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RECENSIONE

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Titolo Mani sporche
Autore Barbacetto Gianni; Gomez Peter; Travaglio Marco
Dati 914 p.
Prezzo € 19,60
Prezzo IBS € 19,60
Editore Chiarelettere
Collana Principioattivo
EAN 9788861900028
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Gianni Barbacetto - Peter Gomez - Marco Travaglio

Mani sporche

2001-2007 
Così destra e sinistra si sono mangiati la II Repubblica


"Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. 
La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti."
Enzo Biagi

Un'inchiesta sull'Italia nella pagine di Wuz


E sì, ancora stiamo parlando di tutto ciò, non è sostanzialmente cambiato nulla. E sì, ancora una volta tre giornalisti dedicano il loro lavoro, le analisi politiche e la ricerca accurata delle fonti, per dimostrare che tutto si trasforma, ma le mani rimangono sporche.

Forse pochi libri come questo - monumentale - presentano i testi dettagliati della documentazione su cui si basano
Da sempre il lavoro di Barbacetto, Gomez e Travaglio si è fondato su riferimenti certi, ma per molte ragioni questa volta hanno scelto di portare più atti, testimonianze, prove a supporto delle tesi espresse e dei giudizi che, inevitabilmente, sorgono spontanei. 


Giudizi dei lettori, prima di tutto, che non possono uscire indenni da questa esperienza, così come sono stati turbati da libri come Campioni d'Italia di Barbacetto o L'odore dei soldi di Veltri e Travaglio o Regime, Onorevoli wanted, Le mille balle blu scritti dal duo Gomez-Travaglio e dagli interventi settimanali dello stesso Travaglio nella trasmissione televisiva Annozero.

Tra i primi saggi di questi giornalisti e questo sono trascorsi anni, un periodo in cui abbiamo visto prima il governo Berlusconi e poi la presidenza Prodi, in cui abbiamo sperato e disperato, in cui abbiamo partecipato in massa per la prima volta alle primarie augurandoci che qualcosa potesse cambiare.
In realtà, "finita l'èra delle leggi ad personam, si torna alle leggi ad personas. A beneficio della casta degl'intoccabili. Della politica e, più in generale, del potere".

Di questi anni parla Mani sporche, raccontandoci quanto giusta (e quanto vana) sia l'indignazione di fronte alle vicende di scalate bancarie, di gestione camorristica della politica, di promesse non mantenute, dello strapotere assoluto di banche e operatori finanziari... Non facciamo nomi, sarebbe inutie perché ci sono pressoché tutti, a destra come a sinistra, in Italia e non solo.
Del resto cosa possiamo aspettarci da un paese che accetta che inquisiti e anche condannati in via definitiva possano rappresentarlo in Parlamento e che permette a un uomo che, tra l'altro, ha provati contatti diretti con la mafia di presiedere il governo, che ingoia senza grosse tensioni crack come Italcase, Cirio o Parmalat, che digerisce anche un indulto voluto da tutti e pensato da nessuno (visto ciò che ha comportato), che plaude a una riforma giudiziaria ideata da un ingegnere e che tollera che due magistrati coraggiosi siano tacciati di follia, di mania di protagonismo, di narcisismo idiota, di mala fede?


Nei primi anni di "Mani pulite" ci siamo scagliati contro politici e industriali, contro la corruzione e il malaffare, abbiamo sostenuto la magistratura e abbiamo davvero sperato che qualcosa cambiasse.
Poi, lentamente, la frittata si è rivoltata (noi non sappiamo bene come, ma ci pensano gli autori a raccontarcelo) e l'opinione pubblica è stata spinta contro la stessa magistratura, ormai ritenuta colpevole di molti mali e di strani interessi privati. 

Curioso (ma un segno di speranza) che siano tre giornalisti a raccontarci questo fenomeno, proprio tre appartenenti alla categoria che più di ogni altra ha contribuito a creare questo clima anti-magistratura, a stigmatizzare certi interventi contro la politica e contro il potere, a strizzare l'occhio a furbetti e furboni (un capitolo si intitola proprio così), a dimenticare improvvisamente colpevoli e colpe, a sottolineare i grandi mali delle intercettazioni e a scordare le parole degli intercettati e la gravità assoluta di queste stesse parole.

Non perdete l'Appendice con il "com'è andata a finire" - non vi anticipo nulla, ma troverete un elenco alfabetico di nomi di condannati eccellenti - e un'intervista al pm Francesco Greco intitolata Ieri c'erano i pirati, oggi i corsari.

Ricreiamoci una coscienza grazie alla conoscenza: leggiamo questo volume.
E magari anche il blog della casa editrice o quello, straordinario, firmato da Gomez, Travaglio e Pino Corrias Voglio scendere.


Le prime pagine


                                                                  Primo capitolo
                                                       2001. Il ritorno del Cavaliere

II 13 maggio 2001 Silvio Berlusconi vince le elezioni e torna a Palazzo Chigi. Molte cose sono cambiate rispetto al 1994, l'anno della sua «discesa in campo». Al Quirinale non siede più Oscar Luigi Scalfaro, ma - dal 1999 - Carlo Azeglio Ciampi, eletto anche con i voti del centrodestra (contrarie soltanto la Lega e Rifondazione comunista) in seguito a uno dei tanti accordi bipartisan che hanno costellato il quinquennio dell'Ulivo. Nel 1994 il Cavaliere era, almeno personalmente, intonso da accuse giudiziarie. Nel maggio 2001 è un pluri-imputato con un cumulo impressionante di carichi pendenti: la prescrizione in Cassazione per la tangente di All Iberian a Craxi; la prescrizione in appello per le mazzette alla Guardia di finanza; l'indagine non ancora archiviata a Caltanissetta per le stragi di Capaci e via d'Amelio; l'inchiesta aperta in Spagna per Telecinco; cinque processi in corso: tre per falso in bilancio (Lentini, Ali Iberian-2, consolidato Fininvest) e due per corruzione in atti giudiziari (Sme-Ariosto e Lodo Mondadori).
   Mai, nella storia dell'Occidente industrializzato, un personaggio in queste condizioni ha potuto soltanto pensare di candidarsi alla guida del governo del suo Paese. Un personaggio al quale la Corte d'assise d'appello di Caltanissetta dedica un intero capitolo della sentenza - depositata il 23 giugno 2001 - che condanna 39 boss di Cosa nostra (di cui 29 all'ergastolo) per la strage di via d'Amelio. Un capitolo intitolato «I contatti fra Salvatore Riina e gli on.li Dell'Utri e Berlusconi», nella sezione dedicata a «I moventi» dell'eccidio che costò la vita a Paolo Borsellino. Un capitolo in cui si scrive, fra l'altro, che Cosa nostra intrecciò con Berlusconi e Dell'Utri «un rapporto fruttuoso, quanto meno sotto il profilo economico»; che per anni il gruppo Berlusconi versò alla mafia «regalie» sotto forma di «consistenti somme di denaro»; che all'incasso provvedeva inizialmente Vittorio Mangano, il fattore della villa di Arcore, finché dagli anni Novanta Totò Riina decise di gestire il rapporto in prima persona: infatti, «nell'ottica di Cosa nostra, questo rapporto era certamente da coltivare, e ciò spiega il diretto interessamento di Riina e l'estromissione di Mangano dal ruolo assegnategli». Dunque - concludono i giudici nisseni - anche in questa direzione bisognerà «indagare per individuare i convergenti interessi di chi all'epoca era in rapporto di reciproco scambio con i vertici di Cosa nostra» e per dare un volto ai «non improbabili mandanti occulti delle stragi» del 1992-93.
   Ma dei temi della legalità, nella lunga campagna elettorale iniziata sul finire del 2000, si parla poco o nulla. La questione morale pare definitivamente accantonata dalle principali forze politiche. Il centrosinistra - che candida a Palazzo Chigi come premier Francesco Rutelli e come vice Piero Fassino - evita di insistere sull'argomento. Anzi, il 2 febbraio 2001 alcuni suoi leader organizzano una cerimonia di riabilitazione di Craxi, scomparso in latitanza un anno prima: a Palazzo San Macuto, sede distaccata della Camera, il presidente Luciano Violante invoca una «pacificazione» con Tangentopoli e rilancia l'idea craxiana della commissione parlamentare d'inchiesta. L'ex ministro socialista e ora giudice costituzionale Giuliano Vassalli sostiene che «Craxi è morto in doloroso esilio». Il tutto alla presenza dei familiari di Craxi, ma anche di Berlusconi, Giuliano Amato, Francesco Cossiga, Massimo D'Alema e vari ex socialisti, molti dei quali condannati. Al termine Stefania Craxi consegna a Violante «le carte dell'archivio privato di Craxi». Nessuno ricorda che, nell'archivio sequestrato nel 1995 in via Boezio a Roma, c'era anche un dossier dedicato a Violante.
   Così la campagna elettorale scivola via scandita dalle promesse del Cavaliere, effigiato in mega manifesti accanto a slogan del tipo «Meno tasse per tutti», «Pensioni più dignitose», «Più lavoro per tutti», «Città più sicure», «Aiutare chi è rimasto indietro». Ma, il 14 marzo 2001, il tema giustizia si riaffaccia prepotentemente alla ribalta per via di un programma umoristico di Rai2, Satyricon di Daniele Luttazzi, che ospita un giornalista autore (insieme a Elio Veltri) del libro L'odore dei soldi: una raccolta di documenti su «origini e misteri delle fortune di Berlusconi». Compresi i rapporti stilati per la Procura di Palermo dalla Dia e da un dirigente della Banca d'Italia, Francesco Giuffrida, sui misteriosi capitali (250 milioni di euro circa al valore di oggi, di cui una parte in contanti) confluiti a cavallo fra il 1978 e il 1983 in ventidue delle trentasette holding che controllano la Fininvest; e un'intervista rilasciata dal giudice Borsellino il 21 maggio 1992, poco prima di morire, sui rapporti fra Berlusconi, Dell'Utri e Mangano: la trascrizione da un video ritrovato dalla famiglia Borsellino e censurato dai principali programmi Rai. Criticata da destra e, in parte, da sinistra, la trasmissione innesca una furibonda polemica politica che arroventa l'ultimo scorcio di campagna elettorale e attira l'attenzione della stampa internazionale sull'anomalia del caso italiano. Quasi tutte le più prestigiose testate del mondo pubblicano articoli che riassumono le accuse e i sospetti che gravano sul candidato favorito alle elezioni in Italia. Il più dirompente è il servizio di copertina pubblicato a fine aprile dall’«Economist»: «Perché il Signor Berlusconi è inidoneo (unfit) a governare l'Italia».

© 2007, Chiarelettere editore

Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio – Mani sporche
914 pag., 19,60  € - Edizioni Chiarelettere 2007 (Principioattivo)
ISBN 978-88-61-90002-8

Ascolta la lettura delle prime pagine del Prologo su RadioAlt


Gli autori






10 gennaio 2008 Di Giulia Mozzato


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