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RECENSIONE

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Titolo Nelle terre estreme
Autore Krakauer Jon
Dati 267 p., rilegato
Prezzo € 16,60
Prezzo IBS € 13,28
Editore Corbaccio
Collana Exploits
EAN 9788879729253
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Jon Krakauer

Nelle terre estreme


La natura era qualcosa di selvaggio e terribile benché bellissimo. Guardavo con soggezione la terra che calpestavo per vedere cosa avessero compiuto le Forze - la forma, il modo, il mateirale della loro opera. Questa era la Terra di cui sentiamo parlare, creata dal caos nella notte dei tempi. Qui non c'erano giardini ma il globo incontaminato. Niente prati né pascoli né coltivazioni né boschi né terre arabili né incolte né desolate. Era la superficie fresca e naturale del pianeta Terra, com'era stata creata per i secoli dei secoli - come dimora dell'uomo, diciamo noi -, così la Natura l'ha fatta e che l'uomo la usi se può.
                                                      Henry David Thoreau, Ktaadn


Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1996 (Villard Books), il libro di Jon Krakauer diventò subito un vero classico della letteratura "di viaggio" e si pose a lungo ai primi posti delle classifiche di vendita, un vero best seller inaspettato e oggi, a tanti anni di distanza, trascinato dall'uscita dell'omonimo film, è di nuovo tra i primi dieci libri più venduti negli Stati Uniti.

Il libro racconta la storia di Christopher McCandless che nell'estate del 1990, a ventidue anni, dopo essersi laureato, soddisfacendo così le aspirazioni dei genitori, dà in beneficenza tutti i suoi risparmi e parte verso… la natura selvaggia.
Assumerà una nuova identità, sarà da quel momento Alexander Supertramp, il suo viaggiare durerà due anni e si concluderà tragicamente tra le nevi dell’Alaska dopo 113 giorni vissuti sfidando la fame, il freddo e la natura davvero ostile che lo circondava.
Chris/Alexander venne trovato morto da un cacciatore e vicino al suo corpo si trovò un diario su cui aveva annotato, scrivendo sempre in terza persona, giorno per giorno, finché ne ebbe la forza, la vita e la lotta per la sopravvivenza in quei luoghi ostili. Proprio da questo l’autore trasse il materiale per raccontare le ultime terribili settimane di vita di Chris. Anche se per quasi un anno, dal maggio 1991al suo arrivo in Alaska , il ragazzo interruppe il diario, in coincidenza con la rottura della sua macchina fotografica.

L'autore è riuscito però a "riempire" anche quel periodo, perché quasi tutto il libro è denso di colloqui con le persone che avevano conosciuto e frequentato quel ragazzo nei due anni del suo avventuroso viaggio attraverso gli States e, grazie ai quali, è stato possibile per l'autore ricostruire in modo dettagliato tutto il percorso.
Ecco ad esempio il testo di una cartolina che Chris aveva spedito a Westerberg, detenuto della Glory House, casa di detenzione di Sioux Falls, che aveva diritto ad uscire per lavorare all'esterno dove aveva conosciuto Chris, diventandone amico:

Come va la vita? Spero meglio dell'ultima volta che ci siamo sentiti. Sto girando per l'Arizona già da un mese. È veramente un grande Stato! Sono circondato da paesaggi stupendi e il clima è meraviglioso. Ma lo scopo principale di questa cartolina, oltre ai saluti, è quello di ringraziarti per l'ospitalità. È raro trovare una persona tanto generosa e buona come te. A volte però rimpiango di averti incontrato, perché con tutti questi soldi è troppo facile viaggiare. Com'erano più eccitanti le giornate senza un becco d'un quattrino, quando dovevo darmi da fare per procurarmi il pasto successivo. In ogni modo, ora come ora non ce la farei proprio a sopravvivere senza soldi, visto che in questo periodo la terra è piuttosto avara di frutti...

Krakauer, amante lui stesso di alpinismo e di viaggi avventurosi, di solitudine e di immersioni nella natura, racconta la storia di Christopher, sapendo rappresentarne la psicologia, la sete assoluta di libertà e di rottura di tutti i vincoli che il giovane, sfidando non solo le convenzioni ma gli stessi limiti umani, decide di vivere.
Prima della stesura del libro Krakauer aveva scritto un articolo per l’Outside Magazine  in cui presentava la vicenda affascinante e drammatica di questa sfida assoluta, articolo che ebbe una tale risonanza che lo spinse ad approfondire, con l’aiuto della famiglia di Chris, i suoi due ultimi anni di vita e il percorso di questo viaggio sempre più estremo.
La domanda che si pone, e che pone al lettore, l’autore è principalmente questa: perché tanti giovani americani sono così attratti dal rischio? Quanto sono influenzati dalle difficoltà delle famiglie d’origine? La ricerca di una vita autentica, di un significato da dare all’esistenza, può condurre a scelte così estreme? E ancora: nell’immaginario americano che posto ha la natura selvaggia?
Ecco in alcune frasi di una lettera inviata nell'aprile del 1992 ad un amico, la filosofia di Chris su cui molti americani sono stati costretti a riflettere:
Chris McCandless interpretato da Emile Hirsch nel film di Sean Penn tratto dal libro
... C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso...
... Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un'esistenza non convenzionale....


I legami familiari e le convenzioni sociali possono diventare una vera schiavitù da cui fuggire ad ogni costo?
E poi, la solitudine assoluta può dare la felicità? il libro è denso di citazioni, di poesie e di documenti così da apparire qualcosa di più di una biografia.

Inoltre la vicenda di McCandless, un giovane benestante che aveva davanti a sé una promettente carriera e che abbandona tutto per raggiungere la purezza assoluta, diventa così emblema dell’impossibilità di dare risposte a domande tanto complesse.

Scegliendo sempre la via più difficile, rinunciando a tutte le comodità o agli aiuti che la civiltà moderna offre Chris ha voluto mantenere integra, incorrotta la sua scelta: una purezza estrema, ma anche un individualismo esasperato che gli sono costati la vita.

Ecco il testo di una cartolina datata 27 aprile 1992, e indirizzata a Westerberg:

Queste saranno le mie ultime righe, Wayne. Sono arrivato due giorni fa ed è stato molto difficile trovare passaggi nello Yukon, ma alla fine ce l'ho fatta lo stesso.
Per favore, restituisci tutta la posta che ricevi. Potrebbe passare molto tempo prima che io ritorni al Sud. Se quest'aventura avrà un esito fatale e non dovessi più ricevere mie notizie sappi che per me sei un grand'uomo. Ora entro nella natura.


Lo stesso giorno McCandless mandò una cartolina anche a Jan Burres e a Bob:

Ciao ragazzi!
Questa è l'ultima comunicazione che riceverete da me. Sto per addentrarmi nella natura selvaggia. Riguardatevi, è stato bello conoscervi
.

Questo fu l'ultimo  contatto con il mondo esterno che Chris ebbe e che indica la piena consapevolezza delle difficoltà della sua impresa.
Già prima di lui, negli anni Settanta altri giovani si erano addentrati nelle desolate vastità dell'Alaska senza farvi più ritorno e lo stesso autore incontrò l'eccentrica figura di Gene Rosellini, rampollo di una famiglia ricca e famosa, che la gente del luogo chiamava "il sindaco di Hippie Cove", che stava provando l'esperimento antropologico di vivere svincolato da ogni forma di benessere. Ma dopo dieci anni giunse a questa conclusione: "Ho imparato che non è possibile per gli esseri umani così come noi li conosciamo vivere nella natura e della natura".

Nel 1991 però Rosellini fu ritrovato morto, con un coltello piantato nel petto, si suppone da lui stesso.

L'ultima immagine di Chris McCandless accanto all'autobus in cui sarebbe morto

Vengono poi presentati altri giovani che, tentando l'impossibile spinti da una forte idealità,  finirono col soccombere.
Poi Krakauer, per capire e farci capire ancor meglio la psicologia di Chris, incontra e si sofferma sulla figura di  Walter McCandless, il padre, riportando i ricordi e le mozioni vivissime che ha del figlio. Ma sono le parole di Corine, la sorella amatissima, quelle che riescono meglio a ridare vita all'adolescenza e al percorso interiore di Chris.

Scrivere questa biografia, conoscere a fondo il protaognista, addentrarsi nella sua anima e nelle sue motivazioni cambiò non solo molti lettori, ma lo stesso Krakauer che volle, lui stesso sperimentare, scalate impervie, percorsi imbattuti, lo sgomento della solitudine. Il successo del libro denuncia comunque il bisogno di sentimenti assoluti che gli uomini dei nostri tempi nascondono dietro la ricerca di ogni tipo di comodità e di omologazione sociale.

Le prime pagine

NOTA DELL'AUTORE

Nell'aprile del 1992 un ragazzo di buona famiglia della costa orientale degli Stati Uniti raggiunse l'Alaska in autostop e si addentrò nel territorio selvaggio a nord del monte McKinley. Quattro mesi più tardi un gruppo di cacciatori d'alci rinvenne il suo corpo ormai in decomposizione.
Poco dopo la scoperta del cadavere, il direttore della rivista Outside mi chiese di scrivere un pezzo sulle misteriose circostanze della morte del giovane. Scoprii così che si chiamava Christopher Johnson McCandless e che era cresciuto in un ricco sobborgo di Washington D.C, distinguendosi sia per gli ottimi risultati accademici sia per quelli sportivi.

Nell'estate del 1990, appena conseguita una laurea con lode all'Emery University, McCandless sparì dalla circolazione. Cambiò nome, diede in beneficenza tutti i risparmi - circa ventiquattromila dollari -, abbandonò l'auto con quasi tutti i beni personali, bruciò i contanti nel portafoglio e s'inventò una nuova esistenza ai margini della società, peregrinando attraverso l'America del Nord in cerca di un'esperienza pura e trascendentale. La famiglia non sapeva dove il ragazzo si trovasse né cosa gli fosse capitato, finché un giorno in Alaska non ne fu trovata la salma.
In tempi molto stretti, preparai un articolo di novemila parole che fu pubblicato sul numero di Outside del gennaio 1993. Ma anche quando nelle edicole il mensile venne via via sostituito dalle novità, il mio interesse per il caso McCandless non si spense. Ero come tormentato dai particolari della morte per fame di quel giovane e dai vaghi e inquietanti paralleli tra gli eventi della sua e della mia vita. Riluttante ad abbandonare la vicenda, trascorsi più di un anno a ripercorrere con un fervore che rasentava l'ossessione il tortuoso cammino che lo aveva portato a morire nella taiga d'Alaska, in cerca di ogni minimo dettaglio sulle sue peregrinazioni. Cercando di capire McCandless, mi trovai inevitabilmente a riflettere su temi ben più vasti: il fascino che i territori selvaggi suscitano nell'immaginario americano, l'attrattiva che le attività ad alto rischio esercitano su certi ragazzi, il complicato e delicato legame che unisce padri e figli. Il risultato di questa intricata ricerca è il libro che vi accingete a leggere

Non sosterrò di essere un biografo imparziale. La strana storia di McCandless aveva risvolti che mi erano familiari al punto da rendere impossibile un approccio distaccato alla tragedia. In buona parte del libro ho cercato - e credo quasi sempre di esserci riuscito - di ridurre al minimo la presenza dell'autore, ma devo avvertire che la storia di McCandless viene frammezzata da episodi della mia giovinezza, che inserisco nella speranza di contribuire a fare luce sul mistero di questa scomparsa.
Chris era un ragazzo molto profondo, il cui forte idealismo era difficilmente compatibile con la vita moderna. Affascinato dall'opera di Tolstoj, McCandless ammirava soprattutto il modo in cui il grande romanziere aveva saputo abbandonare una vita di benessere e privilegi per frequentare gli indigenti. All'università il ragazzo cominciò a emulare l'ascetismo e il rigore morale del suo eroe letterario a un punto tale che sulle prime stupì e in seguito preoccupò chi gli stava accanto. Quando si avventurò nelle foreste d'Alaska, McCandless non si illudeva di arrivare nel bengodi: al contrario, pericoli, avversità e rinunce tolstoiane erano proprio quello che cercava. Li trovò, e ne trovò anche troppi.
Ma per gran parte delle sedici settimane di ardua prova, il ragazzo se la cavò piuttosto bene e se non fosse stato per una o due negligenze apparentemente insignificanti, nell'agosto del 1992 egli sarebbe uscito dai boschi senza clamore, così come vi era entrato nell'aprile dello stesso anno. Invece, le ingenuità commesse lo condannarono, il suo nome finì sulle prime pagine dei tabloid e i familiari sconcertati dovettero rimettere insieme i cocci di un amore intenso e doloroso.
Un numero sorprendente di persone è rimasto colpito dalla vicenda di vita e morte di Chris McCandless. Non a caso, nelle settimane e nei mesi successivi alla pubblicazione dell'articolo su Outside, la redazione fu sommersa da tante lettere quante non se ne erano mai viste nella storia della rivista. Com'è prevedibile, la corrispondenza rifletteva punti di vista diametralmente opposti: alcuni lettori ammiravano molto il ragazzo per il coraggio e i nobili ideali, altri lo definivano un idiota imprudente, un folle, un narcisista morto per arroganza e stupidità, e consideravano immeritata l'attenzione riservatagli dai mass media. Sarà presto chiaro quello che io penso in proposito, ma vorrei che fosse il lettore a formarsi una sua opinione su Chris McCandless.

JON KRAKAUER
Seattle, aprile 1995


© 2008, Casa editrice Corbaccio


Jon Krakauer – Nelle terre estreme
Titolo originale: Into the Wild
Traduzione di Laura Ferrari  Sabrina Zung
268 pag., 16,60  € - Edizioni Corbaccio 2007
ISBN 978-88-79-72925-3


L'autore



Intervista a Sean Penn
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22 gennaio 2008 Di Grazia Casagrande


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