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RECENSIONE

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Titolo Alabama Blues
Autore Franklin Tom
Dati 219 p., brossura
Prezzo € 14,00
Prezzo IBS € 14,00
Editore Sartorio
Collana Writers
EAN 9788860090089
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Tom Franklin

Alabama Blues



"Sono affascinato dal potere della scrittura di Franklin. Mi ricorda, per la potenza evocativa della prosa e l'irrefrenabile immaginazione, quella di William Faulkner."
Philip Roth


Sweet Home Alabama è una delle canzoni che tutti sanno canticchiare, Pazzi in Alabama è un film che quasi tutti hanno visto, ma chissà se tutti sanno dove si trova esattamente lo stato americano e quali sono le sue peculiarità. 
Siccome sono la prima ad avere le idee confuse, mi sono documentata, e ora vi dico in due parole. L’Alabama è situata nel sud degli Stati Uniti, proprio sopra la Florida e il Golfo del Messico. Prima della liberazione degli schiavi, la gran parte dell’economia si reggeva sulle piantagioni di cotone, ospitate nelle immense pianure, e sull’agricoltura, praticata dai bianchi poveri. Per molto tempo è stato un paese rurale, indigente e piagato da forti tensioni razziali, in tempi più recenti si è votato allo sfruttamento delle risorse minerarie e all’industrializzazione. Perdonate la lezione da prima media, ma era necessario.
Non si può rischiare di non avere idea della protagonista di questa raccolta di racconti: la zotica, sporca, lussureggiante di vegetazione e traboccante di morte Alabama, come la dipinge con il talento di chi ci è nato e vissuto, lo stesso Franklin.  Florida, verde, piena di morte, dice di nuovo l’indigeno, e in queste poche lettere è racchiuso l’humus di tutti i racconti: personaggi antichi, che vivono e operano in una natura pantagruelica, abitata da animali e piante mai sentite nominare, che conducono una vita ancestrale, che non può esistere separata dal sangue e dalla terra. 

Ero in treno mentre leggevo Gli anni della caccia. Se fossi stata a casa, mi sarei dovuta spruzzare acqua in viso e avrei fumato una sigaretta dopo la scena in cui il piccolo Franklin, a cavalcioni di un cervo che sta uccidendo a coltellate, sente uscire la vita dal suo corpo caldo, piano piano. Cervo che aveva prima colpito con la doppietta, e che morente al suolo, lo fissava col muso di chi sa che sta per finire, e che sei stato tu a farlo.
Storie di ubriacature nella calura polverosa di giorni passati a tentare di racimolare qualche soldo, cercando la consolazione in qualche prostituta e un paio d’amici, che aiuteranno i protagonisti solo a ficcarsi nei guai. 
Storie di legami profondi, come le radici degli alberi che crescono in riva al fiume dove la notte i fratelli Gates pescano illegalmente fin da quando quasi non sapevano ancora camminare. Le avventure di Kent, Neil e Dan sono narrate nell’ultimo racconto, Bracconieri appunto, forse il più forte di tutta la raccolta. Tre esseri silenziosi, soli al mondo, animali tra gli animali, fedeli ai loro cani e alle leggi del bracconaggio, che sono le uniche che conoscono e riconoscono. 
Nel bosco vivono del loro infallibile fiuto, di qualche sorsata di whisky, che li riscalda, e dell’amicizia del vecchio Kirxy, gestore di un emporio ormai morto, come la moglie e il figlio mai nato, che tiene aperto solo per loro, anche se sa bene che non lo pagheranno mai. Ma il vecchio ama e lotta contro tutti per salvare i tre selvatici fratelli, senza pensare a  sé, come si conviene a qualcuno che prova sentimenti autentici e che non ha nulla da perdere ormai, sempre in bilico tra audacia e disperazione.   

Sono anche storie di sogni infranti, di fallimenti, di solitudine e perdita, scritte con uno stile chiaro e potente che non annoia mai. Fortemente evocativo, il linguaggio mette davanti alle immagini che crea, e soffrirete per i cervi cacciati, per i gattini brutalmente e inutilmente uccisi per rabbia e dipendenza. Vi troverete a vagare tra gli alberi coi bracconieri che odorano di fiume, e sentirete gli scricchiolii dei rami e degli animaletti di passaggio. E avrete paura.
Crudele come la vita, giusta come la morte, sweet home Alabama, where the skies are so blue.

Titolo originale: Poachers
Traduzione di Flavio Santi


Le prime pagine

                                                              GLI ANNI DELLA CACCIA
                                                                      di Tom Franklin 

   Alabama del sud: appollaiato sul traliccio di un ponte ferroviario guardo l'acqua color caffè del Blowout, una buca dove adoravo andare a pesca da ragazzo. Sono gli ultimi giorni di dicembre, fa freddo. Un ventaccio sferza la superficie, creando mulinelli di foglie morte e facendo ondeggiare le alte stiance brune sulla riva. Lontane, alle mie spalle, le foreste sono silenziose, cipressi delle paludi con le loro radici acquatiche, folti rampicanti, la tana abbandonata di un castoro. Le poiane volteggiano sopra la mia testa, macchie scure sullo sfondo di una grigia nuvolaglia. Una volta su quel traliccio io e mio fratello Jeff, armati di sole canne da pesca, sentimmo il ruggito di un puma. Un verso impossibile da dimenticare, simile al grido di una pazza. Dopo quel fatto portavamo sempre dei fucili quando andavamo a pesca. Oggi però sono disarmato e l'unico rumore è il gemito sibilante dei bulldozer e dei camion su una nuova strada per il trasporto del legname a un quarto di miglio da qua.
   Ho lasciato il sud quattro anni fa, a trent'anni, per frequentare una scuola di specializzazione a Fayetteville, nell'Arkansas: laggiù in mezzo a yankee nordici trapiantati e gente dell'Ovest ho capito quanto ero stato fortunato a crescere qua nelle foreste del sud tra bracconieri e cantastorie. Lo so che per la maggior parte della gente l'Arkansas è il sud, ma non è il mio sud. Il mio sud - l'unico che non ho potuto eliminare dal mio sangue o dalla mia mente, il sud dove si svolgono le storie che seguono -è l'Alabama del sud, lussureggiante di vegetazione e traboccante di morte, con le contee boscose tra i fiumi Alabama e Tombigbee.
   Ieri alle cinque di mattina ho lasciato Fayetteville e ho percorso settecento miglia a sud, diretto alla nuova casa dei miei a Mobile, e stamattina mi sono alzato presto e, passata la cava di sabbia e gli impianti chimici dove ho lavorato a vent'anni, ho guidato altre due ore verso Dickinson, la cittadina dove ho vissuto fino a diciotto anni. È una piccola località, un emporio (ora chiuso) nello stesso edificio dell'ufficio postale, un cimitero invaso di kudzu, dei binari di ferrovia. Sto finendo un racconto ambientato in questi boschi: un uomo viene ucciso esattamente sotto a dove mi trovo io adesso; sono qua per cercare i dettagli del paesaggio, i particolari che potrei aver dimenticato.
   Per raggiungere il Blowout mi sono addentrato per mezzo miglio in una pineta che dodici anni fa era stata uno dei campi di granoturco di famiglia. Il posto è diventato irriconoscibile. Ho camminato ancora per mezzo miglio lungo la nuova strada per il trasporto del legname, poi mi sono inerpicato sui binari. Folti boschi su entrambi i lati, muraglie miste di rovi e alberi, scuri pesci volpe che guizzano invisibili come qualcosa che mi pedinava. Mio padre, le zie e gli zii erano proprietari di questa terra. Era nostra. Prima di morire mio nonno ha diviso circa seicento ettari tra i suoi cinque figli. Si aspettava che restassero in famiglia, invece pian piano sono stati venduti per il legname o per la caccia. Oggi non abbiamo più niente. 

© 2007 Sartorio Editore 

Tom Franklin – Alabama Blues
219 pag., 14 € - Edizioni Sartorio 2007 (Writers)
ISBN 978-88-60-09008-9


L'autore



Tom Franklin (1963, Alabama) risiede in Illinois. 
Il racconto I Bracconieri - incluso in questa raccolta - è stato inserito nel Best American Mystery Stories of the Century. 
Alabama Blues, libro amato dai grandi della letteratura americana quali Philip Roth e Richard Ford, è il suo esordio.




08 gennaio 2008 Di Silvia del Ciondolo


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