere cosa realmente accadrà, ma l'emozione che vivo in questo momento è così misteriosamente affascinante che mi riporta a quelle mattine presto, quando fuori era ancora buio e mi alzavo per scoprire i regali di Natale portati nella notte. Sono rimasto a letto, preso da questi pensieri che mi fasciavano e mi avvolgevano. Mi sono alzato solo per aprire le tende, ma poi sono tornato subito sotto le coperte. Mi piace rimanere nel tepore del risveglio. Mi aiuta a entrare lentamente in ciò che mi aspetta. Guardo fuori dalla finestra e ammiro il ciclo e i tetti di Parigi. Ci sono un po' di nuvole che si muovono veloci. Riordino i pensieri, e osservo un po' la mia vita. Sono molto intimo con me stesso nelle ore del mattino. Molto più che la sera. Mi capita spesso, quando vado a letto, di pensare alle mie cose, ma negli anni ho scoperto che al mattino sono più buono con me stesso. Più tranquillo. Quando mi sveglio prima, me ne resto a letto a sentire tutti i piccoli rumori. Anche quelli dentro di me. Ascolto quelli della casa, a volte quelli dei vicini, o quelli della strada. Oggi i rumori sono tutti nuovi. Porte che si chiudono, rubinetti aperti nella stanza confinante, chiacchiere in lingua straniera nel corridoio. Quello che prima credevo fosse il mare in realtà è il furgoncino che pulisce le strade. Questo albergo si sveglia presto.
Suona la sveglia. Decido di alzarmi. Mi faccio la doccia e mi vesto. È settembre. Esattamente il 16 settembre. Guardando fuori dalla finestra non capisco se cambierà il tempo e se pioverà. Nella vita, quando ho avuto bisogno di sapere se il tempo sarebbe cambiato, solitamente mi rivolgevo a mia nonna. Non ha mai sbagliato un colpo. La sua frase era: "Mi fanno male le gambe, domani piove". E il giorno dopo pioveva. Da bambino avevo anche una statuetta della Madonna che cambiava colore in base al tempo, ma le gambe della nonna erano più infallibili della Madonna.

© 2007, Arnoldo Mondadori Editore

Fabio Volo – Il giorno in più
287 pagine, 15,50 euro – Edizioni Mondadori
ISBN 978-88-04-57245-9


L'autore

Fabio Volo è nato nel 1972. Voce del programma di Radio Deejay "Il Volo del mattino", è stato uno dei presentatori del programma televisivo "Le Iene", e ha condotto Ca' Volo su MTV. Ha scritto Esco a fare due passi (Mondadori 2001), È una vita che ti aspetto (Mondadori 2003) e Un posto nel mondo (Mondadori 2006). Nel 2002 ha condotto programma Il Volo di notte su La7, e ha interpretato il suo primo film, Casomai.

14 febbraio 2008 Di Grazia Casagrande

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